La fede nuziale è un simbolo universale di amore e impegno, ma quali sono le sue origini e il suo profondo significato? Dagli antichi Egizi ai giorni nostri, questo anello ha attraversato millenni di storia, arricchendosi di simbolismi e tradizioni.
Le Origini Antiche della Fede Nuziale
La storia della fede nuziale risale a circa 5000 anni fa, all'epoca degli antichi Egizi. Il cerchio era considerato la forma che rappresentava l'infinito ed era quindi ideale per la costruzione di amuleti che sigillassero amore e unioni inscindibili. La consegna dell'anello, a prescindere dal suo materiale, era anche un gesto con il quale il marito consegnava alla sua sposa la gestione della casa e la sua protezione. Gli anelli degli antichi Egizi e degli antichi Romani erano molto raramente fatti d'oro: si preferiva realizzarli in ferro, o anche in argento.
Sulla fede nuziale di epoca romana spesso veniva riportato anche lo stemma della famiglia, in cui entrava a far parte la moglie che spesso lo utilizzava per sigillare cassetti e conserve.

Il Significato del Cerchio e dell'Anulare Sinistro
La fede nuziale è legata anche alla simbologia del cerchio, che rimanda alla chiusura di un contratto o di un legame: durante le cerimonie nuziali pagane, si usava tracciare un cerchio sulla terra attorno agli sposi, in segno di buon augurio. L'anello nuziale compare anche nelle tradizioni medioevali: la futura sposa intrecciava un suo capello a un anello di diamanti e lo teneva per 9 giorni sul cuore prima di donarlo al suo sposo in occasione delle nozze.
Una di queste riguarda il motivo per il quale la fede si indossa all'anulare della mano sinistra: te lo sei mai chiesto? Gli antichi Egizi portavano la fede nuziale all'anulare della mano sinistra perché pensavano che ci fosse una vena, la "vena amoris", che arrivasse dritta al cuore. Ma ci sono anche altre spiegazioni per questa usanza di indossare la fede nuziale all'anulare sinistro. La leggenda più bella secondo noi però arriva dall'Oriente: secondo una antica tradizione cinese, ogni dito della mano rappresenta una figura della famiglia. I pollici sono i genitori, gli indici i fratelli, i due medi uniti rappresentano noi stessi, i mignoli sono i nostri figli… e gli anulari? La cultura cinese dedica ad ogni singolo dito della mano una categoria ben precisa: il pollice rappresenta i genitori, l'indice è dedicato ai fratelli e alle sorelle, il medio a noi stessi, l'anulare al partner e il mignolino ai figli.
Un probabile spiegazione del fatto che la fede si porta all'anulare potrebbe essere che in latino anello si dice “anulus”, parola dalla quale deriva anche “anulare”. Secondo la tradizione cristiana la fede trova la sua collocazione perché l'officiante tocca le prime tre dita della mano imponendo la benedizione, “nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo”, infilando quindi l'anello al quarto dito. Una spiegazione di carattere prettamente pratico è che la mano sinistra è quella meno utilizzata e quindi si rovina meno l'anello.

La Fede Nuziale nella Tradizione Cristiana
Più curiosa l'esegesi delle fedi nuziali di epoca cristiana: erano anelli tutt'altro che semplici, riportavano, infatti molti simboli come colombe, mani intrecciate e altri disegni. Fu per opera della Chiesa, per la quale queste elaborazioni artistiche ricordavano fin troppo il paganesimo, che le fedi assunsero la forma che conosciamo noi oggi.
Il rito del matrimonio può essere laico o religioso, personalmente ho preferito sposarmi in chiesa, in pieno accordo con Gianni. Ci siamo chiesti che significa avere fede, se la nostra scelta aveva un senso e la risposta è stata un sì convinto. Molte coppie, come potete immaginare, si rivolgono a me per un consiglio in merito. Perché sposarsi in chiesa? Vogliono capire. Le questioni da valutare sono tante, ogni coppia ha una storia ha sé, che include anche parenti atei e/o religiosi, qualche volta la logistica, etc. Io illustro pro e contro delle due scelte, ma mi piace descrivere come si svolge la messa del matrimonio perché io la trovo stupenda. E noto che la spiegazione rende più profondo l'apprezzamento del rito del matrimonio.
