Hillary Diane Rodham nacque all'Edgewater Hospital di Chicago, Illinois, e crebbe nel sobborgo di Park Ridge. Suo padre, Hugh Ellsworth Rodham, figlio d'immigrati inglesi, era dirigente di un'industria tessile a Scranton, in Pennsylvania, mentre sua madre, Dorothy Emma Howell Rodham, è una casalinga. Hillary ha due fratelli minori, Hugh e Tony. A Park Ridge, Hillary, da bambina era impegnata in diverse attività della chiesa e della scuola, partecipò attivamente a diverse discipline sportive e ottenne numerosi riconoscimenti nelle Girl Scouts of the USA. Prima di diplomarsi alla Maine South High School, frequentò la Maine East High School, dove fu eletta rappresentante di classe, membro del consiglio degli studenti e della National Honor Society. Durante il suo ultimo anno di liceo, ricevette il primo premio in scienze sociali.
Nel 1965 entrò al Wellesley College, attivandosi in politica e ricoprendo l'incarico di presidente della sezione del Wellesley College dei College Republicans. Dopo aver frequentato il programma "Wellesley in Washington", grazie all'insistenza del professor Alan Schechter, il suo orientamento politico divenne molto più liberale, entrando a far parte del Partito Democratico. Rodham si laureò nel 1969 con onore in scienze politiche. Divenne la prima studentessa donna nella storia del Wellesley College a presentare la cerimonia di consegna dei diplomi. La Associated Press riportò all'epoca che il discorso di Hillary ricevette un'ovazione pubblica durata sette minuti. Fu al centro di un articolo pubblicato dalla rivista Life, a causa della reazione a una parte del suo discorso che criticava il senatore repubblicano Edward W.
Nel 1969, entrò alla Yale Law School, al servizio del Board of Editors della Yale Review of Law and Social Action, lavorando con i bambini emarginati presso l'ospedale Yale-New Haven. Durante l'estate del 1970, le fu assegnata una borsa di studio per lavorare al Children's Defense Fund a Cambridge, nello Stato del Massachusetts. Alla fine della primavera del 1971, iniziò a frequentare Bill Clinton, anch'egli studente della Yale Law School. Durante l'estate del 1971, si trasferì a Washington per lavorare nel sottocomitato sugli immigrati del senatore Walter Mondale. Nel comitato aveva il compito di effettuare ricerche sui problemi degli immigrati in relazione alla loro capacità di adattamento e alla loro possibilità di accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione. Nell'estate del 1972, lavorò negli Stati occidentali per la campagna del candidato democratico alle elezioni presidenziali, George McGovern. Durante il suo secondo anno alla scuola di legge, lavorò come volontaria allo Yale Child Study Center, anche qui per studiare lo sviluppo del cervello nella prima fase dell'infanzia. S'interessò inoltre di casi di abusi su minori presso l'ospedale di Yale-New Haven. Lavorando nei servizi legali della città, fornì un servizio di assistenza legale gratuito alle persone povere. Durante i suoi studi immediatamente successivi alla laurea, collaborò come avvocata, sia per il Children's Defense Fund, sia come consulente per il Carnegie Council on Children. Entrò a far parte dello staff d'inchiesta dell'impeachment presidenziale, informando il Comitato giudiziario durante lo scandalo Watergate.
L'11 ottobre 1975 Hillary Rodham e Bill Clinton si sposarono a Fayetteville, Arkansas; mantenne il proprio nome "Hillary Rodham". Vissero in quel luogo per un breve periodo, e successivamente si trasferirono nella capitale dello Stato, Little Rock, da dove Bill condusse la sua prima campagna per il congresso statunitense. Nel 1976, Hillary Rodham entrò a far parte del Rose Law Firm, specializzandosi in casi di proprietà intellettuale, proseguendo inoltre la carriera nell'avvocatura. Nello stesso anno Bill Clinton fu sconfitto nella corsa a governatore, così la famiglia Clinton fu costretta a lasciare la sede del governo. Nel febbraio 1982, Bill Clinton annunciò la sua offerta per riottenere l'incarico, annuncio che avrebbe avuto in seguito esito favorevole. Come first lady dell'Arkansas, presiedette l'Arkansas Educational Standards Committee, dove, con successo, lottò per migliorare la qualità professionale dei test attitudinali dei nuovi insegnanti. Fece inoltre parte del Rural Health Advisory Committee, introducendo un programma di supporto prescolastico e di alfabetizzazione chiamato "Arkansas' Home Instruction Program for Preschool Youth" (lett. "Programma di istruzione a domicilio dell'Arkansas per l'infanzia"). Durante la sua carriera come first lady dell'Arkansas, continuò a operare in ambito giudiziario con il Rose Law Firm. Nel 1988 e nel 1991, il National Law Journal la nominò fra i 100 avvocati più influenti degli Stati Uniti.
