Questa mattina, davanti alle sedi delle Giunte regionali di molte città italiane, i professionisti del settore Matrimoni ed eventi privati hanno tenuto una manifestazione di protesta contro la mancata indicazione di una data per la ripartenza delle attività del comparto.
“Il governo ha indicato date per ogni tipo di attività, ma non per i matrimoni e gli eventi privati. Una decisione incomprensibile che rischia di bruciare anche la stagione estiva, dopo 14 mesi di inattività - dicono - Tanto più incomprensibile perché non è stato preso in considerazione il protocollo per la ripartenza che abbiamo consegnato alla Conferenza delle Regioni. Per questa ragione saremo davanti alle Giunta regionali per sollecitare i presidenti a raccogliere il nostro appello e a far sentire la voce di un comparto che merita rispetto”.
La situazione è critica per molte aziende. Claudia Guerrieri de ‘Il tè e la rosa’ di Reggio Emilia, presente alla manifestazione di Bologna, ha dichiarato: “Personalmente - precisa Claudia - posso dire che dei 12 matrimoni che avevamo in programma a maggio, ne sono rimasti programmati 3. Matrimoni che si realizzeranno solo con la cerimonia, causando al nostro settore una grave perdita economica. Le persone, giustamente, si vogliono sposare perché l’importante è il matrimonio. Sta diventando un problema - continua - anche perché fondamentalmente in un anno i week-end sono sempre quelli. Noi come azienda stiamo cercando di dare più possibilità, sia con l’online, sia cercando di ricevere gli sposi al pomeriggio in modo da non creare assembramenti in negozio negozio tra chi vuol comprare i fiori e chi invece vuole sedersi un’ora a parlare di matrimonio. La tensione è comunque alta e la situazione sta diventando veramente difficile.”
Marilena Zambelli, capo delegazione di Federmep Emilia Romagna, ha sottolineato l'importanza dell'unione tra le associazioni di categoria: “Oggi siamo qua in piazza a Bologna per rappresentare l’Emilia Romagna e la situazione del settore dei matrimoni ed eventi privati come tutti i nostri colleghi nelle altre piazze di capoluoghi di regione all’unisono. Per la prima volta abbiamo messo insieme tutte le associazioni di categoria che rappresentano questo settore. Quest’oggi per la prima volta tutte le associazioni di categoria si sono unite, e qui in piazza a Bologna, abbiamo anche il supporto di CNA Emilia Romagna, per chiedere una road map per l’apertura anche del nostro settore perché è l’unico che non è stato considerato nel Decreto Riaperture.”
I professionisti del settore wedding evidenziano la sicurezza delle loro attività: “Il nostro è un settore in cui le presenze sono tracciabili già da 14 giorni prima dell’evento, sappiamo già chi saranno le persone che interverranno, quante saranno e quanto tempo rimarranno. Quindi è sicuro.”

Il settore wedding non lavora da 14 mesi e questo porta a conseguenze disastrose. “Questo significa che se ad oggi non abbiamo una data di partenza i nostri clienti, che sono le spose di maggio, giugno e anche luglio, rischiano di veder saltare o di dover spostare i matrimoni. Questo per noi significherebbe passare 2 anni senza lavorare. Quello che chiediamo è semplicemente di poter lavorare in totale sicurezza.”
Le perdite economiche sono ingenti: “Il nostro comparto ha perso il 90% del fatturato nell’anno 2020 e questo primo quadrimestre è ancora peggio se possibile. Il ristoro che ci è stato dato per questa mancanza di fatturato pari al 90%, si aggira nelle cifre più alte si e no al 4%.”
Le richieste sul tavolo sono chiare: “Tre le richieste sul tavolo: oltre a una ripartenza immediata dei matrimoni e degli eventi, l’ampliamento del fondo a sostegno delle imprese del settore istituito dal decreto Sostegni e una accelerazione nella liquidazione dei ristori. Sulla sfondo una class action per il risarcimento dei danni subiti.”
“Siamo professionisti responsabili, attenti ad ogni dettaglio. Compresa la sicurezza per i nostri clienti. “Diteci come e quando ripartire. Vogliamo lavorare e risposte certe. Non sappiamo cosa dire ai nostri sposi, a quelli che hanno già rimandato il loro matrimonio e a quelli, che di questo passo, saranno costretti a rinviarlo ancora”.
Anche ad Asti si sono mobilitati gli operatori del settore con lo slogan «Insieme per il wedding». Irene Bortolotti, wedding planner astigiana e tra gli organizzatori della manifestazione, ha spiegato: “Vogliamo riprendere a lavorare in sicurezza, come abbiamo già dimostrato di saper fare: siamo stati capaci di adattare matrimoni e cerimonie a protocolli e limitazioni, con progetti sempre più personalizzati. Ma non è bastato. Se non possiamo lavorare, allora dobbiamo essere sostenuti, ma seriamente”.
