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Il Principe di Condé e Don Abbondio: Due Notti a Confronto

La notte che precede la battaglia di Rocroi, il Principe di Condé dorme profondamente. Nonostante la stanchezza, la sua serenità deriva dall'aver completato tutti i preparativi necessari e aver stabilito con chiarezza le azioni da intraprendere il mattino seguente. Al contrario, Don Abbondio, ignaro di come gestire la situazione che lo attende il giorno dopo, trascorre una notte tormentata da angosciose riflessioni.

Il Principe di Condé, prima della battaglia di Rocroi contro il temibile esercito delle Fiandre, dormì tranquillamente perché aveva assolto a tutti i compiti della sua responsabilità. La notte di Don Abbondio, invece, fu agitata e inquieta, perché le sue responsabilità le aveva sfuggite. Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina. Don Abbondio in vece non sapeva altro ancora se non che l’indomani sarebbe giorno di battaglia; quindi una gran parte della notte fu spesa in consulte angosciose.

Per Don Abbondio, l'idea di ignorare l'intimazione e procedere con il matrimonio era inaccettabile. Allo stesso modo, confidarsi con Renzo e cercare insieme una soluzione era impensabile, date le minacce ricevute: "Non si lasci scappar parola.... altrimenti.... ehm!" aveva detto uno dei bravi. Il ricordo di quel "ehm!" lo paralizzava. Pensare alla fuga era altrettanto futile, carico di complicazioni e responsabilità.

A ogni soluzione che scartava, il pover'uomo si rigirava nel letto. Il primo risveglio dopo una sciagura, e trovarsi in un guaio, è un momento molto amaro. La mente, appena ripresa coscienza, ritorna ai pensieri abituali di una vita tranquilla precedente; ma il pensiero del nuovo stato di cose le si presenta subito bruscamente; e il dispiacere è più vivo in quel paragone istantaneo. Assaporato dolorosamente questo momento, Don Abbondio ripercorse subito i suoi propositi notturni, li confermò, li ordinò meglio, si alzò, e attese Renzo con timore e impazienza.

Il Principe di Condé prima della battaglia di Rocroi contro il terribile esercito delle Fiandre, dice Manzoni, dormì tranquillamente perché aveva assolto a tutti i compiti della sua responsabilità. Il secondo capitolo de I Promessi Sposi si apre con un paragone sulla notte passata da Don Abbondio e quella del principe di Condé. Quella del curato era stata un dormiveglia di ansiosi pensieri e incubi per il dramma subito il giorno precedente, mentre quella di Condé era stata una notte serena perché aveva già preso le sue decisioni.

Il giorno dopo, 19 maggio 1643, il giovane duca di Enghien, futuro principe di Condé, vince la battaglia, fermando l'avanzata degli Asburgo. Don Abbondio in vece non sapeva altro ancora se non che l'indomani sarebbe giorno di battaglia; quindi una gran parte della notte fu spesa in consulte angosciose. Don Abbondio vive nel passato, resta aggrappato a giorni che non potranno tornare. Vittima dell'insicurezza, si avvicina al sonno angosciato. L'angoscia porta a vedere come inadeguate le soluzioni che la mente disperatamente esamina. Il sonno, così, non può ristorare.

Quello che, per ogni verso, gli parve il meglio o il meno male, fu di guadagnare tempo, rimandando Renzo. Si ricordò a proposito che mancavano pochi giorni al tempo proibito per le nozze; "e, se riesco a tenere a bada, per questi pochi giorni, quel ragazzone, ho poi due mesi di respiro; e, in due mesi, possono nascere grandi cose". Ruminò pretesti da mettere in campo; e, benché gli paressero un po' leggeri, pur si andava rassicurando col pensiero che la sua autorità gli avrebbe fatti parere di giusto peso, e che la sua antica esperienza gli avrebbe dato gran vantaggio su un giovanetto ignorante. "Vedremo," diceva tra sé: "lui pensa alla fidanzata; ma io penso alla pelle: il più interessato sono io, lasciando stare che sono il più accorto. Caro ragazzo, se senti il bruciore addosso, non so che dire; ma io non voglio rimetterci la pelle". Fermato così un poco l'animo a una deliberazione, poté finalmente chiudere occhio: ma che sonno! che sogni! Bravi, don Rodrigo, Renzo, viottole, rupi, fughe, inseguimenti, grida, schioppettate.

Il Principe di Condé ci appare più costruttivo. Ma possiamo anche pensare che lo stesso Manzoni non abbia colto appieno la novità insita nell'atteggiamento del principe. Mi piace pensare che il principe di Condé abbia dormito profondamente non solo perché era stanco, non solo perché, avendo dato “tutte le disposizioni necessarie”, si sentiva tranquillo. Voglio immaginare che avendo ormai fatto tutto quanto era ragionevole fare, ed approssimandosi la notte, si sia messo a leggere un romanzo. Credo che di fronte alle difficoltà sia utile, anzi necessario, prendere le distanze dall'istante, liberare la mente, lasciarla vagare. Solo galleggiando nell'apparente, momentaneo vuoto si trovano le soluzioni creative, le soluzioni veramente vantaggiose.