Quando Bill Clinton divenne presidente degli Stati Uniti, nel gennaio 1993, Hillary Rodham Clinton diventò di conseguenza first lady. Nel 1993 il presidente nominò sua moglie capo del progetto di una riforma della sanità nazionale. Comunemente chiamato Clinton health care plan (lett. "Piano Clinton per l'assistenza sanitaria"), fu soprannominato "Hillarycare" dai suoi oppositori, e non riuscì a ottenere il supporto sufficiente per poter giungere al voto in entrambe le camere del Congresso, nonostante queste fossero a maggioranza democratica. Il progetto venne dunque abbandonato nel settembre del 1994. Nel suo libro, Living History, Hillary Clinton riconobbe che la sua inesperienza politica aveva certamente contribuito alla sconfitta, ma anche tanti altri fattori ne erano responsabili. Alcuni critici considerarono inappropriato che una first lady giocasse un ruolo centrale nelle questioni politiche.
A seguito del ritiro dalla politica del senatore Daniel Patrick Moynihan nel novembre del 1998, diversi membri del Partito Democratico, tra cui il veterano democratico alla Camera Charles B. Rangel, insistettero affinché si candidasse alle successive elezioni del Senato nel 2000 come rappresentante dello Stato di New York. Hillary Clinton ha sostenuto con forza la guerra statunitense in Afghanistan del 2001, così come nell'ottobre 2002 ha votato a favore della risoluzione del Congresso sulla guerra in Iraq che ha autorizzato il presidente George W. La candidatura era già stata ventilata nel 2000 al termine del secondo mandato del marito Bill.
Il 20 gennaio 2007, dal proprio sito web, annunciava la formazione di un comitato esplorativo a cui erano stati stanziati oltre 50 milioni di dollari, mentre i Clinton avevano chiuso il blind trust con cui era stata appoggiata la candidatura di Bill, per evitare polemiche, circa ombre sul finanziamento, dichiarando di aver consolidato un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari tra vendite di libri, discorsi pubblici e altre attività svolte una volta lasciata la Presidenza. I sondaggi la indicavano ampiamente come candidata favorita fra i democratici, con un consenso che oscillava fra il 30 e il 40%. Fra gli altri spiccavano, soprattutto, il giovane senatore afroamericano dell'Illinois, Barack Obama (23%) e l'ex senatore della Carolina del Nord ed ex candidato vicepresidente democratico nel 2004 John Edwards (16%), vicini nei sondaggi e nella raccolta fondi.
Il 3 gennaio 2008, nel primo caucus dell'Iowa, Obama vinse a sorpresa, con il 38% mentre la favorita Clinton fu superata persino da Edwards con il 30% contro il suo 29%. Il giovane senatore nero aveva impostato il suo messaggio su un forte programma di cambiamento al grido di Yes We Can, rafforzato dall'essere un afroamericano di umili origini e il primo a correre per divenire Presidente, creando un movimento di popolo intorno alla sua figura che appannava la candidatura di una prima donna forse troppo legata alla vecchia politica. Di fronte all'avanzata di Obama, gli animi iniziarono a riscaldarsi tra i due candidati maggiori. Bill Clinton accusò Obama di essere nulla di più di un "candidato nero", affermando anche in un comizio in Carolina del Sud che i diritti dei neri dovevano ringraziare la lungimiranza del presidente bianco Lyndon B. Johnson nell'approvare il Civil Rights Act, ridimensionando il ruolo del predicatore nero Martin Luther King morto in una marcia pacifica per i diritti a Memphis nel 1968. La gaffe di Clinton ebbe un effetto dirompente nella campagna elettorale, danneggiandola irrimediabilmente e spezzando quell'antico legame tra i Clinton e le comunità afroamericane, solidissimo ai tempi della sua Presidenza, spostandolo sulla figura di Obama. Tuttavia anche Obama attaccò più volte Hillary come emblema di un passato controverso fatto di molte scelte politiche sbagliate, prima fra tutte, il suo voto in Senato favorevole alla guerra in Iraq.
