Il nostro viaggio nel mondo della poesia dialettale lucana prosegue, esplorando i componimenti nel dialetto di Roccanova. Questo lavoro si concentra sulle opere di Gianni Nubile e Giuseppe De Matteo, offrendo uno spaccato della vita, della cultura e delle tradizioni di questa comunità.
Roccanova: Un Cuore che Batte nella Piazza
La piazza è il luogo in cui il paese manifesta la propria identità, uno spazio prezioso che permane, immutabile, al passare del tempo. È il riferimento principale nel quale il paese si riconosce e descrive perfettamente il mondo a cui apparteniamo. La piazza è il cuore del paese: qui da secoli si svolge la vita economica, sociale, politica, religiosa degli abitanti. È luogo di incontri e di scambi di idee di tutte le generazioni: dagli scalpitanti cuori dei più giovani alle voci tremolanti degli anziani.
Giuseppe De Matteo, autore di poesie fin dall'infanzia e vincitore di numerosi riconoscimenti, ricorda questo aspetto fin dall'incipit della sua poesia: "quì ci trovavamo grandi e bambini loro parlavano e noi giocavamo a bottoni". Un ricordo di un antico gioco che le giovani generazioni potrebbero non conoscere più.

L'autore continua nel ricordo di "personaggi" e antiche usanze che erano quasi diventati rituali. Ricorda comare Rosina, che in piazza aveva la sua bottega e, dopo aver raccontato ai bambini le sue storielle, dava loro anche le caramelle. E dopo il calar del sole, in piazza tutti quanti condividevano una fetta di anguria. Questa immagine è descritta in maniera talmente reale che quasi ci sembra di sentirne il sapore e il senso di freschezza.
De Matteo descrive la piazza come luogo di incontro, socializzazione, di scambio e confronto non solo tra due generazioni ma anche tra amici, forestieri e paesani, quindi come luogo di accoglienza e tolleranza anche verso chi non era del posto. La frase "dovevamo stingerci la mano" è di una rara bellezza, un inno alla fratellanza, alla pace, alla convivenza anche con il "diverso".
L'autore chiude con un tono di amarezza: "ora è una desolazione la piazza, il paese e tutta la regione". Giuseppe sottolinea un processo iniziato decenni fa e che sembra inarrestabile: lo spopolamento dei nostri piccoli comuni.
Giambattista Nubile: Tra Campagna e Tradizioni
Giambattista Nubile è nato a Roccanova e vive nel suo paese d'origine che ama profondamente. Ha composto diverse poesie nelle quali racconta i piccoli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita del passato e i piccoli ma grandi valori che caratterizzavano quei tempi ormai trascorsi.
Con un componimento di 17 versi contraddistinti da una metrica libera e dalla presenza di alcune rime baciate, l'autore ricorda un episodio della sua fanciullezza: il ritorno dalla campagna in paese con i suoi genitori stanchi della giornata di duro lavoro. Il papà "per tutto il tempo aveva potato" e la mamma "una parte di vigna aveva scalzato".

