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Ave Maria e Marcia Nuziale: Guida alla Scelta Musicale per il Matrimonio

La scelta della musica per il matrimonio in chiesa è un momento delicato, carico di significato e spesso oggetto di dibattiti. Tra i brani più desiderati e discussi spicca l'Ave Maria, in particolare nella versione di Franz Schubert, e le tradizionali marce nuziali.

La questione dell'esecuzione dell'Ave Maria durante la cerimonia nuziale, specialmente quella di Schubert, è sicuramente uno dei dibattiti più trattati in ambito di musica per matrimonio. Mons. Antonio Parisi, responsabile dell’ufficio musica sacra dell’Arcidiocesi di Bari, sottolinea l'importanza di scegliere canti adatti al rito, che esprimano la fede della Chiesa, dando particolare rilievo al canto del salmo responsoriale nella liturgia della Parola.

Esistono diverse versioni dell'Ave Maria. Franz Schubert compose l’Opus 52, un gruppo di sette canzoni (Lieder) tratte dal poema epico "La donna del lago" dello scrittore scozzese Walter Scott. Tradotto in tedesco da A. Storck, il testo è un'invocazione di una ragazza per la salvezza di suo padre, non una canzone d'amore o dedicata a una prostituta, come a volte si vocifera. L'altra celebre Ave Maria è quella di Charles Gounod, composta nel 1859, che unisce una melodia per violino all'accompagnamento pianistico del I Preludio dal Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach.

In generale, gli esperti musicisti e liturgisti, pur riconoscendo il valore artistico di brani come l'Ave Maria di Schubert o Gounod, hanno espresso parere negativo riguardo al loro utilizzo liturgico durante la Messa. Questi brani, pur avendo acquisito nel tempo una certa "caratterizzazione sacra", sono considerati non pienamente funzionali allo spirito liturgico e talvolta stilisticamente superati. Si preferiscono melodie e canti che favoriscano la partecipazione comunitaria e che siano scritti appositamente per la liturgia.

Tuttavia, la questione non è così rigida come potrebbe sembrare. Un intervento su una rivista, a firma di una sigla con le sole iniziali S.B., suscitò una reazione vivace, portando a una rettifica da parte della Congregazione. Si chiarì che le indicazioni volevano offrire elementi per un orientamento generale, senza introdurre divieti assoluti. La nota di redazione sottolineava che "I canti da eseguire siano adatti al rito del Matrimonio ed esprimano la fede della chiesa, in modo particolare si dia importanza al canto del salmo responsoriale nella liturgia della Parola. Quello che è detto dei canti vale anche riguardo alla scelta di tutto il programma musicale".

Molti parroci sono inclini a vietare l'Ave Maria di Schubert all'ingresso perché il suo testo non è strettamente liturgico e non rientra nelle tematiche del sacrificio eucaristico. In questi casi, si suggerisce di eseguirla in altri momenti, come durante le firme degli sposi o al termine della cerimonia, come omaggio alla Madonna.

Alcune diocesi hanno emesso norme specifiche, vietando l'esecuzione dell'Ave Maria di Schubert in quanto il testo non è liturgico. Tuttavia, si ribadisce che non si tratta di un divieto assoluto, ma di una non pertinenza rituale se eseguita in momenti non adatti. Cantare l'Ave Maria all'offertorio o alla comunione potrebbe non essere appropriato, ma eseguirla durante le firme come omaggio alla Madonna non dovrebbe essere motivo di rifiuto.

È fondamentale evitare soluzioni estreme: né il divieto totale di strumenti e voci soliste, né la trasformazione della chiesa in un "set televisivo". La preparazione degli sposi e dei musicisti è cruciale. Le diocesi dovrebbero organizzare corsi per spiegare quali canti sono indispensabili per il rito (acclamazioni, salmo responsoriale, alleluia, canti rituali e processionali).

