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Il Fascino del Mobile Antico: Caratteristiche, Stili e Valore

Il mobile antico rappresenta un connubio affascinante tra arte, storia e artigianato, offrendo uno sguardo unico sul passato e arricchendo gli spazi contemporanei con eleganza e personalità.

I primi esemplari di mobilio sono stati rinvenuti in Egitto, dove era consuetudine inumare il sarcofago del defunto unitamente agli oggetti a lui cari. Intorno al 3100 a.C. il letto, la sedia, lo sgabello, il tavolo e il contenitore per abiti erano già stati inventati.

Nel VII secolo a.C. dalla Mesopotamia i Greci acquisirono la tecnica del tornio, realizzando mobili comodi ed eleganti con legni pregiati attraverso una lavorazione accurata e un assemblaggio con incastri, inserimenti di spinotti o ricorrendo al sistema a coda di rondine. I legni impiegati erano l'acacia, il sicomoro, il cedro e l'ulivo importati dalla Palestina e dal Libano.

Nell'antica Grecia il letto (kline) era un telaio di legno e piano a strisce di cuoio intrecciate sul quale era appoggiato il materasso. Molte sono le raffigurazioni con scene di banchetto che mostrano il kline in funzione di divano e di letto, tavole quadrate a quattro gambe (trapeza) e a tre gambe (tripous) con piano quadrato o tondo. Per riporre gli oggetti e gli abiti erano utilizzati dei cassoni di legno chiamati kibotos, più tardi compariranno veri e propri armadi a muro. Ai Greci si deve l'uso della sedia (klismos), provvista di schienale, ma priva di braccioli: elegante e funzionale, a metà tra il semplice sgabello e il pomposo trono. Col passar del tempo la semplicità da neofita fu sostituita dall'uso di un repertorio decorativo.

Dai mobili greci derivano quelli etruschi e romani.

Nel Medioevo il mobile di legno, massiccio e dalle forme sobrie, rimane a lungo uno dei pochi elementi dell'arredo nelle case comuni, mentre per le corti ed i grandi monasteri sono realizzati troni molto elaborati, cofani, reliquari, ecc. con legni pregiati, marmi e avorio.

Lo sgabello, spesso in versione pieghevole, derivante dall'evoluzione della sedia curulis dei Romani, è un elemento che perdura nel Medioevo. Tavoli e letti, in genere realizzati con cavalletti sui quali erano sovrapposte delle assi, sono, come lo sgabello, agevolmente trasportabili e non arredano stabilmente le camere, ma sono montati e smontati secondo la necessità, anche il cassone per biancheria e vestiti è spesso costruito in una versione portatile: il baule da viaggio.

Solo il modo di vivere organizzato e tranquillo del Monastero e della Cattedrale favorisce l'utilizzo di mobili fissi come banchi, armadi da sacrestia, scaffali per libri, leggii, panche da coro.

Tra i legni, il più usato è quello di quercia.

Cominciano a diffondersi in Europa Settentrionale delle credenze chiuse per la conservazione dei cibi: un tipo particolare costituito da un cassone con ante e appoggiato su gambe che partono da un basamento e detto buffet.

In Spagna il mobilio dell'epoca gotica, prevalentemente realizzato utilizzando legni di alberi da frutta e di castagno, risente dell'influenza orientale, diretta conseguenza della lunga dominazione araba. Tale influsso moresco innesta sulle forme gotiche l'uso massiccio del cuoio, l'utilizzazione di legni policromi e il ricorso ad intarsi minuti.

Dal punto di vista costruttivo il mobile rinascimentale, quasi sempre in massello di noce, vedeva i vari elementi tenuti assieme da chiodi di ferro o da semplici incastri, mentre era sconosciuto l'uso della colla. I contenitori avevano schienali composti di più assi disposte orizzontalmente e inchiodate sullo spessore dei fianchi.

A quel tempo, non c’era domanda di legname come oggi e gli alberi avevano così la possibilità di crescere tanto che il loro tronco arrivava a superare facilmente il metro di diametro: ciò consentiva di tagliare assi molto larghe da impiegare nella costruzione dei mobili.

Per lavorare il legno l'ebanista utilizzava la sega, i cui segni irregolari e profondi sulla superficie del legno, nelle parti a vista, erano eliminati con lo sgrossino, una sorta di pialla con la lama a mezzaluna, e carteggiati con un pezzo di vetro.

