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Vescovi e clero favorevoli all'abolizione del celibato: un dibattito storico e teologico

La questione del celibato ecclesiastico è da tempo al centro di un acceso dibattito all'interno della Chiesa cattolica, con diverse voci, tra cui quelle di eminenti cardinali e vescovi, che propongono un ripensamento di questa disciplina. Nonostante la posizione ferma di Benedetto XVI, che ha voluto rafforzare l'obbligo del celibato, figure come il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, continuano a sollevare interrogativi sulla sua attualità.

Il cardinale Schönborn, persona di grande cultura e stretto collaboratore del papa, ha espresso preoccupazioni condivise da molti altri ecclesiastici riguardo alla disciplina del celibato del clero latino. Queste preoccupazioni, come quelle espresse dal vescovo Paul Iby di Eisenstadt, evidenziano un desiderio di maggiore flessibilità, con la possibilità per i sacerdoti di scegliere se sposarsi o meno. La Santa Sede, tuttavia, è stata definita "troppo timida" su tale questione.

Vescovi che discutono in un concilio

Le proposte di "superamento" della disciplina del celibato si basano spesso su due premesse: la prima, che il celibato sia una regola imposta in tempi recenti solo al clero latino; la seconda, che ai sacerdoti cattolici dovrebbe essere consentito di sposarsi "come nella Chiesa primitiva". Tuttavia, queste affermazioni si scontrano con la realtà storica e teologica.

Alla radice dell'equivoco vi è una cattiva comprensione del concetto di celibato del clero. Nel corso del primo millennio e oltre, il celibato era inteso come "continenza", ovvero la rinuncia alla vita matrimoniale dopo l'ordinazione, anche per coloro che si erano precedentemente sposati. L'ordinazione di uomini sposati era una prassi comune, come documentato nel Nuovo Testamento, dove si legge che Pietro, dopo la chiamata di Gesù, "lasciò tutto" e che per il Regno di Dio si lascia anche "moglie o figli".

Mentre nell'Antico Testamento l'obbligo di purezza sessuale valeva per i sacerdoti solo durante i periodi di servizio al Tempio, nel Nuovo Testamento la sequela di Gesù nel sacerdozio è totale e investe l'intera persona, sempre. Le prime regole scritte in materia, a partire dal IV secolo, confermano che fin dall'inizio della Chiesa, preti e vescovi erano tenuti ad astenersi dalla vita matrimoniale. Concili e papi intervennero ripetutamente per riaffermare questa disciplina, considerata "tradizionale".

Manoscritto antico con regole ecclesiastiche

Per molti secoli, la Chiesa d'Occidente continuò a ordinare uomini sposati, esigendo però la rinuncia alla vita matrimoniale e l'allontanamento della sposa, previo consenso di quest'ultima. Le infrazioni erano frequenti, e per contrastarle la Chiesa iniziò a preferire candidati celibi.

In Oriente, invece, a partire dalla fine del VII secolo, la Chiesa mantenne l'obbligo assoluto di continenza solo per i vescovi, scelti sempre più spesso tra i monaci. Il basso clero, se sposato, poteva continuare a condurre vita matrimoniale, con obbligo di continenza solo "nei giorni di servizio all'altare e di celebrazione dei sacri misteri". Questa disciplina, stabilita dal secondo Concilio di Trullo del 691 (non riconosciuto come ecumenico dalla Chiesa d'Occidente), è tuttora in vigore nelle Chiese di rito orientale unite a Roma.

In Occidente, la riforma gregoriana dell'XI e XII secolo reagì alla crisi politica e religiosa combattendo la simonia e l'incontinenza. La riforma riconfermò la disciplina della continenza, e le ordinazioni di uomini celibi divennero sempre più preferite. Il Concilio Lateranense II del 1139 definì invalido il matrimonio celebrato dopo l'ordinazione.

Le successive crisi della Chiesa d'Occidente videro la questione del celibato in primo piano. La Riforma protestante ne propose l'abolizione, e al Concilio di Trento vi furono pressioni per una dispensa dall'obbligo anche per i preti cattolici, ma la decisione finale fu di mantenere la disciplina tradizionale.

