Menu Chiudi

"C'est la vie": La Commedia Francese sul Vero Senso della Festa

Max è un wedding planner navigato e logorato, alla vigilia di un matrimonio e di una consegna. L'ultima corvée è un ricevimento di nozze nel giardino di un castello del XVII secolo con sposa vaga, sposo pretenzioso, commensali borghesi e un'équipe fedele quanto incompetente. Tre anni dopo Samba, i re del feel-good movie alla francese (Quasi amici) realizzano il loro film più convincente.

Julien, valletto melanconico innamorato del 'bel parlare', James, animatore démodé, Guy, fotografo scroccone, Josiane, amante (im)paziente di Max, Adèle, delfina irascibile di Max, Samy, cameriere clandestino, sono alcuni dei membri di una brigata multietnica occupata a rendere indimenticabile il giorno più bello di Pierre ed Héléna. Niente ovviamente andrà come previsto e quelli che dovevano sorvegliare la riuscita dell'evento finiranno loro malgrado per boicottarlo.

Wedding planner al lavoro

Se il soggetto (il banchetto di nozze) e il suo sviluppo (i fusibili saltano, il piatto principale si guasta, le suocere incanagliscono) sono convenzionali, il punto di vista è originale. Sottraendosi al regolamento di conti familiari, Éric Toledano e Olivier Nakache seguono l'attività frenetica agita dietro le quinte da una piccola impresa di personaggi mal assortiti e affannati intorno a una cena pomposa che emerge progressivamente le tensioni, i non detti e i disaccordi in seno al gruppo.

Commedia corale, che richiama le commedie affollate dei loro debutti, (Primi amori, primi vizi, primi baci, Troppo amici) rimarchevolemente concepite e scritte, C'est la vie cerca i suoi coristi ai quattro angoli del cinema francese. Da Judith Chemla a Gilles Lellouche, da Vincent Macaigne a Suzanne Clément, passando per Benjamin Lavernhe e William Lebghil, tutti lustrano, fino a lucentezza, il rispettivo registro di predilezione. Interpreti eterogenei, provenienti da orizzonti diversi, 'mordono' la Francia odierna, infondendo il senso del titolo originale (Le Sense de la fête).

Cast corale di

A dirigerli, tra un brano 'rimaneggiato' di Eros Ramazzotti e una chanson a richiesta di Fèlix Mayol, è Jean-Pierre Bacri. Burbero flemmatico e brontolone, il suo boss recupera il controllo delle forze scese in campo, un campo minato, con una 'tirata' finale (e macronista) alle truppe. Assenza ostinata di sorrisi, l'attore è perfetto a contenere il rilassamento disciplinare del personale. È lui il pivot attorno a cui ruota il dramma comico, la presenza opaca e sempre contro che agisce da conduttore, affilando gli angoli sovente smussati del cinema di Toledano e Nakache.

Il Vero Senso della Festa

Il principio di piacere è dunque al cuore del film, più leggero, più risolutamente umoristico che i loro precedenti, più convincente. Se il soggetto è banale e il suo sviluppo convenzionale (i fusibili saltano, il piatto principale si guasta, le suocere incanagliscono), il punto di vista è originale. Eludendo il sempiterno regolamento di conti familiari, Éric Toledano e Olivier Nakache seguono l’attività frenetica agita dietro le quinte da una piccola impresa multietnica di cuochi pagati in nero, camerieri improvvisati senza il permesso di soggiorno, fotografi frustrati, maître de salle pedanti, sedicenti cantanti poliglotti.

La coralità alla Altman di Gosford Park, ma giocata, qui, più sullo scacco esistenziale che sulla rigidità dei rapporti di classe tra alta borghesia e servitù. Sono solo due dei tanti, possibili accostamenti cinematografici seguiti, a caldo, alla visione di C’est la vie-Prendila come viene, il nuovo film dei registi di Quasi amici, Eric Toledano e Olivier Nakache, che dopo l’immersione nelle notti buie dei sans papiers in Samba tornano alla commedia di costume, non dimenticando però di immettere nel loro nuovo lungometraggio significativi sottotesti sociali.

Dietro le quinte di un matrimonio: VLOG allestimento floreale 💐

Provvista di battute spassose e talvolta esilaranti, C’est la vie è una comédie humaine decisamente pimpante ma con retrogusto amaro. È lì, nel contenere slanci e ansie, doveri e ribellioni, splendori e miserie, sintetizzati dall’intero team impegnato a preservare quel “senso della festa” che dà il titolo originale al film, che l’opera di Toledano e Nakache trova una sintesi efficace, alimentata dalla prestazione eccellente di tutti gli interpreti. In questa sovrapposizione di volti, caratteri, parole e canzoni, C’est la vie si pone come un evidente microcosmo della Francia odierna e multietnica, impreparata forse ad affrontare le assillanti sfide della contemporaneità (in primis gli attentati terroristici) ma ancora in grado, come l’affannata équipe capitanata dal solerte Max, di rimboccarsi le maniche, restare unita e guardare avanti, ricominciando quando tutto sembrava perduto.