La sfida si trasformò in un duello tra Obama e Clinton. Pochi giorni dopo, Hillary Clinton stravinse a mani basse nel voto in due grandi e importanti Stati come Michigan (55%-50%) e Florida (50%-33%). Tuttavia il voto fu caratterizzato da ricorsi e contro-ricorsi, in quanto il nome della candidata era l'unico a essere presente sulle schede, mentre gli altri candidati, tra cui principalmente Obama, si erano rifiutati di essere inseriti in contrasto con la decisione locale di anticipare il voto in questi importanti Stati, decisione che aveva aperto sia dispute legali con il Comitato nazionale democratico (DNC), sia un'affluenza tra le più basse di sempre. Il 5 febbraio, il Super Tuesday nel quale erano in palio 23 Stati avvenne in un clima di ritrovata unità e di tensioni sopite. Obama ricevette tuttavia il supporto importante di Ted Kennedy e di altri membri della famiglia Kennedy che lanciarono la voltata finale quando anche i sondaggi avevano consolidato un'inversione di tendenza a suo favore. Obama trionfò nettamente in alcuni stati tradizionalmente repubblicani come Idaho (17%-80%), Alaska (25%-75%), Dakota del Nord (37%-61%) e Utah (39%-57%); nel Profondo Sud, una zona povera e con forti minoranze afroamericane, in Alabama (42%-56%), Georgia (31%-66%) e Kansas (26%-74%), mentre in Missouri finì quasi in pareggio (48%-49%); in diversi Stati della Costa orientale democratica come Connecticut (47%-51%) e Delaware (42%-53%); in alcuni Stati bianchi della Rust Belt come in Minnesota (32%-66%), nonché in Colorado (32%-67%), swing state multietnico. Importante inoltre l'Illinois (33%-65%), suo Stato natale di cui era anche senatore, dove stravinse senza problemi.
Clinton tuttavia non demordette, ottenne enormi successi anche se più risicati. Nonostante gli Stati rurali e quelli piccoli premiassero Obama, Hillary Clinton si aggiudicò la vittoria negli Stati più grandi (dove concentrava tutte le sue risorse di tempo e denaro) come California (51%-43%), Stato di New York (57%-40%, Stato di cui era senatrice), Massachusetts (56%-41% nonostante l'appoggio dei Kennedy a Obama) e New Jersey (54%-44%) ma anche in alcuni importanti Stati del Sud in cui le minoranze nere ma soprattutto latine erano ancora fedeli ai Clinton come Arizona (50%-42%), Arkansas (70%-26%, Stato di origine di Bill di cui fu governatore), Nuovo Messico (49%-48% quasi pareggio), Oklahoma (55%-31%) e Tennessee (54%-40%). Con questi risultati riuscì a pareggiare e addirittura a vincere per un pugno di delegati, con 1 056 contro i 1 036 di Obama, che però vinse i delegati del voto popolare. A febbraio, dopo il sostanziale pareggio del SuperTuesday, Clinton decise di prestare 5 milioni di tasca sua alla campagna elettorale. La mossa fu giudicata male dai suoi investitori, segnalando possibili difficoltà di rilanciarsi nella sfida, che oramai vedeva Obama come netto favorito. Infatti, dopo pochi giorni, il comitato di Obama comunicò di aver raccolto in poco tempo oltre 32 milioni di dollari e portato il numero di volontari oltre i 500 000 collaboratori.
Nelle primarie intanto, Obama si rafforzava ovunque. Vinse bene nella grande Louisiana (36%-57%) e nettamente nello Stato di Washington (31%-68%), oltre che nei piccoli caucus di Nebraska (32%-68%), Isole Vergini (7%-90%) e Maine (40%-59%). Trionfò anche con forza nel cosiddetto Democrats Abroad (32%-66%), ovvero il voto dei Democratici all'estero, segnando la sua popolarità acquisita in tutto il mondo e doppiando Hillary. Nonostante la minimizzazione la campagna di Hillary era fortemente in difficoltà. Cominciarono i primi licenziamenti e la possibilità di perdere l'enorme vantaggio di cui si godeva dall'inizio. Tuttavia, grazie all'incondizionato supporto di anziani bianchi, classe operaia democratica e latini, come previsto dai sondaggi, Hillary ottenne una sorprendente vittoria sul filo di lana nei due Stati chiave di Ohio (53%-45%) e Texas (51%-47%) ma anche nel piccolo Rhode Island (58%-40%), anche se di pochi punti rispetto ai 10-20 previsti. Inoltre questo si determinò dall'emergere di alcuni scandali di Obama come quelli di un suo collaboratore, Tony Retzko, a processo per corruzione a Chicago, o di contatti ambigui con il Canada sulla discussione di una nuova bozza di Trattato di Libero Scambio Nordamericano che avrebbe favorito alcuni sponsor. Per la prima volta dalle primarie Clinton ricevette un numero maggiore di delegati, anche se il voto delle primarie in Florida e Michigan incise per la metà, come stabilito dalle delegazioni. Obama però vinse facilmente con alte percentuali nei caucus del Vermont (39%-59%), dello Wyoming (38%-68%) e del Mississippi (37%-61%).
Donna politica statunitense (n. Chicago 1947). Avvocato, nel 2000 è stata eletta senatrice nello Stato di New York nelle file del Partito democratico, riconfermando il seggio alle elezioni di medio termine del 2006. Nel 2008 ha conteso la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito democratico a B. Obama, che l’anno successivo l’ha nominata segretario di Stato, carica che C. ha ricoperto fino alle dimissioni, rassegnate nel 2013. Nel 2016 ha vinto le primarie democratiche per le elezioni presidenziali fissate al novembre dello stesso anno, diventando la prima donna in lizza per la Casa Bianca ma uscendo sconfitta dal confronto con il candidato repubblicano D. Laureatasi in Legge nel 1973 presso la Yale Law School, ha successivamente esercitato la professione di avvocato partecipando tra l’altro all’inchiesta sul Watergate e specializzandosi sul diritto d'autore e la proprietà intellettuale; parallelamente si è dedicata ad attività umanitarie, impegnandosi nel sostegno all’infanzia e alle famiglie disagiate.
Sposatasi nel 1975 con B. Clinton, presidente degli Stati Uniti per due mandati dal 1993 al 2001 - al quale ha deciso di rimanere al fianco anche dopo lo scandalo che nel 1998 ha visto il presidente al centro delle rivelazioni su una relazione extraconiugale con una stagista della Casa Bianca -, è stata nominata dal marito a capo di un importante progetto per la riforma sanitaria nazionale, che però non ha ottenuto il voto del Congresso. Oltre alla pubblicistica professionale e politica, ha pubblicato alcuni libri per bambini, tra cui It takes a village: and other lessons children teach us (1997), Dear socks, dear buddy: kids' letters to the first pets (1998) e i testi autobiografici Living history (2003; trad. it. La mia vita, la mia storia, 2003) e Hard choices (2014; trad. it. 2014) in cui racconta la sua esperienza come segretario di Stato, mentre è stato edito nel 2016 Stronger together. A blueprint for America's future, agenda del suo programma politico scritta in collaborazione con T. Kaine, e nel 2017 What happened, in cui la donna politica analizza le ragioni della sua sconfitta eletttorale. Nel 2021 ha debuttato nella narrativa con il thriller State of terror, scritto in collaborazione con L. C. è entrata nella politica attiva nel novembre 2000, quando è stata eletta senatrice nello Stato di New York nelle file del Partito democratico, riconfermando il suo seggio alle elezioni di medio termine del 2006, alle quali ha ottenuto il 67% delle preferenze. Nel 2008 ha conteso a B. Obama la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, nel quadro di una campagna innovativa dove era forte la domanda di cambiamento politico, presentandosi con un programma elettorale volto a modificare il welfare state, allargando le maglie del sistema sanitario e concedendo maggiori possibilità di accesso agli studi universitari ai meno abbienti; inizialmente favorita nei sondaggi, è stata sconfitta dopo un lungo testa a testa nelle elezioni primarie. Nominata nel 2009 segretario di Stato dal neoeletto presidente Obama, C. si è trovata ad agire in un contesto internazionale caratterizzato da mutamenti sostanziali: la fine della guerra in Irāq (2011), l’uscita di scena di bin Lāden, le rivoluzioni nel mondo arabo e il rinnovato impegno degli Stati Uniti in Asia per accrescere l’influenza del Paese a danno della Cina. Sanders e divenendo la prima donna in lizza per la Casa Bianca. Nell’accesa campagna elettorale contro il candidato repubblicano, il magnate D. Trump, esponente di quelle forze anti-establishment populiste affacciatesi sulla scena politica a seguito del calo di fiducia degli elettori nel governo, C. ha riaffermato i valori fondanti del partito democratico, presentando un programma politico rivolto principalmente alla classe media, al perseguimento dell’equità sociale e alla difesa dei diritti umani.

Hillary Clinton fa la storia: prima candidata alla Casa Bianca
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