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Strage di Altavilla Milicia: il delirio mistico che ha portato all'omicidio di una famiglia

Nel febbraio 2024, la tranquilla Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, è stata scossa da un evento agghiacciante: Giovanni Barreca, un muratore di 54 anni, ha torturato e ucciso la moglie Antonella Salamone e i figli Kevin, 15 anni, ed Emanuel, 5 anni. La strage, consumata al culmine di un presunto rito di liberazione dal demonio, ha sollevato interrogativi inquietanti sui meccanismi che possono spingere un individuo a compiere atti di tale efferatezza.

L'uomo, poco dopo i delitti, ha confessato di aver agito perché convinto che i suoi familiari fossero posseduti dal demonio e che fosse necessario salvarli attraverso una sorta di esorcismo. Questa confessione ha portato la Procura di Termini Imerese a disporre una perizia psichiatrica su Barreca. Il responso dei consulenti è stato chiaro: l'indagato è affetto da problemi psichici tali da pregiudicarne la lucidità mentale, portando alla sua dichiarazione di non imputabilità e al ricovero in una struttura Rems (Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza).

Tuttavia, la vicenda non si è limitata al gesto isolato di Barreca. Le indagini hanno rivelato il coinvolgimento di una coppia di amici, Sabrina Fina e Massimo Carandente, incontrati da Barreca e dalla moglie durante incontri di preghiera. Sebbene i due abbiano inizialmente sostenuto di non aver partecipato attivamente agli omicidi, ma solo di aver aiutato la famiglia con preghiere, l'analisi dei tabulati telefonici ha smentito le loro dichiarazioni, confermando la loro presenza nell'area dell'abitazione durante le ore della strage.

La figlia diciassettenne di Giovanni Barreca, inizialmente considerata una vittima, si è rivelata essere una partecipante attiva nelle torture. La giovane ha confessato il suo coinvolgimento nei gravissimi fatti, descrivendo le sevizie inflitte alla madre e ai fratelli per scacciare le presunte presenze demoniache. La sua testimonianza ha fornito dettagli raccapriccianti sulle torture, tra cui l'uso di utensili del camino, padelle e persino un phon incandescente per provocare ustioni.

Villetta teatro della strage di Altavilla Milicia

Il contesto del delirio mistico e le dinamiche della strage

Secondo le ricostruzioni, il "rito collettivo" era iniziato da circa un mese e coinvolgeva l'intera famiglia Barreca, insieme a Sabrina Fina e Massimo Carandente. Tutti sembravano essere preda di un delirio mistico, convinti della necessità di un rito di purificazione dal demonio. La madre, Antonella Salamone, sarebbe stata la prima a morire, forse perché si sarebbe opposta alle torture inflitte ai propri figli. Successivamente, anche i figli Kevin ed Emanuel sono stati brutalmente uccisi.

La figlia diciassettenne ha raccontato di aver partecipato attivamente alle torture, saltando sulla pancia del fratello Kevin per scacciare i demoni. Ha anche riferito che la madre, prima di morire, aveva chiesto ripetutamente di chiamare i carabinieri, ma la figlia era rimasta sorda ai suoi appelli.

Le indagini hanno rivelato che Giovanni Barreca si era da tempo avvicinato al mondo del fanatismo religioso. Sui social media, si definiva "soldato di Dio" e "combattente per il regno di Dio". La vicina di casa lo descriveva come un uomo che "faceva paura, parlava sempre del Diavolo e picchiava la moglie". L'ossessione religiosa sembra essere stata la causa scatenante della strage.

Illustrazione del concetto di

Le implicazioni psicologiche e sociali

Questo tragico episodio solleva interrogativi sui meccanismi che spingono un soggetto a compiere tali delitti. La categorizzazione della vicenda unicamente come "fanatismo religioso" risulta riduttiva. È necessario considerare gli aspetti psicologici e le dinamiche sociali che possono portare individui vulnerabili a cadere preda di "culti distruttivi".

I culti distruttivi si caratterizzano per la manipolazione mentale, che porta alla distruzione della persona sul piano psichico, familiare e sociale. La manipolazione psicologica è una strategia utilizzata per annullare l'identità della vittima e favorire la sua dipendenza dal gruppo. Spesso, i leader di tali culti sono soggetti con personalità perverse e patologiche, mentre le vittime presentano una marcata vulnerabilità psichica.

