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Il Matrimonio di Maria e Giuseppe: Un Legame Sacramentale al Servizio della Salvezza

Il tema del matrimonio di Maria con Giuseppe, tenuto conto che i due “Sposi” rientrano nell’ordine dell’unione ipostatica, troverebbe il suo luogo naturale nel trattato dell’Incarnazione. Se così fosse, la teologia della famiglia, e quella del matrimonio che la costituisce, ne avrebbe ogni vantaggio. L’attenzione dedicata dai teologi in questi ultimi anni al tema della “relazione” non ha dimostrato nessun interesse ad approfondire quello specifico di “Maria persona in relazione” sotto l’aspetto del suo matrimonio, trascurando la sua importanza non solo dal punto di vista teologico, ma anche da quello biblico.

“Le stesse relazioni umane che la vita ha costruito intorno a Maria sono contrassegnate dal contrapasso della solitudine, del dolore, del limite. In primo luogo, la relazione con Giuseppe, suo marito, con il quale ha condiviso quella che per gli uomini e le donne creati a immagine e somiglianza di Dio è l’altra massima esperienza della comunione tra due persone, il matrimonio, sacramento della creazione e dell’Alleanza. Anche questa esperienza Maria l’ha vissuta sotto il segno dell’”inferno” della solitudine. Dio, infatti, ha sconvolto i loro progetti familiari e il “dubbio” di Giuseppe ha avvilito la gioia naturale della prima maternità. Quel dubbio, poi, è diventato l’inferno anche per Giuseppe: la scelta di Maria e di Dio, che lo ha coinvolto escludendolo e che lo ha consumato santificandolo, lo ha confinato nel ruolo di custode della sua verginità di moglie; un ruolo che ha accettato certo per la sua fede nella parola di Dio annunziatagli dal messaggero celeste (secondo Matteo), o forse per il suo amore senza riserve verso Maria, bellissima fanciulla di Nazaret (secondo Pasquale Festa Campanile nel suo Per amore, solo per amore), o forse perché ha sperato e invocato il Signore fino alla morte affinché il rapporto con Maria, sua sposa, tornasse ad essere ‘normale’: ma che accettato, in ogni caso, solo nella straziante lotta interiore con la sua solitudine. I poeti, come sempre, descrivono con più coraggio ciò che il pudore dei teologi tace.

Il mistero della redenzione ha dato all’uomo “la capacità di curare simili ferite” attraverso “la grazia del perdono e della riconciliazione, che assicura l’energia spirituale di iniziare sempre di nuovo” (n.14). Ciò significa che il mistero della redenzione restituisce all’uomo la “purezza del cuore”, ma tuttavia con “una diversa misura di ‘spiritualizzazione’, che comporta un’altra composizione delle forze interiori dell’uomo stesso, quasi un altro rapporto corpo-anima, altre proporzioni interne tra la sensitività, la spiritualità, l’affettività, cioè un altro grado di sensibilità interiore verso i doni dello Spirito Santo” (Giovanni Paolo II, Allocuzione, Oss. Rom., 14 feb. 1980).

G.P.da Cemmo, sec. Scelta per evidenziare la vera umanità di Gesù, strumento della divinità per attuare il nostro “riscatto” e la nostra “filiazione divina”, tale formula non esclude di per sé la presenza degli altri elementi concreti, richiesti dalla verità dell’Incarnazione e a noi noti attraverso la predicazione apostolica, testimoniata dai Vangeli. Questi riferiscono, infatti, che il concepimento di Gesù è sì avvenuto in modo verginale (cf. Mt 1,18-25; Lc 1,26-38), ma pur tuttavia nel contesto di un matrimonio, nel quale Maria è la sposa e Giuseppe lo sposo (cf. Mt 1,16.18ss.24; Lc 1,27; 2,5).

“Fattosi veramente uno di noi, in tutto simile a noi, fuorché nel peccato” (Eb 4,15), “Gesù è entrato nella storia degli uomini attraverso la famiglia… una via dalla quale l’essere umano non può distaccarsi” (Giovanni Paolo II, Lettera alle Famiglie, n. 1).

Questa esigenza è talmente percepita da san Tommaso, da farne il punto di partenza nella Terza parte della sua Summa (q.29), appunto dove tratta dei Misteri della vita di Cristo. Affrontando il tema “dell’ingresso del Figlio di Dio nel mondo”, si pone subito due domande molto concrete: “Cristo doveva nascere da una donna sposata?; il matrimonio tra la Madre del Signore e Giuseppe fu vero matrimonio?”. Egli ritiene la questione molto importante, tanto da considerarne distintamente la convenienza riguardo a Gesù, alla Vergine e a noi, per poi soffermarsi sulla natura del matrimonio con lo scopo preciso di illustrare la validità del matrimonio tra Maria e Giuseppe.

