La Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, comunemente nota come Opus Dei, si definisce come un'associazione di cattolici, sia laici che ecclesiastici, dediti alla diffusione del messaggio cristiano della chiamata universale alla salvezza. Questo avviene attraverso la santificazione del lavoro e azioni di apostolato nel campo della promozione culturale e professionale.
Fondata il 2 ottobre 1928 a Madrid da Josemaría Escrivá de Balaguer, l'Opus Dei iniziò la sua diffusione tra gli studenti universitari, nei quartieri operai e negli ospedali della capitale spagnola. Nel febbraio 1930 venne istituita la sezione femminile, e nel marzo 1941 l'Opus Dei ottenne il riconoscimento canonico come "pia unione" dal vescovo di Madrid. Successivamente, nel 1943, fu eretta la "Società sacerdotale della Santa Croce", strettamente legata all'Opus Dei e destinata ai membri che si preparavano al sacerdozio.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'Opus Dei estese la sua attività oltre i confini della Spagna. Nel 1946, monsignor Escrivá trasferì la sede centrale a Roma. Nel 1947, Pio XII eresse l'Opus Dei in istituto secolare di diritto pontificio, denominato "Società sacerdotale della Santa Croce e Opus Dei", approvandone definitivamente gli statuti nel giugno 1950.
Con la costituzione apostolica "Ut sit" del 28 novembre 1982, Giovanni Paolo II eresse l'Opus Dei in prelatura personale, approvandone lo statuto. Questo conferì all'ente, ora di carattere istituzionale, una personalità giuridica pubblica canonica, parte integrante della struttura gerarchica della Chiesa, retta da un prelato con potestà giurisdizionale. Dopo la morte di Josemaría Escrivá, canonizzato nel 2002, la prelatura è stata guidata da Alvaro del Portillo e successivamente da Javier Echevarria Rodriguez.
Le finalità codificate dell'ente includono la santificazione dei fedeli secondo la specifica spiritualità secolare, l'impegno a diffondere gli insegnamenti di Cristo attraverso il valore santificante del lavoro professionale e la promozione di una profonda coscienza della chiamata alla santità in tutti gli ambienti della società.
All'interno dell'istituto operano tre categorie di membri: numerari, aggregati e soprannumerari.
- I numerari sono sacerdoti e laici che collaborano pienamente con le attività dell'Opus Dei. Svolgono funzioni direttive, possiedono un alto livello d'istruzione e sono impegnati al celibato apostolico, vivendo comunemente in centri dell'Opus Dei.
- Gli aggregati sono fedeli laici che si impegnano a una vita di povertà, castità e obbedienza, ma vivono ordinariamente con la propria famiglia.
- I soprannumerari non sono tenuti al celibato e partecipano all'apostolato in modo compatibile con i loro impegni familiari, professionali e sociali.
L'incorporazione nell'Opus Dei richiede un'età minima di 18 anni e si attua attraverso un vincolo contrattuale tra la prelatura e il fedele laico, formalizzato da una dichiarazione bilaterale.

La questione del celibato apostolico all'interno dell'Opus Dei è stata oggetto di riflessione e dibattito, come emerge da alcuni passaggi dei "Colloqui con monsignor Escrivá". In un'occasione, di fronte alla frase "Il matrimonio è per i soldati, e non per lo stato maggiore di Cristo", Josemaría Escrivá chiarì che non intendeva sminuire il matrimonio, ma sottolineare il valore soprannaturale del celibato apostolico, sempre insegnato dalla Chiesa.
Escrivá sottolineò che la maggiore eccellenza del celibato spirituale è una dottrina di fede della Chiesa, non una sua opinione teologica. Spiegò che negli anni '30, nell'ambiente cattolico, si tendeva a valorizzare la verginità, trascurando il matrimonio come cammino di santità. L'Opus Dei, al contrario, ha sempre promosso il matrimonio come un cammino divino sulla terra, pur riconoscendo l'eccellenza del celibato apostolico.
Per Escrivá, l'amore umano e santo dei coniugi è una benedizione, e il matrimonio stesso è un sacramento. Allo stesso tempo, coloro che scelgono il celibato apostolico non sono persone che non apprezzano l'amore, ma sono attratti da un Amore divino più grande. Non vi è contraddizione tra l'apprezzamento della vocazione matrimoniale e la comprensione della maggiore eccellenza del celibato propter regnum coelorum.
