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Il Codice Longobardo: Donazioni, Fondazioni e Testimonianze Legali

Il Codice Longobardo, sebbene non sia un unico corpus normativo come il codice giustinianeo, rappresenta una preziosa fonte di informazioni sulle pratiche legali, sociali ed economiche del regno longobardo in Italia. Attraverso una serie di documenti, donazioni, permute e testamenti, possiamo ricostruire la vita quotidiana, le relazioni di potere e la devozione religiosa di questo periodo.

Le testimonianze che ci sono pervenute ci offrono uno spaccato della vita nel Regno Longobardo, con particolare attenzione alle pratiche di donazione, fondazione di istituzioni religiose e scambi di beni. Molti documenti narrano di nobili, ecclesiastici e privati cittadini che contribuiscono all'arricchimento delle chiese e dei monasteri, dimostrando una profonda religiosità e un forte legame con le istituzioni ecclesiastiche.

Donazioni e Fondazioni Pie

Numerosi sono gli atti che attestano la generosità di individui e famiglie verso le istituzioni religiose. Il duca di Cremona Alarchit, ad esempio, vende una proprietà all'arciprete Walpert. Il duca Eriprando di Cremona ordina che alla sua morte il figlio Viriprando paghi una somma d'argento alla canonica di S. Maria Maggiore. Cataldo, figlio del duca Liutprando, insieme ai suoi fratelli, dona terre per la costruzione di un oratorio e di una diaconia per infermi e pellegrini.

Il Capitolo di S. Maria di Cremona vende terre a Wilipando, un milite. Il diacono Rachis, figlio del duca di Cremona Alachi, stabilisce che un oratorio passerà ai canonici di S. Maria di Cremona dopo la sua morte. In un giudizio pubblico a Cremona, il duca Magnifredo ordina la restituzione di beni all'arcidiacono Rotario.

Mappa del Regno Longobardo in Italia

Tre servi di Cristo - Alfredo, Avuarde e Garo - fanno una donazione al monastero dei Ss. Pietro, Paolo e Teonisto di Treviso, donando massari e parte dei loro molini. Senatore e sua moglie Teodelinda dotano il monastero, da loro istituito nella loro casa a Pavia, con i loro possedimenti, ponendolo sotto la dipendenza della Santa Sede e sotto la protezione del re. La figlia Sinelinda diventa monaca in questo monastero.

Il vescovo Specioso di Firenze dona alla chiesa e canonica di S. Maria di Firenze. Romualdo, prete transpadano, e sua moglie Ratperga, risiedono con il consenso del vescovo di Lucca Talesperiano nella chiesa di S. Quirico. Il vescovo Talesperiano conferma Romualdo nel governo del monastero di S. Quirico, dove lui e la moglie risiederanno senza alcuna tassazione.

Il chierico Lorenzo e sua moglie Petronia donano i loro beni alla chiesa di S. Agata, da loro fondata. Radchis, abate, che con il fratello Ansfredo aveva fondato il monastero di S. Pietro a Modena, dona alla chiesa di S. Martino. Radoaldo del vico Gausingo supplica il vescovo Grazioso di Novara di intitolare a lui l'altare consacrato a S. Martino nella chiesa di S. Martino.

Il diacono Adoaldo, figlio del duca di Cremona Redalgiso, dona alla chiesa di S. Maria. Sichimundo, arciprete di Lucca, e i suoi fratelli Teutperto, Ratperto e Godeperto, fondano fuori le mura di Lucca la chiesa e la diaconia dei Ss. Secondo, Gaudenzio e Colombano per i pellegrini, offrendo terre e beni. Vuarnefredo, castaldo di Siena, fa una donazione alla chiesa da lui fondata e al monastero di S. Eugenio, includendo possessi, animali e oggetti vari.

I fratelli Baronta e Auderat donano una vigna alla chiesa di S. Martino. Gudemone e i suoi fratelli, insieme ad altri, vendono terre alla chiesa di S. Genesio. Gennario dona una terra alla chiesa di S. Genesio. I fratelli Faichisi e Pasquale donano beni alla chiesa di S. Genesio.

I coniugi Ansoaldo e Teotconda donano beni alla chiesa di S. Agata. Munari, figlio del fu Gemmolo, vende un campo alla chiesa di S. Genesio. Il vescovo Vualprando di Lucca conferisce al chierico Filiperto, per i servizi resi dal padre alla chiesa di S. Martino, una casa con orto e pozzo.