La prima parte del rito del matrimonio, paradossalmente, costituisce un rito non religioso. Si tratta infatti dell’ingresso della sposa in chiesa. La tradizione non prevede un ingresso ufficiale dello sposo, ma i fotografi ormai solennizzano anche questo. Quando arriva la sposa, tutti entrano e, per ultima fa il suo ingresso lei, accompagnata in genere dal padre. E’ anche il momento del suono della prima musica liturgica, normally la Marcia Nuziale. Lo sposo la attende al suo posto, in genere accanto al sacerdote. Quando lei arriva, il rito del matrimonio prevede che lui prima ringrazi il padre di avergliela “ceduta” (con una normale stretta di mano), poi che la sposa baci il genitore, separandosi da lui. Poi si baciano i due e si recano al posto assegnato, la sposa a sinistra e lo sposo a destra. Attenzione, perché se la sposa ha un velo che le copre il volto, il rito del matrimonio prevede che lo sposo deve prima di tutto alzarglielo. Questo gesto lo deve fare lui, non il padre. Il rito del matrimonio ora si addentra nei momenti più significativi con la Messa, che inizia ovviamente con il segno della croce e il saluto liturgico. Se i due hanno preparato un libretto, il sacerdote invita i presenti a usarlo, avendolo avanti, per partecipare il meglio possibile. La prima parte del rito del matrimonio prevede la memoria del Battesimo, che ben spiega che significa avere fede. Infatti questo rito cristiano ha senso solo se i due sono battezzati. Non solo, ma il Battesimo, primo sacramento, ha un suo naturale sviluppo negli altri sacramenti: la Comunione e la Cresima, il Matrimonio o l’Ordine sacro, per chi sceglie di essere sacerdote. Al tempo stesso, è impensabile che due battezzati non si sposino davanti a Dio. La fede donata col Battesimo, a meno che non sia stata esplicitamente rinnegata, non può che continuare a vivere con un’unione benedetta da Dio. Questa memoria del Battesimo durante il rito del matrimonio è breve. Il prete celebrante pronuncia tre formule, che sono tre invocazioni alla Trinità, al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo. Dopo questo dialogo, il rito del matrimonio va avanti col prete che prende un secchiello di acqua benedetta e passa a benedire prima gli sposi, poi i testimoni, poi via via i presenti lungo la navata della chiesa. Raggiunti dall’acqua benedetta, i presenti si fanno il segno della croce. Durante il rito del matrimonio quindi avviene qualcosa di molto simile a ciò che avvenne il giorno del Battesimo. Subito dopo, il sacerdote conclude con l’orazione “colletta”, che (dal latino colligere=raccogliere) ha il senso di raccogliere tutte le preghiere dei presenti e di presentarle al Signore. Dopo l’orazione colletta (o orazione iniziale) il rito del matrimonio prosegue con la liturgia della Parola. E’ il momento in cui nella Messa vengono proclamate le letture. Normalmente vengono tratte la prima dall’Antico Testamento, la seconda da una delle lettere del Nuovo Testamento, infine il Vangelo. Solo quest’ultimo è proclamato dal sacerdote, le altre è auspicabile che siano proclamate o dagli sposi stessi (cosa non impossibile, se c’è almeno un minimo di abitudine) o dai testimoni o da altri amici presenti. La proclamazione delle letture dev’essere fatta con voce chiara, non troppo recitativa (non siamo a teatro), con passo lento (l’emozione in genere fa andare veloci), e con conoscenza del brano che si legge. Perciò occorre assolutamente pensare in tempo ai lettori, scegliendo se possibile tra persone credenti e abbastanza praticanti, nonché consapevoli di quel che fanno per dare un senso a questo momento del rito del matrimonio. E’ opportuno inoltre mandare i lettori, dieci minuti prima dell’inizio, dal sacerdote celebrante, perché provino la posizione da assumere, la giusta intonazione o chiariscano eventuali parole difficili. Le letture si traggono normalmente da un “corpo” di letture prescelte, che si trovano anche su questo sito. Si possono scegliere solo letture dalla Bibbia, non da altri libri. Una parola sulle musiche. Sarebbe bene che ci fossero anche canti e un coro. Le musiche devono comunque essere rigorosamente sacre, trattandosi del rito del matrimonio. Ci può essere un singolo cantore. La consuetudine di cantare l’Ave Maria di Schubert, molto diffusa (l’ho voluta anch’io), è bella, ma occorre sceglierla pensando che parla della Madonna, e che questo è un rito di matrimonio, non solo perché è orecchiabile. Dopo la lettura del Vangelo, il sacerdote tiene l’omelia. Saltando poi alla preghiera dei fedeli, valgono le stesse regole di lettura sopra dette. Le preghiere devono essere brevi e chiare. Composte da qualche amico consapevole di ciò che fa, oppure tratte dal rituale del matrimonio. Devono rispettare la forma dell’invocazione e concludersi tutte con la formula “preghiamo”, cui si risponde “Ascoltaci Signore”. Infine, tra lacrime ed emozione grandissima, eccoci alla parte centrale della Messa: la liturgia del matrimonio. Essa prende corpo subito dopo l’omelia del sacerdote. le tre domande del sacerdote agli sposi. La prima riguarda la libertà del consenso, la seconda la fedeltà e l’indissolubilità del matrimonio, la terza il “bonum prolis”, ovvero la disponibilità a essere genitori. Si risponde con un semplice sì, detto insieme, guardando il sacerdote. Il momento più solenne e bello del rito del matrimonio: i due si danno la mano destra e dicono le note parole, prima lui a lei, poi viceversa, sulla volontà di accogliersi per tutta la vita. Queste parole si possono leggere o dire a memoria, ma poiché l’emozione gioca brutti scherzi, credetemi, è meglio leggerle. Il nuovo rito ha sostituito al verbo “prendere” il verbo “accogliere”. Che meglio esplica che significa avere fede. Non si dice più: io ti prendo come mia sposa… ma: io ti accolgo. Il significato ovviamente cambia un po’ ma la sostanza è la stessa: ognuno riceve l’altro come un dono e non come un possesso su cui ha dei diritti. Inoltre il rito ha aggiunto: con la grazia di Cristo. Si vuole infatti sottolineare che solo l’aiuto del Signore permette di riconoscere nell’altro un dono e di mantenerlo come tale, anche quando appare più un peso che una gratificazione. C’è da aggiungere che queste parole reciproche potrebbero essere sostituite da una domanda diretta dal sacerdote agli sposi, alla quale i due si limitano a rispondere SI. Si chiamano fedi perché esprimono la fiducia reciproca degli sposi. Chi la porta dal momento del rito del matrimonio in poi mostra che ha riposto la sua fiducia in un altro, e che ha accettato di dipendere da lui/lei. Nel mondo romano gli anelli non li portavano i nobili ma gli schiavi, proprio come segno di sottomissione sul proprio corpo. Questo significato è passato nel sacramento ed è molto bello: io dell’altro non sono padrone ma servo. Senza servilismi ma con amore. Gli anelli in genere ormai li porta un bambino, al momento opportuno. Talvolta il cagnolino prediletto. Questo va bene purché non diventi una passerella ridicola. La liturgia eucaristica si chiama così per il nome “eucarestia”, che significa “azione di grazie”. Tutto ciò che avviene a partire da questo momento nel rito del matrimonio fino al Padre Nostro ha il sapore di un ringraziamento a Dio, nelle parole e nei gesti. Ovviamente, la riconoscenza è tutta per il dono di una nuova famiglia appena costituita (i due, infatti, diventano sposi - se proprio vogliamo essere precisi - solo dal momento in cui pronunciano le parole “io ti accolgo”). Gli sposi, e i presenti, partecipano seduti alla prima parte, durante la quale il sacerdote innalza al cielo e offre il pane e il vino. Si alzano in piedi al momento della preghiera sulle offerte, fino al canto (o alla recita) del “Santo santo santo”. S’inginocchiano subito dopo, quando il sacerdote impone con evidenza le sue mani sul pane e sul vino appena presentati a Dio e pronuncia le parole stesse di Gesù, per mezzo delle quali si attua la trasformazione del pane in corpo di Cristo e del vino in sangue di Cristo. La fede cattolica ci dice che sono corpo e sangue divini, presenti sull’altare non solo per la fede ma realmente. La preghiera