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La Notte delle Nozze: Significato, Tradizioni e Miti

Il matrimonio, da sempre, è intriso di tradizioni e significati che affondano le radici nella storia e nella cultura. Tra le usanze più discusse e affascinanti legate alla notte delle nozze, spicca il controverso "Ius primae noctis".

Lo "Ius primae noctis": un mito o una realtà storica?

L'espressione "Ius primae noctis", o diritto della prima notte, evoca immagini di potere feudale e sottomissione. Il legame tra servo della gleba e feudatario era complesso e comprendeva tutti gli aspetti della vita del contadino, incluso il matrimonio. Non stupisce quindi che all'interno della legislazione si facesse riferimento agli obblighi che questi era tenuto a rispettare verso il proprio signore.

Innanzitutto, un servo della gleba doveva spesso chiedere il permesso al signore per potersi sposare, poiché egli temeva così di perdere un servitore a favore di un altro feudo. Esisteva poi il "maritagium": a seconda delle fonti, questo termine stava ad indicare o la dote che il padre forniva alla figlia per prender marito, oppure una somma che il genitore doveva pagare al signore per avere il permesso di trasferire i beni.

Una simile pratica può rappresentare il riscatto di un antico diritto del signore sulla sposa? È possibile, anche se esistono elementi che possono essere stati fraintesi. Succedeva, per esempio, che alcuni sposi particolarmente religiosi, al termine della cerimonia laica, si facessero dare una benedizione speciale dal sacerdote e, per rispetto a essa, la prima notte si astenessero dai rapporti sessuali.

Esistono altri esempi occasionali di una simile prassi in alcuni documenti: frasi come la tedesca "sol der brütgam den meier bi sinem wip ligen laßen die erste nacht oder er si lösen mit 5 sh. 4 pf." (lo sposo deve lasciare che il signore giaccia la prima notte di nozze con la sua sposa, o affrancarla con 5 scellini e 4 pfennig) sembrano indicare che a volte succedesse che lo sposo potesse reclamare per sé la sposa solo pagando una certa somma al feudatario.

Esisterebbero anche luoghi in Italia dove lo ius sarebbe stato certificato come in vigore: Roccascalegna, Sant’Agata di Puglia, Fiuggi, Onzo e Montalto Ligure.

Mappa di Roccascalegna

Tuttavia, le prove concrete dell'esistenza diffusa dello "Ius primae noctis" in Europa sono scarse. I primi scritti che ne fanno menzione risalgono al XIII secolo. Nelle varie liste di richieste e lamentele fatte dai contadini al feudatario durante le rivolte che si sono susseguite durante il Medioevo (come la rivolta dei 12 contadini del 1525) non ve n’è però traccia: non è forse il luogo più ovvio dove invece avremmo dovuto trovarne almeno un accenno?

Quello che noi chiamiamo "ius primae noctis" è la degenerazione di un rituale che ha origini molto più antiche. La verginità di una fanciulla veniva infatti collegata nelle popolazioni arcaiche a un tabù sacrale, che poteva essere rimosso solamente da un personaggio di un certo rilievo, che fosse il re o lo sciamano del villaggio, mentre ogni altro uomo ne sarebbe stato danneggiato.

Testimonianze di tale pratica le ritroviamo già nella letteratura mesopotamica, dove il diritto del sovrano di deflorare la moglie di un altro uomo è un topos assai antico, risalente perlomeno all'epopea di Gilgamesh (2000 a.C. circa). Erodoto, scrivendo nel V secolo a.C. a proposito dei Libici Adimarchidi, riporta: "E al re soli [tra i libici gli Adimarchidi] le vergini che sono in procinto d’accasare presentano: quella che al re stima abbia generato, da questo è deflorata".

Sembra che tale diritto non sia stato inventato dal nulla: non paiono però esserci prove concrete, al di là di frammenti su pochi documenti (come la formula precedentemente riportata), che tale prassi si sia estesa dall’Oriente fino in Europa.

Esiste invece, al contrario, un candidato a inventore di tale diceria: il filosofo scozzese Hector Boece riportò nella "Historia Gentis Scotorum" del 1527 un decreto del re scozzese Evenio III secondo cui "il signore delle terre può disporre della verginità di tutte le ragazze che vi abitano", abolito in seguito dal re Malcolm III Canmore, vissuto nell’XI secolo. Una ricostruzione efficace, senonché Evenio III non è mai esistito.

