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Ohaguro: L'Antica Tradizione Giapponese dei Denti Neri

Nel mondo occidentale, avere un sorriso perfetto significa avere denti bianchi e ben allineati. Già nell’antichità romana e greca avere una dentatura bianca e smagliante era un ideale di bellezza perlomeno per le classi sociali più agiate. A tale scopo allora ci si sbiancava i denti con strumenti manuali o con un risciacquo a base di urina. Mentre alle nostre latitudini è di moda avere denti bianchi e dritti, l’ideale di bellezza delle donne giapponesi è avere i denti storti. In Giappone avere i canini superiori sporgenti è simbolo di giovinezza e di tenerezza e rientra nel cosiddetto look Yaeba (alla lettera “doppio dente”).

Per molto tempo, però, in Giappone vigeva un’altra moda particolare, che non riguardava la forma ma il colore dei denti: si usava tingersi i denti di nero. All’inizio questo ideale di bellezza, detto Ohaguro, era riservato ai nobili della corte giapponese, ma poi si diffuse anche tra i samurai. Dal XVIII secolo erano per lo più le donne a tingersi i denti di nero quale simbolo della loro maturità sessuale e della loro fedeltà al marito.

Cosa pensereste se vi dicessi che un tempo le donne giapponesi, specie le più abbienti, erano solite tingersi i denti di nero, con una soluzione di limatura di ferro e aceto? Vediamo di approfondire questa curiosa tradizione nipponica e capirne le ragioni. L’abitudine di tingersi i denti prende il nome di Ohaguro, letteralmente ‘dente nero‘ - benché esista più di un modo di scriverlo e pronunciarlo, che comporta non troppo significativi slittamenti di significato.

La pratica si diffuse tra uomini e donne dell’aristocrazia nel periodo che va dal IX all’XI secolo. Era una sorta di ‘rito di passaggio’ all’‘età adulta’ per le ragazze adolescenti dei ceti più elevati. Da qui in poi diventò popolare tra i samurai e tutti i membri della nobiltà, che la adottarono una volta superata la cerimonia di iniziazione - ossia intorno ai 15-16 anni. Col passare del tempo, l’Ohaguro divenne una pratica diffusa anche tra donne di ceto medio, soprattutto se sposate o geishe. Questa tradizione è stata incredibilmente longeva: pensate che ufficialmente ha resistito fino al XIX secolo, mentre ufficiosamente fino al XX! Solo nel 1870 il Governo vietò l’Ohaguro sugli uomini e col tempo la sua pratica andò quasi dimenticata, soprattutto quando per la prima volta - nel 1873 - l’Imperatrice decise di apparire in pubblico con i denti bianchi e non più pitturati di nero.

Fino agli inizi del 1900 l’Ohaguro rimase un’usanza popolare tra le classi più basse e meno abbienti - in un interessante capovolgimento di ruoli: se prima infatti era una tradizione deputata esclusivamente all’aristocrazia, ora rimaneva solo in alcune sacche dei ceti più bassi. La pratica andò pian piano a scomparire, tranne che tra le donne più anziane di alcune aree particolarmente isolate e rurali del Giappone. Oggi è possibile vedere donne con i denti colorati di nero, specie in occasione di alcuni festival e nei distretti delle geishe. Può ancora accadere, infatti, che una geisha decida di farsi annerire i denti nell’ultima fase del suo apprendistato.

Donne giapponesi con i denti neri (Ohaguro)

Le Ragioni Dietro l'Ohaguro

Ma quali sono i motivi che hanno portato al radicarsi di questa pratica in Giappone? Che ci crediate o no, uno dei motivi principali è il fatto che i giapponesi trovano gli oggetti laccati di nero immensamente belli. L’abitudine di tingersi i denti prende il nome di Ohaguro, letteralmente ‘dente nero‘. Il termine ohaguro significa proprio denti neri e designa una moda durata quasi un millennio: dall’anno mille fino agli inizi del secolo scorso. Il nero è anche un colore amato dai samurai perché rappresentava la forza e la dignità e i buddisti lo associavano alla stabilità perché, se ulteriormente miscelato, prevale su ogni altro colore e si mantiene uguale a se stesso.

Inoltre, l’Ohaguro enfatizzava il contrasto con la pelle bianca incipriata, il che veniva considerato elegante e distintivo. Il trucco bianco, che era fatto con polvere finissima di riso, poteva causare un distacco cromatico notevole tra il pallore artificiale del viso ed il colore naturale dei denti che a questo punto potevano apparire di colore più tendente al giallo. Pare sia quindi stato per superare questo problema estetico che le donne giapponesi cominciarono a colorare i loro denti di nero. Secondo lo scrittore Junichiro Tanizaki, il nero dei denti doveva servire a mettere in risalto il contrasto con il bianco del viso, che veniva truccato di bianco, il tutto allo scopo di conformarsi a un’immagine estetica che dava grande valore a un viso dall’espressione fissa e immutabile, in cui non si potesse distinguere alcun cambiamento dell’umore.

Se a questo aggiungiamo il fatto che la particolare mistura di ferro e aceto (o ferro e sakè o thè) di cui era composto l’Ohaguro aveva effetti benefici sulla salute dentale, proteggendo da carie e altri disturbi, capiamo perché questa pratica ha avuto così tanto successo. Si diceva che questa pratica aiutasse a prevenire le carie, un problema diffuso a quei tempi a causa dell’alimentazione e all’assenza di una buona igiene orale.