Per quanto riguarda i brani "entrati nel repertorio classico e diventate segno sonoro e simbolo del matrimonio cristiano", come le Ave Maria, la risposta all'eseguibilità non può che essere positiva, a patto che vengano rispettate le indicazioni liturgiche e che le esecuzioni siano di buon livello. Brutte esecuzioni di cantanti improvvisati vanno ostacolate, ma la colpa non è né del brano né dell'autore.

Per risolvere questi equivoci, è necessario impegnarsi per rendere il sacramento del matrimonio più partecipato e autentico, basandosi sul rito, sulla celebrazione e sulla liturgia, e formando adeguatamente gli sposi durante la preparazione.

Tra i brani indicati ufficialmente per il rito del Matrimonio figurano: Marcia nuziale di Mendelssohn, Marcia Nuziale di Wagner, Largo di Haendel, Ave Maria di Gounod, Ave Maria di Schubert, Aria di chiesa di Stradella.

Per l'ingresso dello sposo si possono considerare brani come Clarke - Trumpet Voluntary - Prince of Denmark's March. Per l'ingresso della sposa, Johann Pachelbel - Canon in D Major è una scelta classica. Per l'introito, Vivaldi - Gloria - Domine Deus o Hassler: Missa secunda (Kyrie) mista a Missa Orbis Factor. Per la comunione, William Byrd - Ave verum corpus è una scelta appropriata. Per le firme, Ave Maria - G. Caccini è spesso consigliato. Per l'altare mariano, Aichinger - Regina Coeli. E per l'uscita, si possono considerare brani solenni e gioiosi.

In definitiva, la scelta musicale dovrebbe sempre essere concordata con il parroco, tenendo conto delle indicazioni liturgiche e del significato profondo della celebrazione.

Partitura musicale di Ave Maria

La questione dell'esecuzione dell'Ave Maria di Schubert durante la cerimonia nuziale, specialmente quella di Schubert, è sicuramente uno dei dibattiti più trattati in ambito di musica per matrimonio.

Mons. Antonio Parisi, responsabile dell’ufficio musica sacra dell’Arcidiocesi di Bari, dice a proposito del brano: Franz Schubert compose l’Opus 52, un gruppo di sette canzoni tratte dal poema epico La donna del lago, dello scrittore scozzese Walter Scott.

Estratto dal documento Rito del Matrimonio, pubblicato dalla Cei il 4 ottobre 2004: "I canti da eseguire siano adatti al rito del Matrimonio ed esprimano la fede della chiesa, in modo particolare si dia importanza al canto del salmo responsoriale nella liturgia della Parola."

In generale gli interpellati hanno espresso parere negativo, non per l’intrinseco valore artistico dei brani, ma perché ritenuti non adatti all’uso liturgico.

Accettare senza riserve queste misure significherebbe far perdurare un passato anacronistico.

Anche se tali brani musicali con l’uso ed il tem­po hanno ottenuto una certa caratterizzazione sacra, è doveroso e necessario favorire melodie e canti non di semplice ascolto, ma di vera partecipazione comunitaria, secondo le norme e lo spirito liturgico.

I brani in questione appartengono ormai ad un vecchio repertorio, liturgicamente non funzionale, stili­sticamente sorpassato che occorre gradatamente rinno­vare.

La Congregazione fu costretta a una rettifica nel numero 69 del 1972 con queste parole: «Le indicazioni riportate nella relazione sull’inchiesta, a firma di un collaboratore della rivista, volevano offrire elementi per un orientamento generale sul problema, senza introdurre divieti di alcun genere, del resto fuori luogo in una nota di semplice redazio­ne, sotto la responsabilità dell’estensore della medesima nota».

Quindi un chiarimento a chiare lettere: non si trattava di una proibizione, ma di una nota di redazione di cui era responsabile il redattore.

Nella presentazione al n. 30 così è scritto: «I canti da eseguire siano adatti al rito del Matrimonio ed esprimano la fede della chiesa, in modo particolare si dia importan­za al canto del salmo responsoriale nella liturgia della Parola. Quello che è detto dei canti vale anche riguardo alla scelta di tutto il programma musicale».