I motivi della decorazione erano generalmente presi dall'architettura classica e dalla mitologia, con animali dipinti o intagliati.

Il tavolo diventa una struttura fissa con il tavolo detto fratino: lungo e stretto, sempre in legno di noce tagliato a grande spessore, è sostenuto da grossi pilastri a sezione quadrata, mentre una traversa di legno lo percorre nel senso della lunghezza a fare da poggiapiedi.

I letti restano delle semplici strutture lignee celate da belle stoffe, anche se non mancano letti più complessi con colonne d'angolo scolpite.

I motivi ornamentali, che nel Quattrocento si rifanno al Classicismo, nel Cinquecento diventano elaborati e confusi.

Di dimensioni imponenti, il mobilio barocco abbandona gradualmente la linea retta per quella curva e spezzata e, rispetto al secolo precedente, si differenzia per una sensibile riduzione degli spessori del legno e per una maggiore precisione nell'assemblaggio dei vari elementi.

La maggior parte degli incastri è ancora fermata da spine troncoconiche, ma si va diffondendo l'utilizzo della colla per rendere il tutto più saldo.

Si usano sempre i chiodi a sezione quadrata, la loro testa, però diventa più esile e piatta ed i chiodi sono piantati alla traditora (trasversalmente), con la punta che fuoriesce dal legno per essere in un secondo tempo ribattuta, in modo da aumentare la resistenza.

Nel Seicento si accentua l’enfasi decorativa del tardo Rinascimento e del Manierismo: prevale l'elemento tornito e la pesante cornice mentre si fa grande uso di impiallacciature e tarsie.

La grande diffusione del libro a stampa ha fatto sì che le librerie entrassero nell'arredo domestico così come il divano, prima di allora sconosciuto.

Assai diffusi sono anche i legni dorati, mentre pannelli con pietre dure e applicazioni di bronzo dorato si utilizzano per gli armadi, che spesso diventano vere opere d'arte con marmi preziosi dipinti.

Compare in questo periodo il primo scrittoio con piano liscio e cassetti collocati a mo’ di fregi oppure sovrapposti ai due estremi del mobile e si diffonde la decorazione a tornio per le gambe di tavoli e sedie.

Si comincia a fare una netta distinzione tra sedie e poltrone: gli schienali delle sedie sono di solito bassi, tranne che in quelle di rappresentanza, ed al posto di sedili di legno da coprire con cuscini prende piede l'imbottitura.

In Italia le forme a volute e le superfici ondulate si diffondono nei mobili dell'area romana, l'uso di formelle intagliate in Piemonte, l'intaglio esuberante in Veneto e Liguria.

Nella seconda metà del Seicento con lo stile Luigi XIV la produzione francese di mobili assume una propria identità e omogeneità stilistica. Il mobilio diventa un vero e proprio monumento allo sfarzo, gli arredi sono riccamente decorati e scolpiti, la tecnica dell’intarsio si fa sempre più raffinata.

La tecnica della costruzione diventa più precisa, si avvale di incastri realizzati con estrema cura, si fa abbondante l'uso della colla tanto da rendere quasi superflue le spine che, quando sono impiegate, assumono una forma cilindrica e non più troncoconica.

Anche i chiodi hanno ora la testa rotonda e la gamba a sezione circolare.

Insieme alle tecniche gli attrezzi impiegati nella lavorazione, sostanzialmente invariati, diventano più precisi ed evoluti: compaiono strumenti per le rifiniture come il pialletto a lama dritta per livellare i piani, il voltino una sega a lama stretta per sagomare le parti curve, la fustella per ritagliare gli intarsi geometrici e il seghetto da traforo per gli intarsi più complessi.

Il cassone (commode) diventa il più diffuso contenitore per la biancheria, anche se continuano ad essere costruiti alti guardaroba (armoires).

I mobili per sedersi diventano sempre più raffinati: i sedili sono ampi, con i braccioli pesantemente intagliati tanto da riuscire scomodi, mentre si diffonde l'uso delle cinghie per sostenere l'imbottitura della sedia, cinghie che vanno a sostituire il sistema più rigido di assi inchiodate alle fasce.

Compare nell'arredo della camera da letto il comodino, un piccolo cassettone dotato di tre o quattro cassetti, utilizzato sia come contenitore che come piano d'appoggio.