Nell’Esortazione apostolica Redemptoris custos, Giovanni Paolo II afferma con forza che “anche per la Chiesa, se è importante professare il concepimento verginale di Gesù, non è meno importante difendere il matrimonio di Maria con Giuseppe, perché giuridicamente è da esso che dipende la paternità di Giuseppe. Santa Famiglia, sec. Genealogia e matrimonio si intrecciano e garantiscono a vicenda, come è dimostrato dalla genealogia di Matteo, che attraverso il matrimonio incorpora Gesù tra i discendenti di Davide, nonostante il suo concepimento verginale. Dopo l’ininterrotta catena dei “generò”, che scende da Abramo a Giuseppe, a Matteo è sufficiente qualificare Giuseppe come “vir Mariae” (1, 16) per trasferire a Gesù il titolo di “figlio di Davide”, indispensabile perché Gesù sia riconosciuto come “il Cristo”.

“Il figlio di Maria è anche il figlio di Giuseppe in forza del vincolo matrimoniale che li unisce” (RC, n.7). Gli evangelisti li qualificano come “genitori” (Lc 2,41), anzi espressamente come “suo padre e sua madre” (v.33). Maria non esita a dire: “Tuo padre ed io” (v.48); Gesù li riconosce tali, prestando loro obbedienza: “Era loro sottomesso” (v.51), tanto da essere considerato, oltre che figlio di Maria, anche figlio di Giuseppe (cf. Lc 2,48).

Nella preghiera di Leone XIII, “A te, o beato Giuseppe“, il matrimonio di Maria e Giuseppe è definito “sacro vincolo di carità”, espressione non comune, ma teologicamente esatta, di un vincolo, la cui natura è costantemente collocata da sant’Agostino e da san Tommaso ” ‘nell’indivisibile unione degli animi’, nell’‘unione dei cuori’, nel ‘consenso’, elementi che in quel matrimonio si sono manifestati in modo esemplare” (RC, n.7).

L’essenza del matrimonio, il carattere sponsale dell’amore, è il dono della persona alla persona, la mutua donazione di due persone. L’esperienza peccaminosa, che l’uomo storico ha fatto della conoscenza del bene e del male, non gli consente più di realizzare in “piena libertà” il dono totale di sé. L’unità dei primi due esseri umani, Adamo ed Eva, come pure quella dei loro discendenti, non può vivere pienamente l’ethos del comandamento dell’amore, perché continuamente minacciata dal “dominio” dell’uomo sulla donna (cf. Gen 3,16). Questa situazione non consente più all’uomo di vivere pienamente il “dono di sé” iscritto nel progetto originale della creazione; benché risanato, la ferita del peccato originale lo ha vulnerato e reso vulnerabile.

Nella Lettera alle famiglie, Giovanni Paolo II sottolinea “i pericoli che indeboliscono o addirittura distruggono la sua unità e stabilità” (n.11).

Illustrazione della genealogia di Gesù secondo Matteo

E. Nella piena consapevolezza di essere voluti dal Creatore ciascuno di loro “per se stesso” ed entrambi per Cristo, essi hanno pienamente ritrovato se stessi proprio nel dono disinteressato di sé. In Maria e Giuseppe si è totalmente realizzato quello che per la prima coppia era rimasto solamente un ideale: “Così l’uomo nel primo incontro beatificante ritrova la donna, ed essa ritrova lui. In questo modo egli accoglie interiormente lei, l’accoglie come essa è voluta ‘per se stessa’ dal Creatore, come è costituita nel mistero dell’immagine di Dio attraverso la sua femminilità; e, reciprocamente, essa accoglie lui nello stesso modo, come egli è voluto ‘per se stesso’ dal Creatore e da lui costituito mediante la sua mascolinità” (Giovanni Paolo II, Allocuzione, Oss. Rom., 17 gen. 1980).

Esecutore obbediente del comando divino: “Tieni senza esitare la tua sposa Maria” (Mt 1,20), Giuseppe ha certamente accolto la sposa “per se stessa” e, conseguentemente, “non la conobbe” (v.25), nel pieno rispetto del progetto di Dio su di lei, che era diverso da quello di Eva. Giuseppe e Maria hanno insieme integralmente vissuto l’esperienza del dono, scambiandosi il dono sincero della propria persona e vivendo in modo singolare, in tutta la sua pienezza, la stessa libertà del dono, che sta alla base del significato sponsale del corpo, ossia la capacità di esprimere l’amore.

