Il romanzo "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni è un caposaldo della letteratura italiana che tutti dovrebbero conoscere. Tuttavia, la sua complessità linguistica e storica può rappresentare una sfida per molti lettori, specialmente per i più giovani o per coloro che hanno difficoltà di apprendimento. Per rendere quest'opera immortale più accessibile e coinvolgente, sono state sviluppate diverse risorse e attività didattiche innovative.
In questo post segnaliamo tre risorse che hanno a che fare con la celeberrima opera di Alessandro Manzoni, ancora oggi letta e riletta sia nelle scuole sia da appassionati di ogni dove. L'intento è rendere accessibile l'opera ad un pubblico più vasto e a chi ha difficoltà di apprendimento.
Risorse per Approcciare "I Promessi Sposi"
Per vincere la potenziale resistenza verso un testo classico, sono state ideate diverse strategie. Una delle trovate più recenti è stata quella dell'attore e comico Gioele Dix, il quale ha trasformato la quarantena forzata imposta da COVID-19 nell'occasione per lanciare una nuova serie di appuntamenti social con la letteratura italiana. Questa compagnia di attori ha infatti messo in scena un mini-musical che in pochi minuti offre allo spettatore una divertente infarinatura di ciò che l'opera manzoniana propone.
A "spiegare male" ai ragazzi è Francesco Muzzopappa, tra i più apprezzati copywriter su piazza nel mondo della pubblicità a Milano ma, soprattutto, brillante scrittore per ragazzi. Egli celebra a modo suo i 150 anni dalla scomparsa di uno degli incubi degli studenti delle medie inferiori e superiori, Alessandro Manzoni, con il libro game ‘I promessi sposi spiegati male’, che segue il successo di ‘L’Europa spiegata male’ e ‘lnferno spiegato male’, dedicato - quest’ultimo, a un altro incubo che toglie il sonno agli studenti, ‘La Divina Commedia’.
Spiegati male perché? «Perché li spiego alla mia maniera, perché non sono un professore e neanche un esperto di Manzoni. Diciamo che ci ho messo del mio per rendere più divertente il testo, tendendo ai ragazzi una trappolona che inizia fin dalla copertina, un fumetto ammiccante». Un’operazione di erudizione, in fondo. «Ho cercato di mettermi nei panni dei miei giovani lettori. I grandi autori non hanno scritto per loro», incidentalmente ci sono testi che si incrociano a scuola ed è lì che comincia la fatica della comprensione.
«I miei ricordi del Manzoni sono offuscati dall’età che avevo quando l’ho incontrato. Faceva di tutto per sembrarmi vecchio, pomposo, retorico, specie negli Inni sacri o nell’Adelchi. La sua penna era molto pacata, intrisa di religione, un po’ in antitesi con ciò che passava nella mia testa tra i 12 e i 15 anni. E allora accade che l’autore mandi il povero Renzo in Brasile, e a fare una serie di cose ipermoderne, come per esempio il dj o l’influencer. E lo fa senza deragliare: «Spesso i ragazzi rischiano di annoiarsi davanti a delle storie che risentono del momento storico in cui sono stati scritti e dell’età dell’autore. Il trucco è offrire un’alternativa nel momento in cui il racconto può risultare un po’ noioso, offrendo un bivio facendo scegliere loro come continuare la storia. Negli anni Ottanta c’erano i libri game, sono cresciuto con loro e intendo riproporne il fascino».
«Si tratta di enigmi usati per incollare gli occhi dei ragazzi alla parola scritta, esattamente come succedeva a me quando leggevo il Corriere dei Piccoli o la Pimpa di Altan». Muzzopappa porta a galla concetti e situazioni che possono interessare i ragazzi, lui fa parlare delle cose loro come la maglietta, Internet e i suoi videogiochi. «L’obiettivo è rendere tutto più semplice o renderlo veramente interattivo, più moderno, usando un linguaggio che i ragazzi conoscono bene, usando termini con Minecraft e Gta». Ma papà, chiedevamo da piccoli, alla fine Renzo e Lucia si sposano? «Si sposano anche da me, ma possono anche fare altro. Il libro prevede anche tra le scelte quella di mollarli per andare a imbattersi nella storia di Romeo e Giulietta o trasformare Renzo in un fotomodello o inviare don Rodrigo all’Inferno di Dante: qui i finali possono essere veramente tanti».