Qui l'autore ricorda quella che, fin dai tempi antichi, è stata l'attività principale di Roccanova: la coltivazione della vite e la produzione di vino. A Roccanova, infatti, la viticoltura e la vinificazione hanno origini lontane: sono state ritrovate delle tombe del IV-V sec. A.C. ricche di contenitori che servivano per il consumo e la conservazione del vino.
Le donne di una volta non si potevano permettere di stare a casa e godersi la maternità, né potevano permettersi una baby-sitter. Le donne dovevano lavorare accanto ai mariti e quindi portavano con sé nei campi i loro bambini sin da quando erano appena in fasce.
L'immagine che chiude la poesia è molto bella e reale: l'autore ricorda con nostalgia le scintille prodotte dall'attrito degli zoccoli del mulo sul pavimento di pietra delle piccole stradine del paese e "l'odore" della pietra che ne scaturiva.
Enrico Brignano - I dialetti d'Italia
Caratteristiche del Dialetto Roccanovese
Nelle due poesie si possono individuare molte caratteristiche tipiche del dialetto roccanovese. Il sistema del vocalismo tonico del roccanovese è, oggi, un sistema di compromesso detto anche "balcano-romanzo" che presenta un allineamento asimmetrico delle vocali palatali e velari.
Questa asimmetria nel sistema è dovuta al fatto che mentre le vocali medie velari (ó /o/, ò /ɔ/) presentano sensibilità alla struttura sillabica, questa non si registra per le corrispondenti palatali (é /e/, è /ɛ/).
Nelle poesie troviamo diversi esempi di evoluzione vocalica:
- Velari: lò(u)rë [‘lɔ(u)rə] ‘loro’, sò(u)wë [‘sɔ(u)wə] ‘sole’, lëjò(u)në [‘ləjɔ(u)nə] ‘leone’, mëlò(u)në [mə’lɔ(u)nə] ‘melone’, desolaziò(u)në [dɛsɔla’ʦ:jɔ(u)nə] ‘desolazione’, rëggiò(u)në [rə’d:ʒɔ(u)nə] ‘regione’ nella poesia di De Matteo; parò(u)wë [pa’rɔ(u)wə] ‘parola’ e addò(u)rë [a’d: ɔ(u)rə] ‘odore’ nel componimento di Nubile. In questi casi la /o/ in sillaba libera evolve in ò(u) /ɔ(u)/. La /o/ in sillaba chiusa evolve in ò /ɔ/, ad esempio nòttë [‘nɔt:ə] ‘notte’ e bòttë [‘bɔt:ə] ‘parte’, esempi tratti dalla poesia di Giambattista Nubile.
- Palatali: ciò non accade per le vocali palatali, quindi sia la Ē che la Ĕ danno come esito una /ɛ/ tanto in sillaba aperta che in sillaba chiusa: sèrë [‘sɛrə] ‘sera’, putèië [pu’tɛjə] ‘bottega’, sturièllë [stu’rjɛl:ə] ‘storielle’, caramèllë [kara’mɛl:ə] ‘caramelle’, ffèllë [‘f:ɛl:ə] ‘fette’, bbèllë [‘b:ɛl:ə] ‘belle’ dalla poesia di De Matteo; vèstië [‘vɛstjə] ‘bestia’, ggèndë [‘ʤ:ɛndə] ‘gente’ (inteso come genitori), sèmbë [‘sɛmbə] ‘sempre’, tènghë [‘tɛngə] ‘tengo’ nella poesia di Nubile.
In "sò(u)wë" ‘sole’ e "parò(u)wë" ‘parola’ si può notare un’altra caratteristica del dialetto di Roccanova che è il passaggio della laterale L latina /l/ a semivocale posteriore u /w/. Nella poesia di Giambattista Nubile possiamo trovare altri esempi: miéruwë [‘mjeruwə] ‘merlo’, muwë [‘muwə] ‘mulo’.
Altra caratteristica del dialetto in questione, che balza immediatamente agli occhi guardando i testi delle due poesie, è l’esito di A tonica latina che in sillaba chiusa si conserva, mentre in sillaba aperta viene palatalizzata e diventa è /ɛ/. Ecco alcuni esempi:
- A tonica in sillaba chiusa: (g)rannë [‘ɣran:ə] ‘grande’, chiazzë [‘kjat:sə] ‘piazza’, imbortandë [imbɔr’tandə] ‘importante’.
- A tonica in sillaba aperta: ma mmangè [man’ʤɛ] ‘mangiare’, paiësènë [pajə’sɛnə] ‘paesani’, mènë [‘mɛnə] ‘mano’, passèvë [pa’s:ɛvə] ‘passava’, iurnètë [jur’nɛtə] ‘giornata’, rësètë [rə’sɛtə] ‘risata’ nella poesia di De Matteo.
Come sottolinea la prof.ssa Del Puente: "il nostro concorso di poesia non ha come principale intento quello di premiare le poesie più belle, ma di far conoscere al mondo la bellezza delle lingue lucane che esprimono sentimenti e pensieri con forza".

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