Il teatro, nella sua essenza più profonda, si propone come un crocevia di esperienze, un luogo dove l'arte, la spiritualità e la cultura si intrecciano per creare narrazioni che risuonano nell'animo umano. Un esempio emblematico di questa fusione si manifesta nel connubio tra la performance teatrale "Hijos de Buddha", oggetti d'arte tibetana e il profondo simbolismo del Buddha.
La pièce teatrale "Hijos de Buddha", nata da un'idea di Nicolò Sordo nel 2024 con la regia di Alessandro Rossetto, è una rappresentazione sperimentale che indaga la complessità dell'animo umano attraverso la figura di Maria Sanchez de la Misericordia, interpretata da Marina Romondia. Questo spettacolo, proposto alla Sala Assoli di Napoli il 27 giugno all'interno del Campania Teatro Festival, si distingue per la sua audace innovazione scenica.
Una figura scalza, vestita di nero, si muove nel vuoto. Nessuna scenografia, nessuna parola esce dalle sue labbra, eppure, voci registrate la attraversano, rimbalzando sulle pareti della sala. La luce squarcia l’oscurità: ora proviene da una torcia bianca, ora da una fila di fresnel aranciati, poi dall’alto, con un occhio di bue dello stesso colore, fino alla luce blu e rossa di una volante della polizia. I riflettori si accendono e si spengono: la torcia si muove veloce o accompagna i passi, l’occhio di bue incornicia, i fresnel proiettano ombre. Buio, poi ancora luce, che si rifrange sui teli neri del retropalco: un’oscurità che si frantuma, come un pensiero muto.
La collaborazione tra Sordo, Rossetto e Romondia, già consolidata nel 2023 con "Bye Bye", porta a una profonda esplorazione del personaggio di Maria Sanchez. In "Hijos de Buddha", la figura femminile emerge come cruda, con vizi che la rendono spietata, scomoda, odiosa. Le differenze tra i due lavori sono marcate: se in "Bye Bye" il corpo si espone e parla in una confessione tragicomica, "Hijos de Buddha" ne è l'eco silenzioso, uno svuotamento che riflette una crisi. Due opere autonome ma intrecciate, che rivelano la capacità del trio di esplorare il margine - umano, scenico, politico - da prospettive diverse e con linguaggi eterogenei.
La scrittura di Sordo, spigolosa, istintiva, ibrida, si fa dispositivo di indagine, affrontando con ironia temi come consumismo, marginalità, identità generazionale e desiderio di riscatto. Rossetto, regista e documentarista con formazione antropologica, infonde nella pièce uno sguardo analitico e poetico, maturato nel cinema.
Il terreno comune di questa alleanza artistica è la storia di Maria Sanchez de la Misericordia: donna di Pamplona, madre, badante, buddista per fede, quasi alcolizzata per disperazione e cleptomane per vizio. Vive ai margini di una società da cui cerca affetto ma a cui restituisce solo perfidia. Il nodo centrale è l'incontro con GiraGira, una giovane africana che Maria costringe alla prostituzione con la falsa promessa di un permesso di soggiorno. La sua crudeltà si ritorce contro di lei, portando infelicità e precarietà. Neppure la preghiera la salva dal dolore: Buddha le risponde soltanto di continuare a pregare. La situazione precipita quando Maria convince GiraGira a sposare suo figlio per ottenere il documento; GiraGira fugge, trova un lavoro onesto e inizia a farsi chiamare Sharon. Maria non riceve più denaro, e al suo posto arriva il figlio, collerico e senza soldi.

La narrazione emerge attraverso le voci degli audio, mentre il corpo dell'attrice resta muto. I salti temporali e scenici sono segnati solo dalle tracce sonore. Ogni inizio è accompagnato da un'indicazione: "interno notte", "giorno", "esterno", "luogo ignoto". Seguono le voci di Maria, GiraGira e le telefonate con il figlio. In sottofondo, rumori urbani: vociare, auto, porte che sbattono. Si colgono le emozioni nei toni di voce: la collera di GiraGira, la calma autoritaria di Maria, la disperazione del figlio, la fermezza solenne di Buddha.