eucaristica continua ancora per qualche minuto, dopo la consacrazione, e gli sposi possono rimanere in ginocchio o alzarsi in piedi. Con la speranza (talora vana) che il fotografo si calmi un pochino almeno durante questi momenti, è bene che i due si concentrino, anche se emozionati e deboli. Alla preghiera eucaristica segue il Padre Nostro e, subito dopo, la preghiera di benedizione degli sposi. E’ un momento bello e solenne del rito del matrimonio, durante il quale il prete dovrebbe scendere dall’altare, avvicinarsi agli sposi che s’inginocchiano, e imporre le sue mani consacrate sul loro capo, recitando solennemente tale benedizione. A questa preghiera segue l’invocazione di pace e poi l’invito a scambiarsi il segno di pace. Si ricorda che questi dev’essere sobrio, essenziale, non teatrale. Ci si volta e si va in genere dai testimoni, dai genitori e basta. Ciascuno dei due ha i propri e quelli dell’altro, per cui qualche secondo in più è comprensibile ma non oltre. L’invocazione “Agnello di Dio…” inizia la liturgia della Comunione. Il pane e il vino consacrati non rimangono sull’altare ma vengono presi e distribuiti. Anzitutto agli sposi, ovviamente. Poi ai presenti che lo desiderano, ma solo il corpo di Cristo. Gli sposi devono essere consapevoli di quel che fanno e che significa avere fede, per questo è essenziale la preparazione al matrimonio. Non è necessario che entrambi facciano la Comunione. Se uno dei due non si è voluto confessare prima, attraverso il sacramento, oppure ha dei dubbi o non ha chiaro che significa avere fede ebbene, è meglio che non faccia la Comunione. Se, come è auspicabile, la fanno entrambi, si devono essere preparati, devono credere e devono promettere che la prossima Comunione non sarà al funerale della suocera! (che in genere si auspica a tempi brevi). I presenti saranno esortati dal celebrante ad accostarsi alla Comunione solo se credenti, cattolici, e moralmente sereni quanto al rispetto delle leggi morali essenziali. Le quali, è bene ricordarlo, impediscono di accostarsi a chi è in una situazione di grave peccato e non desidera, talora può, discostarsi da essa, per una serie di scelte oramai fatte e verso le quali non prova alcun senso di colpa. Questo la Chiesa lo chiede non per punire, ma per curare, affinché il desiderio di accostarsi a Cristo guidi il credente a rimuovere le situazioni che ora gli impediscono di accedere. La lettura degli articoli del Codice civile durante il rito del matrimonio, motivata dalla validità civile del matrimonio religioso, è opportuna ma non obbligatoria. Il prete la potrebbe fare solo agli sposi e ai testimoni, brevemente, per evitare il malcostume che, una volta data la benedizione, mentre il prete legge la gente cominci a sentirsi libera da vincoli di rispetto e di silenzio. Se comunque la lettura non viene fatta, il matrimonio è ugualmente valido. Si appongono le firme, ricordando che l’eventuale regime di separazione patrimoniale dei beni va scelto al momento e, in mancanza di scelta, si suppone la comunione dei beni. Credo di avere descritto tutti i momenti della Messa del matrimonio. Ribadisco che è essenziale prepararla bene, in modo da “saperla” bene in quel giorno e viverla dunque bene. L’uscita dalla chiesa, il riso, gli abbracci e i baci ovviamente non appartengono alla celebrazione religiosa. Le spese che si sostengono per invitare amici e parenti non stanno scritte certo nel Vangelo. Sorprende dunque che ci sia ancora chi dice che il rito del matrimonio religioso “costa troppo” e quello civile di meno. Sono autentiche sciocchezze. Il costo della chiesa a Roma è rigidamente definito dal Vicariato di Roma, per cui se si avessero sospetti sull’esosità di certe chiese, è bene telefonare all’ufficio matrimoni del Vicariato e chiedere conferma. Il vero “costo” del matrimonio è la vita di coppia, che apre una nuova era per gli sposi, anche se precedentemente conviventi. Si spera che sia un costo che si è felici di sostenere, perché sono di più i vantaggi del loro contrario.
INDOSSARE L' ANELLO MATRIMONIALE - Resterai stupito!
Materiali, Forme e Simbolismo Moderno
Per quanto riguarda i materiali utilizzati per realizzare le fedi nuziali, possono essere diversi, dall’argento e dal ferro, utilizzati dagli antichi, si è passati all’utilizzo dell’oro prima giallo, poi successivamente si è passati anche all’oro rosa e all’oro bianco. Altro materiale che viene sempre più richiesto è il platino. Talvolta la fede della sposa viene impreziosita con dei diamanti o altre pietre.
Alla diversità dei materiali si accompagna una diversità nelle forme: la fede nuziale classica, in oro giallo varia dai tre ai 10gr, bombata all’esterno e piatta all’interno, che, come quelle della F.lli Pisa, possono essere impreziosite da diamanti all’interno. Altro modello interessante è la fede Mantovana, è più larga e più piatta rispetto a quella classica. La fede nuziale francesina è piatta all’interno e leggermente bombata all’esterno. Molto apprezzata in quanto facilmente abbinabile ad altri anelli mentre per i signori, non sempre abituati a portare questo tipo di monile, risulta essere meno invasiva. Il peso di questo anello è di circa 5 gr.
Quelle fin qui descritte sono ovviamente le fedi classiche, che richiamano subito alla mente questa tipologia di monile; ne esistono altre, frutto di diverse culture.
L’anello nuziale ha diverse caratteristiche ed ognuna di esse ci può dire tanto. Ci sono tantissime riflessioni che si possono fare contemplando le fedi, davvero tante! Iniziamo con il dire che la forma tonda indica la perfezione. Il cerchio è l’origine. L’origine di ogni cosa è Dio. Nell’iconografia cristiana Tre Cerchi saldati tra loro sono simbolo della Trinità. Non solo: il cerchio rappresenta la relazione tra Dio (il centro del cerchio) e la creazione che è il cerchio stesso. L’anello nuziale rappresenta tutto questo, se ci pensiamo bene. Rappresenta la creazione che si manifesta nelle creature uomo e donna che si sposano ma anche nella coppia stessa che secondo alcuni studiosi è una vera e propria nuova creazone che trova sorgente nel Battesimo e nel sacramento del matrimonio. L’anello nuziale è d’oro (almeno nella tradizione). L’oro è il metallo dei re. Il metallo di Dio che è Re, oltre che Padre. Signore delle nostre vite. Un Re atipico venuto per servire e non per essere servito. Ecco quell’anello al dito ci ricorda che dobbiamo amarci così. Che siamo re e regina l’uno per l’altra. Che lo siamo per la Grazia scaturita dal sacramento, ma che dobbiamo esserlo nella vita di ogni giorno facendoci servi l’uno per l’altra, servi dell’amore. Come? Mettere l’altro/a e il suo bene sopra il nostro.
Inciso all’interno c’è la data del matrimonio e il nome dell’altro/a. Non il nostro nome, non il nome di entrambi, ma quello dell’altro/a. C’è un significato molto profondo e bello in questo segno. Da quella data, se voglio davvero vivere la mia fede per Gesù non posso prescindere da quel nome inciso. La virtù della fede può essere definita in tanti modi. Quello che preferisco è: la fede è la nostra risposta all’amore di Dio. Quindi la fede che abbiamo al dito mi ricorda che non posso amare Dio se non attraverso quella donna il cui nome è inciso all’interno dell’anello. Il nome nella tradizione biblica indica tutta la persona; anima, corpo e cuore.
L’anello nuziale si indossa all’anulare. C’è una leggenda, non so quanto fondata, che narra che una piccola arteria collega direttamente il cuore a quel dito della mano. Capite che non ha importanza sapere se tutto questo sia vero oppure no. Ciò che conta è il significato che vuole evidenziare. La fede nuziale ci ricorda che il matrimonio è un sacramento che intreccia anima e corpo. L’amore nasce nel cuore ma ha bisogno di un corpo per diventare reale, per potersi manifestare. Senza il corpo il nostro amore non potrebbe arrivare all’altro/a. Resterebbe lettera morta.
Permettetemi un’ultima riflessione. L’anello ha forma circolare. Ha la forma dello 0. Se però affianco il mio anello a quello della mia sposa ecco che da due zeri prende forma il simbolo dell’infinito (un otto rovesciato). Dal giorno del matrimonio quelle due fedi mostrano l’infinito di Dio solo insieme, quando sono saldate l’una all’altra dall’amore fedele dei due sposi.

tags: #fedi #nuziali #padre #nostro