Fa la sua apparizione anche la consolle, un tavolo da muro, con funzione quasi esclusivamente ornamentale.

I tavoli in voga hanno gambe, traverse e fasce molto lavorate.

I materiali più impiegati sono, oltre al legno, il marmo e il bronzo.

Attraverso combinazioni di materiali diversi come ebano, tartaruga, ottone, peltro e madreperla si ottengono delle immagini di eccezionale valore decorativo. Un motivo molto diffuso è costituito dalle “singeries”, scene che raffigurano scimmie nell'atto di imitare gesti umani.

È quanto avviene in Francia con lo stile Luigi XV che presenta precise caratteristiche formali: asimmetria, deformazione, movimento e naturalismo.

È in questo periodo che si realizza una grande quantità di mobili, spesso legati ad una sola funzione e di piccole dimensioni.

Perfetta sintesi di forma e decorazione, lo stile Luigi XV affida al disegno anche la scelta dei legni che sono tagliati e accostati in modo da esaltare, con giochi cromatici ed effetti di chiaroscuro, lo schema compositivo.

La tecnica utilizza gli stessi arnesi del secolo precedente, anche se gli strumenti da intaglio diventano più numerosi e dotati di lame più sottili e affilate per realizzare rilievi più decisi e netti.

Le poltrone hanno le gambe ricurve, perdono le traverse e le imbottiture, diventano molto comode.

Assai diffusi sono gli intagli floreali, le borchie e le serrature hanno linee floreali e asimmetriche.

Il mobile contenitore più importante in questo periodo è costituito dal cassettone che può avere di tre cassetti con gambe corte oppure con due o quattro cassetti disposti su due file e con gambe lunghe. Una variante è costituita dalla cantoniera.

In questo periodo in cui il mobile nasce la pettineuse ed il tavolo da gioco. La pettineuse ha l'aspetto di una piccola scrivania con finti cassetti e l'accesso agli scomparti per i cosmetici avviene dall'alto tramite tre anime, quella centrale è costituita da uno specchio incernierato che può assumere varie posizioni.

In Inghilterra tra il 1760 e il 1790 domina lo stile di Thomas Chippendale, che unisce elementi rococò, gotici e cinesi.

In Italia il Rococò, detto anche barocchetto, si afferma in ritardo e si ispira decisamente al Luigi XV.

A Venezia, il mobile laccato: il colore, a tempera, viene steso su una preparazione in gesso e fissato con la sandracca, una resina trasparente che col tempo si ossida assumendo una tonalità giallastra.

Lo stile Neoclassico in Francia assume le forme dello stile Luigi XVI. La linea è retta, diminuiscono gli elementi decorativi i quali prendono direttamente spunto dalle figure e scene antiche, i pannelli sono laccati in genere di nero e oro, le impiallacciature lisce e ricorso al bianco.

Per ornare le superfici dei mobili si fa largo ricorso alla lastronatura ed alla tecnica dell'intarsio, minuziosi mosaici in cui le tessere sono disposte all'interno del disegno con venatura diversa in modo da creare giochi di luce ed effetti di chiaroscuro.

Gli spessori dei legni, sia per la struttura che per i lastroni, diventano sempre più ridotti; gli elementi del mobile sono uniti con chiodi lunghi e sottili e con incastri, la tenuta è assicurata dall'uso di una colla molto resistente.

Sotto l'influsso inglese diventano di moda le impiallacciature in mogano che vanno a sostituire in molti mobili gli intarsi più minuti e fantasiosi.

Il mobile del periodo è il secrétaire, dotato di vari cassetti, antine, vani segreti e un calatoio utilizzato come piano d’appoggio per scrivere.

In Italia il Neoclassicismo si avvicina di più allo stile dell'età imperiale che a quello greco-romano e si distingue per un’imponenza senza troppi orpelli.

Con l'avvento dell'impero napoleonico (1804) si afferma lo stile Impero.

In questo periodo la produzione di mobili viene ad assumere un doppio carattere: per la corte, con grande abbondanza e varietà delle decorazioni, e per l'alta borghesia, con il ricorso ad una maggiore semplicità.

I legni più utilizzati sono il mogano e il palissandro, abbastanza diffusi anche il legno seta e il bronzo dorato.

Questo stile si diffonde anche in Italia fino al 1830 e negli altri paesi d'Europa, dapprima sull'imitazione francese poi elaborando alcune forme autonome.

