L'espressione "questo matrimonio non s'ha da fare" è un'affermazione perentoria che indica un divieto assoluto e irrevocabile di celebrare un'unione matrimoniale. Il suo significato affonda le radici nella ricca tradizione letteraria italiana, trovando la sua massima espressione ne "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni.
L'origine dell'espressione: Don Rodrigo e i suoi bravi
La frase "questo matrimonio non s'ha da fare" è resa celebre dal potente signore locale, Don Rodrigo, nel romanzo "I Promessi Sposi". Egli invia i suoi uomini, i "bravi" - figure note per la loro violenza e mancanza di scrupoli - per intimare al parroco Don Abbondio di non celebrare il matrimonio tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. La minaccia è chiara e inequivocabile: «"Or bene," gli disse il bravo all'orecchio, ma in tono solenne di comando, "questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai." ».
Questo comando, proveniente da una figura di potere assoluto, sancisce l'impossibilità di realizzare l'unione, trasformando la frase in un'espressione idiomatica che denota un ostacolo insormontabile imposto da un'autorità o da circostanze avverse.

Il contesto del romanzo: ingiustizia e potere
Ne "I Promessi Sposi", il divieto del matrimonio tra Renzo e Lucia è il motore scatenante dell'intera vicenda. Don Rodrigo, mosso da un capriccio e da un desiderio prepotente, utilizza la sua influenza per impedire un'unione che considera sgradita. Questo episodio mette in luce la corruzione del potere e l'ingiustizia che regnavano nella Lombardia del XVII secolo, dominata dalla prepotenza dei signorotti locali.
Manzoni, attraverso questo evento, denuncia la fragilità della giustizia e la facilità con cui il potere, anche quando illegittimo, può piegare le leggi e la morale al proprio volere. La frase "questo matrimonio non s'ha da fare" diventa così simbolo di un sopruso, di un'oppressione che colpisce gli individui più deboli e indifesi.
Analisi fraseologica ne "I Promessi Sposi"
Il contributo accademico presentato analizza la fraseologia de "I Promessi Sposi", evidenziando come le espressioni idiomatiche, i modi di dire e le locuzioni siano fondamentali per la costruzione del tono e del registro del romanzo. La "non non-creatività" della lingua, secondo il concetto di De Mauro, permette alle strutture fraseologiche di esprimere significati complessi e sfumati, spesso irriducibili alla somma dei significati delle singole parole.
Manzoni utilizza queste espressioni con grande maestria per conferire vivacità e autenticità al suo racconto, ricreando una lingua "viva e vera". L'analisi delle quattro redazioni del romanzo (Fermo e Lucia, Gli Sposi Promessi, e le due edizioni a stampa) permette di tracciare l'evoluzione della fraseologia manzoniana, influenzata da spinte linguistico-culturali specifiche.
Un esempio di studio approfondito riguarda la storia delle locuzioni avverbiali sinonimiche come "al buio", "a naso", "a tastoni", "a tentone". Queste espressioni, pur nella loro apparente semplicità, rivelano la complessità del linguaggio e la sua capacità di adattarsi a diverse sfumature di significato.

La fraseologia come "bandolo della matassa" linguistica
La fraseologia, secondo l'analisi proposta, rappresenta il "bandolo della matassa" della lingua manzoniana. L'impiego consapevole e strategico di modi di dire e locuzioni è legato alla volontà dell'autore di creare una "medietà dell'espressione" e di conferire concretezza alla forza illocutiva del suo scritto.
Manzoni stesso rifletteva sull'importanza di queste strutture, ritenendo che il "problema della lingua" dovesse essere affrontato sia nella teoria che nella prassi. La sua attenzione alle espressioni idiomatiche, definite come "modi di dire composti di più vocaboli, e che hanno un loro significato particolare e determinato", testimonia la sua profonda consapevolezza del valore espressivo del linguaggio.
L'opera di Manzoni, quindi, non è solo un capolavoro narrativo, ma anche un prezioso documento linguistico, in cui la fraseologia gioca un ruolo centrale nella definizione dello stile e nella comunicazione del significato.
Utile, vero e interessante (Manzoni: poetica e pensiero) I promessi sposi
Esempi di proverbi e modi di dire nel romanzo
Manzoni integra nel tessuto narrativo una ricca varietà di proverbi e modi di dire, provenienti da diverse fonti: biblica, classica, colta, lombarda e di neoformazione. Queste espressioni, spesso caratterizzate da un alto grado di fissità e convenzionalità, veicolano significati metaforici e sentenziosi.
Alcuni esempi significativi includono:
- "Ambasciator non porta pena"
- "Del senno di poi son piene le fosse"
- "Il lupo lascia il pelo, ma non il vizio" (che evolve in "Il lupo muta il pelo, ma non il vizio" e poi in "Il lupo cambia il pelo, ma non il vizio")
- "Uomo avvertito… lei c’intende"
Questi frammenti linguistici non solo arricchiscono il linguaggio del romanzo, ma offrono anche uno spaccato della cultura e della mentalità dell'epoca, contribuendo a definire la complessità dei personaggi e delle situazioni.
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