È ancora oggetto di studio se i disturbi mentali siano presenti negli adepti prima dell'ingresso nella setta, se la setta contribuisca ad aggravarli, o se ne siano una conseguenza. Tuttavia, è indubbio che l'estrema vulnerabilità psicologica delle vittime sia un denominatore comune.

Manipolazione psicologica: la reazione della vittima

Il coinvolgimento di complici e le indagini

Le indagini hanno coinvolto anche Sabrina Fina e Massimo Carandente, una coppia di Palermo conosciuta da Barreca online. I due sono stati fermati e accusati di aver partecipato alla strage. L'analisi dei loro tabulati telefonici ha smentito le loro dichiarazioni di non coinvolgimento.

I carabinieri del Ris sono tornati nella villetta per eseguire nuovi rilievi, mostrando utensili del camino e padelle usati per le torture, oltre a scritte religiose sui muri fatte dalla figlia di Barreca. La diciassettenne, dal canto suo, ha riferito agli inquirenti di aver fatto lei le iscrizioni su indicazione del padre e di Sabrina e Massimo.

La Procura di Termini Imerese ha escluso dubbi sulla lucidità mentale dei due complici, mentre per Giovanni Barreca è stata disposta una perizia psichiatrica che ha confermato la sua incapacità di intendere e di volere. La sua scarcerazione è stata disposta, con il suo ricovero in una Rems.

È emerso che la famiglia Barreca, insieme alla coppia palermitana, aveva iniziato un mese prima della strage una sorta di rito di purificazione dal demonio. Non è escluso che, oltre alla coppia complice, possano esserci stati altri soggetti coinvolti, e le indagini mirano a chiarire eventuali scenari più ampi.

Le autorità giudiziarie non nutrono dubbi sulla lucidità mentale dei due complici, Sabrina Fina e Massimo Carandente, i quali hanno sempre sostenuto di non aver partecipato ai delitti, ma di aver solo aiutato i Barreca a liberarsi dalle presenze demoniache con preghiere. Tuttavia, l'analisi dei tabulati telefonici ha smentito le loro dichiarazioni, indicando la loro presenza nella zona dell'abitazione durante le ore della strage.

La diciassettenne, figlia di Giovanni Barreca, è stata fermata per omicidio e la sua custodia cautelare in carcere è stata convalidata. Ha confessato il suo pieno coinvolgimento nei fatti, rivelando che le torture fisiche sono iniziate l'ultima settimana prima della strage. La madre sarebbe stata uccisa prima, forse perché si sarebbe opposta alle torture inflitte ai propri figli.

I carabinieri del Ris sono tornati nella villetta per eseguire nuovi rilievi, mostrando gli utensili del camino e le padelle usate per le torture, nonché le scritte religiose sui muri fatte dalla figlia di Barreca. La ragazza aveva riferito agli inquirenti di aver fatto lei le iscrizioni su indicazione del padre e dei complici.

La prima vittima sarebbe stata Antonella Salamone, torturata, uccisa e bruciata. L'ultimo ad essere ucciso è stato il figlio Kevin, 15 anni. La figlia ha raccontato che "piattini e altri oggetti sono stati bruciati là sopra insieme al corpo di mamma". Antonella, prima di perdere la vita, fu colpita più volte con una padella. La diciassettenne ha confermato le torture, ma non sa come sia morta la madre.

L'autorità giudiziaria non nutre dubbi sulla lucidità mentale dei due complici, Sabrina Fina e Massimo Carandente, la coppia incontrata da Barreca e dalla Salamone durante incontri di preghiera. I due hanno sempre sostenuto di non aver partecipato ai delitti, ma di aver solo aiutato i Barreca a liberarsi dalle presenze demoniache con preghiere e hanno raccontato di aver lasciato la villetta della famiglia prima degli omicidi. Ma l'analisi dei tabulati telefonici li ha smentiti.

La Procura di Termini Imerese ha disposto una perizia psichiatrica su Barreca che, dalla cella, ha continuato a farneticare della presenza del demonio tra i suoi congiunti e della necessità di salvarli con una sorta di esorcismo. Il responso dei consulenti è stato che l'indagato è affetto da problemi psichici tali da pregiudicarne la lucidità mentale, determinando la sua scarcerazione e il ricovero in una Rems.