Con l’affermazione della borghesia i mobili sono pensati per una maggiore praticità.

Si affermano lo stile Carlo X, caratterizzato dall'uso prevalente di legni chiari con leggere tarsie scure, e il Luigi Filippo, che riprende elementi del passato uniti a motivi romantici.

Nella seconda metà dell'Ottocento si ha un ritorno agli stilemi seicenteschi e settecenteschi. Anche la scelta dei materiali diventa eterogenea oltre al legno, nella fabbricazione dei mobili viene utilizzato il papier- maché e la ghisa.

Nei sedili si usa molto l'imbottitura, i salotti e le sale da pranzo vengono come soffocate da pesanti tendaggi.

Negli ultimi anni dell'Ottocento prende velocemente piede lo stile chiamato Art Nouveau, che assume caratterizzazioni diverse nelle varie nazioni.

In Francia le linee derivano dal mondo vegetale e la decorazione diventa un simbolo della struttura. Caratteristica di questo stile è il ricorso alle linee sottili, alla decorazione ondulata e ad una languida eleganza.

In Inghilterra il movimento prende il nome di Liberty, in Belgio di Modern Style, in Austria e Germania assume connotati più geometrici.

Con l'inizio del nuovo secolo si affermano le avanguardie stilistiche in una ricerca di nuovi indirizzi.

In Francia si diffonde lo stile Art Déco con mobili essenziali, rigidi e colorati. Si ripropongono le vecchie tecniche di decorazione, come la lacca, il cuoio inciso e colorato, nascono nuove impiallacciature con lo zigrino e il vetro che vanno a rivestire le superfici lignee.

Le forme dei mobili diventano stilizzate, geometriche e monumentali.

Si affermano tre nuovi tipi di mobili: l'armadietto da cocktail, il mobile per la radio e per il grammofono.

In Germania il razionalismo dei modelli disegnati da Le Corbusier, che realizza un’estrema semplificazione nei suoi mobili non concedendo nulla alla decorazione, si trasforma nel nuovo mobilio in tubi di acciaio che sopravvive fino ai giorni nostri.

Nel secondo dopoguerra la produzione del mobilio vede emergere, oltre al gusto tipicamente scandinavo, il design italiano che negli anni Cinquanta presenta figure decisamente all'avanguardia come Ponti, Mollino e Castiglioni.

Possiamo definire “mobile antico” un pezzo antecedente al 1840. Difatti in quest’epoca ha il sopravvento la meccanizzazione degli attrezzi, la produzione in serie delle parti di un mobile e il rifacimento degli stili precedenti fino all’eclettismo più sfrenato.

Personalmente ritengo che un mobile antico dia la sensazione di bello a prescindere. Perché il fascino scaturito dalla plasticità del pezzo, l’emozione dovuta alla percezione delle forme, l’incanto subito dalla realizzazione artigianale di figure in rilievo intagliate con maestria o gli intarsi e le incrostature eseguite con strumenti manuali, sono tutte indicazioni di un pezzo d’opera originale.

Di seguito, alcune semplici regole da seguire per evitare gli imbrogli più comuni e diventare acquirenti consapevoli e contenti.

1. Dedurre la provenienza

Se il pezzo che ci viene proposto è appartenente ad un certo periodo, bisogna accertarsi che sia originale. Un primo passo è sapere la provenienza e la paternità. Se è francese, per esempio, basta cercare lo stampiglio, di solito ben nascosto in parti non facilmente visibili o la firma con inchiostro grasso su legno tenero. La presenza dello stampiglio colloca il mobile dopo il 1741 (data in cui vennero obbligati per legge), fino all’abolizione delle corporazioni nel 1791. Se invece vi sono decori intarsiati a quadrifoglio allora potrebbero essere quasi sicuramente di provenienza genovese. Se è impiallacciato con un’essenza tendente all’ocra con venature piumate, si potrebbe supporre la provenienza inglese - fine Settecento, inizio Ottocento (stile Sheraton). I mobili lombardi del Settecento, invece si distinguevano per delle sottili cornici scure che riquadravano ante e cassetti.

