La famiglia Cellino incarna un'epopea imprenditoriale italiana, un racconto di successo, resilienza e passione che affonda le radici nel secondo dopoguerra. L'avventura iniziò oltre 50 anni fa con Ercole Cellino, un uomo dal temperamento deciso e dall'animo generoso, che trasformò una situazione di difficoltà ereditaria in un impero di imprese.
Tutto ebbe inizio nel 1957, quando Ercole Cellino, allora un giovane di 26 anni di Alba, conobbe Fanny Silesu a Mondovì. Fu un colpo di fulmine, e un anno dopo le nozze sancirono l'unione. Nonostante la ricca eredità paterna, Benvenuto Cellino, lasciò al figlio solo debiti. A soli 20 anni, Ercole si ritrovò a dover sostenere la famiglia, gestendo a Mondovì una scuola guida, un autosalone e un distributore di benzina.
La passione di Fanny per la sua terra, la Sardegna, spinse la giovane coppia a trasferirsi a Sanluri. Qui, Ercole iniziò a collaborare con lo zio della moglie, Stanislao Silesu, commerciando cereali in tutto il Campidano. La sua determinazione e il suo entusiasmo lo portarono presto a mettersi in proprio. «Era determinato, riusciva sempre a portare a termine ciò che voleva», ricordano di lui. La sua passione per l'agricoltura trovò terreno fertile, e il commercio di grano e farina, inizialmente importati da aziende piemontesi, crebbe esponenzialmente, fino alla costruzione del primo mulino a Sanluri nel 1968, inaugurando la Stipar (Società trattamento industriale prodotti agricoli raccolti).

Gli anni '70 segnarono un'ulteriore espansione. Nel 1975, Ercole Cellino acquisì la Sem di viale La Plaia, uno storico marchio cagliaritano, in società con Benigno Brai. Tuttavia, quel periodo fu funestato dal banditismo che imperversava in Sardegna. Il rapimento di Benigno Brai sconvolse la famiglia Cellino, costringendola a vivere sotto scorta e a cambiare radicalmente le proprie abitudini per timore di minacce e lettere anonime. Per garantire la sicurezza dei figli, Ercole prese la difficile decisione di mandarli all'estero o in collegio: Massimo in Australia, Giorgio in Francia, Alberto in collegio a Treviso, mentre Lucina e un'altra sorella rimasero in Sardegna. Questa esperienza lasciò un segno profondo, come testimonia Lucina: «Ancora oggi, se viaggio di notte, non sono serena».
Fu in questo contesto che Lucina Cellino, pur avendo desiderato studiare architettura, divenne a soli vent'anni amministratore delegato della Sem. Sotto la sua gestione, l'attività, già benvoluta dagli agricoltori e in continua espansione grazie al fiuto del padre per il mercato del grano duro, continuò a prosperare. Il temperamento vulcanico di Ercole non si fermò ai cereali: intraprese anche l'attività edilizia, creando la Cogefar. Nonostante i numerosi impegni, Ercole Cellino rimase un padre presente, attento all'educazione dei figli.

Il testimone passò poi alla generazione successiva, con Massimo Cellino che emerse come figura centrale, soprattutto nel mondo del calcio. Presidente vulcanico e superstizioso, Massimo ha guidato il Cagliari per vent'anni, mantenendo la squadra ad alti livelli, con ben 15 stagioni in Serie A. Sotto la sua presidenza, il Cagliari ha vissuto momenti memorabili, come la storica semifinale di Coppa UEFA nel 1994 e la creazione di squadre brillanti che hanno incantato il pubblico. Ha portato in Sardegna allenatori di calibro come Trapattoni, lanciato giovani talenti come Allegri in panchina e scoperto numerosi giocatori che hanno poi raggiunto la fama nazionale e internazionale.
La figura di Massimo Cellino è stata spesso al centro di controversie, dovute al suo carattere deciso e alle sue scelte talvolta azzardate, in particolare riguardo alla questione dello stadio. Le sue battaglie per la ristrutturazione o la costruzione di nuovi impianti, come il progetto poi fallito di uno stadio privato a Elmas, sono state tra le sue imprese più emblematiche.
100 Rossoblù 32°puntata "La prima volta di Cellino"
Oltre al calcio, la famiglia Cellino ha mantenuto un forte legame con le proprie origini imprenditoriali. La pasta Di Sardegna e il mulino Simec, gestiti da Lucina e Alberto, continuano a portare avanti la tradizione di eccellenza nella produzione alimentare. La pasta "spaghettoni trafilati al bronzo, proteine 14" rappresenta un esempio di innovazione e qualità, destinata a un mercato di nicchia.
La storia della famiglia Cellino è un esempio di come passione, determinazione e un forte senso di appartenenza possano trasformare un'eredità complessa in un successo duraturo, intrecciando le sorti di un'azienda familiare con quelle di una squadra di calcio e della sua tifoseria.
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