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Antonella Ricci e Vinod Sookar: un amore e una cucina che sfidano i confini

La storia di Antonella Ricci e Vinod Sookar è un racconto di amore, passione per la cucina e superamento delle differenze culturali. Il loro incontro, avvenuto ventisei anni fa durante un seminario di cucina pugliese alle Mauritius, ha segnato l'inizio di un legame indissolubile che ha intrecciato le loro vite lavorative e personali.

Lei, pugliesissima, e lui, mauriziano, formano una delle coppie più solide e originali della cucina italiana. Insieme, hanno saputo sfidare ogni pregiudizio culturale, portando una stella Michelin nella Valle d'Itria, all'interno dello storico ristorante di famiglia di Antonella. Questo luogo è diventato un simbolo di innovazione della cucina territoriale, con un forte accento sulla qualità delle materie prime.

Antonella Ricci e Vinod Sookar in cucina

Oggi, il ristorante storico è aperto esclusivamente per eventi privati, mentre Antonella e Vinod hanno ampliato i loro orizzonti con nuovi progetti. Hanno aperto un'osteria di cucina pugliese a Milano, chiamata Ricci Osteria, situata in via Pasquale Sottocorno. Inoltre, hanno pubblicato un libro intitolato «Dalla Puglia con amore. Le gustose e originali ricette di Antonella e Vinod».

La loro collaborazione si estende anche al piccolo schermo. È appena partita la seconda edizione del loro programma su Food Network Canale 33, «Mangia Puglia Ama», in onda ogni sabato alle 17:50 e disponibile in streaming su discovery+. In ogni puntata, Antonella propone un menu diverso, ispirato al libro dei segreti della sua famiglia, che include classici della tradizione pugliese, profumi dell'orto e specialità della casa Ricci. Vinod, dal canto suo, completa il cerchio preparando l'ultimo piatto, che, partendo da ingredienti locali, aggiunge un tocco esotico al menu.

«La tv la frequentiamo da tanto tempo, ma spesso e volentieri compaio io. Però noi lavoriamo insieme da venticinque anni, siamo una coppia nella vita e anche in cucina. Abbiamo mandato avanti insieme il ristorante di famiglia, e abbiamo pensato di far vedere questo in tv. In fondo non ci sono tante coppie che lavorano e cucinano insieme da così tanti anni. Mi vengono in mente Aimo e Nadia, che sono un po' il nostro modello», racconta Antonella a proposito dell'idea di un programma di coppia.

La seconda stagione di «Mangia Puglia Ama» promette novità: «Nella prima stagione era davvero un programma sperimentale, ma pian piano abbiamo sviluppato un bel progetto. La Puglia è un posto meraviglioso, c'è tanto da sperimentare, tante tradizioni: noi portiamo la cucina nostra, quella della Valle d'Itria, dove la tradizione è molto sentita, soprattutto per quanto riguarda gli ortaggi e le carni da cortile. In più, aggiungiamo il tocco esotico di Vinod, che dà qualche idea a chi conosce bene questa cucina ma vuole uno spunto un po' diverso dal solito».

Dopo il successo del ristorante di Ceglie Messapica, l'apertura di un locale a Milano ha rappresentato una tipologia di lavoro diversa: «Sì, ma più per nostra volontà. Il ristorante di famiglia vedeva sempre e solo noi dietro le quinte, se non c'eravamo restava chiuso. A Milano invece abbiamo formato ragazzi meravigliosi, che hanno voglia di esprimersi autonomamente, come lo chef: ha lavorato tanti anni con noi, e questo è il suo momento, sta facendo un lavoro eccellente. E noi possiamo permetterci un po' più di vita privata».