In conclusione, pare che a sfruttare ampiamente l’esistenza dello "ius primae noctis" siano stati gli scrittori degli ultimi tre-quattro secoli e gli sceneggiatori cinematografici odierni più che gli autori contemporanei, che produssero novelle come quelle del Boccaccio in cui le tematiche di sesso e potere vengono sfruttate su larga scala, con burle, beffe, mariti gelosi, potenti dissoluti, e che in esso avrebbero trovato uno spunto decisamente succulento, mentre lo ignorarono totalmente.

Opere come "1984" di George Orwell (1949), che riguardo al passato distorto dal Grande Fratello riporta "Vi era anche una cosa che veniva chiamata “ius primae noctis”, probabilmente non da menzionarsi in un libro per bambini", e "I pilastri della Terra" di Ken Follett (1989), dove il conte di Shiring, William Hamleigh, incontra una donna che si è sposata senza il suo consenso, testimoniano la persistenza del mito nella cultura popolare.

Copertina del libro

Tradizioni e Superstizioni legate al Giorno delle Nozze

Ogni tradizione che si rispetti è nata, bene o male, da un’antica superstizione. Il matrimonio, in particolare, è espressione degli usi e costumi di una società, e in quanto tale ha dato vita ad un’infinita serie di tradizioni, usanze, riti scaramantici, credenze e pratiche di buon augurio che resistono tutt’oggi, dimenticando molto spesso il loro valore e significato.

In epoca moderna alcune di queste si sono diffuse e affermate un po’ ovunque nel nostro mondo occidentale (come ad esempio il rito del lancio del bouquet, o ancora l’usanza, per la sposa, di indossare qualcosa di blu), ma esistono tantissime altre tradizioni, talvolta anche piuttosto strambe, che variano da paese a paese.

