Sembrava avesse sessant'anni quando è arrivata in consultorio invece ne aveva trenta: sul volto i segni della solitudine e di una decina di figli, con il più grande si toglie meno di 15 anni.
Quando ebbe il primo ciclo è stata data in sposa a un amico del padre, un uomo di vent'anni più vecchio, perché così funziona, e si è trovata bambina e madre.
Questa donna è palermitana, fin dalla nascita è stata trattata come un oggetto, e come un oggetto ha vissuto finché uno dei suoi piccoli non è volato dalla finestra all'alba del Duemila.
Solo allora le istituzioni si sono accorte di lei, di loro.
"Ma è così devastata - spiega l'assistente sociale - che non c'è modo di recuperarla, oggi lei e il marito hanno perso la potestà".
"Un uomo speciale verrà a conoscerti", le avevano detto: "Non fare quella faccia, sei fortunata".
Le stesse promesse ripetute di casa in casa e destinate a frantumarsi la prima notte di nozze: è accaduto per decenni e a decine di bambine in tutto il sud Italia, in Sicilia in particolare.
Un mondo sommerso di 12, 14, 15enni al massimo, che fino agli anni Ottanta sono state le spose bambine del nostro Paese: un fenomeno diffuso quello dei matrimoni precoci, combinati e forzati che appare distante ma non lo è.
"Sembrava tutto un gioco - ricorda Giovanna - quando poi sono rimasta sola con lui sono scoppiata in lacrime e volevo la mamma".
Come lei Orazia, Margherita e le altre sono testimoni di un recente passato, e, nel tempo, gli eventi che le hanno segnate hanno assunto i loro reali contorni.
"Non avevo capito niente - continua - poi mi fu tutto chiaro, feci l'inferno ma ormai le nozze erano state celebrate. Mio padre ci ha fatto sposare tutte prima dei 15 anni".
Orazia, sposa a 14 anni, racconta che non era permesso scegliere: "A un certo punto mamma mi ha detto che un ragazzo voleva sposarmi e così fu".
Con questa modalità le bambine venivano a sapere di essere state approvate dall'estraneo di turno che aveva già concordato l'unione con il futuro suocero.
"Il fidanzamento durava poche settimane, non come oggi - continua - l'ho visto due volte, senza parlare, e in pubblico. La terza volta eravamo all'altare. Lui mi vuole bene".
"Se diventi grande e ti innamori c'è il pericolo di ribellione - commenta la dottoressa di ricerca in Storia Marcella Burderi che ha curato l'archivio Memorie degli Iblei - Prima tuo padre ti prometteva e meglio era.
A volte gli epiloghi sono terribili: Rosina, una ex sposa bambina non si è mai ripresa e si è tolta la vita a novanta anni.
Perché anche se pronuncia il sì una bambina non è mai consenziente".
Niente pistole puntate alla testa, dunque, a forzare questo sistema ma una serie di regole non scritte, profondamente radicate e condivise da entrambi i genitori, contemporaneamente alla rivoluzione dei sessi che esplodeva in altre latitudini d'Italia e d'Europa.
"Si usava così. Il prete chiedeva per primo al maschio se voleva prendere moglie - racconta ancora Orazia - se lui diceva sissignore il matrimonio si faceva".
Picchiata perché si doveva fidanzare con l'uomo scelto dal padre, Margherita racconta di sua sorella, fuggita di casa ma ripescata e riportata indietro: "A lei piaceva un altro ma non abbiamo scelto noi con chi sposarci".
"Non potevamo parlare con il nostro futuro marito né guardarlo - racconta ancora Margherita - non sapevamo niente di lui né che carattere avesse".
Così per accertarsi che l'uomo scelto per loro fosse una brava persona alcune spose si affidavano a San Pasquale: "Si recitava una particolare preghiera nove giorni prima delle nozze - racconta Vicky Di Quattro, associazione Teatro Donnafugata e curatrice della mostra "Matrimonio in Sicilia tra Ottocento e Novecento" - chiedevano con fede di ricevere un segnale.
Al nono giorno il santo inviava un messaggio: una visione o un suono dolce e piacevole indicava un futuro positivo, al contrario viste e rumori sgradevoli erano cattivi presagi".

Tra i documenti archiviati da Di Quattro anche una delle tante dispense matrimoniali tra cui una indirizzata al sindaco di Ragusa che chiede, testualmente: "Se Carmela di anni 13 abbia tale discernimento da rendersi conto dell'importanza del vincolo del matrimonio con un uomo abbastanza anziano e che conta l'età di 55 anni".
Il sindaco ritenne che il discernimento ci fosse e autorizzò le nozze.
Giuridicamente la distinzione tra il matrimonio forzato e quello combinato apre alle riserve, dalle semplici perplessità al totale rifiuto, di chi ritiene che tra i due la differenza non ci sia.
"Entrambi i casi sono manifestazione di violenze e abusi - dice Maria Grazia Patronaggio del centro antiviolenza Le Onde - fondati su condizioni di diseguaglianza come le numerose forme di controllo patriarcale sulle donne inconsapevoli - continua - arrivano da noi per altri motivi e solo dopo tempo si rendono conto di aver contratto un matrimonio forzato".
