Diodoro Siculo, nella sua vasta opera storica, offre uno sguardo affascinante sulle civiltà antiche, toccando anche i miti e le usanze del matrimonio tra Cadmo e Armonia. Ma prima di addentrarci in questo racconto mitologico, è essenziale comprendere il contesto storico e culturale da cui Diodoro trae le sue informazioni, in particolare per quanto riguarda le civiltà che egli considera le più antiche e fondamentali, come quella etiope.
Le Origini del Mondo e gli Etiopi
Diodoro Siculo narra che gli Etiopi sono considerati i primi esseri umani ad essere apparsi sulla Terra. Egli presenta prove evidenti di questa antichità, sottolineando come non fossero immigrati, ma autoctoni della loro terra. La sua argomentazione si basa sull'idea che le regioni più vicine al sole, essendo ancora umide durante la formazione del cosmo, avrebbero favorito la nascita della vita. Questa teoria colloca gli Etiopi, abitanti delle zone meridionali, come i primi ad essere generati dalla Terra stessa.
La loro devozione agli dei è un altro aspetto di primaria importanza per Diodoro. Egli afferma che gli Etiopi furono i primi a onorare gli dei, a compiere sacrifici, a organizzare processioni e feste, e a praticare tutte le forme di culto che gli uomini riservano al divino. Per questo motivo, la loro pietà era rinomata tra tutti i popoli, e i loro sacrifici erano considerati particolarmente graditi alla divinità.
A sostegno di questa tesi, Diodoro cita Omero, che nella sua Iliade descrive Zeus e gli altri dei che si recano in Etiopia per partecipare ai sacrifici annuali e ai banchetti offerti dagli Etiopi. Questo passaggio omerico evidenzia la venerazione degli dei nei confronti di questo popolo antico e pio.

La Regalità e le Leggi Etiopi
Gli Etiopi ricevevano visibilmente i favori divini, non avendo mai conosciuto la sottomissione a un potere straniero. Hanno sempre vissuto in libertà, grazie alla loro concordia interna. Nonostante numerosi tentativi di invasione da parte di popoli potenti, nessuno riuscì a sottometterli. Nemmeno Cambise, con il suo vasto esercito, riuscì nell'impresa, perdendo ogni uomo e rischiando la propria vita. Semiramide, celebre per le sue imprese, dovette rinunciare a marciare contro l'intera nazione etiope dopo essere avanzata solo per un breve tratto. Anche Eracle e Dioniso, che conquistarono il resto del mondo, non riuscirono a sottomettere gli Etiopi, sia per la loro pietà che per la difficoltà di sconfiggerli.
Diodoro menziona anche che gli Egizi stessi consideravano gli Etiopi come la loro colonia, con Osiride a capo della spedizione. Egli spiega che l'Egitto, nella sua configurazione iniziale, era una regione acquitrinosa, e solo successivamente, con il limo trasportato dal Nilo dalle alture etiopi, si formò la terra che conosciamo. La natura alluvionale dell'Egitto è chiaramente visibile nelle foci del Nilo, dove ogni anno il limo accumulato spinge indietro il mare, aumentando la superficie terrestre.
Molte leggi e usanze egizie sono di origine etiope, conservate dagli abitanti della colonia. Il fatto che i re fossero considerati dei, la cura particolare per le sepolture e molti altri aspetti della vita egizia sono pratiche etiopi. Anche le forme delle statue e i caratteri della scrittura erano etiopi. Gli Egizi avevano due tipi di scrittura: una comune, appresa da tutti, e una sacra, conosciuta solo dai sacerdoti, trasmessa segretamente dai padri ai figli. Gli Etiopi, invece, utilizzavano tutti questi caratteri. L'organizzazione dei sacerdoti era simile in entrambe le nazioni: tutti coloro che si occupavano del culto degli dei dovevano essere rasati, indossare le stesse vesti e portare uno scettro a forma di aratro. I re indossavano copricapi lunghi con un ombelico e serpenti attorcigliati, chiamati "aspis", un simbolo che indicava che coloro che osavano attaccare il re sarebbero andati incontro a morte per veleno.

La Scrittura Geroglifica Etiopica
Diodoro descrive dettagliatamente la scrittura geroglifica etiope, che egli considera un sistema di grande profondità. I segni di questa scrittura assomigliano a vari animali, parti del corpo umano e strumenti, specialmente quelli di natura tecnica. La scrittura non si basa sulla composizione di sillabe, ma sull'evocazione di immagini e sul loro significato metaforico, memorizzato attraverso l'abitudine. Ad esempio, un falco simboleggia tutto ciò che è rapido, un coccodrillo rappresenta la malvagità, e un occhio è il custode della giustizia e del corpo. Le dita di una mano protesa indicano l'acquisizione di beni, mentre una mano chiusa simboleggia la conservazione e la protezione della ricchezza. Questo sistema permetteva una lettura efficace grazie alle associazioni visive e a una memoria allenata.
Matrimonio di Cadmo e Armonia: Un Mito Antico
Il matrimonio tra Cadmo, fondatore di Tebe, e Armonia, figlia di Afrodite e Ares, è uno dei miti più antichi e significativi della mitologia greca. Cadmo, principe fenicio, giunse in Grecia alla ricerca della sorella Europa, rapita da Zeus. Seguendo un oracolo, fondò la città di Tebe e sposò Armonia, ricevendo da lei doni preziosi, tra cui una collana che in seguito porterà sventura a molte delle sue discendenti.

