Rosy Bindi è una delle figure più note della politica italiana degli ultimi decenni, protagonista di una carriera intensa che l’ha vista ricoprire ruoli chiave come ministra, presidente del Partito Democratico e presidente della Commissione parlamentare antimafia. Tuttavia, la sua vita privata è sempre stata oggetto di grande riservatezza e curiosità.
La vita privata di Rosy Bindi: amori, scelte e riservatezza
La risposta è chiara e inequivocabile: Rosy Bindi non è mai stata sposata e non ha un marito. Nel corso della sua lunga carriera, non sono mai emerse notizie di matrimoni o relazioni ufficiali che abbiano avuto rilevanza pubblica. Lei stessa, in rare interviste, ha dichiarato di aver avuto alcune relazioni sentimentali, ma nessuna di queste si è mai tradotta in un matrimonio o in una convivenza duratura.
In particolare, Rosy Bindi ha raccontato di aver avuto “due o tre relazioni e un fidanzato”, sottolineando come sia stata sempre lei a chiudere queste storie. Con la sua consueta ironia, ha affermato: «Figurarsi se mi faccio lasciare: casomai non mi faccio prendere». Questa battuta riflette il suo carattere deciso e indipendente, che ha spesso contraddistinto anche la sua attività politica.
Geniale la risposta della diretta interessata alle insinuazioni sulla sua vita privata: "Mi dispiace per il senatore Saia ma anche se, per scelta personale, ho rinunciato a sposarmi, mi piacciono gli uomini educati, rispettosi delle donne, intelligenti e possibilmente belli."
Anche su questo punto la risposta è netta: Rosy Bindi non ha figli. Nonostante abbia ricoperto il ruolo di ministro per le politiche per la famiglia e abbia promosso importanti riforme in materia di diritti civili e filiazione, la sua vita personale non comprende la maternità. La scelta di non avere figli è stata spesso oggetto di domande e speculazioni, ma la Bindi ha sempre mantenuto il massimo riserbo, preferendo non entrare nei dettagli delle sue scelte personali. La sua riservatezza ha contribuito a rafforzare l’immagine di una donna dedita principalmente alla carriera e all’impegno pubblico, piuttosto che alla costruzione di una famiglia tradizionale.
Nel corso degli anni, proprio la mancanza di informazioni sulla sua vita sentimentale ha alimentato voci e speculazioni, alcune delle quali infondate e offensive. In particolare, nel 2006, un senatore della destra insinuò pubblicamente che la Bindi fosse lesbica, sostenendo che ciò la rendesse inadatta al ruolo di ministro per la famiglia. Rosy Bindi rispose con fermezza, dichiarando che se fosse stata omosessuale lo avrebbe detto senza problemi, ma che la vita privata era affar suo e non doveva essere oggetto di dibattito politico. Queste polemiche non hanno mai scalfito la sua determinazione né la sua coerenza, tanto che la Bindi è sempre rimasta fedele ai propri principi, difendendo con orgoglio la propria privacy. La sua risposta alle insinuazioni è stata sempre improntata alla trasparenza e all’onestà, senza mai cadere nella provocazione.
“Che gli importa alla gente dei miei fidanzati? Torniamo alla politica!". Eppure di quel "fidanzato" dagli occhi blu deve esserle rimasto nel cuore. È l'unico di cui parla, gli amori non corrisposti li liquida così: "Mica mi faccio lasciare io? Piuttosto non mi facci prendere. Un amore non corrisposto non l'ho mai preso in considerazione". Del suo privato Rosy Bindi non parla mai, preferisce dire la sua sul "nuovo" Pd, sulla "diversità", su Berlusconi, la Santanché e Tangentopoli. Salvo svelare, tra le righe, che quando era piccola si sentiva un po' sola: "Mi ero creata un amichetto immaginario come nel film Marcellino pane e vino".
In quanto al look mascolino e integerrimo la Bindi non sembra per nulla preoccupata: "I pantaloni sono più comodi delle gonne". E non è per nascondere il proprio corpo che li indossa di preferenza. Durante l'intervista li tira su fino al ginocchio con soddisfazione per mostrare un po' di gamba: "Mi sento riconciliata con il mio corpo e con me stessa".