Alle pagine 253-264 il rito prevede alcune melodie per i vari momenti rituali del matrimonio.

Inoltre singoli vescovi di alcune diocesi italiane sono intervenuti con alcuni documenti relativi alla celebrazione del matrimonio in chiesa, specificando anche com­portamenti e ruoli dei vari addetti - fotografo, musicisti, tecnici - e indicando alcune norme circa i canti da pre­ferire o escludere per il rito.

Franz Schubert compose l’Opus 52, un gruppo di sette canzoni (Lieder) tratte dal poema epico (La donna del lago) dello scrittore scozzese Walter Scott, tradotto in tedesco da A. Storck che lo adattò.

Nessuna storia di amanti o altre situazioni scabrose che a volte vengono addotte come motivo del rifiuto verso questo brano; è invece l’invocazione di una ragazza per la salvezza di suo padre.

L’altra Ave Maria è stata composta da Gounod nel 1859, che scrisse per violino una melodia, utilizzando come accompagnamento pianistico il I Preludio dal Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach.

Il discorso canti e musiche va inquadrato, a mio parere, nel discorso più ampio del sacramento e del rito che viene preparato e celebrato.

Non possiamo dimenticare le attese e le aspettative di sposi, genitori, parenti e amici.

Sembra che la chiesa venga ap­paltata agli sposi che, con l’aiuto di fotografi, musicisti, sacristi e anche qualche improvvisato scenografo, riten­gono di poter organizzare a proprio piacimento il rito e la location.

Così non è.

Giustamente c’è la preoccupazione da parte dei sacerdoti di celebrare un rito cristiano, pur nella solennità e nella gioia del momento.

Vanno evitate le due soluzioni estreme: niente strumenti, cantanti soli­sti e violini vari, ma soltanto l’organo; e l’altra soluzione in cui tutto e permesso e la chiesa viene trasformata in un set televisivo di dubbio gusto.

Per risolvere le questioni, come sempre bisogna partire dal rito, dalla celebrazione, dalla liturgia e formare con catechesi opportune, durante la preparazione, gli sposi e i parenti vari.

L’altro problema arduo: la presenza dei musicisti - organista, violinista, cantante, coro, quartetto d’archi, arpa -, come prepararli, come gestirli.

Dire subito «no, in questa chiesa si suona solo l’organo», diventa una soluzione semplicistica e immotivata sotto l’aspetto liturgico, pastorale, musicale, canonico.

Durante le messe domenicali o durante alcune ordinazioni, anche noi utilizziamo vari strumenti, mettiamo in campo varie ministerialità e professionalità; il tutto senza alcuno scandalo, anzi con la certezza di preparare una vera celebrazione solenne e partecipata, dove ciascuno svolge il proprio compito a servizio di tutta l’assemblea.

Perché non si potrebbe gesti­re alla stessa maniera anche una messa di matrimonio?

Le diocesi dovrebbero organizzare corsi di preparazione per i musicisti dei matrimoni e spiegare quali sono i can­ti indispensabili e richiesti dal rito (acclamazioni, salmo responsoriale, alleluia, canti rituali e processionali).

L’ultima questione: si possono suonare e cantare le Ave Maria e gli altri brani ormai entrati nel repertorio classico e diventate segno sonoro e simbolo del matrimo­nio cristiano?

Dopo tutte le premesse e le considerazioni di carattere storico e musicologico, la risposta non può che essere positiva.

In questi ultimi anni c’è stato un pas­sa parola da una diocesi all’altra, da un vescovo all’altro che prendevano posizioni negative non supportate da argomentazioni valide di carattere liturgico e pastorale.

Si sostiene e si scrive che sono brani proibiti; ma da chi e in quale documento ufficiale della chiesa universale o italiana?

L’unico motivo da addurre è la non pertinenza ri­tuale di tali canti se eseguiti in momenti non adatti.

