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Il fascino delle Damigelle di Corte Spagnole attraverso l'Arte

Il museo è un affascinante specchio del gusto dei Reali di Spagna nel corso del tempo. La sua collezione nasce infatti dalla passione dei sovrani, che dal Cinquecento non hanno mai smesso di acquisire opere provenienti da tutta Europa. Qui sono conservate le maggiori collezioni al mondo di opere di Tiziano, Bosch, Rubens, Velàsquez, El Greco e Goya.

Le Damigelle di Corte: Un Ritratto della Vita Reale

Nei saloni di Palazzo Reale ieri mattina si è svolta una visita originale con guide d'eccezione. Tra ori, broccati e scintillio di cristalli, gli abitanti del passato sono tornati per raccontare un po’ della loro vita, descrivere la loro dimora e illustrare le opere d’arte che vi sono conservate. Come «ciceroni» per un giorno, in lingua inglese e in costumi d’epoca, si sono cimentati alcuni allievi del Liceo scientifico Gobetti: un tuffo nella storia e un mettersi alla prova di cui hanno beneficiato 19 studenti e 13 docenti provenienti da scuole superiori di Turchia, Spagna, Polonia, Slovacchia con le quali l’istituto di via Maria Vittoria sta portando avanti un progetto europeo Comenius di partenariato multilaterale e scambi.

L’esperienza«L’appuntamento è stato preparato in collaborazione con i Servizi Educativi di Palazzo Reale», raccontano i docenti Cristiana Bartolini, Emma Terrando e Alessandro Perri. La responsabile, Jennifer Celani, di madrelingua inglese, è venuta a scuola, i ragazzi sono stati più volte a Palazzo Reale. «Hanno studiato dipinti e sale, hanno approfondito la storia dell’800. E anche le curiosità che emergono dal diario della moglie dell’ambasciatore americano a Torino in pieno Risorgimento, Caroline Marsh: racconti sulla vita di corte e sulla sua esperienza di americana tra i piemontesi».

Storia e recitazione«Stiamo lavorando sul progetto Mask, Model Act Speak Know, per l’insegnamento dell’inglese attraverso le tecniche del teatro», racconta la professoressa Bartolini che ha curato alcuni momenti di drammatizzazione dei rituali di corte e i divertenti monologhi dei personaggi che avevano abitato a Palazzo. Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, la Duchessa di Genova, la sua dama di compagnia e altri nobili. Per l’occasione il liceo artistico Passoni ha prestato alcuni costumi del suo straordinario archivio storico.

Ada Celisani, IV G, ha impersonato la damigella della Duchessa di Genova. «Spiegherò il protocollo di corte, come le dame devono incontrare la Duchessa - raccontava un attimo prima di accogliere i visitatori sulla soglia di un salone -, dirò che bisogna essere vestite di nero, portare la collana di perle, i guanti. I capelli devono essere raccolti, bisogna inchinarsi e mai volgerle la schiena».

In una delle anticamere della sala del trono Elisabetta Medina e Giulia Cavazzin illustrano un grande quadro di Hayez. Nella sala, Vittorio Emanuele II è impersonato da un perfetto Sergio Ciociola (a cui, per la verità, ogni tanto i baffi tentano di cadere). «Racconto chi era il primo re d’Italia - dice Sergio - e quali erano le differenze rispetto al padre Carlo Alberto». Quando il gruppo dei visitatori arriva, prima che il re parli, Francesco Petrillo descrive con scioltezza il trono e la balaustra che gli sta intorno. Poi, è la volta di Gabriella Bertana: in un prezioso abito scuro, ingioiellata, accoglie gli studenti in arrivo da tutta Europa con un democratico e amichevole «Hello guys, I’m the Duchess of Genoa!».

Ritratto di una damigella di corte spagnola

Capolavori Artistici che Rappresentano la Vita a Corte

Il formato del Trittico, tipico delle pale d’altare, è riproposto in una versione insolita dalla fantasia visionaria di Bosch. Con i battenti chiusi, l’opera mostra un’immagine della Terra in bianco e nero, ottenuta con la tecnica della grisaglia; all’interno risaltano i colori brillanti dei pannelli dell’Eden, del Giardino delle Delizie e dell’Inferno.

Si compone di due scene la pala del frate di Fiesole: a destra la Vergine Maria riceve l’annuncio dell’Angelo sotto il portico della sua casa; a sinistra, nel giardino, la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden. A legarle è il messaggio di speranza dell’incarnazione di Cristo.

Questo famoso dipinto fu commissionato dal futuro re di Spagna Filippo II, grande fan di Tiziano, in occasione delle nozze con Maria Tudor. Protagonista è l’episodio mitologico in cui Zeus seduce la principessa Danae, trasformandosi in pioggia d’oro.

La sensibilità per il paesaggio di Patinir, del tutto nuova per l’epoca, domina la composizione. Rapiti dall’incanto turchese del fiume e dal rigoglio della natura, quasi dimentichiamo il soggetto: Caronte che trasporta un dannato sullo Stige. A sinistra il Paradiso culmina in un’architettura di vetro, mentre gli angeli guidano le anime verso la salvezza.