La carriera politica di Rosy Bindi: un percorso di impegno e riforme
Militante dell'Azione Cattolica, si diploma in ragioneria nel 1969. In seguito manifesta l'intenzione di iscriversi a Sociologia presso l'Università degli Studi di Trento, facoltà e ateneo fortemente politicizzati a sinistra. Ottiene però il veto del padre Pietro, democristiano, che teme divenga comunista e la iscrive, quindi, a Scienze politiche all'Università Internazionale Pro Deo di Roma (futura LUISS). Nel 1974 si laurea con Vittorio Bachelet, già conosciuto nell'ambito dell'Azione Cattolica, il quale la richiede come assistente. Nel 1977 segue il suo professore alla Sapienza - Università di Roma, divenendo ricercatrice in Diritto amministrativo. Nel 1989 Rosy Bindi incomincia la sua carriera politica iscrivendosi alla Democrazia Cristiana: in quell'anno si candida alle elezioni europee con il partito scudocrociato nella circoscrizione Nord-Est ottenendo 211 000 preferenze e viene eletta.
Con il decreto legislativo 229 del 1999, meglio noto come riforma Bindi, vengono corrette le distorsioni introdotte dai decreti De Lorenzo, a cominciare da una più stringente regolamentazione dei rapporti tra pubblico e privato, sia per le strutture con l’accreditamento che per i professionisti, con l’introduzione del principio di esclusività di rapporto con SSN. Viene anche ridisegnata e valorizzata la medicina del territorio, con l’integrazione socio sanitaria e una nuova organizzazione del Distretto. Sono poi delineati, prima della riforma del Titolo V della Costituzione, nuovi rapporti tra Regioni, Comuni e Ministero e tra SSN e Università. L’attuazione della riforma sarà al centro della prima Conferenza Nazione della Sanità dal 24 al 26 novembre 1999. Nel corso del suo mandato sono anche definitivamente chiusi gli ospedali psichiatrici e viene finanziato con risorse aggiuntive il Progetto obiettivo "Tutela salute mentale 1998-2000". Viene anche riformulato il parere, espresso nell’aprile del ‘96 dal Consiglio Superiore di Sanità nominato dal ministro Guzzanti e presieduto da Luigi Frati, sulla terapia elettroconvulsivante.
Alle successive elezioni politiche del 2001 viene rieletta alla Camera dei deputati per la terza volta nel collegio uninominale di Cortona (Toscana). All'interno della Margherita (di cui, dopo essere entrata nell'esecutivo nazionale, è responsabile delle politiche sociali e della salute) è sempre stata vicina a Romano Prodi, senza mai aderire, però, alla corrente di minoranza di Arturo Parisi. In occasione dell'assemblea nazionale del partito in cui si doveva decidere l'adesione alla lista unitaria de L'Ulivo per le politiche 2006, Bindi aderì al gruppo di Pierluigi Castagnetti (detto dei «pontieri»).
Il 16 luglio del 2007 annuncia la sua candidatura alle elezioni primarie che stabiliranno il leader del PD. Raccoglie il sostegno di diverse personalità e gruppi come Arturo Parisi, Nando dalla Chiesa, Roberto Zaccaria e buona parte della componente ulivista della Margherita, l'associazione Liberalitalia di Gregorio Gitti, il Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero e Pietro Fuda, i Socialisti Liberal per il Partito Democratico di Claudio Nicolini, diverse donne del centrosinistra tra cui Franca Chiaromonte, Anna Maria Carloni, Anna Maria Guidotti, Albertina Soliani, varie personalità del mondo amministrativo e della cultura (Massimo Toschi, assessore della Regione Toscana, esperto di problematiche della pace, Ugo Perone, filosofo, Luciano Guerzoni docente universitario esponente dei cristiano-sociali, Gianfranco Pasquino, Gad Lerner). Hanno dichiarato il loro sostegno anche il cantautore Francesco De Gregori e l'attrice Monica Guerritore.

La Commissione Parlamentare Antimafia e il suo operato
Il 22 ottobre 2013 Rosy Bindi viene eletta presidente della Commissione parlamentare antimafia ottenendo 25 voti al ballottaggio contro Luigi Gaetti. La Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi mostra una produttività notevole: "A poco più di metà legislatura l'Antimafia ha tenuto 143 sedute in plenaria (per un totale di 421 ore), superando per efficienza sia la commissione presieduta dal senatore Donato Pafundi che, nella IV Legislatura, finora prima per attività con 118 sedute, sia quella presieduta dal senatore Giuseppe Pisanu che in tutta la XVI legislatura ne aveva svolte 112. La commissione ha inoltre approvato all'unanimità 6 relazioni (delle quali 5 discusse alla Camera e 4 Senato). Tra queste, quella storica su "Mafia ed informazione", e quelle sui "Beni confiscati", sul "Semestre presidenza italiana Ue" e sui "Testimoni di giustizia". Due sono, invece, le proposte di legge sulla base del lavoro della Commissione, la prima di riforma organica del Codice Antimafia e la seconda sui testimoni di Giustizia. Anche sul piano delle missioni la Commissione è da primato. Sono, infatti, 49 le missioni realizzate, nel corso delle quali sono state svolte audizioni per oltre 200 ore.