Perché tale sistema è stato interiorizzato e tramandato di madre in figlia come impianto naturale.
E ancora oggi "la mentalità è fortemente orientata agli stereotipi di matrice patriarcale e fa parte di molte donne, le più feroci sostenitrici di questi codici valoriali che definiscono i ruoli - spiega Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense - e non c'è alcuna distinzione tra Nord e Sud: il patriarcato è trasversale".

Dalla delusione delle famiglie, all'allontanamento da casa, fino al femminicidio, le ragazze che scelgono di venir meno al ruolo precostituito andavano e vanno incontro a vessazioni psicologiche e aggressioni fisiche: "Non c'è il possesso alla base della furia - aggiunge Bruzzone - ma la volontà di sottrarsi all'umiliazione pubblica per non aver saputo imporsi sulla figlia, sulla moglie, sulla sorella.
Ed è inutile che facciamo gli evoluti in Italia, qui l'80 per cento delle donne vive la coercizione delle famiglie e pochissime se ne rendono conto".
È sottile la linea che separa tradizione e coercizione, mescolate negli ingenui cuori di bambine che nella devozione verso il maschio riconoscono un dovere e un privilegio legittimati dal dominio di lui.
"Non vuole che esca con le mie amiche perché tiene a me".
Entro un minuto da quando hai fatto partire il cronometro 23 ragazze con meno di 18 anni si sono sposate.
Nei cinque minuti di una pausa caffè il loro numero è salito a 115 e in un’ora è arrivato a quota 1.380.
Alle cosiddette “spose bambine” vengono infatti negati diversi diritti umani fondamentali, a partire da quello all’istruzione.
Sono costrette a lasciare la famiglia d’origine per essere inserite all’interno di quella del marito, esposte a un rischio maggiore di subire violenza fisica e sessuale.
Quasi la metà (il 45%, ovvero 290 milioni) vive nei Paesi dell’Asia meridionale e il 20% (circa 127 milioni) nell’Africa sub-sahariana.
Ma quali sono i Paesi in cui questo fenomeno è più diffuso?
Questo, avverte Unicef, causerà un aumento del numero di spose bambine: “Venticinque anni fa la regione ospitava il 15% delle spose bambine a livello globale.
Tra le ragazze sposate più di recente, questa percentuale è già salita al 35%.
Disparità e discriminazioni di genere.
In molti Paesi prevale ancora una visione patriarcale in base alla quale l’uomo è superiore alla donna, il cui unico ruolo nella società è quello di moglie e madre.
In questi contesti, investire nell’istruzione femminile o favorire il loro inserimento sul mercato del lavoro è spesso fuori discussione.
Povertà.
Non è un caso che nei Paesi più poveri del mondo i matrimoni precoci interessino il 40% delle bambine e delle ragazze, un tasso doppio rispetto alla media globale.
Per le famiglie più povere dare in sposa una o più figlie è un modo per garantire la sopravvivenza del resto del nucleo familiare.
Il pagamento della dote.
Si tratta di un aspetto indirettamente collegato al tema della povertà: in molti Paesi (tra cui ad esempio l’India) è ancora in vigore la prassi di prevedere il pagamento di una dote da parte della famiglia della sposa a quella dello sposo.
Guerre e situazioni di insicurezza.
Una ragazza costretta a sposarsi troppo presto vede violati i propri diritti fondamentali, a partire da quello all’istruzione.
In molti contesti, inoltre, ci si aspetta che una “buona moglie” trascorra il proprio tempo a casa.
Il matrimonio, che spesso vede l’unione con un uomo più anziano, espone inoltre le spose bambine a maltrattamenti e violenze in ambito domestico.
Tutto questo causa poi ulteriori rischi per la loro salute.
vietare per legge i matrimoni, per entrambi i sessi, prima dei 18 anni.
investire sull’istruzione femminile: tanto più a lungo restano sui banchi di scuola, tanto più si riduce la possibilità che diventino spose bambine.
Secondo le stime di Unicef, se tutte le ragazze completassero il ciclo di istruzione secondaria, il livello di matrimoni precoci crollerebbe del 66%.
Ancora oggi resiste in Italia, in alcune realtà socio-culturali, la pratica del matrimonio combinato, come avveniva in epoche storiche nelle quali l’unione aveva la funzione di consolidare legami tra casate o garantire un ritorno economico per le famiglie più povere.
Ai nostri giorni questa prassi assume molto spesso la forma del matrimonio forzato, che è caratterizzato da un vizio sostanziale, poiché basato sulla mancanza del consenso di uno o di entrambi i partner, o sull’estorsione del consenso stesso, che non è “libero e pieno”.
Il 2022 ha visto una consistente riduzione dei delitti di Costrizione o Induzione al matrimonio, così come vengono definiti dalla legge n. 69 del 2019.
Infatti secondo il più recente report realizzato dal Servizio Analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale, si è passati dai 24 eventi registrati nel 2021 ai 13 dell’anno scorso.