L'autorità giudiziaria non nutre, invece, dubbi sulla lucidità mentale dei due complici Sabrina Fina e Massimo Carandente, la coppia incontrata da Barreca e dalla Salamone durante incontri di preghiera. I due hanno sempre sostenuto di non aver partecipato ai delitti, ma di aver solo aiutato i Barreca a liberarsi dalle presenze demoniache con preghiere e hanno raccontato di aver lasciato la villetta della famiglia prima degli omicidi. Ma l'analisi dei tabulati telefonici - i cellulari della coppia hanno agganciato le celle dell'area in cui si trova l'abitazione dei Barreca, nelle ore della strage - li ha smentiti.

La diciassettenne, figlia di Giovanni Barreca, è stata fermata il 14 febbraio scorso per omicidio dalla Procura dei minori. Il fermo è stato convalidato dal gip che ha disposto la custodia cautelare in carcere. La ragazza è indagata per omicidio pluriaggravato in concorso nei confronti della madre e dei fratelli e di occultamento del cadavere della propria madre. Ha rivelato il suo pieno coinvolgimento nei fatti, avvenuti ad Altavilla Milicia. Le torture fisiche sono iniziate l'ultima settimana, e la madre è stata uccisa prima, forse perché si sarebbe opposta alle torture ai propri figli.

La madre è stata uccisa prima, forse perché si sarebbe opposta alle torture ai propri figli", ha detto ancora il procuratore Cartosio. Poi ha aggiunto: "E' una terribile tragedia, quando ci siamo trovati lì è stato uno strazio. Vedere i corpi in quelle condizioni è stato un dramma. Non c'è alcun motivo di enfatizzare quanto è successo. Il padre è un soggetto che da anni vive un delirio mistico dominato da una fanatica religiosità. Che pesa molto sui figli".

Per l'uccisione della moglie e di due figli, è in carcere, oltre al muratore padre e marito delle vittime, anche una coppia di Palermo Sabrina Fina e Massimo Carandente. Sul fronte dell'inchiesta, durante la conferenza stampa, è arrivata anche la conferma che i due coniugi palermitani "erano presenti nella casa di Altavilla al momento dell'omicidio".

"Non abbiamo ancora i risultati dell'autopsia e quindi non sappiamo ancora come sono morti Antonella Salamone e i figli Kevin e Emanuel - ha detto ancora il procuratore di Cartosio - Possiamo però dire che la morte è stata causata da comportamenti messi in atto da Giovanni Barreca e dai due coniugi palermitani che per giorni hanno operato all'interno di quella casa".

Nel corso della conferenza stampa tenuta dalla Procura di Termini Imerese sono emersi altri raccapriccianti particolari sui giorni precedenti alla strage di Altavilla Milicia. "Il rito collettivo era iniziato da un mese e coinvolgeva tutta la famiglia Barreca, Massimo Carandente e Sabrina Fina, la coppia che avrebbe partecipato al massacro. Erano tutti preda di un delirio mistico", ha detto il Procuratore Ambrogio Cartosio.

Le vittime- la moglie e i due figli di Giovanni Barreca - e gli assassini, lo stesso Barreca e i due complici, dunque, avevano cominciato un mese fa una sorta di rito di purificazione dal demonio, poi sfociato negli omicidi. Non è escluso che, oltre alla coppia complice, potrebbero esserci altri soggetti, ha sottolineato ancora Cartosio.

"Se dietro ai protagonisti di questa vicenda ci sono altri soggetti e scenari? Forse sì, cercheremo di capirlo e speriamo di avere l'appoggio delle altre sedi giudiziarie e delle altre istituzioni per accertarlo". Parole molto sentite anche quelle espresse dal Comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, generale di brigata Luciano Magrini, intervenuto alla conferenza stampa: "È una vicenda che ha particolarmente colpito dal punto di vista umano ed emotivo anche noi carabinieri. Abbiamo messo sul terreno le migliori risorse per una perfetta ricostruzione della vicenda", ha rimarcato.

"Giovanni Barreca e i due conviventi Sabrina Fina e Massimo Carandente si sono conosciuti sui social network". Lo ha reso noto, durante la conferenza stampa, il pm di Termini Imerese Manfredi Lanza che coordina l'indagine a carico dei tre accusati di aver massacrato la moglie e due figli di Barreca durante un esorcismo.

"La coppia di palermitani era in casa al momento del triplice omicidio. La villetta era frequentata solo da loro oltre che dalla famiglia", ha aggiunto.

"I due conviventi sono stati fermati a Palermo la mattina dell'11 febbraio all'interno della loro abitazione dove sono arrivati il 10 febbraio" , ha spiegato il comandante della Compagnia dei carabinieri di Bagheria Francesco Battaglia.