Partendo da Muzzopappa, che spiega loro: «C’è un libro studiato in tutte le scuole, così famoso che le sue righe iniziali hanno più follower di Lady Gaga: ‘Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno…’ sulle sponde dove oggi stanno gli yacht delle star di Hollywood, all’inizio dell’Ottocento Alessandro Manzoni ha ambientato una storia d’amore che sembra un film. Quella di Romeo e Giuliet…oops, Renzo e Lucia! E anche di molti altri personaggi, certi bravi ed educati, altri che pur essendo cattivi si fan chiamare bravi, e alcuni che invece preferiscono non essere nominati affatto.

1. "I Promessi Sposi ai minimi termini" - Con Attività
Il romanzo di Alessandro Manzoni sulle avventure dei giovani Renzo e Lucia è raccontato “ai minimi termini” con linguaggio semplice e periodi brevi, ad alta leggibilità. Il testo è stato ideato per i lettori della scuola secondaria di secondo grado con difficoltà di apprendimento o disabilità: la comprensione del testo è agevolata dalla presenza di immagini moderne, accattivanti, da poter colorare. In fondo a ciascuna delle dieci parti che compongono il testo si trovano esercizi e attività per la verifica e il consolidamento. L’indice riporta la corrispondenza di ciascuna parte con i capitoli del romanzo originale.
Età di lettura: a partire dai 6 anni.
2. "I Promessi Sposi" a Fumetti
Naturalmente il fumetto è molto diverso dall'opera originale, cionondimeno una tale transcodificazione può avere degli ottimi vantaggi, tra cui quello di rendere fruibile questa celebre storia, incardinata fortemente nella nostra cultura, ai più piccoli; oppure quello di rendere piacevole e divertente un ripasso agli adulti che volessero rispolverare la vicenda di Renzo, Lucia e di tutta la combriccola.
Questa risorsa, gratuita e ben fatta, è attinente all'originale e di piacevolissima lettura, potendo essere utilizzata in molti modi a fini didattici.

3. "I Promessi Sposi ... moderni", un'attività didattica creativa per la scuola secondaria
Riporto di seguito un ottimo lavoro realizzato dalla classe II A Turistico, ITSET “Arturo Martini” di Castelfranco Veneto (TV) - a.s. 2016 / 2017, guidati dal prof. L. Il percorso che vorrei proporre nasce da un‟esigenza concreta: avvicinare gli studenti delle scuole superiori (ad indirizzo tecnico) alla letteratura italiana. Troppo spesso ciò che la scuola propone sembra lontano dagli interessi e dalla “vita reale” dei nostri alunni: viene vissuto come estraneo ed inutile.
Questo senso di estraneità e inutilità si presenta con ancora maggior evidenza quando i testi letterari sono proposti a studenti non italofoni, per una serie di ovvie ragioni: le difficoltà legate ad una lingua spesso lontanissima dall‟italiano standard, vicende che sono inserite in un passato storico-sociale completamente sconosciuto, uso di figure retoriche, richiami mitologici, riferimenti religiosi ed artistici che ignorano.
Una soluzione spesso adottata dagli insegnanti è quella di “esonerare” gli studenti stranieri del biennio dalla parte del programma di italiano più squisitamente letteraria. La lettura dei Promessi Sposi, ad esempio, viene in genere sostituita da quella di testi più moderni. Ma con mia grande sorpresa ho osservato più volte che questa scelta non è affatto gradita. L'idea di studiare qualcosa di più facile non viene accettata di buon grado, molti studenti stranieri chiedono invece con insistenza di partecipare alle lezioni dei loro compagni italofoni. Questo mi ha costretto, in più riprese, ad “inventare” un modo di affrontare alcune parti del romanzo che fosse accessibile ed interessante per tutti gli alunni, italofoni e non.
L‟attività qui descritta è rivolta ad una classe multilingue del secondo anno di scuola superiore. Si dedicheranno due ore di lezione alla settimana per complessive 34 ore (circa per la durata di un quadrimestre).
Approccio Didattico e Contenuti
Oltre ad alcune note biografiche si sottolineerà l’attenzione dell’autore alla lingua italiana, in una fase preunitaria di intenso fermento risorgimentale. Si proporrà la visione di mappe, stampe d’epoca e fotografie che consentiranno di introdurre la lettura ed accompagneranno la presentazione dei capitoli. Si porrà attenzione al lessico specifico riferito alla geografia e agli insediamenti umani, chiedendo agli studenti, a turno, di descrivere le immagini proposte, abbinando il lessico corretto. Può essere utile fornire un elenco di termini che, una volta chiariti, saranno usati per le descrizioni (ad es: riva, golfo, ramo, torrente, borgo, villa, guarnigione, tabernacolo, canonica, ecc.). Esiste un‟ampia sitografia ricca di materiale fotografico, mappe, carte con evidenziazione dei percorsi.