Nel registrare le varie fasi del ricevimento di nozze, dai preparativi alla conclusione, sfiorando la catastrofe a più riprese (i fusibili che saltano, il piatto principale del menù avariato, gli screzi tra l’assistente del capo e l’egocentrico animatore) ma escogitando sempre un valido rimedio ad ogni improvvisa emergenza, C’est la vie trova la via giusta per divertire con intelligenza.

Una Metafora della Vita

Diversamente da Blake Edwards (Hollywood Party), gli autori si prendono la briga di ripulire ripartendo, lasciando il luogo della festa proprio come lo avevano trovato. E forse è anche questo avere il senso della festa. Max è un wedding planner alla vigilia di un matrimonio e del congedo. L’ultima impresa è un ricevimento di nozze nel giardino di un castello del XVII secolo con sposa vaga, sposo pretenzioso, commensali borghesi e un’équipe fedele quanto incompetente.

"Nella vita ci son fatti che ci fanno uscire matti. Altri ancora fan di tutto perché al fin tu sia distrutto. Ma chi affoga nella merda la pazienza mai non perda! Schiocca le dita sù! È la vita!" Tradotto: C'est la vie! Chi ancora sorride al ricordo delle ultime battute, pronunciate in un Golgota blasfemo ma altrettanto esilarante, che chiudevano "Brian di Nazareth" dei Monty Python, non potrà che apprezzare l'ultimo lavoro del duo francese Toledano-Nakache, che riprende e fa suo quello sguardo sulla vita proprio della grande tradizione comica, da Monicelli a Landis, da Brooks fino appunto ai Monty Python e di cui quella canzonetta fischiettata da un Eric Indle crucifisso per l'occasione poteva rappresentare l'inno: "Se la vita ti sembra una schifezza c'è qualcosa che stai dimenticando: ovvero di ridere, sorridere, ballare e cantare".

Gli autori del fortunato "Quasi amici", dopo il passo falso di "Samba", tornano infatti a far divertire, ballare e cantare, ma soprattutto a far ridere, e di gusto, grazie a una pochade molto riuscita, a una commedia brillante e luminosa, che non rinuncia neppure a una (neanche troppo) sottile satira nei confronti del presente. Il film racconta di Max: un wedding planner meticoloso e diligente, costretto a tenere le redini, per garantire la riuscita dei festeggiamenti, di una brigata casinista e confusionaria fatta di personalità eterogenee e stridenti. Ognuno pensa ai propri problemi e a se stesso e solo Max sembra aver chiara la visione d'insieme. Sta dunque a lui l'arduo compito di trarre da quell'orchestra scordata il miglior suono possibile e di far sì che ogni parte proceda in accordo con le altre. Ovviamente, nel pieno spirito della farsa, il tutto degenererà in una serie di situazioni assurde e spassose, ma senza impedire all'opera di mantenere una propria struttura ed evitando di farla naufragare in un brodaglia di battute fini a sé stesse.

Il duo francese, che oltre a dirigere il film ne ha anche concepito la sceneggiatura, dimostra invece un'ottima capacità di scrittura (qui di più ancora rispetto a "Quasi amici"), riuscendo in primis a tratteggiare un nutrito numero di personaggi ognuno secondo una personalità ben definita e una precisa caratterizzazione: dall'ex-professore di lettere costretto a lavorare come cameriere a seguito di una crisi depressiva, ma ancora fissato con la grammatica e con la letteratura francese, al cantante-animatore megalomane ostinato nel cantare hit spagnole senza conoscere la lingua, fino ad arrivare al fotografo costretto ad assistere al declino della proprio professione in seguito all'avvento degli smartphone. Ma l'abilità di Toledano e Nakache sta soprattutto nel far incontrare questi caratteri e nel registrarne il risultato, nel farli muovere sulla stessa scacchiera e nel prevedere l'esito (disastroso) della partita. La conseguenza è un climax di imprevisti e di incomprensioni nel quale il ritmo comico è mantenuto alla perfezione fino al gran finale, con tanto di fuochi artificiali.

In tutto ciò assistiamo alla corsa affannosa di Max nel tentativo di risolvere ogni contrattempo e di far in qualche modo quadrare il cerchio. Ma quel circolo vizioso di situazioni disperate e di risoluzioni precarie, di corse contro il tempo e di angosce sospese, in fondo, c'est la vie! (e per una volta il titolo italiano sembra più azzeccato dell'originale: "Le Sens de la Fête"). Non è altro, dunque, che una piccola metafora della vita stessa, di un gioco affannoso e concitato a cui tutti siamo invitati, in cui ognuno è chiamato a impiegare le proprie energie, a sforzarsi di andare d'accordo con il prossimo, a dare il proprio meglio per far tornare i conti, a sudare e a correre in lungo e in largo senza tregua.

Castello scenario del matrimonio

Éric Toledano e Olivier Nakache, re del feel-good movie alla francese (Quasi amici), avevano immaginato C'est la vie - Prendila come viene al momento degli attentati del 2015, una reazione vitale per esorcizzare il contesto sepolcrale.

tags: #commedia #francese #wedding #planner

Post popolari: