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Agnese: La Madre Protettiva e Pragmatica ne "I Promessi Sposi"

Agnese, la madre di Lucia Mondella, è una figura cardine nel romanzo "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni. Vedova e legata indissolubilmente all'unica figlia, Agnese incarna la donna del popolo, dotata di un forte istinto protettivo che estende anche a Renzo, il promesso sposo di Lucia, quasi considerandolo un secondo figlio.

La sua presenza nel romanzo è costante e significativa, sebbene Manzoni non le riservi mai un ruolo di primissimo piano. Agnese agisce principalmente come un personaggio di supporto, sempre al fianco di Lucia, e viene dipinta dal narratore come una donna fondamentalmente buona, loquace, combattiva e sempre pronta a offrire consigli e incoraggiamento ai due giovani innamorati.

Ciò che distingue Agnese dalla figlia Lucia è il suo spiccato senso pratico, tipico di una donna di paese. Questo pragmatismo guida i suoi consigli e le sue iniziative, ma a volte si manifesta come una morale utilitaristica, volta a ottenere vantaggi immediati, in contrapposizione alla profonda fede cristiana che anima Lucia. Agnese è anche incline alla chiacchiera e fatica a mantenere i segreti, mostrando un lato un po' impiccione e goffo, per cui il suo desiderio di aiutare può talvolta sfociare in situazioni spiacevoli.

Nonostante i suoi difetti, Agnese è una donna onesta, pia e una buona madre, che ha posto sua figlia al centro dei suoi affetti, per la quale si sacrificherebbe senza esitazione. La sua esperienza di vita, seppur circoscritta, la rende pronta a offrire il suo parere nei casi più intricati, anche se non sempre utilizza il buon senso in modo opportuno a causa della sua limitata cultura. È astuta e disinvolta, capace di cavarsela in diverse circostanze, anche di fronte a personaggi di alto rango.

Ritratto di Agnese, madre di Lucia

Agnese è spesso l'artefice delle iniziative che i due fidanzati intraprendono per superare gli ostacoli alla celebrazione del matrimonio. Ad esempio, suggerisce a Renzo di rivolgersi all'avvocato Azzeccagarbugli e propone l'idea del "matrimonio a sorpresa". Si impegna persino a distrarre Perpetua per facilitare l'ingresso dei due giovani in chiesa durante il tentativo di matrimonio clandestino.

Presso il convento di Monza, Agnese dimostra la sua esperienza del mondo, intervenendo con Gertrude al posto di una Lucia imbarazzata. Il suo pragmatismo, tuttavia, a volte si scontra con la morale più rigorosa, come quando discute con Renzo sulla validità del "matrimonio a sorpresa", mostrando una logica che, pur animata da buone intenzioni, vacilla di fronte ai precetti religiosi.

La sua funzione narrativa è quella di un contrappunto rispetto a Lucia. Mentre la figlia è riflessiva e profonda, Agnese è estroversa e tende a parlare con una certa superficialità. Questa antitesi emerge chiaramente quando Agnese si infastidisce perché Lucia ha confidato a Padre Cristoforo il suo incontro con Don Rodrigo.

Nonostante le difficoltà, Agnese non si lascia deprimere e mantiene il suo spirito combattivo. Si dimostra anche combattiva e a tratti vendicativa quando apprende le sofferenze patite dalla figlia per mano di Don Rodrigo. La sua intelligenza si manifesta nella capacità di conoscere e valutare uomini e fatti, come quando, parlando con il Cardinale Borromeo, descrive perfettamente Don Abbondio e la sua indole.

Agnese crede fermamente nella Provvidenza divina, come dimostra quando, dopo le tribolazioni subite, attribuisce la protezione della sua casa durante la peste all'intervento degli angeli. Anche dopo la liberazione di Lucia, riceve un dono dall'Innominato che le permette di rimettere in sesto la casa devastata dai soldati, rafforzando la sua fede.

Il suo rapporto con Renzo, suo futuro genero, è positivo. Ritiene Renzo un bravo ragazzo e lo difende, anche quando viene accusato di essere un rivoluzionario. La sua esperienza di vita, sebbene limitata a pettegolezzi e dicerie, la porta a dispensare consigli, non sempre utili, come quello del matrimonio "abusivo".