Per le abilità produttive, verranno utilizzate discussioni guidate, sintesi, descrizioni, esercitazioni su strutture morfosintattiche, task, esercitazioni per l‟arricchimento del lessico attivo e produzione di testi.
Analisi del Linguaggio e della Morfosintassi
Il romanzo presenta diverse sfide linguistiche e morfosintattiche per i lettori moderni:
- Lessico: presenza di molte parole che non appartengono al vocabolario di base o che sono presentate in forma diversa dalla lingua standard (que‟, da‟, eran, accadon, ecc.). Presenza di termini ormai in disuso (avveduto, accorto, soverchierie, agio, ecc.). Presenza di forme figurate ed idiomatiche.
- Morfosintassi: difficoltà legate alla presenza di subordinate implicite, incisi, molti connettivi, forma passiva, soggetto non esplicitato, nominalizzazioni. Uso di frasi con molti pronomi (ad esempio: far vedere all’altro ch’egli non gli era volontariamente nemico: pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser voi il più forte?).
Attività di Comprensione e Discussione
Ti è mai capitato di incontrare dei “prepotenti”? Hai sentito esperienze o conosciuto episodi di cronaca in cui anche a scuola si verificano fatti simili a quelli letti? Queste domande stimolano la riflessione e il collegamento tra la trama del romanzo e la realtà attuale.
Approfondimento dei Personaggi e degli Eventi
L'insegnante racconta sinteticamente i fatti della seconda giornata, dall’arrivo di Renzo in canonica al colloquio con don Abbondio prima e dopo l’incontro con Perpetua. Segue una breve presentazione di Lucia e il rinvio del matrimonio. Si illustra poi l’antefatto che Lucia racconta suo malgrado: il suo incontro con don Rodrigo.
La prima parte del romanzo offre, dal punto di vista didattico, un‟ottima opportunità per presentare alla classe alcuni elementi di narratologia essenziali per l‟analisi dei testi.
Esercitazione di Completamento
Completare il seguente schema riassuntivo:
- In un paesino …………………….. il 7 novembre 1628 al tramonto …………………………………………………………………………………..
- Lucia si confida solo con ……………………………….
- Tornando dalla sua solita passeggiata il 7-11-1628 ……………………………………………….. incontra ………………………………………..
- La mattina Renzo va da ……………………………………………………. ma ……………………………………………………………………………………………………………………………………….
- Lucia racconta a …………………………………………….. e alla ………………………………….. ……………………………………………………………………..
Don Abbondio: Descrizione Caratteriale e Caratterizzazione | I Promessi Sposi (Capitolo 1) Analisi
Analisi di un Episodio Chiave: L'incontro tra Renzo e Don Abbondio
Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone. Ma, fin da‟ primi suoi anni, aveva dovuto comprendere che la peggior condizione, a que’ tempi, era quella d’un animale senza artigli e senza zanne, e che pure non si sentisse inclinazione d’esser divorato. […] L’uomo che vuole offendere, o che teme, ogni momento, d‟essere offeso, cerca naturalmente alleati e compagni. Il nostro Abbondio non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Aveva quindi, assai di buon grado, ubbidito ai parenti, che lo vollero prete. Per dir la verità, non aveva gran fatto pensato agli obblighi e ai nobili fini del ministero al quale si dedicava: procacciarsi di che vivere con qualche agio, e mettersi in una classe riverita e forte, gli eran sembrate due ragioni più che sufficienti per una tale scelta. Ma una classe qualunque non protegge un individuo, non lo assicura, che fino a un certo segno: nessuna lo dispensa dal farsi un suo sistema particolare. Don Abbondio, assorbito continuamente ne’ pensieri della propria quiete, non si curava di que’ vantaggi, per ottenere i quali facesse bisogno d‟adoperarsi molto, o d’arrischiarsi un poco. Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli che non poteva scansare. Neutralità disarmata in tutte le guerre che scoppiavano intorno a lui, dalle contese, allora frequentissime, tra il clero e le podestà laiche, tra il militare e il civile, tra nobili e nobili, fino alle questioni tra due contadini, nate da una parola, e decise coi pugni, o con le coltellate. Se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti, stava col più forte, sempre però alla retroguardia, e procurando di far vedere all’altro ch’egli non gli era volontariamente nemico: pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser voi il più forte? Ch’io mi sarei messo dalla vostra parte.