Cantare l’Ave Maria all’offertorio o alla comunione, non risponde a una scelta pertinente.

Ma eseguirla durante le firme, come omaggio alla Madonna, per quale motivo non dovrebbe essere consentito?

I motivi a volte sono di carattere esecutivo, specialmente se è l’amico, il parente della sposa che vuol fare un dono.

Infatti a volte capita di ascoltare veramente delle brutte esecuzioni di can­tanti improvvisati e di voci da discoteca: queste vanno ostacolate e impedite, ma perché la voce è sgraziata e la musica è calpestata nella sua scrittura.

E la colpa non è né di Schubert, né dell’Ave Maria.

Una sola conclusione: eliminiamo questo equivoco privo di motivazioni, rimuoviamo questo dubbio incon­sistente, smettiamola con questo diniego e impegniamo-ci per rendere questo sacramento più partecipato e più vero.

Per il matrimonio meglio musica dal vivo o DJ? - Matrimoni con l'accento - Roberta Patanè

Il testo tradotto e musicato da Schubert è composto di tre strofe: 1) «Ave Maria! Vergine dolce, esaudisci la preghiera di una vergine, da questa rupe aspra e selvaggia giunga fino a te la mia invocazione. Fino al mattino dormiremo sicuri, per quanto crudeli possano essere gli uomini. O Vergine, considera gli affanni di una vergine. O Madre, ascolta una figlia che ti invoca! Ave Maria!». 2) «Ave Maria! Immacolata! Quando ci chiniamo su questa rupe per dormire, e la Tua protezione ci avvolge, la dura roccia diventa per noi morbida. Tu sorridi e un profumo di rosa sovrasta l’umido tanfo di questo crepaccio. O Madre, ascolta una figlia che ti supplica. O Vergine, una vergine ti chiama! Ave Maria!». 3) «Ave Maria! Vergine pura! I demoni della terra e dell’aria, respinti dalla grazia del Tuo sguardo, non possono restare fra noi. Accettiamo in silenzio il nostro destino, perché assistiti dal Tuo santo conforto. Benevola chinati su questa vergine, verso la figlia che per il padre prega.

La Sacra Congregazione ha interro­gato in proposito 13 esperti: 9 musicisti e 4 liturgisti, su scala internazionale.

In generale gli interpellati hanno espresso parere negativo, non per l’intrinseco valore artistico dei brani, ma perché ritenuti non adatti all’uso liturgico.

Accettare senza riserve queste misure significherebbe far perdurare un passato anacronistico.

Anche se tali brani musicali con l’uso ed il tem­po hanno ottenuto una certa caratterizzazione sacra, è doveroso e necessario favorire melodie e canti non di semplice ascolto, ma di vera partecipazione comunitaria, secondo le norme e lo spirito liturgico.

I brani in questione appartengono ormai ad un vecchio repertorio, liturgicamente non funzionale, stili­sticamente sorpassato che occorre gradatamente rinno­vare.

A norma degli articoli 39 e 119 della Costituzione liturgica, e del n.

Fin qui l’intervento della Congregazione; un intervento non ufficiale, perché apparso su una rivista a firma di una sigla con le sole iniziali S.B.

Questo articolo suscitò una aspra reazione dei vaticanisti e musicisti; non va dimenticato che si era negli anni caldi della riforma liturgica, avviata soltanto da pochi anni.

La Congregazione fu costretta a una rettifica nel numero 69 del 1972 con queste parole: «Le indicazioni riportate nella relazione sull’inchiesta, a firma di un collaboratore della rivista, volevano offrire elementi per un orientamento generale sul problema, senza introdurre divieti di alcun genere, del resto fuori luogo in una nota di semplice redazio­ne, sotto la responsabilità dell’estensore della medesima nota».

Quindi un chiarimento a chiare lettere: non si trattava di una proibizione, ma di una nota di redazione di cui era responsabile il redattore.