In occasione delle elezioni regionali italiane del 2015 la Commissione Antimafia, sulla base della "Relazione in materia di formazione delle liste delle candidature per le elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali" recepita dai due rami del Parlamento, rende nota una lista di candidati con procedimenti penali in atto (che la stampa definirà "degli impresentabili") tra cui il collega di partito Vincenzo De Luca il quale, dopo aver vinto le Elezioni in Campania, va in questura a Salerno e denuncia la Bindi per diffamazione, attentato ai diritti politici costituzionali e abuso d'ufficio. Il 19 gennaio 2016 il Gip del Tribunale di Roma ha archiviato la querela di De Luca contro la Presidente della Commissione Antimafia. Nelle sei pagine di motivazioni si spiega che la Presidente della Commissione Antimafia ha agito con i poteri che le sono stati attribuiti con la legge istitutiva della Commissione: scrive il Gip “non esistevano norme che vietassero l'avvio dell'istruttoria, mentre ne esisteva una - recepita dai due rami del Parlamento - che ciò consentiva e sulle cui basi interpretative ha deliberato e operato l'Ufficio di Presidenza [...] sottoponendo poi le risultanze alla Commissione plenaria”.
Ad aprile del 2017, la Commissione Parlamentare Antimafia invitò la Guardia di Finanza a sequestrare gli elenchi di 35 000 iscritti delle quattro principali obbedienze massoniche italiane. Con una sentenza depositata il 19 dicembre 2024 la Corte europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per la perquisizione della sede del Grande Oriente d'Italia e per il sequestro di 39 faldoni di schede relative ai 6 000 iscritti alle Logge del GOI in Sicilia e in Calabria nel marzo 2017 su ordine della Commissione parlamentare antimafia presieduta dall'on. Rosy Bindi (PD). La Corte afferma che la perquisizione e il sequestro costituivano una violazione dell'art. 8 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, che protegge il domicilio e la riservatezza, e aggiunge che il provvedimento era sproporzionato, non sussistendo "elementi che avrebbero potuto suffragare un ragionevole sospetto del coinvolgimento dell'Associazione nei fatti oggetto d'indagine".

Dopo la politica: una vita tra teologia e insegnamento
Dal 2018 Bindi è presidente onorario dell’Associazione Salute Diritto Fondamentale, fondata insieme ad esperti di politiche sanitarie, medici, epidemiologi, giuristi, schierata nella difesa della sanità pubblica. Dopo aver lasciato la politica attiva nel 2018, Rosy Bindi si è dedicata a tempo pieno alla sua passione per la teologia e all’insegnamento.
Relazione dell' on. Rosy Bindi - Convegno Ecclesiale Diocesano 2024
Rosy Bindi si racconta: "Ho avuto due o tre innamorati. fidanzato. ragazzo perbene con gli occhi celesti". Ecco la Rosy Bindi che non ti aspetti. I batti cuore, i sogni di gioventù e i fidanzati. Il presidente del partito democratico si racconta ad A dopo che per una intera vita ha fatto di tutto per tenere nascosto il proprio lato privato. Ora si racconta e svela di aver avuto in passato due o tre innamorati. La Bindi svela la sua vita privata Un'intervista a trecentosessanta gradi. Dalla vita privata alla politica, dagli amori alle aspirazioni. Rosy Bindi si mette a nudo. Del suo privato, di solito, non parla mai. settimanale diretto da Maria Latella. presentato ai suoi famigliari. Mai avuto delusioni? idea, e che, mi faccio lasciare, io? prendere... considerazione". Poi l'esponente del Pd svela il rapporto con il proprio corpo che con il tempo è andato migliorando. L'impegno nella politica e nel Pd Dal privato all'impegno in politica il passo è davvero breve. rappresenta "il nuovo". suo esatto contrario".
Non ho rimpianti, se tornassi indietro rifarei le stesse scelte, la politica e la vita coniugale non sono conciliabili.
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