Analisi dell'episodio di Fra Cristoforo
È l’alba, padre Cristoforo si reca alla casa di Lucia attraversando la campagna che si accende dei colori autunnali, ma la presenza di molti mendicanti e la povertà dei contadini danno alla descrizione un senso di tristezza.
Ludovico […] andava un giorno per una strada della sua città, seguito da due bravi, e accompagnato da un tal Cristoforo, altre volte giovine di bottega e, dopo chiusa questa, diventato maestro di casa. Era un uomo di circa cinquant’anni, affezionato, dalla gioventù, a Lodovico, che aveva veduto nascere, e che, tra salario e regali, gli dava non solo da vivere, ma di che mantenere e tirar su una numerosa famiglia. Vide Lodovico spuntar da lontano un signor tale, arrogante e soverchiatore di professione, col quale non aveva mai parlato in vita sua, ma che gli era cordiale nemico, e al quale rendeva, pur di cuore, il contraccambio: giacché è uno de’ vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare ed esser odiati, senza conoscersi. Costui, seguito da quattro bravi, s’avanzava diritto, con passo superbo, con la testa alta, con la bocca composta all’alterigia e allo sprezzo. Tutt‟e due camminavan rasente al muro; ma Lodovico (notate bene) lo strisciava col lato destro; e ciò, secondo una consuetudine, gli dava il diritto (dove mai si va a ficcare il diritto!) di non istaccarsi dal detto muro, per dar passo a chi si fosse; cosa della quale allora si faceva gran caso. L’altro pretendeva, all’opposto, che quel diritto competesse a lui, come a nobile, e che a Lodovico toccasse d‟andar nel mezzo; e ciò in forza d’un’altra consuetudine. Perocché, in questo, come accade in molti altri affari, erano in vigore due consuetudini contrarie, senza che fosse deciso qual delle due fosse la buona; il che dava opportunità di fare una guerra, ogni volta che una testa dura s’abbattesse in un’altra della stessa tempra. Que’ due si venivano incontro, ristretti alla muraglia, come due figure di basso rilievo ambulanti. Quando si trovarono a viso a viso, il signor tale, squadrando Lodovico, a capo alto, col cipiglio imperioso, gli disse, in un tono corrispondente di voce: - fate luogo. - Fate luogo voi, - rispose Lodovico. - Sì, se l’arroganza de’ vostri pari fosse legge per i pari miei. I bravi dell’uno e dell’altro eran rimasti fermi, ciascuno dietro il suo padrone, guardandosi in cagnesco, con le mani alle daghe, preparati alla battaglia. La gente che arrivava di qua e di là, si teneva in distanza, a osservare il fatto; e la presenza di quegli spettatori animava sempre più il puntiglio de’ contendenti. - Tu menti ch’io abbia mentito -. Questa risposta era di prammatica. - Vediamo! - Temerario! Così s’avventarono l’uno all’altro; i servitori delle due parti si slanciarono alla difesa de’ loro padroni. Il combattimento era disuguale, e per il numero, e anche perché Lodovico mirava piùttosto a scansare i colpi, e a disarmare il nemico, che ad ucciderlo; ma questo voleva la morte di lui, a ogni costo. Lodovico aveva già ricevuta al braccio sinistro una pugnalata d’un bravo, e una sgraffiatura leggiera in una guancia, e il nemico principale gli piombava addosso per finirlo; quando Cristoforo, vedendo il suo padrone nell’estremo pericolo, andò col pugnale addosso al signore. Questo, rivolta tutta la sua ira contro di lui, lo passò con la spada. A quella vista, Lodovico, come fuor di sé, cacciò la sua nel ventre del feritore, il quale cadde moribondo, quasi a un punto col povero Cristoforo. Il fatto era accaduto vicino a una chiesa di cappuccini, asilo, come ognun sa, impenetrabile allora a’ birri, e a tutto quel complesso di cose e di persone, che si chiamava la giustizia. Lodovico non aveva mai, prima d’allora, sparso sangue; e, benché l’omicidio fosse, a que’ tempi, cosa tanto comune, che gli orecchi d’ognuno erano avvezzi a sentirlo raccontare, e gli occhi a vederlo, pure l’impressione ch‟egli ricevette dal veder l’uomo morto per lui, e l’uomo morto da lui, fu nuova e indicibile; fu una rivelazione di sentimenti ancora sconosciuti. Il cadere del suo nemico, l’alterazione di quel volto, che passava, in un momento, dalla minaccia e dal furore, all’abbattimento