Nella presentazione al n. 30 così è scritto: «I canti da eseguire siano adatti al rito del Matrimonio ed esprimano la fede della chiesa, in modo particolare si dia importan­za al canto del salmo responsoriale nella liturgia della Parola. Quello che è detto dei canti vale anche riguardo alla scelta di tutto il programma musicale».

Alle pagine 253-264 il rito prevede alcune melodie per i vari momenti rituali del matrimonio.

Inoltre singoli vescovi di alcune diocesi italiane sono intervenuti con alcuni documenti relativi alla celebrazione del matrimonio in chiesa, specificando anche com­portamenti e ruoli dei vari addetti - fotografo, musicisti, tecnici - e indicando alcune norme circa i canti da pre­ferire o escludere per il rito.

Analizziamo i brani: Franz Schubert compose l’Opus 52, un gruppo di sette canzoni (Lieder) tratte dal poema epico (La donna del lago) dello scrittore scozzese Walter Scott, tradotto in tedesco da A. Storck che lo adattò.

Nessuna storia di amanti o altre situazioni scabrose che a volte vengono addotte come motivo del rifiuto verso questo brano; è invece l’invocazione di una ragazza per la salvezza di suo padre[3].

L’altra Ave Maria è stata composta da Gounod nel 1859, che scrisse per violino una melodia, utilizzando come accompagnamento pianistico il I Preludio dal Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach.

Come comportarsi? Il discorso canti e musiche va inquadrato, a mio parere, nel discorso più ampio del sacramento e del rito che viene preparato e celebrato.

Non possiamo dimenticare le attese e le aspettative di sposi, genitori, parenti e amici.

Sembra che la chiesa venga ap­paltata agli sposi che, con l’aiuto di fotografi, musicisti, sacristi e anche qualche improvvisato scenografo, riten­gono di poter organizzare a proprio piacimento il rito e la location.

Così non è.

Giustamente c’è la preoccupazione da parte dei sacerdoti di celebrare un rito cristiano, pur nella solennità e nella gioia del momento.

Vanno evitate le due soluzioni estreme: niente strumenti, cantanti soli­sti e violini vari, ma soltanto l’organo; e l’altra soluzione in cui tutto e permesso e la chiesa viene trasformata in un set televisivo di dubbio gusto.

Per risolvere le questioni, come sempre bisogna partire dal rito, dalla celebrazione, dalla liturgia e formare con catechesi opportune, durante la preparazione, gli sposi e i parenti vari.

L’altro problema arduo: la presenza dei musicisti - organista, violinista, cantante, coro, quartetto d’archi, arpa -, come prepararli, come gestirli.

Dire subito «no, in questa chiesa si suona solo l’organo», diventa una soluzione semplicistica e immotivata sotto l’aspetto liturgico, pastorale, musicale, canonico.

Durante le messe domenicali o durante alcune ordinazioni, anche noi utilizziamo vari strumenti, mettiamo in campo varie ministerialità e professionalità; il tutto senza alcuno scandalo, anzi con la certezza di preparare una vera celebrazione solenne e partecipata, dove ciascuno svolge il proprio compito a servizio di tutta l’assemblea.

Perché non si potrebbe gesti­re alla stessa maniera anche una messa di matrimonio?

Le diocesi dovrebbero organizzare corsi di preparazione per i musicisti dei matrimoni e spiegare quali sono i can­ti indispensabili e richiesti dal rito (acclamazioni, salmo responsoriale, alleluia, canti rituali e processionali).

L’ultima questione: si possono suonare e cantare le Ave Maria e gli altri brani ormai entrati nel repertorio classico e diventate segno sonoro e simbolo del matrimo­nio cristiano?

Dopo tutte le premesse e le considerazioni di carattere storico e musicologico, la risposta non può che essere positiva.

In questi ultimi anni c’è stato un pas­sa parola da una diocesi all’altra, da un vescovo all’altro che prendevano posizioni negative non supportate da argomentazioni valide di carattere liturgico e pastorale.