Secondo quanto emerso in conferenza stampa, Barreca ha chiamato i militari all'una di notte di domenica confessando gli omicidi.

Nel mese di febbraio 2024, ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, un padre di famiglia, Giovanni Barreca, senza apparente motivo uccide la moglie e due dei suoi tre figli, rispettivamente di 15 e 5 anni. Gli interrogativi iniziali riguardo alle motivazioni che hanno spinto l’uomo a compiere un tale gesto rimangono molteplici, ma, poco dopo l’arresto, l'omicida confessa di aver agito spinto dalla necessità di liberare i familiari dai demoni. La figlia diciassettenne è l’unica sopravvissuta al massacro. In seguito, si scoprirà che anche la ragazza ha partecipato attivamente alle sevizie e ai conseguenti omicidi.

L’uomo autore della strage era probabilmente vittima di un delirio religioso che lo ha portato a convincersi di dover purificare i familiari poiché posseduti dal demonio. La strage vede come possibili responsabili anche Sabrina Fino e Massimo Carandente, una coppia conosciuta da Barreca online: potrebbero essere stati proprio loro a spingerlo a compiere il massacro.

Da questo tragico episodio, seppur sia ancora da accertare l’effettiva adesione di Barreca ad una setta religiosa, risulta doveroso interrogarsi su quelli che sono i meccanismi che spingono un soggetto a compiere tali delitti. Sicuramente sugli aspetti psicologici, ma anche su altre cause, poiché categorizzare la vicenda unicamente come “fanatismo religioso” risulta alquanto riduttivo rispetto alla complessità di vicende come quella in argomento.

Anzitutto, risulta interessante soffermarsi su ciò che è stato scoperto da uno dei fondatori del Boston Personal Development Institute, un'organizzazione che si occupa di ex membri di sette. Secondo l'esperto, non esiste un profilo standard delle "vittime di culti distruttivi". Infatti, in uno studio che ha coinvolto settecento soggetti, si è arrivati alla conclusione che "non è necessario essere un certo tipo di persona per sottomettersi a un culto".

In particolare, con l'espressione “culti distruttivi” si intende “un qualsiasi gruppo, senza tener conto di ideologia, dottrina, credo, nel quale si pratica la manipolazione mentale, da cui risulta la distruzione della persona sul piano psichico (a volte fisico, spesso finanziario), della sua famiglia, del suo entourage e della società, al fine di condurla ad aderire senza riserve e a partecipare ad un’attività che attenta ai diritti dell’uomo e del cittadino”. Dunque, le sette distruttive si caratterizzano e differenziano dalle altre tipologie di setta per l’obiettivo che perseguono, nonché per le modalità messe in atto per raggiungere certi scopi. Molti comportamenti illegali sono indotti da condizionamenti mentali più o meno sottili o dalla coercizione, spesso attuata dai leader nei confronti dei seguaci in modo suggestivo.

La manipolazione psicologica è una strategia ampiamente utilizzata al fine di distruggere l'identità di una vittima attraverso relazioni di potere che annullano la sua identità al fine di strumentalizzarla. Risulta essere una strategia che minaccia l'integrità e l'autonomia della vittima, al fine di favorire la sua dipendenza e ridurre la sua autonomia.

L'identità di ciascun individuo è costituita dalle convinzioni, dai comportamenti, dalle emozioni e dai processi di pensiero che caratterizzano il suo modo di essere. Quando la vittima della setta è un soggetto che presenta vulnerabilità psicologiche di fondo, sotto l'influenza del controllo mentale la sua identità originale può essere facilmente sostituita da un'altra identità che corrisponde ai bisogni e alle richieste della setta. Il leader della setta è generalmente un soggetto caratterizzato da una personalità perversa e patologica che dimostra evidenti tratti di onnipotenza e narcisismo, mentre la vittima presenta una marcata vulnerabilità psichica che può essere associata a disturbi mentali o difficoltà psicologiche transitorie che la rendono particolarmente fragile.

Spesso, i processi di pensiero di coloro che sono "risucchiati" da gruppi settari mancano di confini tra realtà e fantasia e presentano un pensiero magico che influisce sul loro comportamento, al punto di credere di essere in contatto con il diavolo o altre entità sovrannaturali, affermare di avere esperienze percettive insolite o manifestare un'emotività inappropriata.