Usanze Italiane e Internazionali

  • Cosa si nasconde dietro il velo della sposa: Bello, romantico, elegante, dona un tocco sofisticato all’abito nuziale. Il velo è un accessorio molto amato e sempre più richiesto dalle spose contemporanee. Un accessorio che ci fa tornare indietro nel tempo, guardando con occhio nostalgico i bei tempi andati. La storia del velo affonda le sue origini a Roma, quando una sposa decise di indossarlo per la prima volta. Lo scopo era quello di nascondere il viso agli occhi maligni e agli sguardi indesiderati degli spiriti malvagi, folli di gelosia per la sua felicità. A quegli spiriti ormai non crediamo più e il velo viene indossato solo come scelta stilistica.
  • Vietato vedere la sposa prima delle nozze: Una vecchia tradizione risalente addirittura ai tempi in cui i matrimoni venivano combinati. Una volta stabilita data e luogo dell’evento e inviate le partecipazioni di matrimonio, alla coppia era posto il divieto assoluto di potersi vedere prima del grande evento. Non vi era alcuna intenzione romantica che si nascondeva dietro questa usanza. Anzi, la regola era stata imposta per evitare che i promessi sposi vedendosi, potessero cambiare idea e mandare all’aria le nozze. Quindi per evitare degli incresciosi disguidi, familiari ed economici, alla coppia non era concesso il permesso di vedersi prima del giorno stesso del matrimonio. Anche in questo caso, oggi non funziona sempre così. Anzi, molte coppie che arrivano al matrimonio, stanno già convivendo da anni e che il giorno delle nozze si svegliano comunque insieme e si danno il buongiorno prima di rivedersi all’altare.
  • Una zuppa del cavolo!: Nell’antichità (un’antichità veramente remota) era usanza preparare una zuppa di cavoli agli sposi, che avrebbero dovuto consumarla la prima notte di nozze. Mangiarla significava attirare su di sé fortuna e fertilità. Non mangiarla era presagio di sventura e della prospettiva di un matrimonio senza figli. Oggi non possiamo che sorridere davanti ad una così ingenua e popolare superstizione. Si può mangiare quello che si vuole, quando si vuole anche durante la prima notte di nozze.
  • In braccio oltre la soglia: La scena della sposa che varca la soglia di casa sorretta in braccio dal marito, ci viene propinata ogni tre per due in classici film romantici americani. Ma analizziamo il gesto in se per se. L’usanza è prima di tutto europea. Le sue origini risalgono addirittura al periodo medievale. Al tempo si credeva che la sposa fosse particolarmente vulnerabile agli influssi malefici degli spiriti maligni, soprattutto attraverso le suole dei piedi. Per evitare che qualcuno di questi spiriti venisse trasportato dentro casa, lo sposo sollevava la gentil donzella tra le braccia e le faceva varcare la soglia in tutta tranquillità. Oggi ognuno decide di entrare in casa propria come gli pare e piace, senza temere alcuna conseguenza da parte di spiritelli dispettosi.
  • Vetri fortunati: In alcune regioni d’Italia è ancora viva l’usanza secondo la quale gli sposi devono rompere due bicchieri di vetro sotto i piedi. Il numero di pezzi di vetro che risulteranno dalla rottura, corrisponderà a quanti anni di vita coniugale felice e gioiosa avranno gli sposi. Forse oggi si preferisce conservare l’apparecchiatura intatta, piuttosto che distruggerla solo per dar vita ad una vecchia superstizione.
  • Passo dopo passo: Un’altra chicca tradizionale arriva da una vecchia usanza secondo la quale la sposa in chiesa deve arrivarci camminando. Quindi bandite auto, cavalli, carrozze, moto e mezzi pubblici. Un passo dopo l’altro, piano, piano verso l’altare. Nel mentre, la stessa usanza, richiede che le donne invitate alla cerimonia, provvedano a rompere delle vecchie stoviglie. Oggi come oggi è impossibile rinunciare ad una bellissima ed elegantissima auto dalla quale scendere elegantemente per lasciare tutti a bocca aperta. Però, se non volete rinunciare a questa curiosa usanza, ricordate almeno di indossare delle scarpe senza tacco e molto comode e scegliere una chiesa piuttosto facile e vicina da raggiungere.
  • Indossare qualcosa di…: Vecchio, nuovo, regalato, blu e qualcosa in prestito. Tutte conoscono questa tradizione-superstizione. Non seguirla alla lettera significa infatti sventura e cattiva sorte… O forse no? Comunque sia la tradizione vuole che la sposa il giorno delle nozze indossi qualcosa di vecchio, che rappresenta il suo passato. Qualcosa di nuovo, a simboleggiare la felicità futura della coppia. Qualcosa ricevuto in prestito ad una persona fortemente amata a rappresentare il forte legame che le lega. L’oggetto regalato invece simboleggia l’affetto di tutte le persone che vi circondano nel lieto giorno. Infine qualcosa di blu rappresenta la purezza e la fedeltà della coppia.
  • La pioggia porta fortuna: Sposa bagnata, sposa fortunata. Conosciamo tutti questo proverbio. Solitamente citato per consolare la sposa se il giorno del matrimonio dovesse piovere. Nasconde in realtà un significato diverso. La pioggia infatti è sempre stata considerata un simbolo di abbondanza e prosperità.

Schema delle tradizioni nuziali

In Russia invece, prima del matrimonio si usa organizzare una specie di asta, il cui premio finale è la sposa! Per gli olandesi invece, di fondamentale importanza per il futuro della coppia di sposi è il rituale di porre sotto al cuscino del letto dove verrà consumata la prima notte di nozze, il tappo della prima bottiglia di champagne che verrà stappata all’inizio della festa. Ma le usanze più bizzarre e stravaganti appartengono in assoluto al mondo orientale, come quella del rito così detto balaka, diffuso soprattutto in Corea del Sud e che prevede che lo sposo si tolga scarpe e calzini, che gli si leghino le caviglie e che tutti gli invitati disponibili si scatenino su di essi picchiandoli ferocemente.

Tre Volte in Una Notte Davanti a Tutti: Il Matrimonio Più Oscuro del Vaticano

L’importante però è continuare a concentrarsi sulle cose veramente importanti, come la scelta delle partecipazioni di matrimonio, o il menù ricevimento più adatto alle vostre esigenze. Poi se vorrete continuare a credere alle varie superstizioni legate al giorno delle nozze, dipende solamente da voi. Noi, nel frattempo che ci riflettete, ve ne ricordiamo alcune in questo breve elenco. Tra credenze e usanze, il dubbio rimane sempre, ma non perdete d’occhio l’obiettivo.

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