Si sostiene e si scrive che sono brani proibiti; ma da chi e in quale documento ufficiale della chiesa universale o italiana?

L’unico motivo da addurre è la non pertinenza ri­tuale di tali canti se eseguiti in momenti non adatti.

Cantare l’Ave Maria all’offertorio o alla comunione, non risponde a una scelta pertinente.

Ma eseguirla durante le firme, come omaggio alla Madonna, per quale motivo non dovrebbe essere consentito?

I motivi a volte sono di carattere esecutivo, specialmente se è l’amico, il parente della sposa che vuol fare un dono.

Infatti a volte capita di ascoltare veramente delle brutte esecuzioni di can­tanti improvvisati e di voci da discoteca: queste vanno ostacolate e impedite, ma perché la voce è sgraziata e la musica è calpestata nella sua scrittura.

E la colpa non è né di Schubert, né dell’Ave Maria.

Una sola conclusione: eliminiamo questo equivoco privo di motivazioni, rimuoviamo questo dubbio incon­sistente, smettiamola con questo diniego e impegniamo-ci per rendere questo sacramento più partecipato e più vero.

[1] Ho scritto questo capitolo, sollecitato dall’ennesima polemica, fre­sca di stagione (agosto 2012): una diatriba fra Al Bano e il parroco di Ci­sternino (Brindisi) per il divieto di cantare l’Ave Maria di Bach-Gounod durante il matrimonio di Michele Placido.

[2] Cf. «Notitiae» fasc.

[3] Il testo tradotto e musicato da Schubert è composto di tre strofe: 1) «Ave Maria! Vergine dolce, esaudisci la preghiera di una vergine, da questa rupe aspra e selvaggia giunga fino a te la mia invocazione. Fino al mattino dormiremo sicuri, per quanto crudeli possano essere gli uomini. O Vergine, considera gli affanni di una vergine. O Madre, ascolta una figlia che ti invoca! Ave Maria!». 2) «Ave Maria! Immacolata! Quando ci chiniamo su questa rupe per dormire, e la Tua protezione ci avvolge, la dura roccia diventa per noi morbida. Tu sorridi e un profumo di rosa sovrasta l’umido tanfo di questo crepaccio. O Madre, ascolta una figlia che ti supplica. O Vergine, una vergine ti chiama! Ave Maria!». 3) «Ave Maria! Vergine pura! I demoni della terra e dell’aria, respinti dalla grazia del Tuo sguardo, non possono restare fra noi. Accettiamo in silenzio il nostro destino, perché assistiti dal Tuo santo conforto. Benevola chinati su questa vergine, verso la figlia che per il padre prega.

Partitura di Marcia Nuziale di Wagner

Partitura di Marcia Nuziale di Mendelssohn

Foto di una chiesa con un organo

Ciao ragazzesabato ho visto il prete che ci sposerà e mi ha vietato l'ingresso con l l'Ave Maria di Schubert e vuole metterla alla fine dicendo che dirà al microfono agli invitati di rimanere dentro x ascoltare l ultima canzone.a me non piace, e soprattutto voglio chiedervi se c'è un AveMaria che andrebbe bene x il matrimonio e per cui non farebbero storie!!

Quella di Goumod...

Anch’io avrò l’Ave Maria di Schubert cantata dall’aia testimone che è un soprano lirico ma a noi andava bene cantata alla fine della messa.. il prete non ha fatto storie..

INGRESSO SPOSO:Clarke - Trumpet Voluntary - Prince of Denmark's March

INGRESSO SPOSA:Johann Pachelbel Canon in D Major

INTROITO:Grandi: O quam tu pulchra es - Jaroussky

MISSA:Hassler: Missa secunda (Kyrie) mista a Missa Orbis Factor

INTROITO:Vivaldi - Gloria - Domine Deus

COMUNIONE:William Byrd - Ave verum corpus

POST COMMUNIO:Perosi - O Salutaris Hostia

FIRME:Ave Maria - G. Caccini

ALTARE MARIANO:Aichinger - Regina Coeli

USCITAF.