Così, mi dico, e vi dico: quando le scadenze incombono, quando l'incertezza della situazione ci impedisce di prevedere cosa accadrà il giorno dopo, non serve pre-occuparsi: 'occupare prima', occupare da subito la nostra mente con un'immagine di quei problemi, un'immagine che, dopotutto, in nessun caso è in grado di rappresentare la realtà che avremo sotto gli occhi domani. Non serve pre-pararsi oltre misura, impossibile e inutile approntare soluzioni veramente adeguate prima di vivere il momento. Dunque, cosa fare la sera prima: lasciare che la mente vaghi altrove, leggendo un romanzo. La mente semidesta si muoverà nella trama, seguendo lo sviluppo dell'intreccio - ma allo stesso tempo liberamente vagherà. Lo svolgimento della narrazione, svolgimento che i romanzieri mirabilmente sanno mostrarci, così, viene ad essere benaugurata narrazione di come sapremo muoverci nelle nostre quotidiane battaglie.

Luigi II di Borbone-Condé, noto come il Gran Condé, fu una figura militare di spicco del XVII secolo. La sua vittoria nella battaglia di Rocroi il 19 maggio 1643, a soli vent'anni, segnò una svolta decisiva nella guerra dei Trent'anni, fermando l'avanzata degli Asburgo.

Ritratto del Principe di Condé

Al mattino, Renzo, impaziente di sposare Lucia, si reca da Don Abbondio. Il giovane, rimasto orfano in giovane età, è un filatore di seta di vent'anni, economicamente agiato grazie alla sua abilità e a un piccolo podere. Si presenta con un'aria un po' spavalda, ma Don Abbondio lo accoglie con reticenza, destando subito i sospetti di Renzo.

Renzo chiede a Don Abbondio l'ora delle nozze, ma il curato finge di non sapere di cosa si parli. Dopo aver accampato motivi di salute e impedimenti burocratici, Don Abbondio propone di rimandare le nozze di quindici giorni, chiedendo a Renzo di addossare la colpa a lui. Renzo, irritato, accetta solo una settimana di attesa.

Illustrazione di F. Gonin: Renzo e Don Abbondio

Uscendo dalla casa del curato, Renzo incontra Perpetua. Attraverso un dialogo ambiguo, Renzo intuisce che dietro il rifiuto di Don Abbondio c'è l'intervento di un prepotente. Tornato nella casa del curato, Renzo, con fare alterato, incalza Don Abbondio finché quest'ultimo, terrorizzato, rivela il nome di Don Rodrigo.

La reazione di Renzo è furibonda. Don Abbondio, descrivendo l'incontro con i bravi, sfoga la sua collera e accusa Renzo di violenza. Renzo si scusa debolmente e, uscendo, ignora le suppliche del curato di mantenere il segreto.

Illustrazione di F. Gonin: Renzo minaccia il curato

Renzo, infuriato, torna a casa di Agnese e Lucia. Medita vendetta contro Don Rodrigo, immaginando azioni violente. Tuttavia, il pensiero di Lucia lo riporta alla realtà, facendolo riflettere sulla sua promessa sposa e sulla sua fede. Preoccupato di doverle dare la notizia, Renzo raggiunge la casa di Lucia.

Nel cortile, Renzo incontra Bettina, una ragazzina, che chiama Lucia. Lucia scende al piano terra, dove Renzo le racconta l'accaduto, rivelando il nome di Don Rodrigo. Lucia è sconvolta e Renzo la accusa di essere a conoscenza della cosa. Lucia prega Renzo di pazientare e corre a congedare le donne che l'aiutavano a prepararsi per le nozze, comunicando loro che il matrimonio è rimandato a causa della malattia del curato.

Illustrazione di F. Gonin: Bettina e Lucia

Il confronto tra le notti del Principe di Condé e di Don Abbondio evidenzia due approcci opposti alla gestione delle responsabilità e delle avversità. Mentre Condé trova serenità nell'azione e nella preparazione, Don Abbondio è paralizzato dall'ansia e dalla paura.

La reazione di Renzo alla scoperta della verità è di rabbia e desiderio di vendetta, ma la sua natura pacifica e il pensiero di Lucia lo riportano sulla retta via. La reazione di Lucia è di shock e sconforto, ma anche di preoccupazione per il suo promesso sposo.

Rocroi 1643 - THIRTY YEARS' WAR DOCUMENTARY

Manzoni utilizza il personaggio di Don Abbondio per criticare l'atteggiamento di coloro che, per viltà e opportunismo, antepongono la propria sicurezza al bene altrui. Al contrario, il Principe di Condé rappresenta l'ideale del leader responsabile e coraggioso.

La figura di Don Abbondio, con la sua incapacità di affrontare le sfide, contrasta nettamente con la determinazione e la lucidità del Principe di Condé, simbolo di leadership e coraggio militare.

Battaglia di Rocroi

Don Abbondio si rende conto che Renzo è innamorato di Lucia, ma il curato è troppo timoroso di rimetterci la pelle, pensando alle minacce dei bravi. Verso il mattino riesce a prendere sonno, anche se è assediato da terribili incubi popolati dai bravi, da don Rodrigo, da fughe e inseguimenti.

La battaglia di Rocroi (19 maggio) pose fine al mito dell'invincibile Armata delle Fiandre. Il Duca d'Enghien, poi Principe di Borbone-Condé, alla Battaglia di Rocroi.

Luigi II di Borbone-Condé

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