Composizione chimica dell'Ohaguro

Ohaguro Oltre i Confini Giapponesi

Annerirsi i denti non è una pratica esclusivamente giapponese. Cina, Tailandia, Laos e Vietnam sono Paesi in cui l’Ohaguro è stato piuttosto diffuso - anche se non altrettanto popolare. In questi paesi l’Ohaguro è parecchio diffuso per simboleggiare lo stato civile, la maturità raggiunta o solo per un motivo estetico. Ad esempio, in Vietnam i denti venivano tinti in segno di disponibilità al matrimonio. Inoltre, si riteneva che fosse un segno di civiltà colorare la dentatura di rosso oppure nero, in quanto si pensava che soltanto gli animali, i selvaggi e gli spiriti maligni avessero denti bianchi. In Tailandia, invece, i denti scuri erano considerati semplicemente belli, e paragonati all’ebano - secondo una concezione che si avvicina a quella del Sol Levante.

Barbara Cohen è una psichiatra di San Francisco che ha soggiornato a lungo in Vietnam, a supporto delle truppe in guerra; tornata negli Stati Uniti ha continuato a interessarsi e a scrivere delle culture vietnamite e in generale del sud-est asiatico. Leggendo le sue cronache, veniamo a sapere che presso alcuni di questi popoli, tradizionalmente, si riteneva che solo le belve, gli animali selvatici e i demoni avessero denti lunghi e bianchi. Cohen ci racconta anche di un suo colloquio con una vecchia signora di Hanoi. Nguyen Thi Pham, pantaloni neri di satin, camicia di seta e braccialetti di giada, appartiene a una famiglia benestante e, come tutti gli anziani, ama rievocare le storie della sua gioventù: descrive il giorno in cui, a 17 anni, le dipinsero i denti di nero. Fu necessario ripetere le applicazioni per tre volte perché la saliva tende a scolorire il pigmento e per un certo periodo la ragazza dovette evitare di mangiare cibi solidi e nutrirsi solo con bevande sorbite con una cannuccia. Al termine del lungo rituale, venne decretato che Pham era “cresciuta e pronta per il matrimonio”.

Mappa dell'Asia con evidenziati i paesi con tradizioni di denti colorati

L'Ohaguro nella Leggenda e nella Cultura Contemporanea

Esiste anche una bellissima leggenda giapponese a riguardo: Ohaguro bettari, la sposa fantasma dai denti neri. Secondo la storia si racconta che durante la notte, vicino a templi e santuari, si può vedere una donna bellissima vestita con un kimono da sposa. Vaga senza meta e il suo scopo è quello di attirare a sé giovani uomini, i quali non sembrano essere in grado di resistere al suo fascino. Per questo motivo le si avvicinano, e se da lontano la Ohaguro bettari è bella ed elegante, da vicino rivela un viso deformato, coperto da uno spessissimo strato di trucco. Sul viso una bocca enorme piena di denti neri che ridendo fa scappare il giovane. La leggenda rappresenta il rimpianto di tutte le donne giapponesi che si sono dovute tingere i denti di nero e sposarsi contro il loro volere.

Può sembrare una strana moda, ma ogni cultura, e in diverse epoche, ha avuto le proprie, e non dimentichiamoci che quello che può essere normale agli occhi di persone di diverse età e in diverse parti del mondo, potrebbe apparire come una stupefacente curiosità: su RDH, una rivista di igiene dentale, viene infatti riportato un aneddoto raccontato da una igienista americana di origini giapponesi, la cui vecchia madre riteneva una cosa piuttosto strana che le donne occidentali avessero l’abitudine di mettersi lo smalto sulle unghie, con la stessa incredula opposta reazione delle pazienti occidentali a cui veniva raccontato della tintura giapponese dei denti.

L'ohaguro è stata una pratica tradizionale sin dall'antichità fino all'inizio del Periodo Meiji. Uno dei primi casi documentati di ohaguro si trova nell'opera letteraria Genji monogatari, risalente all'XI secolo. La moda dell’ohaguro è durata quasi un millennio, ed è scomparsa agli inizi del secolo scorso solo perché proibita dalle leggi giapponesi che tendevano verso la modernizzazione del Paese, a partire dall’epoca Meiji (1868-1912). A causa dell’incapacità di tingere il nero con altri colori, questo colore era associato alla sottomissione e alla lealtà, nonché alla forza e alla dignità grazie alla sua elevata intensità visiva, motivo per cui era il colore predominante tra i samurai e particolarmente apprezzato dai buddisti.

Oggi è possibile vedere donne con i denti colorati di nero, specie in occasione di alcuni festival e nei distretti delle geishe. Può ancora accadere, infatti, che una geisha decida di farsi annerire i denti nell’ultima fase del suo apprendistato. Alcuni studiosi occidentali ritengono la pratica della tintura dei denti come un’usanza orribile per sfigurare le donne, in un mondo prettamente guidato dagli uomini che in questo modo incoraggiavano la castità femminile rendendo le donne meno attraenti e prevenendo in tal modo le relazioni extraconiugali, ma queste teorie non trovano altrettanto riscontro tra i sociologi giapponesi, per i quali l’ohaguro costituiva invece un rituale attraverso il quale la società determinava il passaggio femminile all’età matura. L’imposizione sociale di questa pratica alle donne non fu tanto determinata da questioni legate alla moda estetica o perché considerata gradevole, quanto piuttosto a causa della volontà di far si che non destassero attenzioni da parte del prossimo, dal momento che insieme a hikimayu e oshiroi, impediva la decodifica delle emozioni espresse.

D’altronde non è forse anche una moda quella dei denti d’oro, e non sono stati ritrovati reperti con decorazioni dentali dei tempi degli Etruschi e degli Egizi? Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace…e quando si parla di tradizioni antichissime c’è poco da sindacare.

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