Il concetto di "Macchine Celibi" affonda le sue radici in un'interpretazione artistica e filosofica che esplora le dinamiche del desiderio, della produzione e dell'isolamento. Nato originariamente da Marcel Duchamp, che diede questo nome alla parte inferiore del suo "Grand Verre", il termine è stato ripreso e sviluppato da Harald Szeemann in una celebre mostra del 1975 alla Biennale di Venezia. La mostra, e il catalogo omonimo curato da Szeemann, presentavano opere che esploravano l'idea di "apparati" legati al corpo e alle sue funzioni, interpretando la macchina celibe come un tentativo di esorcizzare il tempo attraverso un ripiegamento sul sé, dove l'arte diventa un rifugio per mantenere la giovinezza in un eterno presente creativo.
La macchina celibe, in questa prospettiva, rappresenta un "delirio autoerotico" in cui l'energia vitale, anziché essere dispersa, viene continuamente reinvestita in un processo di produzione asessuata, un ossimoro che sfida le convenzioni biologiche e sociali. Questa interpretazione, che collega l'arte alla fuga dal tempo e alla conservazione della giovinezza, offre uno spunto di riflessione sulla natura dell'impulso creativo e sul suo rapporto con la mortalità.

Tuttavia, il termine "Macchine Celibi" ha assunto nel tempo anche connotazioni più concrete e controverse, legate alla gestione di servizi culturali e alla cooperativa bolognese omonima. La cooperativa "Macchine Celibi", fondata nel 1990 da un'associazione culturale universitaria, ha ampliato la sua attività dalla gestione di spazi per l'arte contemporanea alla gestione di servizi per Enti Pubblici in diversi settori, tra cui musei, biblioteche, teatri e centri culturali. La sua mission dichiarata è quella di coniugare valori culturali e sociali con capacità gestionali e organizzative, offrendo un valore aggiunto attraverso la consulenza e il coordinamento scientifico.
La Cooperativa "Macchine Celibi" e le Controversie sulla Gestione dei Servizi Culturali
Nonostante un fatturato considerevole e bilanci in attivo, la cooperativa "Macchine Celibi" è stata al centro di diverse controversie legate alle condizioni lavorative del personale impiegato nella gestione dei servizi appaltati. In particolare, episodi accaduti in comuni come San Martino Buon Albergo (Verona) e nei Musei Civici di Verona hanno sollevato proteste da parte dei lavoratori e dei sindacati.
Un caso emblematico riguarda la gestione della biblioteca comunale di San Martino Buon Albergo, dove la cooperativa, dopo aver vinto l'appalto, avrebbe proposto al personale un taglio dello stipendio del 30% come condizione per essere riassunto. Questa situazione ha generato un'ondata di proteste, anche sui social media, e ha portato all'intervento dei sindacati, che hanno proclamato lo stato di agitazione. La cooperativa, dal canto suo, ha replicato affermando che la stima del costo della manodopera era stata determinata direttamente dall'ente appaltante e che la sua offerta si era attenuta a tale previsione, incidendo sui propri costi generali anziché sul costo del lavoro.

Similmente, nei Musei Civici di Verona, la cooperativa è stata accusata di proporre un cambio di contratto "in corsa" agli operatori, pena la perdita del posto di lavoro. Questa vicenda ha portato a una vertenza sindacale che, secondo quanto riportato, è stata vinta dai lavoratori. Le autorità comunali, in entrambi i casi, si sono mosse per tutelare i lavoratori e i salari, mentre la cooperativa si è dichiarata incolpevole, sostenendo di aver agito nel rispetto delle normative e delle previsioni stabilite dagli enti appaltanti.
Questi episodi mettono in luce le criticità del sistema degli appalti nel settore culturale, dove la logica del ribasso economico può talvolta confliggere con la tutela dei diritti e delle condizioni lavorative dei professionisti del settore. Le sigle sindacali, come Usb e Filcams Cgil, hanno più volte denunciato il "solito scaricabarile tra cooperativa e stazione appaltante" e hanno richiesto maggiore chiarezza, impegni concreti e l'applicazione di contratti che valorizzino la professionalità e l'esperienza dei lavoratori, come il contratto Federculture.
La Missione e l'Operatività della Cooperativa
Nonostante le controversie, la cooperativa "Macchine Celibi" vanta una solida esperienza nella gestione di servizi per Enti Pubblici. Dal 1995, ha gestito una vasta gamma di servizi, tra cui biglietteria, visite guidate, bookshop, didattica, accoglienza visitatori, portierato, centralino, supporto tecnico per allestimenti di mostre, front office bibliotecario, reference, prestito, catalogazione, maschera teatrale, guardaroba, programmazione espositiva, comunicazione e allestimenti per gallerie d'arte contemporanea e centri culturali. Ha inoltre gestito centri giovanili, informagiovani e servizi di informazione turistica.
L'attività della cooperativa si è estesa anche alla gestione di eventi culturali, come le attività estive in Piazza Verdi a Bologna nel 2019 e l'organizzazione del Bellaria Film Festival. La cooperativa pianifica annualmente l'attività formativa del proprio personale, collaborando con Enti Formatori accreditati e partecipando a bandi nazionali per reperire risorse economiche aggiuntive destinate all'aggiornamento professionale.
La cooperativa si presenta come un soggetto economico affidabile, con un fatturato di 10 milioni di euro, un patrimonio netto di 1.600.000 euro e bilanci in attivo. Attualmente opera in undici regioni italiane, gestisce oltre 130 biblioteche e impiega circa 700 dipendenti, per la maggior parte assunti a tempo indeterminato. Possiede la Certificazione di Qualità UNI EN ISO 9001:2015 e la Certificazione ISO 45.001 sulla sicurezza sul lavoro.

Negli ultimi anni, la cooperativa ha intensificato la collaborazione con gli Uffici Cultura di alcuni Comuni, partecipando attivamente alla elaborazione di progetti e alla formulazione di strategie per l'implementazione dei servizi. Questa mission si traduce in un'attività di consulenza e supervisione scientifica che precede e accompagna l'erogazione dei servizi, valorizzando l'esperienza maturata nei diversi settori di attività.
La cooperativa mantiene inoltre rapporti di collaborazione con l'Università di Bologna, co-finanziando progetti di ricerca e svolgendo attività di catalogazione per importanti archivi, come l'Archivio Storico della Video Arte e il "fondo Eco" di Umberto Eco. Questi legami accademici testimoniano l'impegno della cooperativa nel promuovere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale.
La storia delle "Macchine Celibi" si dipana quindi su due piani distinti ma interconnessi: quello del concetto artistico e filosofico che esplora le profondità dell'animo umano e quello della realtà operativa di una cooperativa che, nel tentativo di conciliare gestione economica e valori culturali, si confronta con le sfide e le complessità del mondo del lavoro nel settore dei servizi pubblici.
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