La fine di un matrimonio è un evento doloroso e difficile da accettare. È un processo graduale che può avvenire in tempi differenti e in modi diversi per ogni coppia. In linea di massima però, la fine arriva quando uno o entrambi i coniugi non provano più amore, rispetto e fiducia reciproci, e non vedono più futuro per la loro relazione.
Un matrimonio può finire per diversi motivi. A volte capita poiché non si riesce a perdonare un tradimento, altre ancora per la mancanza di comunicazione e l’incapacità di risolvere i problemi e i conflitti. In alcuni casi l’interferenza di persone esterne come parenti e amici può accelerare la rottura e causare la crisi di coppia. Un rapporto può finire anche causa di differenze inconciliabili nei valori, negli obiettivi e nello stile di vita. Non dimentichiamo inoltre le separazioni dettate da abusi fisici, emotivi e verbali, dipendenze e problemi di salute mentale. La fine di un matrimonio dopo 20 anni può essere dovuta a una crescita personale diversa e opposta che ci fa capire che non abbiamo più affinità di coppia, obiettivi e valori comuni.
Uno dei segnali inequivocabili della fine di un matrimonio è la mancanza di dialogo; quando le parole sono sostituite dall'aggressività, quando non c'è più empatia e non riusciamo (o vogliamo) interpretare i sentimenti del partner, il rapporto si avvia verso la conclusione. Secondo John Gottman, la mancanza di rispetto è uno dei "cavalieri dell’apocalisse matrimoniale", così come la rabbia costante nei confronti della persona amata, la pioggia di critiche buttate lì soltanto per ferire e non per ricostruire. I rapporti sessuali e l'affettività sono una parte importante della coppia: se non ci sono baci, carezze e abbracci, l'interesse reciproco potrebbe essere perso per sempre.
Quando vale la pena salvare un matrimonio?
Per recuperare un rapporto di coppia, è necessario che entrambi i partner siano disposti a riconoscere i problemi, a parlarne apertamente e a cercare soluzioni efficaci e funzionali. Non è semplice risolvere una crisi: è necessario comprendere i sentimenti dell’altro, dare un nome ai conflitti ma soprattutto essere disposti a riconoscere i propri errori e a cambiare. La terapia di coppia può aiutarci a capire, fare chiarezza nei nostri sentimenti ma soprattutto può fornirci gli strumenti necessari per migliorare la comunicazione e la comprensione reciproca.
Tuttavia, comprendere di vivere un matrimonio infelice può essere un primo passo per cercare di rimettersi in gioco. Sì, perché i fattori sono talmente tanti, che spesso può “bastare” un rimescolamento delle carte in tavola, un riscoprire e riscoprirsi, un ripartire con nuove basi e ritrovare il motivo del “sì” di quel giorno. Il matrimonio è una sfida e un impegno per la vita e bisogna esserci giorno dopo giorno, con cura, attenzione e pazienza. Elisabetta Ambrosi, nel suo libro "Come sopravvivere a un matrimonio imperfetto ed essere felici", propone un approccio alternativo: decidere di non lasciarsi nonostante tutto, restare e affrontare. L'autrice invita a ridurre il carico di aspettative che riponiamo nel partner e a smettere di fare la guerra con il nostro vissuto e con chi quel vissuto lo popola. Basta idealizzazione! Accettare il proprio matrimonio per quello che è vi renderà molto meno infelici di prima. Liberarsi da proiezioni e idealizzazioni sbagliate potrebbe essere la strada perché il rapporto migliori, il dialogo aumenti, la conflittualità si riduca e si liberi di conseguenza uno spazio emotivo per entrambi.
Ambrosi fa una distinzione importante sull’accettazione dell’altro: accettare non significa non cambiare insieme. Il vero problema sono, sotto certi versi, il matrimonio e la convivenza stessi: convivere per decenni, condividere problemi economici, pratici, di salute, è sfinente di per sé. L’equilibrio perfetto, costante ed eccitante, di ragione e passione, sesso e dialogo sono un’utopia. Per mantenere tale quell’alchimia ci sarebbe bisogno di un turnover costante, visto che romanticismo e passione fisica si esauriscono in pochi anni. Bisognerebbe per paradosso celebrare un matrimonio ogni due o tre anni, separarsi ogni due o tre anni. L'autrice suggerisce la sua alternativa: più che continuare ad arrovellarsi con fantasie di sostituzione, cercate di trovare spazio all’interno del matrimonio. Uno spazio può essere anche fisico, una casa più grande, un’altra stanza, un viaggio solitario o anche psicologico, mentale, per ridurre il fastidio provocato da certi atteggiamenti, o meglio, per ridurre la fatica che la presenza dell’altro impone.