La conciliazione tra vita privata e lavoro è stata una sfida: «Durissima. Dal punto di vista della vita privata sono stati anni di grande sacrificio, per quanto gratificanti sotto il profilo della vita professionale. Le opportunità che abbiamo avuto sono state tantissime, ho potuto portare la cucina pugliese in tutto il mondo, e questo per me è stato un grandissimo successo. D'altra parte non è stato semplice: orari sregolati, lavoro continuo, l'ho potuto fare solo perché avevo una famiglia alle spalle che mi ha supportato. D'altronde anche io sono figlia di ristoratori, so cosa significa. Ho dormito nelle vaschette delle cose sporche, ho studiato un po' qua e un po' là, perché non avevo la scrivania. Rimanevo spesso da sola a casa perché i miei erano al ristorante: però non dimentico che tutto questo mi ha portato al successo della nostra attività».

Antonella Ricci è laureata in Scienze economiche e bancarie all’Università di Lecce, ma ha scelto di dedicarsi completamente alla cucina, frequentando la celebre scuola di cucina di Lione di Paul Bocuse e svolgendo uno stage presso un ristorante stellato in Normandia. «Nei ristoranti francesi ho incontrato gli odori; infatti, prima di ogni cosa dovevamo riconoscere gli aromi e i profumi che la natura ci ha messo a disposizione», ricorda.

Parlando di discriminazione nel mondo della cucina, Antonella ammette: «La verità? Ancora adesso quando qualcuno deve parlare con me di cucina noto un po' di diffidenza. Poi parlo, e capiscono che sono competente, e allora mi ascoltano. Ma devi sempre dimostrarlo, altrimenti non capiscono che sei al loro stesso livello. La cucina è un mondo molto maschile: io non mi sono mai mescolata tanto con i colleghi, perché spesso si parlava di donne, di gin tonic…insomma, non era tanto il mio luogo. Però oggi vedo che mi stimano in molti».

Anche Vinod, arrivato in Puglia da lontano, ha dovuto affrontare qualche difficoltà iniziale: «Ventisei anni fa, quando Vinod arrivò, sono andata una presentazione della guida Michelin e mi sono resa conto che dicevano di tutto. Chi tirava fuori che mi ero sposata un modello di Armani, chi diceva che era il mio aiuto-cuoco, solo per il colore della sua pelle. Anche in questo caso abbiamo dovuto sottolineare che lui avesse una sua formazione, molto tecnica e specializzata. Ma è passato tanto tempo, non ci penso neanche più».

Tra i piatti della tradizione pugliese, Antonella è particolarmente legata a due: «Il piatto di fave e verdura, e le orecchiette fatte al coltello (in inverno con le cime di rapa, in estate anche con una bella salsa di pomodoro fresco, cacioricotta e basilico). Sono due piatti a cui sono proprio affezionata».

Orecchiette con cime di rapa

La chef stellata Antonella Ricci è uno dei punti di riferimento per la cucina gourmet italiana e protagonista di diversi programmi televisivi. «Non mi sento una star, per quanto adori la Clerici e le sia grata per l’opportunità che mi ha offerto richiamandomi anche in questa stagione al suo fianco in È sempre mezzogiorno. Gli chef televisivi sono persone semplici che ogni giorno imparano. Io trovo la vostra divinizzazione mediatica detestabile, anche se giustificata dal fatto che, evaporate ideologie, fedi, politica e arte, effettivamente oltre al cibo resta poco altro», commenta riguardo alla sua popolarità.

«Il sessismo esiste ma la cucina non dovrebbe avere sesso. Io sono stata agevolata da una tradizione familiare. Pur essendomi laureata in Scienze economiche e bancarie all’Università di Lecce, nel ristorante Al Fornello da Ricci, che oggi si chiama Antonella Ricci & Vinod Sookar, con 29 anni di Stella Michelin ininterrotta, lavoravo dalle 7 del mattino alle 2 di notte. Mio padre Angelo fondò il nostro ristorante a Ceglie Messapica assieme al fratello Stefano 54 anni fa. Mia madre Dora, figlia di ristoratori brindisini che ancora oggi, nonostante la chiusura per lockdown, ogni mattina pulisce e sistema il locale, cucinava. Cucinava nonna Rosa. Cucinava zia Maria, moglie di Stefano che poi abbandonò l’attività perché le iniziative di mio padre erano troppo d’avanguardia. E pure a Lione il maschilismo era prassi», aggiunge.