Questo matrimonio, sebbene celebrato con grande solennità e con la partecipazione di quasi tutti gli dei dell'Olimpo, segna l'inizio di una serie di tragedie per la stirpe di Cadmo. La storia di Cadmo e Armonia è un esempio di come i miti antichi intreccino la genealogia divina, la fondazione di città e le conseguenze spesso dolorose delle azioni umane e divine.
Le Usanze Matrimoniali e le Tradizioni Etiopi
Tornando alle usanze etiopi, Diodoro menziona una particolarità nella scelta dei re. I sacerdoti sceglievano i migliori tra loro, e il popolo eleggeva come re colui che il dio, durante una processione, toccava. Il re eletto veniva venerato come una divinità. Egli agiva come giudice secondo le leggi stabilite, senza dispensare favori o punizioni al di fuori di quanto stabilito. Era consuetudine non giustiziare nessuno con la morte; se qualcuno era condannato, un servitore portava un segno di morte al reo, che, tornato a casa, si suicidava. L'esilio dalla propria terra non era considerato una pena sufficiente per evitare la punizione.
Un'usanza particolarmente sorprendente riguardava la morte dei re. I sacerdoti di Meröe, quando lo ritenevano opportuno, inviavano un messaggero al re ordinandogli di morire, affermando che gli dei lo avevano comandato. I re antichi obbedivano, spinti dalla superstizione. Tuttavia, Ergamenes, re d'Etiopia sotto Tolomeo II, educato alla greca e filosofo, osò disobbedire. Prese con sé dei soldati, entrò nel santuario d'oro degli Etiopi, uccise i sacerdoti e abolì questa usanza.
Un'altra usanza legata alla stretta amicizia tra i re e i loro compagni persisteva fino ai tempi di Diodoro. Se il re subiva una menomazione fisica, tutti i suoi amici più stretti si mutilavano volontariamente, ritenendo vergognoso che i loro amici avessero una gamba sana mentre il re zoppicava. La vera amicizia, infatti, comportava la condivisione di gioie e dolori, inclusi quelli fisici. I compagni si offrivano volontariamente di morire con il re, un atto considerato glorioso e prova di un'amicizia sincera. Per questo motivo, le congiure contro il re erano rare, poiché gli amici si preoccupavano sia della sicurezza del re che della propria.

Le Diverse Tribù Etiopi e le Loro Usanze
Esistevano poi numerose altre tribù etiopi, alcune che abitavano lungo il Nilo e sulle sue isole, altre che vivevano vicino all'Arabia, e altre ancora nelle zone interne della Libia. Molti di questi popoli, specialmente quelli lungo il fiume, erano di colore scuro, con nasi piatti e capelli ricci. Erano selvaggi, mostravano un comportamento quasi animalesco, ma più nei loro costumi che nel loro temperamento. Erano scarni, con unghie lunghe simili a quelle degli animali, e mantenevano poca affinità tra loro. La loro voce era acuta, e vivevano in modo molto diverso dai popoli più civilizzati.
Si armavano con scudi di pelle bovina e piccole lance, oppure con giavellotti ricurvi e archi di legno lunghi circa due metri, che usavano con il piede per tenderli. Quando le frecce finivano, combattevano con bastoni di legno. Anche le donne erano armate, e molte portavano un anello di bronzo nel labbro. Alcune tribù vivevano nude, altre si coprivano i fianchi con le code di pecora, come segno di pudore. Altre ancora usavano le pelli degli animali, e alcune si coprivano fino alla vita con tessuti di peli di animali, poiché le pecore locali non producevano lana a causa del clima.
La loro dieta variava: alcuni mangiavano frutti acquatici che crescevano in laghi e zone paludose, altri si nutrivano dei germogli più teneri delle piante, che usavano anche per rinfrescarsi dal sole. Alcuni coltivavano sesamo e loto, altri si nutrivano delle radici più tenere delle canne. Molti abili arcieri cacciavano uccelli per integrare la loro dieta. La maggior parte viveva di carne, latte e formaggio derivati dal bestiame.

Le Divinità Etiopi e le Pratiche Funerarie
Gli Etiopi che vivevano a nord di Meröe avevano concezioni divine doppie. Alcuni credevano in esseri eterni e incorruttibili come il sole, la luna e il cosmo. Altri credevano in esseri che avevano condiviso la natura mortale, ma che, per la loro virtù e per i benefici apportati all'umanità, avevano ottenuto onori divini. Veneravano Iside, Pan, Eracle e Zeus, ritenendoli i maggiori benefattori dell'umanità. Pochi Etiopi non credevano affatto negli dei e bestemmiavano il sole all'alba, rifugiandosi nelle zone paludose.
Le pratiche funerarie variavano: alcuni gettavano i defunti nel fiume, considerandola la sepoltura migliore. Altri li avvolgevano in tela all'interno delle case, per non dimenticare i volti dei defunti. Altri ancora li ponevano in urne di terracotta e li seppellivano intorno ai luoghi sacri, considerando solenne il giuramento fatto su di essi. La successione al trono era affidata ai più belli, considerati doni della sorte, o ai più diligenti allevatori di bestiame, ritenuti capaci di prendersi cura al meglio dei sudditi. Altri affidavano il potere ai più ricchi, credendo che potessero aiutare il popolo grazie alla loro prosperità. Altri ancora sceglievano i più valorosi in guerra, ritenendo che chi era più forte in battaglia fosse degno di comandare.
La regione lungo il Nilo, in Libia, era particolarmente fertile e offriva abbondanti e variegate risorse alimentari, oltre a rifugi nelle zone paludose contro il caldo eccessivo. Per questo motivo, la zona era contesa tra Libici ed Etiopi, che combattevano frequentemente per il suo possesso. Grandi branchi di elefanti scendevano dalle regioni superiori, attratti dalla ricchezza e dal piacere della vegetazione delle paludi lungo le rive del fiume. La dolcezza del giunco e della canna li induceva a rimanere, distruggendo le coltivazioni umane. Questo costringeva...
Era - La dea del matrimonio della mitologia greca
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