Illustrazione di un monastero longobardo

Manigunda, di legge longobarda, fonda il monastero di S. Maria di Cairate, donando quanto possiede nel regno Italico e ponendolo sotto la giurisdizione del vescovo di Pavia. Benenato e Godesteo, figli del fu Godilano, vendono beni alla chiesa di S. Genesio. Auriperto, chierico, vende la sua casa con orto e pozzo a Giordanni, prete.

La monaca Anstrualda dona beni alla chiesa di S. Giorgio. Giusto, orefice, vende a Orsa, badessa, una terra. L'archiprete Sichimundo dona beni alla chiesa di S. Frediano. Filicauso, prete, dona alla chiesa di S. Quirico una terra acquistata di recente, riservandosi il possesso vita durante.

Teuperto, figlio del fu Mauro, dona alla basilica di S. Pietro. Auda, vedova di Venerio, vende terre alla chiesa di S. Pietro. Rotperto di Agrate dona beni alla chiesa di S. Pietro. Le sorelle Autconda e Natalia fondano in Verona il monastero di S. Maria, detto poi in Solaro, e donano i loro possessi.

Ambrogio, del vico Carocia, emette un atto in favore di Domoaldo, della chiesa di S. Martino. Sergio, arcivescovo di Ravenna, assoggetta il monastero di Nonantola alla sede metropolitana di Ravenna, sottraendolo alla giurisdizione degli altri vescovi.

Gairiperto vende beni al prete Tanualdo di S. Martino. Il vescovo Vualprando di Lucca cede alla corte regia, tramite permuta con il duca Alperto, proprietà appartenenti alla chiesa di S. Martino, ricevendo in cambio altri beni. Il vescovo Peredeo, successore di Vualprando, ottiene dal re la copia di un documento di permuta perduto.

Il vescovo Vualprando di Lucca, nel suo testamento, lascia parte delle sue sostanze alla chiesa di S. Martino, destinata anche al senodochio, e alla chiesa di S. Frediano e S. Reparata. Desidera che i suoi servi siano resi liberi.

Manoscritto medievale con testo legale

Austriperto dona la terza parte dei suoi averi per la fondazione e dotazione della chiesa di S. Martino. Vualfredo di Pisa fonda il monastero di S. Pietro di Monteverdi, ponendolo sotto la regola di san Benedetto e arricchendolo di numerosi possessi. Gaiprando dona beni alla chiesa di S. Martino.

Testimonianze Legali e Sociali

Il duca di Cremona Alarchit vende a Walpert, arciprete e custode di S. Maria. Cataldo, figlio del duca Liutprando, dà in enfiteusi una casa a Reginaldo monetario. Il vescovo Felice di Lucca fa promesse a Babbino, abate del monastero di S. Frediano di Lucca.

Il diacono Rachis, figlio del defunto duca di Cremona Alachi, stabilisce dispositions testamentarie riguardanti un oratorio. In un giudizio pubblico tenuto a Cremona, il duca Magnifredo ordina la restituzione di beni all'arcidiacono Rotario. Tre servi di Cristo, Alfredo, Avuarde e Garo, fanno donazioni.

Senatore e sua moglie Teodelinda istituiscono un monastero a Pavia, regolando l'elezione della badessa e la disciplina. Il vescovo Specioso di Firenze, il duca Vualperto di Lucca, il gastaldo Alais e altri giudicano in pubblico placito riguardo alle chiese di S. Andrea e S. Genesio.

Il vescovo di Lucca Talesperiano concede al diacono Maurino la basilica di S. Prospero martire. Teutpaldo e altri dotano largamente la chiesa di S. Silvestro, da loro fondata a Lucca. Geminiano dona alla chiesa di S. Silvestro.

Aufrido vende un suo orto situato avanti la chiesa di S. Silvestro. Aunefrido, chierico, promette di servire la chiesa dei Ss. Pietro e Paolo. Pertualdo, di ritorno da un pellegrinaggio a Roma, offre beni alla chiesa e al monastero di S. Pietro.

Orso dona beni alla chiesa di S. Pietro. I fratelli Aurinando e Gudifredo fondano la chiesa e il monastero di S. Pietro. Il vescovo di Lucca Talesperiano conferma il prete Romualdo nel governo del monastero.

