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Il Significato di "Nubile" nel Dialetto Toscano e le Sue Radici Storiche

Il fiorentino, fin dal Trecento, ha assunto un ruolo preminente nella letteratura italiana, grazie soprattutto a figure come Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Questa lingua, liberata da molti caratteri locali e arricchita di nuove forme, si è diffusa in tutta la penisola, sovrapponendosi ai vari dialetti. Se da un lato parlare italiano può essere motivo di vanto, dall'altro può sorgere il desiderio di possedere una parlata propria, un vernacolo distintivo. Essendo nati in una città che non è quella d'origine dei genitori, e non essendo influenzati dal loro accento, si può non acquisire una cadenza marcata di una specifica città.

I dialetti, da sempre, sono stati un mezzo di comunicazione efficace e diretto a livello locale. Hanno dato vita non solo a canzoni, stornelli e fiabe, ma anche a vere e proprie opere artistiche. Tra i maggiori esponenti si ricordano Carlo Porta (milanese), Gioachino Belli (romano) e Salvatore Di Giacomo (napoletano). A questi si aggiungono poeti contemporanei capaci di catturare il presente con parole d'altri tempi, rendendo magico anche l'evento più banale. Cassandro e Sergio Sestolla, con i loro versi in un dialetto elegante e passionale, hanno fatto conoscere e amare la Sicilia in un modo unico.

Copertina di un libro di poesie in dialetto

Il dialetto toscano presenta alcune peculiarità linguistiche interessanti. Le vocali finali degli aggettivi possessivi come "mio", "tuo", "suo" (e i loro plurali) si troncano, sostituite da un apostrofo. Ad esempio, "Come sta il tuo bambino?" diventa "Come sta ir tu’ bimbo?". Inoltre, la desinenza dell'infinito dei verbi, "-re", scompare quasi sempre, e la vocale finale acquisisce l'accento. Ci sono anche nomi ed espressioni simpaticamente arcaiche ma comprensibili quasi a tutti, la cui origine, secondo i vocabolari, risale al "volgare" italiano. Un esempio è la parola "bischeri", che il vocabolario traduce come "sciocco, minchione", ma che oggi viene usata con intento bonario, come in "bravo bischero!".

Un altro aspetto distintivo è l'uso della contrazione di "egli", molto diffuso nel linguaggio popolare. Si dice "e’ dice bene!" o "e’ piove!" invece di "(egli) dice bene!" o "(egli) piove!".

Il verbo "incignare", dal tardo latino *encaeniare* (inaugurare), nel toscano assume il significato di rinnovare. Anche il verbo "spengere" (spengere una luce, il fuoco) è usato prevalentemente in Toscana, mentre "spegnere" è più comune nelle altre regioni. Dal punto di vista fonetico, "spè-gne-re" sembra più corretto e pulito rispetto a "spègnere".

Mappa della Toscana con evidenziate le aree linguistiche

L'umorismo toscano, spesso pungente, trova le sue radici nelle battute scambiate nelle botteghe del passato, pronunciate da personaggi caratteristici, le "sagome", degni di figurare nei testi di Vasco Pratolini, nel teatro di Augusto Novelli o nelle canzoni di Odoardo Spadaro.

Passando al significato di "nubile", questo termine, insieme a "celibe", indica lo stato civile di una persona non sposata. La serie completa dei termini usati nei registri anagrafici è: celibe o nubile; coniugato o coniugata; divorziato o divorziata; vedovo o vedova. La coppia "celibe/nubile" si specializza come opposizione semantica: "celibe" per l'uomo e "nubile" per la donna, analogamente ad altre coppie di termini come padre/madre, marito/moglie, fratello/sorella.

Il termine "nubile" deriva dal latino *nubilis*, che significa "(in età) da marito", a sua volta derivato da *nubere* (maritarsi), legato a *nubes* (nuvola). Questa metafora evoca l'idea di "entrare nella nuvola", un'immagine che ben si adatta ai sogni delle ragazze in attesa del matrimonio. Anche la parola "nozze" deriva da *nubere*. I Romani, per indicare lo sposarsi dell'uomo, usavano termini legati a *uxor* (moglie), come nel caso della parlata napoletana "'nzurare" (ammogliarsi).

In latino, *caelebs* indicava l'uomo non ammogliato (anche vedovo), mentre *nubilis* era la ragazza in età da marito. A differenza dell'italiano, altre lingue come il francese (con *célibataire*) usano un unico termine indistintamente per uomo e donna.

Come parlano i fiorentini

In un contesto informale, per definire una donna non impegnata sentimentalmente, si possono usare diverse perifrasi come "vivo da sola", "non convivo", "non sono fidanzata", "non sono impegnata", "non ho un compagno", "non voglio relazioni serie", "sono solo per scelta". Molte persone si definiscono "libera", sottintendendo l'assenza di impegni sentimentali o legami ufficiali. L'uso del termine "singola" per tradurre l'inglese "single" può richiamare goffamente l'anglicismo, e spesso non è gradito.

Il termine "scapolo", pur essendo una definizione da vocabolario, può avere una connotazione negativa. Nel toscano parlato, per il femminile, è attestato "scapola", il che eliminerebbe problemi di genere. Tuttavia, l'uso di "singolo" per tradurre "single" è oggetto di dibattito, a causa di possibili conflitti semantici e dualismi morfologici di genere.

Infografica sulla differenza tra

Lo stato civile di donna non sposata è definito "stato nubile". Storicamente, il termine "in età nubile" si riferiva all'età adatta a contrarre matrimonio, sia per uomini che per donne.

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