2. Conoscere il materiale

Le strutture dei mobili erano realizzate in rovere o in noce; in seguito prese il sopravvento il mogano. Conseguentemente al divieto di importazione di legni esotici, nel periodo napoleonico, vennero utilizzati legni locali, di colore chiaro (bois clair) e legni da frutto (limone, pero, ecc.). In Francia, come in Italia, i mobili “provinciali” differivano oltre che per lo stile (spesso arretrato e comunque semplificato), anche per l’utilizzo di legni più economici (autoctoni), sopratutto nelle strutture. Alcune essenze erano preferite per le “filettature” in contrasto di colore. I legni violetto, palissandro, ebano, ecc. erano più scuri e quindi utilizzati per rifinire, riquadrando o decorando le essenze di base più chiare.

3. Capire se l’essenza è originale o è stata colorata

Sarebbe opportuno riuscire a determinare se l’essenza è originale oppure il legno utilizzato è più povero di quello che hanno voluto far sembrare. Per esempio nei primi dell’Ottocento alcuni artigiani si vantavano addirittura di colorare legni poveri, facendoli bollire con sale di tartaro e poi verniciati con un paio di mandate, infine ritoccati con pennello piatto per imitare le venature ottenendo a tutti gli effetti una buona imitazione del palissandro. Pertanto un’imitazione di un legno di pregio, effettuata con tinteggiatura e venature finte, con un po’ di esperienza, si può intuire. Ovviamente la conoscenza del legno e le sue caratteristiche sono sicuramente d’aiuto. Per esempio se un mobile fosse tinto superficialmente, sarebbe sufficiente cercare qualche graffio, o ancora meglio ispezionare le parti nascoste, per verificare il colore del sottofondo. Se invece il legno fosse cotto, come accennato, allora tutto il massello acquisirebbe il colore imitato. Teniamo presente però che in questi casi si utilizzavano e si utilizzano legni poveri, come il legno campeggio (che viene utilizzato anche per le cassette della frutta). Quindi dall’analisi della compattezza del legno e della sua fibra si possono fare delle diagnosi veritiere.

4. Controllare lo spessore del legno

Se il mobile è evidentemente impiallacciato, verificare lo spessore dello strato nobile. Si dice invece lastronato se lo spessore è maggiore di 2-5 mm. In tal caso siamo sicuri che risale comunque a un’epoca antecedente alla metà dell’Ottocento e ha quindi un valore maggiore. Se l’impiallacciatura è in radica, accertarsi che le marezzature non siano false. Se vi sono macchie iridescenti, sfumate e regolari, si tratta solitamente di piuma di radica e quindi il valore è maggiore. Sempre nelle parti nascoste si consiglia un’indagine poco invasiva, ma veramente utile. Di solito nelle parti interne l’impiallacciatura non c’è, oppure cambia. Nei punti di collegamento si vede già lo spessore. Altrimenti una piccola sezione fatta con un coltellino o l’individuazione di una crepa, ci possono essere d’aiuto per capire lo spessore. Non dimentichiamoci che il legno - a meno che non sia stato stagionato per lunghi periodi - si restringe, e quindi è facile trovare delle crepe (tra lesene e cornici) che oltre ad essere segnale di originalità (perché difficili da imitare) ci aiutano a vedere se esiste l’impiallacciatura e di conseguenza controllare il suo spessore.

5. Verificare gli intarsi o tarsie

Oggi esistono macchine che creano decori (tipo intarsio) su film di supporto con spessori di 3-10 mm, che applicati come nastri adesivi e successivamente pulimentati uniformemente al resto, a prima vista rendono prezioso il mobile. Ovviamente i pezzi originali, essendo fatti a mano, sono bellissimi, ma anche imperfetti. Nonostante l’abilità e la maestria di ebanisti, come il Maggiolini (1738- 1814), che in Lombardia riusciva a utilizzare per un decoro fino a 86 specie diverse di legno, la lavorazione rende ogni disegno, decoro o particolare, diversi l’uno dagli altri e quindi irripetibili in prolungate “teorie”. Mentre, come accennato, si possono trovare invece decori “stampati” con intarsi anche complessi, ma che hanno spessori inferiori ad un foglio di carta.

6. Individuare le imperfezioni

Le modanature, gli intarsi, le curvature dei masselli strutturali e gli intagli, sono tutte opere che, con attenta osservazione rivelano le loro origini. Prima del 1840 erano comunque tutti interventi sicuramente fatti a mano e questo si può dedurre da uno sguardo attento alla ricerca delle meravigliose e impercettibili imperfezioni. Va comunque detto, che anche alla fine del Settecento, in alcune zone (come a Venezia) venivano già utilizzate le tecniche degli stucchi che, impastati con prodotti naturali e poi verniciati, davano comunque preziosità al mobile. Dopo la metà dell’Ottocento con l’invenzione della papier mâché (cartapesta) e delle presse per la lavorazione, sono stati sviluppati numerosi falsi, riferiti al secolo precedente.