Ciao arianna purtroppo si, non la fanno cantare.. Dipende sempre dal prete.. ma x la maggior parte non la "amano" in quanto appunto non è un canto religioso..

Grazie Sandrale ascolterò!!! volevo qualcosa di alternativo alla marcia nuziale!

Ciao Luana, quali sono le altre canzoni che hai scelto? noi ancora alto mare.. Io però ho scelto quella di Caccini che mi piace molto di più...l'ingresso lo farò con Canon in D Major di Johann Pachelbel.

Allora io mi sposo l'anno prossimo e sono andata da una ragazza che suona e canta in chiesa perché la voglio al mio matrimonio.

Praticamente mi ha detto che l'ave Maria di Schubert solitamente la fanno mettere alla fine perché i preti non vogliono perché è dedicata all'amante no alla Madonna.

A me ha rovinato il sogno di una vita il mio parroco! E no non si può mettere per l'ingresso perché è un canto dedicato alla Madonna mentre l'ingresso è dedicato a te!

A me l'hanno proposto durante le firme e ci sta molto bene, te lo consiglio.

Anche il mio prete non l ha voluta per L ingresso ma l’abbiano Fatta come canto finale dopo la benedizione... è perché non è un canto religioso...

Mah, che sia vietata ne dubito, io sono entrata con l’Ave Maria di Shubert e non c’è stato alcun problema.

Credo piuttosto che alcuni preti si divertano a creare problemi inutili.

Ciaoo!L'ave maria di Schubert probabilmente non la vuole all'ingresso perchè non è una canzone con testo religioso...prova a sentire l'Ave Maria di Gounod.

Sennò, prova a sentire l'organista o la cantante che avrai...

Io farò l'ingresso con l Ave Maria di Schubert!!!!

Mi dispiace che non ti da il "permesso " per farla suonare e cantare.

Prova a proporgli l'Ave Maria di Gounod se ti piace..

Purtroppo alcune musiche sono vietate durante la messa.

Per questo motivo ti ha suggerito di farla suonare dopo.

Molta gente è solita pensare che la Chiesa si rifiuta di far cantare alcuni canti apparentemente sacri durante la Messa, in particolare l’Ave Maria di Schubert.

La maggior parte delle persone è convinta che il motivo di fondo per cui si censurano questi canti ai matrimoni sta nel fatto che la Maria di cui canta Schubert non corrisponde a Maria, madre di Gesù, della cultura cristiana.

Schubert infatti prese spunto da “The Lady of the Lake” di Walter Scott.

Schubert scrisse questa composizione non per Maria, ma per la sua amante e il poeta tedesco F.

Recenti norme del vicariato hanno vietato l’esecuzione dell’Ave Maria di Schubert (la più celebre) in quanto il testo non è liturgico.

Non vi è latro motivo.

Tuttavia si può benissimo cantare al momento delle firme, al termine della Messa.

I liturgisti sconsigliano di inserirla nella Messa perché non ha una relazione specifica con i momenti della celebrazione: es.

Si preferiscono brani scritti appositamente per la liturgia e che possano essere cantati dall’assemblea.

Come lied sacro dedicato alla Vergine (Op.52 No.6 D839 “Ellens Gesang III: Hymne an die Jungfrau”), contrariamente all’opinione comune che la vorrebbe una musica originariamente profana.

Circola per la diceria secondo la quale la canzone sarebbe… d’amore.

In realtà, a parte pochi casi di ottusa ignoranza, le ragioni per le quali i parroci spesso non sono favorevoli all’Ave Maria è che il rito del matrimonio viene quasi sempre inserito all’interno della Santa Messa.

Dal punto di vista liturgico l’invocazione alla Vergine non rientra nelle tematiche del sacrificio eucaristico.

Ad ogni modo, agli sposi che non vogliano rinunciare all’Ave Maria di Schubert può essere eseguita alla fine della cerimonia nuziale durante le firme.

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