Il chierico Lorenzo e sua moglie Petronia donano i loro averi alla chiesa di S. Agata. Radchis, abate, fonda il monastero di S. Pietro a Modena. Pertusato vende beni all'abate Anselverto del monastero di S. Pietro.

Trasualdo dona la metà dei suoi beni alla chiesa di S. Pietro. Radoaldo supplica il vescovo Grazioso di Novara di intitolare a lui l'altare consacrato a S. Martino. Rodoin aveva precedentemente venduto diverse terre.

Il diacono Adoaldo dona beni alla chiesa di S. Maria. Sichimundo e i suoi fratelli deliberano di fondare la chiesa e la diaconia dei Ss. Secondo, Gaudenzio e Colombano. I fratelli Pinculo e Macciulo vendono terre in Arena (Pisa).

I fratelli Gudemone, Crespolo, Munari e altri vendono terre nel casale Cavallionano alla chiesa di S. Genesio. Gennario dona una terra nel casale Cavallionano alla chiesa di S. Genesio. I fratelli Faichisi e Pasquale donano beni alla chiesa di S. Genesio.

Anualdo dona la quarta parte dei suoi averi al prete Anecardo. I coniugi Ansoaldo e Teotconda donano beni alla chiesa di S. Agata. Munari vende un campo nel casale Cavallionano alla chiesa di S. Genesio.

Il vescovo Vualprando di Lucca conferisce al chierico Filiperto una casa con orto e pozzo. Manigunda fonda il monastero di S. Maria di Cairate. Benenato e Godesteo vendono beni alla chiesa di S. Genesio.

Auriperto, chierico, vende la sua casa con orto e pozzo a Giordanni, prete. La monaca Anstrualda dona beni alla chiesa di S. Giorgio. Giusto, orefice, vende a Orsa, badessa, una terra.

Documento storico con sigilli

I fratelli Agelmo e Dazo promettono di dare facoltà al cugino Stavelis di trattare una causa. L'archiprete Sichimundo dona beni alla chiesa di S. Frediano. Filicauso, prete, dona alla chiesa di S. Quirico una terra.

Teuperto, figlio del fu Mauro, dona alla basilica di S. Pietro. Auda, vedova di Venerio, vende terre alla chiesa di S. Pietro. Rotperto di Agrate dona beni alla chiesa di S. Pietro.

Le sorelle Autconda e Natalia fondano il monastero di S. Maria in Solaro. Emitanco e sua moglie Teuflada vendono beni al prete Tanualdo di S. Martino. Il prete Luceri è confermato nella chiesa di S. Martino.

Causulo vende beni al prete Tanualdo di S. Martino. Teutperto vende la metà della chiesa di S. Martino al prete Anucardo. Achiperto dona beni alla chiesa di S. Martino.

Aurimo dà a Pietro una sua terra a S. Martino. Liutperto, arcidiacono di Pisa, fa tradizione della metà delle sue sostanze al cugino Rigiperto. Insieme offrono le stesse cose alla chiesa di Pisa. Gallo, diacono, offre beni alla chiesa di S. Pietro.

Ratperto fonda in Pistoia il monastero dei Ss. Pietro, Paolo e Anastasio. Racolo aveva precedentemente offerto tutti i suoi beni alla chiesa di S. Martino. Il prete Tanualdo promette al vescovo Vualprando di Lucca di risiedere nella chiesa di S. Martino.

Il prete Petronace dona alla chiesa di S. Agata, da lui fondata, il luogo dove sorge con tutte le dipendenze. Orso, chierico di Ravenna, dona al monastero di Nonantola quanto gli appartiene per legge. Altiperga, monaca, dona beni a S. Martino.

Storia: I Longobardi in sei minuti Flipped classroom

Gairiperto vende beni al prete Tanualdo di S. Martino. La permuta tra la corte regia e la chiesa di S. Martino di Lucca coinvolge il vescovo Vualprando e il duca Alperto, con scambio di case e terre. Il vescovo Peredeo ottiene dal re la copia di un documento di permuta perduto.

Il vescovo Vualprando di Lucca, nel suo testamento, lascia parte delle sue sostanze alla chiesa di S. Martino e alla chiesa di S. Frediano. Austriperto dona beni per la fondazione della chiesa di S. Martino. Vualfredo di Pisa fonda il monastero di S. Pietro di Monteverdi.

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