7. Valutare la lavorazione

Andiamo a vedere gli interni, le parti nascoste e la struttura. Se possibile valutare il taglio del massello. Verificare se è un taglio fatto con ascia o sega manuale oppure con sega circolare o a nastro. I colpi d’ascia o le tracce irregolari di un saracco non sono difficili da notare, come sono altrettanto evidenti i tagli uniformi e lisci lasciati da seghe meccaniche. Il legno utilizzato all’interno, nei fondali, nei cassetti, o in rinforzi nascosti, può essere di recupero (più di un’essenza utilizzata) o comunque di origini più povere rispetto alla struttura principale. Le giunzioni delle parti strutturali andrebbero verificate se sono ad incastro oppure inchiodate. Nei mobili di grande valore artigianale, soprattutto tra il 1650 e il 1790, raramente venivano utilizzati chiodi e comunque sempre forgiati a mano. Tanto meno si adoperavano le viti. Una volta individuata la procedura applicata per l’assemblaggio, bisogna capire se è stato utilizzato un mastice. Poter determinare la sua origine sarebbe altrettanto importante per collocare il pezzo nella sua epoca. Potrebbero essere state utilizzate colle di origine vegetale o animale, oppure colle sintetiche, ma qui sarebbe meglio affidarsi ad esperti.

8. Riconoscere il tipo di laccatura

Un ultimo cenno va fatto alla laccatura. Vi sono miriadi di tipi di laccatura: dalla Coromandel (originale cinese di alto spessore, con toni bruni, oro e verdi scuri), alla Sandracca, per lo più utilizzata dai veneziani su supporto di carta disegnata, alla Vernis Martin che in Francia era molto utilizzata, da quando i fratelli Martin la inventarono, poiché si avvicinava molto alla laccatura cinese. Infine la gommalacca, ottenuta da una resina organica che sciolta in alcool e stesa in varie fasi, classifica il mobile posteriormente al 1800 nonostante fosse conosciuta in Europa sin dal 1590, ma veniva precedentemente usata solo per pezzi pregiati quali i violini Stradivari.

Raccontaci: ti piacciono i mobili antichi?

Da sempre i mobili antichi abbelliscono le case di chi li possiede e ne ha passione.

Il reggente Filippo d’Orléans e in seguito Luigi XV, data la ricchezza del proprio Stato, sono seguaci dell’eleganza, della moda e quindi attenti agli arredi, ai mobili e al comfort dei loro appartamenti. Nelle case dei nobili vi erano saloni principeschi per le feste e gli invitati, mentre la vita di tutti i giorni era frugale e confinata ad ambienti piccoli e mezzanini. Ecco quindi nascere salotti, ambienti raccolti creati per la musica, il gioco e la lettura, dove trovano posto mobili antichi minuti e civettuoli. Vengono costruiti anche palazzi di dimensioni ridotte, per una nobiltà minore, dove bisogna unire la bellezza alla funzionalità dei mobili.

Alla corte di Francia il nuovo reggente è Luigi XVI, ed anch’esso impone un nuovo stile che traghetta gli ultimi anni del secolo nel Neoclassicismo. Modanature classiche ed uso sobrio di motivi ornamentali: greche, pigne, perle, medaglioni, rosoni, sono in netta contrapposizione con le esasperazioni del precedente stile.

Anche l’Italia, dunque, alla fine del Settecento si appresta ad abbandonare le grazie morbide dei mobili del Barocchetto; le gambe di sedie e tavoli divengono cilindriche, tornite, piramidali o affusolate, ma rigorosamente rettilinee. Spesso quelle cilindriche e quelle piramidali sono scanalate con una base a dado decorata. Più semplice è anche la linea dei divani, che poggiano su gambe affusolate.

Tra sobrie decorazioni ricorre spesso il “nodo Luigi XVI”, assieme ai graticci di ascendenza barocca, usati per le applicazioni in metallo dorate. Ricompaiono inoltre i motivi decorativi dell’architettura classica: trofei d’armi, greche, trecce, perline, rosoni.