L'industria del wedding ha subito perdite di oltre il 90%, anche nell'Astigiano: “Matrimoni ed eventi programmati nel 2020 e poi cancellati - continua - altri rinviati al 2021 e oggi nuovamente sospesi. E quei pochi fatti, sono stati portati a termine con grande fatica e con continui cambiamenti di programma per rispettare tutte le regole. Parlo di nozze, e di tutto ciò che ruota intorno, ma non solo: penso a battesimi, cresime, cerimonie in generale”.
Alla manifestazione astigiana erano presenti non solo wedding planner, ma anche professionisti e imprenditori di vari settori correlati: abiti, addobbi floreali, location, catering e ristoranti, fotografi e videomaker, lista nozze e bomboniere, intrattenimento, trucco e acconciature.
“Venerdì saremo almeno una trentina: scenderemo in piazza per un settore totalmente dimenticato. Non abbiamo ricevuto linee guida che facciano anche solo intravedere una possibile ripartenza. Se l'incertezza era accettabile agli inizi, non lo è più adesso. Il nostro settore ha bisogno di programmazione, non s'improvvisa. Se dovesse andare persa anche questa stagione, per molte aziende sarà la rovina, una catastrofe”.
A Roma, il 7 luglio 2020, si è svolta una protesta che ha visto protagoniste non solo le future spose, ma anche gli operatori del settore Wedding. Le dieci future spose, con abiti bianchi e cartelli di protesta, hanno manifestato davanti alla Fontana di Trevi per contestare il rinvio forzato dei loro matrimoni dovuto ai rigidi protocolli applicati dalla Chiesa. Contemporaneamente, in piazza di Monte Citorio, circa 100 operatori del mondo wedding, coordinati dall’associazione Airb, hanno protestato per il riconoscimento dei propri diritti e per sostenere gli emendamenti a favore del settore inseriti nel d.l. Rilancio Italia.
Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati, ha espresso vicinanza al settore: “Siamo vicini ai settori dell’economia reale. A fine mattinata una delegazione, composta dai dirigenti dell’Airb, è stata ricevuta in Parlamento dove hanno potuto esprimere le prioritarie necessità all’On. Alessandro Amitrano, membro della segreteria del presidente della Camera, il quale ha dichiarato: “Saremo vicini al settore Wedding e metteremo in campo tutti gli strumenti economici e di sostegno per il comparto.”
Un'altra manifestazione si è tenuta in piazza Castello a Milano, con i rappresentanti del settore matrimoni che denunciano un calo di attività dell'80% a causa delle restrizioni. Vestiti da sposi, con rappresentanti di tutte le realtà che ruotano attorno alle nozze, hanno chiesto un protocollo per tornare a lavorare in sicurezza.
Il 26 aprile, oltre 150 lavoratori del settore matrimoni hanno protestato davanti alla sede della Regione Lombardia a Milano, chiedendo una data certa per la ripartenza. Lori Ciufo della delegazione lombarda di Federmep ha spiegato: “Il governo ha indicato date per la ripresa di ogni tipo di attività, ma non per il nostro comparto. Una decisione incomprensibile che rischia di bruciare anche la stagione estiva, dopo 14 mesi di inattività, vogliamo ripartire e vogliamo farlo in sicurezza.”
Le richieste sul tavolo in Lombardia sono simili: ripartenza immediata, ampliamento del fondo di sostegno alle imprese e accelerazione nella liquidazione dei ristori. In Lombardia, sono circa 10mila le aziende che gravitano attorno al mondo del wedding, con un fatturato annuo che raggiungeva mediamente i 5 miliardi di euro.
Il 26 marzo, i giardini di Villa Rospigliosi a Pistoia hanno ospitato la manifestazione "Insieme per il wedding", organizzata dalla wedding planner Claudia Venturini. Operatori del settore, con mascherine e distanziamento, hanno protestato pacificamente con un fazzoletto bianco in mano. La richiesta principale era una data certa per la ripresa dei matrimoni, fondamentale per la programmazione delle attività.
Claudia Venturini ha evidenziato la gravità della situazione: “Il fatturato del comparto è fatto di programmazione e la mancata comunicazione di una data certa comporterà un ulteriore anno di fatturato a zero euro. Calo del fatturato medio del comparto dell’85% rispetto alle annate precedenti. Calo dei matrimoni nel 2020 di circa l’80% per i riti religiosi. A condizioni normali il nostro comporto ha un giro d’affari di circa 67 miliardi di euro, tra indotto primario e indotto complessivo. Occupa più di un milione di lavoratori regolarmente assunti e 150 mila lavoratori stagionali.”
La protesta del settore wedding è un grido di allarme per un comparto vitale dell'economia italiana, che chiede di poter tornare a lavorare in sicurezza e con certezze sul futuro.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Fatturato annuo (indotto primario e complessivo) | Circa 67 miliardi di euro |
| Calo fatturato 2020 (stimato) | Oltre il 90% |
| Calo matrimoni 2020 (stimato per riti religiosi) | Circa 80% |
| Lavoratori regolarmente assunti | Oltre 1 milione |
| Lavoratori stagionali | Circa 150 mila |
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