Audio preregistrati, luci e movimenti lenti costituiscono la sostanza della pièce. Ogni elemento scenico - movimento, luce, suono - non accompagna la narrazione ma la costituisce, in un intreccio coeso che converge verso un unico senso. È un teatro del corpo, del suono e dell’assenza, una forma performativa concettuale in cui sogno, racconto e allucinazione si confondono. Si attraversa la scena in un’esperienza immersiva e perturbante, da cui emergono emozioni e significati.
Parallelamente alla dimensione teatrale, il Tibet offre un ricco patrimonio di oggetti sacri e simboli spirituali che arricchiscono il contesto tematico. Il Chenresig, incarnazione della compassione di tutti gli esseri sacri, è una figura centrale. Rappresentato nella sua emanazione pacifica, con quattro braccia, seduto su un fiore di loto, il Chenresig simboleggia l'impegno a liberare gli esseri dall'ignoranza e il passaggio da una mente contaminata a una di perfetta Buddità.
L'Altare Dapang, o Ghao, è un oggetto di culto tipico della cultura tibetana, finemente lavorato e decorato con pietre preziose come corallo e turchese. Originario del Tibet, il suo contenitore in rame e metallo lavorato a mano, secondo tradizione, ospita sul lato anteriore la figura in rilievo del Buddha Chenresing. Lo spazio interno è destinato a contenere protezioni, testi, preghiere e oggetti cari, rendendolo un altare versatile, da appoggiare o appendere.

La Campana Tibetana Jambati, di moderna manifattura e finemente incisa, racchiude al suo interno l'immagine del Buddha Shakyamuni circondato dal mantra Om mani padme hum. Sulla cassa interna sono incisi gli otto simboli tibetani di buon auspicio, mentre all'esterno si trova il mantra del Buddha Shakyamuni e sul fondo uno splendido dorje finemente lavorato. Queste campane, importanti per la meditazione e a fini terapeutici, offrono un suono ampio e avvolgente, con vibrazioni penetranti perfette per il trattamento dei chakra più bassi.
La registrazione del suono delle campane tibetane segue una successione precisa: prima viene battuta con una mazza di feltro per un rintocco ovattato, poi suonata con lo sfregamento del batacchio per produrre il suono di base. Gli acquirenti online beneficiano di una garanzia di 2 anni.
La seguente tabella riassume alcuni dati relativi ai prezzi e alla disponibilità dei prodotti menzionati:
| Prodotto | Prezzo Originale | Prezzo Attuale | Disponibilità |
|---|---|---|---|
| Variante 1 | 145,00€ | 115,00€ | Disponibile |
| Variante 2 | 245,00€ | 215,00€ | Non disponibile |
| Variante 3 | 325,00€ | 265,00€ | Non disponibile |
Il riferimento al Tibet, in particolare attraverso oggetti come l'Altare Ghao e la Campana Jambati, introduce una dimensione di profonda spiritualità e meditazione. Questi oggetti non sono semplici manufatti, ma veicoli di tradizioni millenarie che invitano alla riflessione interiore e alla ricerca della pace. La loro presenza nel contesto di una discussione che include elementi teatrali e simboli religiosi, come il Buddha, crea un ponte tra l'arte performativa contemporanea e le antiche pratiche spirituali.
Il "campanellino teatro" potrebbe evocare il suono sottile e risonante delle campane tibetane, creando un'atmosfera suggestiva e quasi sacra. Le "nozze" in questo contesto potrebbero simboleggiare l'unione di diverse discipline e forme d'arte, un matrimonio tra la performance teatrale e gli oggetti di culto tibetani, finalizzato a creare un'esperienza artistica e spirituale completa.
Il "Buddha" come simbolo universale di illuminazione, pace e compassione, funge da filo conduttore, collegando le diverse componenti dell'articolo. La sua presenza, sia attraverso la figura teatrale che gli oggetti sacri, invita a una riflessione sulla ricerca interiore, sulla trascendenza e sulla possibilità di trovare un senso più profondo nella vita attraverso l'arte e la spiritualità.
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