Don Luigi Ciotti, figura di spicco nel panorama sociale italiano, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, ha dedicato la sua vita alla lotta contro le mafie, alla difesa dei più fragili e alla promozione della dignità umana. Nato nel 1945, il suo percorso è un esempio di come fede, etica e azione politica possano convergere in un impegno concreto per il bene comune.
"Sono felice in questo preciso istante? Non saprei. Ho tante preoccupazioni addosso, legate sia al clima cupo che aleggia sul mondo, fra guerre, crisi ecologica, discriminazioni e disuguaglianze crescenti, sia alle fatiche quotidiane di tante persone e famiglie che incontriamo col Gruppo Abele e con Libera."
Gli inizi: dal Gruppo Abele all'impegno per i più fragili
Fin da giovane, Don Luigi Ciotti si è distinto per il suo impegno nell'aiuto alle persone con problemi di tossicodipendenza. Nel 1972, l'ordinazione sacerdotale ha segnato un punto di svolta: "È in quella dimensione che trovo la mia personale via alla felicità. Nel guardare al cielo senza mai dimenticare le responsabilità a cui ci chiama la terra, per realizzare la necessaria saldatura fra fede, etica e azione politica". Già nel 1965 aveva fondato il gruppo Gioventù impegnata, nucleo da cui sarebbe nato il Gruppo Abele, un'organizzazione che da oltre cinquant'anni offre sostegno a persone con dipendenze, donne sfruttate, vittime di violenza, migranti, senzatetto e giovani in difficoltà.

Il Gruppo Abele ha affrontato nel tempo le mutate esigenze sociali, come testimonia la riapertura del Centro Crisi, struttura dedicata all'accoglienza di persone senza dimora e con problemi di dipendenza. "Ci siamo accorti che le cose stavano cambiando. Cambiavano le persone che incontravamo, le loro storie, i loro bisogni. Cambiavano le sostanze utilizzate, e soprattutto i modi e i motivi", ha osservato Ciotti, sottolineando come il problema dell'abuso di sostanze stupefacenti sia diventato meno visibile ma non meno preoccupante.
L'attenzione verso i giovani è centrale nel suo operato, come dimostra il progetto Amunì: "Punire quasi mai funziona, educare molto spesso sì. E prevenire il disagio giovanile investendo nell’istruzione e nel benessere - materiale, fisico e morale - rimane la strada maestra".
Libera: un fronte unito contro le mafie
L'impegno di Don Luigi Ciotti si è esteso alla lotta contro le mafie. Nel 1995, insieme ad altre realtà sociali, ha fondato Libera, la rete "di associazioni, nomi e numeri contro le mafie". "Il progetto e l’identità di Libera sono scritti da trent’anni nel suo nome", ha spiegato Ciotti, evidenziando come l'orizzonte d'impegno sia sempre stato ampio: "Libertà dalle mafie, certo. Dalla corruzione, dall’illegalità e dal malaffare. Però non solo! Perché già nel 1995, e poi in maniera via via più chiara, abbiamo coltivato la consapevolezza che tutti quei problemi non fossero altro che la manifestazione più virulenta di malattie sociali antiche e radicate, che tengono prigioniere le persone: povertà, ingiustizie, disuguaglianze, assuefazione agli abusi del potere".

In commissione parlamentare antimafia, ha esortato a un impegno maggiore per difendere le donne dalle mafie, approvando norme a sostegno del progetto "Liberi di scegliere". In occasione della giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, ha ribadito che "l’Italia è un paese non ancora del tutto libero: il processo di liberazione non è ancora terminato. Gli avversari di cui dobbiamo liberarci oggi si chiamano corruzione, mafia, disuguaglianze, povertà e abuso di potere".
La lotta all'indifferenza e la difesa dell'ambiente
Don Ciotti è un convinto sostenitore della partecipazione attiva e della responsabilità individuale: "Prendere parte e prendersi una parte di responsabilità. Insieme. Ogni giorno". Ha messo in guardia contro il "muro dell’indifferenza", che crea un senso di isolamento e impedisce di vedere i mali del mondo, anche quelli più vicini a noi. "Sappiamo che esistono guerre sanguinose, malattie terribili, disastri ambientali, forme di sfruttamento feroci, fragilità del corpo e dell’anima. Non soltanto in terre lontane ma anche qui, vicino a noi. Però, finché il muro ci impedisce di guardarle, non ci riguardano. Ma questo muro che crediamo di aver eretto come una fortezza si rivela alla lunga una gabbia, che invece di proteggerci ci rinchiude".
Negli ultimi anni, il suo impegno si è ampliato alla difesa dell'ambiente, con l'avvio di Casa Comune, scuola di formazione sui temi dell'ecologia integrale. La sua passione per la montagna, luogo delle sue radici familiari, lo porta a denunciare la fragilità di questi territori, segnati da eventi come frane e disastri ambientali, che sono anche un monito sullo "sgretolamento dell’etica pubblica che mette a rischio l’integrità dei territori e la vita di chi li abita".
Riflessioni sul celibato sacerdotale
In merito al celibato sacerdotale, Don Luigi Ciotti ha espresso una visione aperta e flessibile: "Io credo che in prospettiva si, possa essere una possibilità che viene data, di potere scegliere nel continuare a spendersi nel servizio". Ha inoltre sottolineato come celibato e castità non debbano necessariamente coincidere, ricordando che "i primi sacerdoti, gli apostoli, erano in gran parte sposati e quindi avevano un’assunzione di responsabilità, ma si erano poi messi in gioco per dare una mano seguendo Gesù".

Un messaggio di speranza e impegno
Nonostante le molte preoccupazioni, Don Ciotti non si definisce infelice, trovando la felicità nel servizio agli altri. Il suo ottantesimo compleanno è stato celebrato con la pubblicazione del libro-intervista "Vi auguro di essere eretici", un'occasione per riflettere sul suo percorso e sul suo messaggio. "Il regalo l'ho già ricevuto - risponde a una domanda di Mira -: sono gli incontri della mia vita, le persone che mi hanno arricchito, messo di fronte ai miei limiti e contraddizioni, reso una persona più attenta e spero migliore. Questo è il vero regalo, che dura da 80 anni".
La sua vita è un richiamo costante a non rassegnarsi alle ingiustizie, a costruire il bene comune e a credere nella forza dei giovani come agenti di cambiamento. "Sono loro: tutti coloro che non si rassegnano alle ingiustizie e ai mali di questo mondo. I volti, le storie delle persone sono i fari del nostro cammino e le stelle del cambiamento, quello che ci dà le coordinate dell’impegno e ci indica il cammino da seguire per costruire un mondo dove la speranza torni a essere bene comune. Perché la speranza o è di tutti o non è speranza."
Siamo Noi - Con Don Ciotti e Libera per ricordare tutte le vittime di mafia
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