I Padri della Chiesa e i teologi non hanno mancato di occuparsi lungo i secoli della natura del matrimonio tra la Vergine Madre di Dio e san Giuseppe, scoprendone sempre più l’importanza sia sotto l’aspetto cristologico, che sotto gli aspetti salvifico ed ecclesiale. Di qui la sua celebrazione liturgica, risalente all’inizio del secolo XV, e la sua larga diffusione presso Diocesi e Ordini religiosi.

La pastorale familiare, invece, fatica a rendersene conto, convinta che la festa del matrimonio di Maria e Giuseppe (o dei Santi Sposi) sia già inclusa nella festa della santa Famiglia, costituendone, quindi, un doppione. Questa convinzione non considera che si tratta, invece, di due realtà ben differenti, come lo sono il fiume e la sua sorgente; la famiglia, infatti, nasce dal matrimonio, come il fiume dalla sorgente. Se nel passato si parlava di crisi della famiglia, oggi ci si rende sempre più conto, attraverso il dilagante fenomeno del divorzio, che l’inquinamento del fiume (la famiglia) dipende soprattutto dall’inquinamento della fonte (il matrimonio).

A. L’atto creativo di Dio, accanto alla sua dimensione “originaria”, conserva per sempre nei riguardi dell’uomo, maschio e femmina, la sua dimensione “esemplare”, come Gesù afferma riferendosi al “principio” (Mt 19,4); tale dimensione, infatti, trova in Dio il suo prototipo, come ancora Gesù indica nella sua preghiera: “Tutti siano una cosa sola, come io e te siamo una cosa sola” (Gv 17,21).

“Nelle parole del Concilio la ‘comunione’ delle persone è, in un certo senso, dedotta dal mistero del ‘Noi’ trinitario e quindi anche la ‘comunione coniugale’ viene riferita a tale mistero. La famiglia, che prende inizio dall’amore dell’uomo e della donna, scaturisce radicalmente dal mistero di Dio. R. Romano, 1990, Par. di S. Entriamo qui nella dimensione del “mistero”, ossia del “rinnovamento di tutte le cose in Cristo”, che inizia proprio dalla sorgente, ossia dal matrimonio di Maria e Giuseppe, e da questa si prolunga nel fiume, ossia nella famiglia. La famiglia nasce, infatti, dal matrimonio.

Il pensiero del magistero è molto chiaro in proposito: “In questa grande impresa del rinnovamento di tutte le cose in Cristo, il matrimonio, anch’esso purificato e rinnovato, diviene una realtà nuova, un sacramento della nuova Alleanza. Ed ecco che alle soglie del Nuovo Testamento, come già alle soglie dell’Antico, c’è una coppia. Ma, mentre quella di Adamo ed Eva era stata sorgente del male che ha inondato il mondo, quella di Giuseppe e di Maria costituisce il vertice, dal quale la santità si spande su tutta la terra. Questa importante affermazione non è incauta. Si trova, infatti, nell’Esortazione apostolica Redemptoris custos (n.7), ed è, a sua volta, una citazione di Paolo VI. A chi nonostante sembrasse nuova questa dottrina si potrebbe ricordare che il collegamento esplicito della società familiare con la Famiglia di Nazaret e di questa con l’inizio della redenzione è già presente nella Lettera apostolica Neminem fugit: “Dio misericordioso, avendo decretato di compiere l’opera della riparazione umana aspettata lungo i secoli, dispose il modo e l’ordinamento della stessa opera in maniera che gli stessi suoi primi inizi mostrassero al mondo l’augusto ideale della famiglia divinamente costituita, in cui tutti gli uomini vedessero un assolutissimo esemplare (absolutissimum exemplar) della società domestica e di ogni virtù e santità. Tale fu davvero la Famiglia Nazaretana, nella quale era nascosto il Sole di giustizia prima che risplendesse in piena luce a tutte le genti: e cioè Cristo Dio Salvatore nostro con la Vergine Madre e Giuseppe Sposo santissimo, che svolgeva il compito di padre verso Gesù” (Leone XIII, 14 giugno 1892).