Il Concilio di Trento obbligò inoltre all'istituzione dei seminari per la formazione del clero, portando a una drastica diminuzione delle ordinazioni di uomini sposati, fino alla loro quasi scomparsa. Da quattro secoli, nella Chiesa cattolica, preti e vescovi sono quasi interamente celibi, con le eccezioni del basso clero delle Chiese di rito orientale unite a Roma e degli ex pastori protestanti ordinati sacerdoti.

Dalla percezione che i preti cattolici siano tutti celibi si è diffusa l'idea che il celibato consista nella proibizione di sposarsi, e che il suo "superamento" implichi l'ordinazione di uomini sposati, consentendo loro di mantenere la vita matrimoniale, o il permesso per i preti celibi di sposarsi. Entrambe queste richieste, avanzate ripetutamente dopo il Concilio Vaticano II, sono in contrasto con la tradizione della Chiesa e, per quanto riguarda la seconda, anche con la tradizione delle Chiese d'Oriente.

Statua di Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI, al contrario, ha espresso la volontà di confermare il celibato sacerdotale come "sequela radicale di Gesù per il servizio di tutti", specialmente in un passaggio cruciale della civiltà. L'Anno Sacerdotale da lui indetto, con il santo Curato d'Ars come modello, mira a rafforzare questa visione di dedizione totale alla salvezza delle anime.

La letteratura scientifica sul tema ha definitivamente accertato l'infondatezza storica del racconto secondo cui al Concilio di Nicea del 325 un vescovo di nome Paphnutius avrebbe sostenuto la libertà delle singole Chiese di consentire o meno la vita matrimoniale ai preti. Allo stesso modo, è stata accertata la manomissione dei canoni dei concili africani da parte del secondo Concilio di Trullo del 691.

Tuttavia, di questa letteratura scientifica vi è poca traccia nel dibattito corrente, nemmeno nelle dichiarazioni di vescovi e cardinali favorevoli al "superamento" del celibato. Una sintesi storica e teologica della questione si trova nel libro del cardinale Alfons Maria Stickler, "The Case for Clerical Celibacy. Its Historical Development and Theological Foundations".

Il decreto del Concilio Vaticano II "Presbyterorum ordinis" (n. 16) e l'enciclica di Paolo VI "Sacerdotalis cælibatus" (24 giugno 1967), così come l'esortazione apostolica di Giovanni Paolo II "Pastores dabo vobis" (1990), confermano la disciplina del celibato.

Per ammissione delle stesse autorità vaticane, la violazione della regola del celibato "sembrerebbe in crescita in Africa", dove alcune Chiese locali registrano "troppi casi di sacerdoti di condotta morale scandalosa". Benedetto XVI ha concesso alla Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli facoltà speciali per trattare questi casi.

In Austria, la situazione è particolarmente vivace. L'86% dei membri del Sinodo riunito a Francoforte si è pronunciato a favore dell'abolizione del celibato dei preti e dell'ammissione delle donne al sacerdozio. Questa proposta, votata con ampia maggioranza dopo due anni di dibattiti, apre ai sacerdoti sposati, allentando l'attuale divieto secolare. Il Sinodo tedesco esorta la conferenza episcopale a inoltrare al Papa precise richieste in tal senso, chiedendo che gli uomini sposati siano ammessi al sacerdozio e che ai preti cattolici sia permesso di sposarsi rimanendo in carica.

Il dibattito sul celibato in Germania è stato fortemente condizionato dallo scandalo degli abusi sessuali. Il Sinodo della Chiesa tedesca, avviato nel 2019 dal cardinale Reinhard Marx, uno dei collaboratori più stretti di Papa Francesco, mira a inviare un segnale forte e coraggioso a Roma per l'abolizione del celibato e l'ordinazione delle donne al sacerdozio. Si sottolinea inoltre l'importanza di una "commissione d'inchiesta esterna" per ripristinare la fiducia nella struttura gerarchica della Chiesa.

Perché il celibato ecclesiastico? Origini e significato del celibato sacerdotale

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