Impiegare quelle risorse, mentali, emotive, ma soprattutto materiali, che si sarebbero perse nella separazione, per cercare spazi cuscinetto che evitino l’attrito e ridiano maggiore ossigeno a sé stessi, vale la pena. Soprattutto serve a superare l’errore di identificarsi con il proprio matrimonio. E il sesso? Non è un aspetto fondamentale? Occorre accettare una sua naturale decrescita. Dopo aver detto che non vale la pena tradire, per la fatica che comporta e le energie che sottrae, dopo aver detto che il sesso potrebbe essere sostituito da altre attività interessanti, buone e belle, si può dire che in una coppia anche non perfettamente funzionante o comunque stanca da secoli di fatiche, in particolare la nascita dei figli, il sesso può tornare! La buona notizia è che un sesso ritrovato nasce veramente dall’amore verso l’altro, un amore reale, concreto, profondo.
Prima di pianificare un’azione è fondamentale conoscere quali sono le strade fallimentari da evitare. Per costruire una relazione infelice è necessario iniziarla male fin dalle fondamenta scegliendo il partner per ragioni sbagliate. Oppure si può scegliere direttamente il partner sbagliato. Un esempio da manuale è la relazione tra un uomo iperlogico e una donna iperemotiva. Lui è affascinato dalla capacità che lei ha di esprimere le emozioni, salvo poi finire per intrattenere con lei discussioni infinite proprio per questo suo lato del carattere. Il campo della sessualità offre molte occasioni per creare problemi. È infatti sufficiente che si inizi a fare sesso nel momento sbagliato, nel posto sbagliato, con la frequenza sbagliata o nel modo sbagliato. Una regola aurea per assicurarsi una buona infelicità sessuale è la seguente: Non dire mai al tuo partner cosa ti piace e cosa non ti piace nel sesso. Se una coppia ha costruito il proprio rapporto su basi solide, è necessario correre ai ripari e mettere tutti i propri sforzi per garantirsi una vita di coppia catastrofica sfruttando ogni possibilità per aumentare i litigi a dismisura. Affinché un litigio funzioni a pieno deve possedere due caratteristiche: (1) deve avere come argomento sempre gli stessi problemi, (2) e non deve condurre mai ad alcuna conclusione. Per garantire questo risultato è fondamentale che ogni litigio termini con il broncio (quindi con la fuga silenziosa dal problema) o con la violenza verbale (l’esasperazione dei conflitti è garanzia per il mantenimento dei problemi). Permettere al parentado di immischiarsi nelle questioni della coppia, per poi iniziare subito a litigare per questo motivo, è un corollario essenziale. Una coppia infelice, ma non ancora abbastanza, può sfruttare l’occasione della nascita di un figlio per raggiungere definitivamente il proprio obiettivo. I figli in questo sono un ottimo supporto.

Come superare la fine di un matrimonio
La prima cosa da fare è accettare le nostre emozioni ed elaborare il lutto che deriva dalla fine del matrimonio. È normale provare rabbia, angoscia, paura, delusione, tristezza. Negare i nostri sentimenti non farà altro che prolungare il processo di guarigione; la chiave è permettere a noi stessi di sperimentare le vette del dolore, di piangere se necessario. Parlare con qualcuno capace di ascoltare e di fornirci un valido supporto emotivo può aiutarci a elaborare i nostri sentimenti e a sentirci meno soli. Le persone che ci sostengono, amici, familiari ma soprattutto terapisti, possono regalarci una prospettiva diversa sul dolore che stiamo vivendo.
Infine, per superare la fine di un matrimonio, è fondamentale ripartire da se stessi. Possiamo prenderci cura di noi nel qui e ora, annullando lo sguardo proteso verso il passato perché non possiamo cambiare il corso degli eventi ma possiamo agire su di noi e sul nostro presente. Essere pronti per una nuova relazione comporta la capacità di comprendere la solitudine affettiva quando si è single, accettarla e farla diventare un punto di forza.