Le regioni più colpite sono Lombardia ed Emilia-Romagna, a cui seguono le altre regioni del Nord, mentre al centro-sud si registrano valori più bassi o addirittura nulli, ad eccezione della Sicilia.

Per quanto attiene alla cittadinanza, risultano prevalenti le vittime straniere (59%).
Tra queste, la nazionalità più rappresentata è quella pakistana (57%); seguono Albania, India e Bangladesh e Romania (7%), e poi Croazia, Nigeria, Polonia, Serbia e Sri Lanka che, con una vittima, rappresentano ciascuna circa il 3%.
La nostra organizzazione è in prima linea per combattere i matrimoni precoci, con azioni dirette di sensibilizzazione delle famiglie e delle comunità sui rischi di questa pratica.
Allo stesso tempo lavoriamo per migliorare la qualità dell’istruzione nelle scuole di aree urbane marginali oppure rurali, dove molte bambine e ragazze abbandonano la scuola anche a causa dello scarso rendimento e finiscono in sposa a uomini più grandi di loro.
«La campagna nasce in seguito al mio ultimo testo “Per quanto mi riguarda, ho fatto la mia scelta” - dice Giorgia Butera - che fotografa la condizione della donna in ambito internazionale.
In occasione delle varie presentazioni mi sono resa conto che ponevo l’accento sempre più nei confronti delle spose bambine ed aborti selettivi.
Il nostro messaggio vuole essere chiaro, semplice e costruttivo: Stop Spose Bambine.
Stop Matrimoni Precoci e Forzati.
La campagna “Sono bambina, non una sposa” è partita lo scorso 21 settembre, quando il giornale di Onu Italia ha postato il manifesto in occasione della giornata sul tema dei matrimoni precoci e forzati, tenutasi a New York.
Il matrimonio precoce e forzato è una pratica piuttosto diffusa in alcune zone del mondo, Africa, Asia, America Latina ed Europa Orientale, e pone fine in modo brusco all’infanzia compromettendo il godimento dei suoi diri tti fondamentali, come il diritto all’istruzione.
Quasi tutte le spose bambine, infatti, abbandonano la scuola.
L’obiettivo della campagna è quello di contribuire all’alfabetizzazione sociale.
Molto spesso il matrimonio precoce è legato a fattori di povertà: far sposare le bambine viene visto come una strategia di sopravvivenza economica.
La pratica viene anche percepita come un modo di proteggere le bambine e di garantire la stabilità quando la società si troverà in situazioni di estrema tensione.
21 Mag 2020 13:08Ispica, 1965.
Un servizio andato in onda su TV 7 e caricato su Youtube, ci regala una realtà cristallizzata nel tempo e ci invita alla riflessione.
Un fenomeno che già all’epoca appariva strano, non in linea con altre realtà del centro e del sud Italia.
Il cronista racconta: “Sono centinaia le ragazze che a Ispica prendono marito prima dei 16 anni.
Alcune hanno anche 15, 13 o addirittura 12 anni.
E poi, le interviste alle spose bambine.
Tenere, nella loro autenticità.
Il grado di istruzione è basso: quinta elementare, analfabeti.
Quasi nessuno è mai uscito da Ispica per un viaggio.
Un corrispondente del Giornale di Sicilia racconta alcune motivazioni dietro questa scelta: con la fuitina, si evitano le spese del matrimonio, che erano ingenti.
Lo spiega bene l’allora sindaco della città.
Per molti, in famiglia, la ragazza è un peso sociale, dato che non lavora.
Non è come nel Nord Italia, che esistono fabbriche e che quindi possono garantire alla donna la propria sussistenza.
Ma è anche un fenomeno sociale.
Perchè, spiega il sindaco con una modernità sconcertante se si pensa ai tempi, la ragazza è considerata un oggetto e non è colpa sua: è così che è diventata a causa di chi per secoli l’ha trattata così.
Con il matrimonio, acquista una sua relativa autonomia.
Sul finale del servizio, voce alla gente, e lo stile ricorda molto i “Comizi d’amore” di pasoliniana memoria.
Nessuno dei giovanotti intervistati ammette che sposerebbe una ragazza di 14 anni.
Non stiamo parlando di qualche Paese del terzo mondo.
Era l’Italia.
Intervista a coppia siciliana sulla libertà sessuale - 1978
Tabella: Confronto tra Matrimonio Combinato e Matrimonio Forzato
| Aspetto | Matrimonio Combinato | Matrimonio Forzato |
|---|---|---|
| Consenso | Può esserci un consenso indiretto o una pressione familiare. | Mancanza totale o estorsione del consenso. |
| Motivazioni | Consolidamento di legami familiari, vantaggi economici, stabilità sociale. | Controllo patriarcale, protezione (percepita) in contesti instabili, povertà estrema. |
| Età dei coniugi | Spesso uno o entrambi i coniugi sono giovani. | Uno dei coniugi è quasi sempre significativamente più anziano. |
| Conseguenze | Può portare a insoddisfazione, ma a volte a un adattamento. | Violenza fisica e psicologica, negazione dei diritti fondamentali, traumi a lungo termine. |
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