Ancora oggi non è chiaro se i disturbi appena citati siano presenti negli adepti già prima del loro ingresso nella setta, se la stessa contribuisca ad aggravarli o se ne siano una conseguenza. Infatti, secondo gli studi di cui si è argomentato prima, alcuni soggetti non presentano alcun disturbo mentale evidente, mentre altri, al contrario, rivelano disturbi dello spettro della schizofrenia caratterizzati da mania, deliri, allucinazioni e aprassia o forti tratti narcisistici di personalità che si associano ad altro quadro psicopatologico sottostante.

Gli studiosi Sirkin e Wynne ritengono che "il coinvolgimento nei culti rappresenti un disturbo relazionale caratterizzato da una compromissione del funzionamento autonomo, da difficoltà di separazione e da un'eccessiva dipendenza e influenza del gruppo sull'identità dell'individuo".

In conclusione, si può affermare che, nonostante la difficoltà che si possono riscontrare nel delineare un possibile profilo di chi aderisce ad una setta a causa delle molteplici variabili in campo, vi è senza dubbio un denominatore comune: l'estrema vulnerabilità psicologica delle vittime.

Segni di torture sui corpi delle vittime

Sul corpo di Kevin ed Emanuel Barreca, di 16 e 5 anni, uccisi ad Altavilla assieme alla madre Antonella Salamone, sono stati ritrovati segni di traumi ripetuti e tracce compatibili con delle bruciature. Questo è quanto hanno scoperto i medici legali del Policlinico. La strage sarebbe stata il risultato di un terribile rito di esorcismo praticato dal padre e marito, Giovanni Barreca, con il concorso della figlia diciassettenne e di una coppia di palermitani, Massimo Carandente e Sabrina Fina. Sabrina Fina avrebbe riferito agli inquirenti degli arnesi utilizzati durante l'esorcismo, tra cui ferri da camino e un phon incandescente per provocare ustioni, oltre a una padella per sferrare colpi e allontanare i demoni. I segni sui corpi dei bambini sembrerebbero confermare tali torture.

Non sono ancora chiare le cause esatte della morte del bambino e del ragazzo: si è parlato di soffocamento e strangolamento, ma sono necessari ulteriori accertamenti. Accanto al corpo di Kevin è stata trovata una catena, che potrebbe essere stata utilizzata per strangolarlo. Per quanto riguarda la madre, sarà eseguito l'esame del DNA, ma sarà impossibile ricostruire la dinamica del suo omicidio dai suoi resti, bruciati in un terreno vicino alla villetta. Sono rimasti solo frammenti ossei.

Da chiarire anche l'orario dei decessi, che si suppone siano avvenuti almeno 36 ore prima della chiamata ai carabinieri da parte di Barreca. In base al racconto della diciassettenne, pienamente convinta della necessità del rito, per prima sarebbe stata uccisa Antonella Salamone, ritenuta l'origine di ogni male insieme al figlio di 5 anni. La donna avrebbe cercato di opporsi e chiesto alla figlia di chiamare i carabinieri durante il rito, avviato già nel mese di gennaio. Una volta eliminato il corpo della madre, si sarebbe passati al figlio più piccolo, torturato anche lui, e alle sevizie avrebbe partecipato anche Kevin. Finché non è toccato anche a lui fare la stessa fine, ammettendo di aver partecipato attivamente al massacro.

Ricostruzione della scena del crimine ad Altavilla Milicia

Il gup del tribunale dei Minori di Palermo, Nicola Aiello, ha condannato la figlia maggiore, all'epoca dei fatti diciassettenne, a 12 anni e 8 mesi di carcere per la strage di Altavilla Milicia. La giovane, giudicata con rito abbreviato, è stata ritenuta capace di intendere e di volere. Il pm aveva chiesto 18 anni. L'omicidio è avvenuto nella villetta di famiglia, dove i quattro avrebbero cercato, per giorni, di liberare la famiglia Barreca dalle presenze demoniache con torture di ogni tipo. Giovanni Barreca e la coppia di palermitani sono sotto processo davanti alla corte d'assise di Palermo.

La Corte d'Assise di Palermo ha respinto la richiesta di riconoscere l'infermità mentale per Giovanni Barreca, dichiarandolo capace di intendere e di volere. La Corte ha dichiarato infondata anche la richiesta di nullità del decreto di rinvio a giudizio per indeterminatezza delle accuse sollevata dal legale di Fina e rigettato la perizia sulla capacità di intendere e di volere chiesta dal legale di Carandente. Escluso anche il ricorso al rito abbreviato per la coppia.

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