Illustrazione del tentativo di matrimonio a sorpresa

Manzoni si rifà all'effettiva situazione del diritto canonico dell'epoca, in cui il decreto Tametsi non era stato pubblicato nel Ducato di Milano, rendendo i matrimoni clandestini, sebbene illeciti, canonici.

L'esperienza di Agnese, per quanto esaltata, si rivela limitata alla sfera di un piccolo paese. Il suo atteggiamento si basa su informazioni frammentarie e di dubbia attendibilità. Nonostante ciò, Agnese non perde mai il suo spirito d'iniziativa, proponendo soluzioni pratiche per superare le difficoltà che i protagonisti incontrano nel loro cammino.

Dopo la peste, Agnese non si ammala e si trasferisce con Renzo e Lucia nel Bergamasco, dove vive con loro per molti anni. La sua figura, pur non essendo al centro della narrazione, contribuisce a definire il contesto sociale e umano del romanzo, rappresentando la saggezza popolare e l'amore materno in tutte le sue sfaccettature.

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Nel capitolo III, Agnese rimprovera Lucia per aver dato troppe noci a Fra Galdino, mostrando un lato economo e attaccato al denaro. Questo tratto si ripresenta nella cura con cui custodisce il denaro ricevuto in dono dall'Innominato.

Agnese accompagna Lucia nella sua fuga e, giunta a Monza, si rivolge al padre guardiano dei cappuccini. Viene presentata a Gertrude, che accoglie lei e Lucia nel suo convento. Agnese cerca di rassicurare Lucia riguardo alle stranezze di Gertrude, attribuendole a una peculiarità dei nobili.

Durante il tragitto per sfuggire ai lanzichenecchi, Agnese incrocia Don Abbondio, che le dà rapide notizie sulla liberazione di Lucia e tenta di dissuaderla dal parlare del mancato matrimonio con il Cardinale Borromeo. Agnese, però, tronca il discorso e prosegue il suo cammino.

Incontrando il Cardinale Borromeo, Agnese non esita a rivelare le mancanze di Don Abbondio e a raccontare le vicende di Renzo. La sua disinvoltura, che potrebbe apparire sfrontatezza, si trasforma in un'ingenua e simpatica arguzia di fronte a un personaggio affabile come il Cardinale.

Alla villa di Donna Prassede, Agnese presenta al Cardinale la lettera della nobildonna, con parole che denotano la sua familiarità con il linguaggio popolare e la sua ingenuità nel trattare con le persone di alto rango. Se Don Abbondio fosse stato presente, avrebbe certamente criticato il suo modo di fare, ma Agnese avrebbe risposto con un'occhiata eloquente, come a dire che non c'era bisogno del suo intervento.

Quando l'Innominato, ormai santo, si rivolge ad Agnese con parole di gratitudine per avergli portato la benedizione attraverso Lucia, la donna prova un senso di orgoglio materno. Il denaro ricevuto in dono le permette di riparare la casa devastata dai soldati, interpretando l'evento come un segno della protezione divina.

Agnese si separa temporaneamente da Lucia, che si trasferisce presso Donna Prassede. Successivamente, viene chiamata dal Cardinale Borromeo, che le consegna cento scudi d'oro dall'Innominato come risarcimento. Agnese nasconde il denaro, fantasticando su come lei e la figlia potranno utilizzarlo.

Quando Lucia rivela il suo voto, Agnese rimane costernata. Accetta di informare Renzo per lettera e di inviargli metà del denaro. Nonostante le difficoltà nel rintracciare Renzo nel Bergamasco, Agnese continua la corrispondenza, informandolo delle circostanze della latitanza del giovane e del voto di Lucia.

Dopo la peste, Agnese, raggiunto da Renzo a Pasturo, apprende che Lucia sta bene e che il voto è stato sciolto da Padre Cristoforo. Tornata al paese, trova la sua casa intatta e attende con Renzo il ritorno di Lucia da Milano.

Infine, dopo il matrimonio, Agnese si trasferisce con Renzo e Lucia nel Bergamasco, dove vive con loro ancora per molti anni, testimoniando il legame indissolubile tra madre e figlia.

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