Affrontare il divorzio rappresenta un significativo cambiamento nella vita degli individui, caratterizzato spesso da conflitti e tensioni e dolorosi traslochi dopo la separazione. Tuttavia, può anche essere un'opportunità evolutiva per rivalutare aspetti personali e interpersonali, attribuendo un significato alla relazione terminata. Affrontare la fine del patto coniugale richiede di "salvare il legame", ricostruendo la storia della coppia e riconoscendo i propri bisogni e aspettative. Questa riflessione permette di superare la crisi con maturità, riconoscendo il dolore e le ingiustizie ma anche gli aspetti positivi della relazione.
Se ti senti sopraffatto, triste o hai difficoltà nella vita di tutti i giorni, puoi rivolgerti a un professionista della salute mentale. Gli psicoterapeuti possono fornirti strumenti e strategie per capire i tuoi sentimenti e aiutarti a elaborare le strategie di coping più efficaci per superare la rottura.
4 semplici cose da fare per salvare il matrimonio? Lo psicologo spiega
Quando è il momento giusto per separarsi?
Ogni situazione è a sé ma, in linea di massima, il momento giusto per dividere le proprie strade arriva nel momento in cui: la relazione è tossica e rischia di mettere in serio pericolo il benessere fisico ed emotivo di un coniuge o di entrambi; i tentativi di superare la crisi sono falliti e non si vede più alcuna possibilità di miglioramento; si è raggiunta la consapevolezza che quando non si ama più, la separazione è l'unica strada per ritrovare la propria felicità e serenità.
Il matrimonio si scioglie legalmente con il divorzio che segue la separazione che può essere consensuale, se entrambi i coniugi sono d'accordo, o giudiziale, se uno o entrambi i coniugi si oppongono alla separazione o non vi è accordo sui rapporti personali o patrimoniali. Ci sono poi alcuni casi in cui la relazione si complica quando uno dei due partner frequenta una persona durante la separazione.
C'è chi sceglie di separarsi, aprendosi a nuove realtà, a una nuova vita che dopo, un periodo di amarezza e dolore, può dare gioia, serenità e rinascita. Accanirsi nel mantenere vivo un amore finito, infatti, porta con sé insoddisfazione, sofferenza e alla lunga anche stress grave, depressione, malessere fisico fino anche a condotte inappropriate. Ma la presa di coscienza potrebbe portare a nuova rinascita. Molti, infatti, provano a rimettersi in gioco, decidendo di farsi aiutare, ricercando cosa li ha uniti inizialmente e cosa può riunirli ora.

La fine di un matrimonio quando ci sono figli
La coniugalità e la genitorialità sono strettamente connesse. La chiusura della crisi del patto coniugale deve dare valore al legame per assicurare un adeguato sviluppo relazionale dei figli. Dopo il divorzio, è necessario trasformare il patto coniugale in un patto genitoriale, fondato sul valore del legame originario. Questo permette di affrontare nuove sfide evolutive con maggiore equilibrio.
Non bisogna dimenticare che la separazione, anche se dolorosa, può portare a nuove realtà, a una nuova vita che dopo, un periodo di amarezza e dolore, può dare gioia, serenità e rinascita. Accanirsi nel mantenere vivo un amore finito, infatti, porta con sé insoddisfazione, sofferenza e alla lunga anche stress grave, depressione, malessere fisico fino anche a condotte inappropriate. Ma la presa di coscienza potrebbe portare a nuova rinascita. Molti, infatti, provano a rimettersi in gioco, decidendo di farsi aiutare, ricercando cosa li ha uniti inizialmente e cosa può riunirli ora.
Inoltre, è consigliabile un periodo di convivenza prima di fare il grande passo. Ma l’aspetto più importante secondo l’autrice è l’indipendenza economica, o quanto meno una solida professionalità da spendere. Sui soldi, inoltre, ci dovrà essere massima trasparenza: “Non sposatevi senza nulla in mano per carità!”.

In conclusione, affrontare la fine di un matrimonio è un percorso complesso che richiede accettazione, elaborazione del lutto, supporto emotivo e un forte lavoro su se stessi. Sebbene la separazione possa essere una soluzione, è importante valutare attentamente tutte le opzioni, considerare il benessere dei figli e, se possibile, cercare un aiuto professionale per navigare questo difficile momento.
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