e alla quiete solenne della morte, fu una vista che cambiò, in un punto, l’animo dell’uccisore. Strascinato al convento, non sapeva quasi dove si fosse, né cosa si facesse; e, quando fu tornato in sé, si trovò in un letto dell’infermeria, nelle mani del frate chirurgo (i cappuccini ne avevano ordinariamente uno in ogni convento), che accomodava faldelle e fasce sulle due ferite ch’egli aveva ricevute nello scontro. Un padre, il cui impiego particolare era d’assistere i moribondi, e che aveva spesso avuto a render questo servizio sulla strada, fu chiamato subito al luogo del combattimento. Tornato, pochi minuti dopo, entrò nell’infermeria, e, avvicinatosi al letto dove Lodovico giaceva, - consolatevi - gli disse: - almeno è morto bene, e m’ha incaricato di chiedere il vostro perdono, e di portarvi il suo -. Questa parola fece rinvenire affatto il povero Lodovico, e gli risvegliò più vivamente e più distintamente i sentimenti ch’eran confusi e affollati nel suo animo: dolore dell’amico, sgomento e rimorso del colpo che gli era uscito di mano, e, nello stesso tempo, un’angosciosa compassione dell’uomo che aveva ucciso. - E l’altro? -domandò ansiosamente al frate. Appena Lodovico ebbe potuto raccogliere i suoi pensieri, chiamato un frate confessore, lo pregò che cercasse della vedova di Cristoforo, le chiedesse in suo nome perdono d’essere stato lui la cagione, quantunque ben certo involontaria, di quella desolazione, e, nello stesso tempo, l’assicurasse ch’egli prendeva la famiglia sopra di sé. Riflettendo quindi a’ casi suoi, sentì rinascere più che mai vivo e serio quel pensiero di farsi frate, che altre volte gli era passato per la mente: gli parve che Dio medesimo l’avesse messo sulla strada, e datogli un segno del suo volere, facendolo capitare in un convento, in quella congiuntura; e il partito fu preso. Fece chiamare il guardiano, e gli manifestò il suo desiderio. Appena compita la cerimonia della vestizione, il guardiano gl’intimò che sarebbe andato a fare il suo noviziato a ***, sessanta miglia lontano, e che partirebbe all‟indomani. Il novizio s’inchinò profondamente, e chiese una grazia. - Permettetemi, padre, - disse, - che, prima di partir da questa città, dove ho sparso il sangue d’un uomo, dove lascio una famiglia crudelmente offesa, io la ristori almeno dell‟affronto, ch’io mostri almeno il mio rammarico di non poter risarcire il danno, col chiedere scusa al fratello dell’ucciso, e gli levi, se Dio benedice la mia intenzione, il rancore dall’animo - . Al guardiano parve che un tal passo, oltre all’esser buono in sé, servirebbe a riconciliar sempre più la famiglia col convento; e andò diviato da quel signor fratello, ad esporgli la domanda di fra Cristoforo. inaspettata, colui sentì, insieme con la maraviglia, un ribollimento di sdegno, non però senza qualche compiacenza. Dopo aver pensato un momento, - venga domani, - disse; e assegnò l’ora. Il gentiluomo pensò subito che, quanto più quella soddisfazione fosse solenne e clamorosa, tanto più accrescerebbe il suo credito presso tutta la parentela, e presso il pubblico; e sarebbe (per dirla con un’eleganza moderna) una bella pagina nella storia della famiglia. Fece avvertire in fretta tutti i parenti che, all’indomani, a mezzogiorno, restassero serviti (così si diceva allora) di venir da lui, a ricevere una soddisfazione comune. A mezzogiorno, il palazzo brulicava di signori d’ogni età e d’ogni sesso: era un girare, un rimescolarsi di gran cappe, d’alte penne, di durlindane pendenti, un moversi librato di gorgiere inamidate e crespe, uno strascico intralciato di rabescate zimarre. Le anticamere, il cortile e la strada formicolavan di servitori, di paggi, di bravi e di curiosi. Fra Cristoforo vide quell’apparecchio, ne indovinò il motivo, e provò un leggier turbamento; ma, dopo un istante, disse tra sé: «sta bene: l’ho ucciso in pubblico, alla presenza di tanti suoi nemici: quello fu scandalo, questa è riparazione». C‟è talvolta, nel volto e nel contegno d‟un uomo, un’espressione così immediata, si direbbe quasi un’effusione dell’animo interno, che, in una folla di spetta...

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