Icona della Sacra Famiglia

A. Considerando la santa Famiglia come “inserita direttamente nel mistero stesso dell’Incarnazione”, Giovanni Paolo II ne sottolinea l’importanza e ne afferma la dignità di mistero salvifico. La Famiglia di Nazaret, composta da Giuseppe, Maria e Gesù, non è una “idealizzazione” della famiglia: “La famiglia di Nazaret costituisce essa stessa uno speciale mistero. Ed insieme - così come nell’Incarnazione - a questo mistero appartiene la vera paternità: la forma umana della famiglia del Figlio di Dio - vera famiglia umana, formata dal mistero divino. In essa Giuseppe è il padre: non è la sua una paternità derivante dalla generazione: eppure essa non è ‘apparente’, o soltanto ‘sostitutiva’, ma possiede in pieno l’autenticità della paternità umana, della missione paterna nella famiglia. E’ contenuta in ciò una conseguenza dell’unione ipostatica: umanità assunta nell’unità della Persona divina del Verbo-Figlio, Gesù Cristo. Insieme con l’assunzione dell’umanità, in Cristo è anche ‘assunto’ tutto ciò che è umano e, in particolare, la famiglia, quale prima dimensione della sua esistenza in terra. In questo contesto è anche ‘assunta’ la paternità umana di Giuseppe. In base a questo principio acquistano il loro giusto significato le parole rivolte da Maria a Gesù dodicenne nel tempio: ‘Tuo padre ed io… ti cercavamo’. Non è questa una frase convenzionale: le parole della Madre di Gesù indicano tutta la realtà dell’incarnazione, che appartiene al mistero della Famiglia di Nazaret. Giuseppe, il quale sin dall’inizio accettò mediante ‘l’obbedienza della fede’ la sua paternità nei riguardi di Gesù, seguendo la luce dello Spirito Santo, che per mezzo della fede si dona all’uomo, certamente scopriva sempre più ampiamente il dono ineffabile di questa sua paternità” (RC, n.21).

La festa della santa Famiglia è considerata giustamente parte integrante dell’anno liturgico. F. Verri, S.

Abbiamo accennato all’importanza della genealogia, del matrimonio e della famiglia. In particolare ci siamo soffermati sulla distinzione tra matrimonio e famiglia, come pure sulla loro mutua dipendenza, ricorrendo al paragone della sorgente e del fiume che ne deriva. Abbiamo anche riportato l’insegnamento di Giovanni Paolo II riguardo alla santa Famiglia “inserita direttamente nel mistero dell’incarnazione”, la quale “costituisce essa stessa uno speciale mistero”. Rimane giustificata, perciò, la speciale attenzione verso il matrimonio di Maria e Giuseppe, indispensabile per garantire la paternità umana di Giuseppe necessariamente “assunta” nel contesto familiare. P.

Secondo quali “via et ordine” interagiscono nella santa Famiglia il matrimonio e la famiglia, dove tutto sembra così “singolare”? Ebbene, è proprio la “singolarità” del matrimonio di Maria e Giuseppe, finalizzato all’ordinato inserimento di Gesù nella famiglia umana, che offre a san Tommaso l’occasione per sviluppare la dottrina sul matrimonio, non limitato al solo aspetto della gener...

Lo sposalizio della Vergine, o sposalizio di Maria e Giuseppe, è un episodio della tradizione cristiana che ricorda le nozze tra la vergine Maria e san Giuseppe, tradizionalmente festeggiato nella Chiesa cattolica (ma non universalmente) il 23 gennaio. Lo sposalizio di Maria e Giuseppe non è descritto nella Bibbia, e vi si fa riferimento solo in alcuni vangeli apocrifi. Nella tradizione ebraica, il matrimonio era un contratto stipulato tra le famiglie dei due nubendi: il padre dello sposo si recava da quello della sposa per proporre l'unione, e se la ragazza avesse accettato i due giovani sarebbero stati "promessi", e sarebbero andati a vivere assieme dopo un anno (così nell'evento dell'Annunciazione descritto nel vangelo di Matteo: Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo 1,18-24, e nel vangelo di Luca: Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe.

La verginità sponsale di Maria diviene feconda di Gesù Cristo, così come la Chiesa è feconda dei suoi nuovi fratelli acquisiti e incorporati a lei mediante il Battesimo (v. matrimonio mistico e Corpo di Cristo). La scena, o le scene, dello Sposalizio della Vergine erano una componente comune dei cicli più ampi della Vita della Vergine, molto frequenti nel Medioevo; non si trovano però nel ciclo tipico del Libro delle ore.

Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello

1 2 3 4 23 gennaio: lo Sposalizio di Maria e Giuseppe, su Sposalizio di Maria e Giuseppe. 1 2 3 4 Maria sposa di Giuseppe, cosa significa la festa dello Sposalizio della Vergine ?, su acistampa. ↑ The Golden Legend of Jacobus de Voragine, G. Ryan and H. Rippergar (editors), New York and London, 1941, pp. ↑ Summa Theologiae III qq. ↑ Lo sposalizio di Maria - Il testo del video, su lanuovabq.it. ↑ Iconologia dello Sposalizio della Vergine: uno studio, su rosanne-lester.com.