«Beh, sicuramente le donne dal luminare Bocuse 27 anni fa erano gregarie. Sono stata fortunata. Studiammo duramente nuove tecniche di cucina: proliferazione batterica su vetrini, eviscerazioni e stato di conservazione di pesci vari e carni, analisi organolettica, salubrità, in quanto al cliente, oltre al gusto, va garantito anche il benessere», spiega riguardo alla sua formazione.

Riguardo all'evoluzione della cucina pugliese: «Si è contaminata, ma rimanendo sempre del territorio. Un fondamento sostenuto dalla ricchezza unica delle numerose micro-cucine regionali: già da Ceglie Messapica a Cisternino cambia perfino il modo di imbandire tavola. Dai 20-30 piatti standard siamo arrivati a una offerta ricca, proposta soprattutto dalle ultime generazioni di cuochi. Però i piatti classici restano immutati: riso patate e cozze, cicorie e fave».

La gastronomia ha avuto un ruolo fondamentale nel turismo di massa: «Tanto, tantissimo. La gente non viene qui soltanto per i luoghi ma anche per assaporarli. Mangiare pugliese, sposarsi alla pugliese sono brand». Antonella è considerata un'antesignana delle fusioni culturali. «Prima di partire per un grande evento a Mauritius, dicesti ai tuoi: «Tornerò con un marito a casa». E così fu, amen.», ricorda Vinod.

Antonella conferma: «Verissimo. Ero stata lasciata dal mio fidanzato che non gradiva una futura moglie troppo occupata con i fornelli. Avevo chiuso con i maschi. Ma di Vinod mi colpì la gentilezza da gentleman».

La coppia ha due figlie, Shamira, 20 anni, e Angelica, 13, che, per ora, non sembrano intenzionate a seguire le orme dei genitori nel mondo della ristorazione.

Piatti da incorniciare: Impression de Taleggio con Antonella Ricci e Vinod Sookar.

Vinod Sookar, arrivato a Ceglie Messapica nel 1998, ha trovato un ambiente accogliente: «Il primo impatto è stato piacevole. Sono arrivato per la prima volta con Antonella negli anni 1997-1998 e poi stabilmente dal ’99 dopo il matrimonio, con festa nel nostro ristorante. Il clima estivo era simile a quello isolano». A differenza di Antonella, Vinod non proviene da una famiglia di ristoratori: «Mia madre era sarta, papà lavorava nel ramo pulizie, cinque figli e pochi soldi per studiare. I miei decisero di investire su mio fratello Pritam Sookar e fecero bene perché è diventato uno scienziato di fama, entomologo di riferimento a Mauritius».

Vinod ha portato un tocco esotico alla cucina pugliese: «La cucina pugliese è straordinaria, talmente varia e naturale che innovarla è un errore. Offro soltanto variazioni delicate ai piatti. La cucina mauriziana ha una sua unicità, è creola, fusion, né africana né indiana». Ha anche firmato una birra, la «Grand Bay», una blanche con retrogusto esotico.

La coppia è protagonista del gourmet food festival Stars in Paradis a Mauritius e, in generale, viene chiamata da Hannover a Parigi, da Dubai alla Tunisia per rappresentare l'Italia, non solo la Puglia. «Siamo ambasciatori della cucina mediterranea. Adesso io e Antonella viviamo la tristezza, le difficoltà della pandemia, cercando però nuove opportunità. Per esempio le video-ricette proposte con il Consorzio Taleggio che ci ha chiamato», conclude Vinod.

Mappa delle Mauritius

Antonella e Vinod sono anche docenti alla Scuola di Gualtiero Marchesi.

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