Il trionfo del Neoclassicismo é segnato dallo stile Impero. Caratteristico dell’epoca è l’uso del legno di mogano lucidato, con decorazioni in legno intagliato e dorato, oppure in bronzo, anch’esso dorato. Anche i mobili antichi italiani, sulla scorta di quella francese, divengono “romani” e “imperiali”: le aquile si posano ovunque, seguite da una frotta di sfingi, chimere, leoni, fenici. Elementi dell’architettura classica- architravi, ovuli, colonne, semicolonne o colonnine, timpani e frontoni- compaiono come parte strutturale e decorativa dei mobili. Gli arredi da parata vengono ancor...

Caratteristiche distintive degli stili

Diverse correnti artistiche hanno plasmato il mondo del mobile antico, ognuna con le proprie peculiarità:

  • Barocco (Seicento-Settecento): Caratterizzato da forme imponenti, curve e spezzate, con una forte enfasi decorativa. Si fa uso di impiallacciature, tarsie e cornici elaborate.
  • Rococò (Settecento): Evoluzione del Barocco, tende a forme più leggere, asimmetriche e naturalistiche, con abbondanza di intagli floreali, conchiglie e motivi rocaille.
  • Neoclassicismo (Seconda metà del Settecento): Ritorno all'ispirazione classica greco-romana, con linee rette, forme geometriche, sobrietà decorativa e l'uso di motivi come ghirlande, foglie d'alloro e colonne.
  • Stile Impero (Inizio Ottocento): Profondamente influenzato dall'arte egizia e romana, predilige il mogano lucidato, con decorazioni in bronzo dorato, aquile, sfingi e elementi architettonici classici.
  • Restaurazione (Prima metà dell'Ottocento): Segna una transizione, mantenendo alcuni elementi dell'Impero ma introducendo forme più morbide e arrotondate, con piedi a "pigna" o a trottola.
  • Stile Luigi Filippo (Metà Ottocento): Riprende elementi del passato unendoli a motivi romantici, con un'enfasi sulla praticità e il comfort.
  • Secondo Impero (1850-1870 circa): Mobili che richiamano l'Impero ma con colonne tornite o lesene intagliate al posto delle colonne classiche.
  • Art Nouveau (Fine Ottocento - Inizio Novecento): Ispirato alla natura e alle forme vegetali, con linee sinuose, asimmetriche ed eleganti.
  • Art Déco (Anni '20 - '40 del Novecento): Caratterizzato da forme geometriche, stilizzate e monumentali, con un uso audace di colori e materiali come lacca, cuoio inciso e metallo.

Materiali e Tecniche

La lavorazione dei mobili antichi impiega una varietà di legni pregiati e tecniche artigianali tramandate nei secoli:

  • Legni pregiati: Mogano, noce, ebano, palissandro, bois de rose sono solo alcuni degli esemplari utilizzati per la loro bellezza, resistenza e lavorabilità.
  • Impiallacciatura e Lastronatura: Tecniche per rivestire un fusto di legno comune con sottili fogli di legno pregiato (impiallacciatura) o lastre più spesse (lastronatura), per conferire preziosità e varietà estetica.
  • Intarsio e Tarsia: Decorazioni realizzate accostando legni di diverso colore e venatura, o altri materiali come avorio, madreperla o metallo, per creare disegni complessi e raffinati.
  • Intaglio: Tecnica decorativa che consiste nel creare rilievi o incavi su superfici lignee, scolpendo figure, motivi floreali o geometrici.
  • Laccatura: Processo decorativo che prevede l'applicazione di molteplici strati di lacca, spesso di origine orientale, per ottenere superfici lucide, resistenti e decorate con dipinti o incisioni.
  • Doratura: Antico metodo ornamentale per impreziosire oggetti e mobili tramite l'applicazione di sottili strati di oro ("foglia oro").

La scelta dei materiali e la maestria delle tecniche impiegate sono fondamentali per determinare il valore e l'autenticità di un mobile antico.

Evoluzione degli stili di mobili nel tempo

Dall'IMPERO all'UMBERTINO: STORIA DEL MOBILE del 1800

Il valore di un mobile antico è determinato da una combinazione di fattori, tra cui l'epoca di produzione, la rarità, la qualità dei materiali, la maestria artigianale, lo stato di conservazione e l'importanza stilistica. Acquistare un mobile antico non è solo un investimento estetico, ma anche un modo per possedere un pezzo di storia.

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