Ci sono tre passi della Scrittura che si riferiscono specificamente al momento del fidanzamento di Giuseppe e Maria, alla consumazione del loro matrimonio e alla nascita di Gesù: Matteo 1:18-25; Luca 1:26-56; Luca 2:1-7. Ai tempi della Bibbia, le usanze matrimoniali ebraiche relative al fidanzamento di una coppia erano molto diverse e molto più rigide di quelle che conosciamo oggi, soprattutto in Occidente. I matrimoni venivano organizzati dai genitori degli sposi, spesso senza nemmeno consultare la coppia da sposare. Si preparava un contratto in cui i genitori dello sposo pagavano un prezzo per la sposa. Il contratto era immediatamente considerato vincolante e la coppia si considerava sposata anche se la cerimonia vera e propria e la consumazione del matrimonio non sarebbero avvenute prima di un anno.

Fu durante questo periodo di fidanzamento che l'angelo Gabriele visitò Maria e le disse della sua imminente gravidanza. Giuseppe venne presto a conoscenza della gravidanza di Maria e questo fu senza dubbio motivo di costernazione da parte sua: "Allora Giuseppe, suo sposo, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia, deliberò di lasciarla segretamente" (Matteo 1:19). L'usanza ebraica permetteva di considerarli marito e moglie, anche se il matrimonio non era ancora stato consumato. Il fatto è che Giuseppe e Maria non avevano avuto alcun contatto sessuale tra loro, come sottolinea il versetto 18 "prima che iniziassero a stare insieme". Giuseppe si trovava quindi in un dilemma. La legge ebraica prevedeva che la sua promessa sposa, a causa della sua infedeltà, potesse essere sottoposta al giudizio degli anziani e lapidata. Ma lui pensava di farla andar via in silenzio, senza che la cosa venisse resa pubblica. Anche Luca 2:1-7 conferma l'idea che Giuseppe e Maria, benché promessi sposi, erano considerati come marito e moglie secondo le usanze ebraiche, anche se la cerimonia di matrimonio vera e propria non era stata completamente celebrata.

Un annuncio inatteso che cambiò i programmi della giovane Maria. Era già promessa a Giuseppe quando ricevette dall’angelo la notizia che sarebbe stata la madre del Salvatore. Davanti alle rovine della città di Nazareth, possiamo immaginare i preparativi della famiglia per il matrimonio, secondo gli usi dell’epoca. Il guardiano e rettore della Basilica dell’Annunciazione, Fr. Fr.

“Sappiamo che, secondo la tradizione ebraica, il fidanzamento durava un anno. Il promesso sposo non poteva avere contatti con la promessa sposa. Poteva solo vederla da lontano, non potevano incontrarsi. E c’era la difficoltà della gravidanza di Maria. Momenti che hanno messo alla prova Giuseppe. Ma dopo l’annuncio in sogno, l’angelo gli chiede di non avere paura e accogliere Maria come sposa. Nell’ambito del progetto di salvezza, Giuseppe rinuncia alla sua giovinezza, vivendo in castità, e collabora al progetto di Dio per gli uomini.

Fr. “Il mese di Adar era il mese dei matrimoni. Diceva un proverbio: ‘Quando arriva Adar Israele si riempie di gioia!’. Fr. “Tutti indossavano i loro abiti migliori ed entravano nella sala complimentandosi con la sposa, per la sua bellezza. Citavano frasi dell’Antico Testamento. Gli anziani della città coprivano il capo con veli bianchi in segno di superiorità, quale segno che i più anziani sono rispettati, sono ascoltati. I bambini quel giorno ricevevano dolci di miele e noci perché era un giorno che tutti dovevano ricordare. Anche lo sposo faceva un regalo alla sposa, un regalo significativo. Il matrimonio di Giuseppe e Maria aveva come obiettivo il progetto di salvezza. Dopo l’indimenticabile celebrazione, gli sposi andarono a casa. Nel complesso della basilica, si trova la Chiesa di San Giuseppe costruita tra il 1911 e il 1914, dove si trovava la casa della Sacra Famiglia. Più in basso si trova la cripta, con ogni probabilità l’officina del padre putativo di Gesù, e, in un livello ancora più inferiore, le rovine di una specie di cucina o dispensa per alimenti.

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