Le anfore, contenitori antichi per eccellenza, hanno una storia che affonda le sue radici fino al II millennio A.C. Nati come vasi per il trasporto e il commercio, la loro evoluzione ha attraversato millenni, adattandosi a svariate funzioni, inclusi rituali e cerimonie. La terracotta, materiale primario per la loro creazione, ha permesso la conservazione di liquidi e solidi, rendendo questi vasi indispensabili nella vita quotidiana e nelle pratiche culturali delle antiche civiltà.
L'uso della terracotta per il trasporto e la lavorazione del vino è stato un tema centrale nel convegno "La Terracotta e il Vino 2014", dove il prof. Christophe Caillaud, direttore del Museo Gallo-Romano di Vienne, ha ripercorso la storia delle anfore, dalle origini egiziane fino alle più recenti produzioni.
La storia delle anfore è una testimonianza dell'ingegno umano nel trovare soluzioni per la conservazione e il trasporto. Dalle prime anfore egiziane, passando per le raffinate anfore ateniesi a figure nere dell'età del ferro, fino ai reperti della penisola italiana del 500 A.C., questi vasi hanno sempre svolto un ruolo fondamentale. Immagini di pithoi si alternano a quelle delle anfore, mostrando la varietà di forme e utilizzi.

Le Anfore Romane e la loro Funzione
Si dovrà attendere l'epoca romana per parlare di dolia, contenitori di terracotta adibiti al trasporto del vino. Vari esemplari di dolium sono oggi conservati presso il Museo Gallo Romano di Saint Romain en Gal a Vienne, in Francia. Cantine interamente scavate nella terra e contenenti dolia sono state ritrovate anche nei pressi di Pompei, testimoniando la vasta produzione e l'uso di questi contenitori.
Il Monte Testaccio a Roma, una collina artificiale di circa 30 metri d'altezza, è una vera e propria discarica specializzata dell'epoca romana. La collina è costituita da strati ordinatamente disposti di cocci provenienti da più di 53 milioni di anfore, per la maggior parte olearie. Questa scoperta monumentale ha permesso agli archeologi di studiare e classificare le diverse tipologie di anfore utilizzate dai Romani.

L'Anfora come Unità di Misura nell'Antica Grecia
La grande diffusione dell'utilizzo delle anfore come contenitore per il trasporto di vivande fu tale da adottarle anche come unità di misura. Nell'antica Grecia, la misura di un'anfora equivaleva a 72 cotili o a ½ metereta, ovvero circa 19,87 litri. Le misure di capacità variavano a seconda che fossero destinate a liquidi o solidi; il cotile era un'antica unità di misura di capacità sia per i liquidi che per i solidi, il cui valore variava da una località all'altra.
L'anfora greca era tipicamente decorata, caratterizzata da un corpo rastremato inferiormente, con un collo più stretto e due anse impostate sul collo e sulla spalla. A differenza delle anfore romane, che presentavano un piede appuntito atto a facilitare l'immagazzinamento sulle navi, le anfore greche avevano un fondo piatto che permetteva loro di sostenersi autonomamente.

Tipologie di Anfore Greche
Già conosciute in epoca micenea, in epoca greca si distinguono due principali tipi di anfore in base al profilo tra spalla e collo:
- Tipo A: Presenta un orlo svasato (trapezoidale) con anse quadrangolari solitamente decorate con foglie d'edera e piede a doppio scalino.
- Tipo B: Il più antico (diffuso nella prima metà del VI secolo a.C.) e più comune tra le varianti della forma, presenta anse cilindriche.
- Tipo C: La variante meno diffusa, utilizzata tra il 580 e il 470 a.C. circa. Si caratterizza per l'orlo a profilo rotondo invece che trapezoidale, mentre anse e piede variano.
Per i periodi orientalizzante e a figure nere, l'anfora a collo distinto assume diverse forme, ma la più diffusa resta quella tipica del periodo geometrico. Una nuova forma viene modellata a metà del VI secolo a.C. ad Atene, dove diviene la forma tipica nelle figure nere del periodo maturo: il corpo assume forma ovoidale e la spalla si appiattisce.
Anfore Panatenaiche: Premi e Simboli
Tra le anfore con il collo distinto, una variante di particolare interesse è rappresentata dall'anfora panatenaica. Con collo sottile e corpo largo fortemente rastremato verso il piede, fu creata ai tempi di Pisistrato e offerta come premio per le competizioni nelle Panatenee di Atene. Presenta una decorazione dipinta tipica, sempre a figure nere, raffigurante la dea Atena su un lato e la gara vinta sull'altro, fino al II secolo a.C.
Le anfore panatenaiche sono anfore prodotte per contenere l'olio sacro che nell'antica Grecia veniva consegnato come premio agli atleti vincitori dei giochi panatenaici. Prodotte a partire dalla metà del VI secolo a.C., questi vasi ufficiali mantennero tradizionalmente la tecnica a figure nere fino al II secolo a.C. Sono giunte sino a noi centinaia di anfore panatenaiche, la prima databile al secondo quarto del VI secolo a.C.
La forma essenziale del vaso con il corpo ampio, il collo corto e sottile, la base affusolata e il piede piccolo rimase la stessa nel corso dei secoli. Cambiò invece la parte decorativa che si adattava col tempo al cambiamento del gusto. I temi delle decorazioni rimasero gli stessi: sul fronte la figura di Atena, in atteggiamento bellicoso, tra due colonne sormontate da galli; sul retro veniva rappresentata una specialità dei giochi, quella in cui si era distinto il vincitore.

Altre Varianti e Peculiarità delle Anfore
Altre varianti particolari includono l'anfora nicostenica, prodotta dal vasaio Nikosthenes per il mercato etrusco, caratterizzata da anse piatte e collo conico. Le anfore nolane, più piccole dell'anfora a collo distinto, prendono il nome da Nola, luogo di ritrovamento di numerosi esemplari. Le anfore tirreniche, prodotte a partire dal 575 a.C., presentano un corpo meno espanso.
L'anfora, come unità di misura, ebbe un ruolo significativo. Nell'antica Grecia, la misura di un'anfora equivaleva a circa 19,87 litri. La parte inferiore del recipiente terminava a punta, permettendo di conficcarla e mantenerla in posizione verticale. L'interno dell'anfora da vino era impermeabilizzato con pesce e resine, e l'imboccatura chiusa con un tappo. Sulla superficie esterna si trovavano iscrizioni indicanti il nome del produttore, l'annata e il nome del vino (anphora litterata).
C'era infine un aspetto simbolico legato a questo recipiente: esso rappresentava il corpo che ospitava l'anima, come dimostrerebbe la leggenda del vaso di Pandora.
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Molti di questi preziosi reperti sono oggi conservati in musei di tutto il mondo, testimoniando la ricchezza culturale e la maestria artigianale delle civiltà antiche.
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