Dürer dipinse l’autoritratto subito dopo il successo delle stampe dell’Apocalisse e di ritorno dal viaggio a Venezia, che gli diede consapevolezza del suo status di artista.

Un’opera leggendaria, in cui espressionisti e surrealisti riconobbero l’esordio dell’arte moderna. L’allucinato Saturno che divora i suoi figli per timore di essere detronizzato fa parte delle cosiddette Pitture Nere, un ciclo di 13 dipinti murali che decoravano la casa di Goya. Fu il barone di Erlanger a far trasferire l’opera su tela dopo la morte del pittore.

Uno dei più alti esempi della ritrattistica di Raffaello. Naturalezza, eleganza e aristocratico distacco caratterizzano l’opera, che raffigura un cardinale della corte di Giulio II. Un capolavoro di scultura romana, che in età ellenistica riprende i modelli della classicità greca.

“Centinaia di morti, di scheletri, attivissimi scheletri, sono occupati a trascinare con sé un numero altrettanto grande di uomini vivi: figure di ogni genere, in massa o isolate, tese in uno sforzo inaudito; la loro energia supera di molto quella dei viventi che stanno attaccando”. Così Elias Canetti descrisse l’opera di Brueghel.

Una rappresentazione dell’episodio biblico inusuale e per nulla celebrativa, dove un eroe bambino si concentra sui capelli del gigante decapitato.

Una composizione austera e intensa del maestro della natura morta spagnola, nota anche come bodegon per le scene ambientate in taverne e cucine popolari.

Uno dei capolavori dell’artista fiammingo. Impossibile osservarlo con distacco: quest’olio su tavola ci trasporta all’interno della scena dei Vangeli, grazie all’espressività di figure che vengono fuori dallo sfondo come un gruppo scultoreo.

Las Meninas di Diego Velázquez

Frutto dell’inventiva del pittore seicentesco, il dipinto mostra il “dietro le quinte” del ritratto dei Reali di Spagna: Velázquez con il pennello davanti alla tela, l’infanta Margarita e le damigelle accompagnate dal cane accovacciato.

Il formato del Trittico, tipico delle pale d’altare, è riproposto in una versione insolita dalla fantasia visionaria di Bosch. Con i battenti chiusi, l’opera mostra un’immagine della Terra in bianco e nero, ottenuta con la tecnica della grisaglia; all’interno risaltano i colori brillanti dei pannelli dell’Eden, del Giardino delle Delizie e dell’Inferno.

Passato alla storia come un simbolo della brutalità della guerra, Il 3 maggio 1808 mette da parte ogni idealizzazione, per documentare con angosciante realismo la fucilazione dei ribelli madrileni per mano delle truppe napoleoniche.

L’identità del soggetto di questo dipinto è stata all’origine di una lunga diatriba: prima di giungere a Don Juan da Silva, qualcuno vi ha visto Miguel de Cervantes. Al di là del nome, protagonista è l‘aristocratico spagnolo per eccellenza, abbigliato di tutto punto alla moda seicentesca.

Las Meninas di Velázquez è un dipinto olio su tela, 318×276 cm, realizzato nel 1656 e oggi può essere ammirato al Museo del Prado, a Madrid. Come Pieter Paul Rubens, Diego Velázquez incarna la figura del pittore gentiluomo, del nobile col pennello, dai modi signorili e il portamento elegante. Una consapevolezza di sé che traspare dai numerosi autoritratti e si concretizza nel suo capolavoro della maturità, Las Meninas (Le damigelle di corte).

Al centro è collocata l’infanta Margherita, perfettamente illuminata e vestita di bianco; è la figlia dei reali di Spagna, all’epoca aveva cinque anni. Tutto nel quadro è descritto con grande realismo: i lineamenti e le espressioni dei volti, le acconciature, i dettagli degli abiti, i fiori che ornano i capelli e il vestito di Margherita, perfino il pelo del cane dà una sensazione di morbidezza. La prospettiva è definita dai quadri appesi alle pareti e dalle sfumature di luce che si diffondono sul soffitto.

Raffigura un momento della vita a corte nel palazzo reale dell’Alcázar. Ambientato nello studio del pittore presso il palazzo, vi appare l’infanta Margherita circondata dalle sue damigelle d’onore (las meninas), la nana Maribarbola (che sarà ritratta successivamente dal pittore Juan del Mazo), vari personaggi della corte spagnola e lo stesso Velázquez davanti al suo cavaletto intento a dipingere un quadro che ci dà le spalle. Sullo sfondo uno specchio appeso al muro, accanto alla porta, riflette la coppia regnante: Filippo IV d’Asburgo e la moglie Marianna d’Austria. Il pittore, intento a dipingere, sta raffigurando i sovrani?

Visita virtuale con la direttrice Karole P. B. Vail

tags: #quadro #con #damigella #scuola #spagnola

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