Escrivá spiegò la metafora dei "soldati" e dello "stato maggiore" riferendosi alla diversa libertà di cuore e di movimento che il celibato può offrire per dedicarsi stabilmente ad attività apostoliche, una realtà osservata anche nell'ambito laicale. Tuttavia, precisò che i soldati (i laici sposati) non sono meno necessari dello stato maggiore (i celibi) e possono essere più eroici. L'importante è la corrispondenza di ciascuno alla propria vocazione e il compimento della volontà di Dio.
Il testo sottolinea come la vocazione universale alla santità sia un dono di Dio che abbraccia tutta la vita, manifestandosi come luce e forza. Questo spirito porta a santificare la vita ordinaria e il lavoro, vedendo in esso un'opportunità di unione con Dio. La filiazione divina è il fondamento di questa santità, portando a vivere con la fiducia, la scioltezza, la libertà, la serenità e l'apprezzamento tipici dei figli di Dio.
La missione apostolica dell'Opus Dei è condivisa da tutti i membri, i quali sono chiamati a santificarsi e a collaborare alla trasformazione cristiana del mondo. Questo avviene attraverso la "spontaneità apostolica della persona", la libera e responsabile iniziativa, sotto la guida dello Spirito, piuttosto che attraverso rigide strutture organizzative.
I mezzi di formazione spirituale e dottrinale sono comuni a tutti. Le pratiche di pietà sono viste come parte di un dialogo di amore che conduce all'incontro personale con Cristo. La santità è intesa come corrispondenza all'azione dello Spirito Santo, affinché Cristo si formi in noi.
L'Opus Dei è descritto come un "tessuto unico", composto dai diversi modi di vivere la stessa vocazione, senza distinzioni di classe o categoria. Uomini e donne condividono un'unità di spirito, missione apostolica e mezzi, pur mantenendo la separazione delle attività proprie. La disponibilità dei numerari, in particolare, è caratterizzata dal dono del celibato apostolico e dalla piena disponibilità per i compiti di formazione e le iniziative apostoliche. Questa disponibilità si traduce in un servizio speciale agli altri, facilitato dalla loro residenza nei centri dell'Opera, ma non esclusivo.
La disponibilità dei numerari non è una mera passività, ma include spirito d'iniziativa e sollecitudine, mettendo a disposizione i propri talenti per la missione. È vissuta come libertà, senza altri vincoli che l'amore per Dio e per il prossimo. Questo atteggiamento di disponibilità, come essere "inchiodati alla Croce", rende l'Opus Dei duratura e fedele allo spirito evangelico.
Il celibato apostolico, per i numerari e gli aggregati, è un dono di Dio che conferisce una speciale identificazione con Cristo e una maggiore capacità di dedicarsi a una "famiglia più ampia". Non è una limitazione, ma una fonte di paternità spirituale, che permette di offrire energie alla missione apostolica e di creare un clima di famiglia nei centri dell'Opera.
La purezza di cuore è fondamentale sia per i celibi che per i coniugi, e si manifesta nella coerenza, nell'amore per gli altri e nella corretta gestione dei beni materiali. Il celibato, in particolare, richiede la custodia dei sensi, la prudenza e la perseveranza, ma è vissuto con gioia e come espressione di un amore disinteressato per accrescere l'amicizia con Dio.
Il celibato apostolico, come vissuto nell'Opus Dei, è una scelta libera e informata, motivata dall'amore per Dio e per il prossimo. Non è una rinuncia all'amore, ma una sua radicalizzazione, che permette di dedicare tutte le proprie energie all'apostolato e al servizio degli altri, vivendo una paternità e una maternità spirituali che si estendono a tutta la famiglia dell'Opera.
NELLE SEGRETE DELL'OPUS DEI: LA TESTIMONIANZA DI UN FUORIUSCITO
La Chiesa, attraverso i suoi documenti e la testimonianza dei santi, ha sempre riconosciuto il valore del matrimonio come cammino di santificazione e, al contempo, la particolare eccellenza del celibato apostolico. L'Opus Dei, fedele a questo insegnamento, integra entrambe le vocazioni nella sua missione di santificazione del mondo attraverso il lavoro e l'apostolato.

La vocazione al celibato, come quella al matrimonio, richiede una risposta libera e generosa, sostenuta dalla grazia divina. In entrambi i casi, l'obiettivo è vivere pienamente la chiamata cristiana alla santità, amando Dio e il prossimo in modo sempre più profondo e autentico.
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