Lo studio della nuzialità si occupa dell'analisi quantitativa del fenomeno dei matrimoni, unioni fra persone di sesso diverso, regolate dalla legge o dal costume, da cui derivano particolari diritti e doveri per i contraenti e la loro prole. Si parla di matrimonio, oltre che di nozze (pl.), anche per designare la cerimonia con cui, in forme previste dalla legge o dal costume, dette unioni vengono sancite. Le persone che contraggono il vincolo matrimoniale sono chiamate sposi, o coniugi: rispettivamente, secondo il sesso, trattasi dello sposo, o marito, e della sposa, o moglie.
Il matrimonio e lo scioglimento delle unioni matrimoniali per divorzio o vedovanza sono stati da sempre oggetto di studio dei demografi in quanto la frequenza e la durata dei matrimoni influenzano la fecondità e, di conseguenza, la crescita della popolazione e la sua composizione secondo lo stato civile. Questi fattori incidono sul tipo di famiglia in cui gli individui crescono e vivono. La durata del matrimonio influenzerà il numero dei tipi di famiglia in cui un individuo vivrà nel corso della sua esistenza.
Lo studio della nuzialità ha come oggetto la frequenza e la struttura per età dei matrimoni, che vengono analizzate operando di solito una distinzione tra primo matrimonio e seconde nozze (a seguito di divorzio o vedovanza).
Indicatori di Nuzialità
Parametro statistico riferito ai Matrimoni, la nuzialità viene generalmente espressa tramite l'indicatore sintetico di primo-nuzialità, che corrisponde alla somma delle persone celibi/nubili che si sposano prima dei 50 anni. Si escludono quindi i primi matrimoni celebrati dopo i 50 anni, rarissimi.
I demografi preferiscono l'indicatore sintetico di primo-nuzialità al tasso lordo di nuzialità (rapporto tra il numero di matrimoni celebrati e l'effettivo della pop. totale, moltiplicato per 1000), troppo dipendente dalla struttura per età.
La misura più semplice della frequenza dei matrimoni in una data società è costituita dal quoziente generico di nuzialità, ossia dal rapporto tra il numero di matrimoni in un determinato anno e la popolazione totale (convenzionalmente espresso in ‰).
La propensione al matrimonio varia a seconda dell'età, e di norma i quozienti di nuzialità raggiungono i livelli massimi in età diverse per i due sessi. Di conseguenza è importante per un'analisi più specifica calcolare i quozienti di nuzialità nelle diverse età e separatamente per i due sessi. Un approccio analogo viene adottato nel calcolare i quozienti relativi alle seconde nozze, in quanto la propensione a risposarsi dopo il divorzio o la vedovanza varia a seconda del sesso e dell'età al momento del divorzio o della vedovanza.
L'incidenza della nuzialità in una società di solito è data dai risultati combinati dell'età al matrimonio e delle quote di quanti non si sono mai sposati. La distribuzione per età degli sposi è sintetizzata in genere dall'età media al matrimonio; la quota di uomini e donne che non hanno mai contratto matrimonio è di solito rappresentata dalla percentuale di nubili/celibi nel gruppo di età dei 45-49 anni.
Un modo assai utile di compendiare la struttura per età e la frequenza dei matrimoni in un determinato periodo è dato da una tavola di nuzialità, che mostra, separatamente per i due sessi, quale quota di una data coorte di nati vivi, sopravviventi a una determinata età, si sposerà o resterà celibe/nubile. Si tratta di una tavola a duplice decremento - per morte e per matrimonio - generata dalla combinazione tra i quozienti di mortalità e i quozienti di nuzialità calcolati per le diverse età.

Evoluzione Storica della Nuzialità
Dal 1876 al 1913 l'indicatore sintetico di primo-nuzialità è rimasto molto stabile, attorno all'80%. Nel 1860 solo il 17% delle donne fra 20 e 24 anni erano coniugate e il 21% delle donne erano ancora nubili a 50 anni, collocando la Svizzera fra i Paesi con un tasso di nuzialità molto basso.
Per il XVIII sec. la nuzialità ha potuto essere calcolata in maniera piuttosto approssimativa: a Ginevra era dell'8,6 ‰ nel 1711 e del 7,8 ‰ nel 1786, a Vallorbe del 9,3 ‰ nel 1764 e del 7,2 ‰ nel 1814. Nel cant. Berna nel 1764 fu più elevato nella parte germanofona (9 ‰) che nel Paese di Vaud (6,9 ‰), una differenza da mettere probabilmente in relazione con attività economiche e flussi migratori diversi.
La prima guerra mondiale provocò un calo della nuzialità in tutte le classi di età, tuttavia rapidamente compensato dal ricupero dei primi anni 1920-30. La seconda guerra mondiale non ebbe lo stesso effetto, segnando invece l'inizio di una marcata crescita dei primi matrimoni in età più giovane, un fenomeno che si rafforzò fino al 1970.
L'età media al primo matrimonio, che fra il 1870 e il 1940 si situava attorno ai 26,5 anni per le donne e ai 28 anni per gli uomini, diminuì poi fino a 24,1 risp. 26,4 anni nel 1971, raggiungendo uno dei valori più bassi dal XVI sec.
La diminuzione dell'età al matrimonio fu accompagnata da un incremento della nuzialità. La proporzione di coniugati a 50 anni, rimasta abbastanza stabile (attorno all' 80% per uomini e donne) per le generazioni nate fra il 1855 e il 1890, aumentò fra le generazioni successive, raggiungendo l'88% per gli uomini nati nel 1920 e 1921 e l'89% per le donne nate fra il 1923 e il 1924.
Da metà degli anni 1920-30, per contro, e soprattutto dopo il 1950, questi valori si ridussero fortemente, testimoniando un crescente disinteresse nei confronti del matrimonio legale e una diffusione del concubinato. Fra il 1970 e il 1981 l'indicatore sintetico di primo-nuzialità scese di 19 punti percentuali per la pop. maschile e di 22 punti per quella femminile, per assestarsi a 64 matrimoni per 100 uomini e 65 matrimoni per 100 donne.
Il minimo fu raggiunto nel 2001, con valori percentuali di 57 risp. 62. I matrimoni tornarono anche a essere contratti più tardi. Nel 2007 le donne si sposavano a 29 anni, gli uomini dopo i 30. Nel 1970 il 36% degli uomini e il 60% delle donne si erano coniugati prima del loro venticinquesimo compleanno, mentre nel 2003 tali valori erano scesi rispettivamente all'8% e al 17%.

Mutamenti Recenti e Fattori Influenzanti
Nello stesso tempo assunsero sempre più importanza le nuove nozze. La proporzione di celibi/nubili fra gli sposi, rimasta stabile dal 1880 (ca. l'85% degli uomini e il 90% delle donne), calò nel 2000-03 al 77% risp. 79%, mentre quella dei divorziati (l'8,6% nel 1970-74) fu del 21,7% e quella delle divorziate del 20,3% (contro il 7,4% nel 1970-74).
Dall'inizio degli anni 1990-2000 sono gli stranieri a influenzare fortemente la nuzialità: dal 1988-91 i matrimoni fra cittadini sviz. diminuirono del 35% e nel 2003 interessarono solo un'unione matrimoniale su due (51%). I matrimoni con almeno uno dei coniugi di nazionalità straniera aumentarono per contro del 32%. Fra questi l'incremento maggiore riguardava le unioni di donne sviz. con uno straniero (+77%), seguite dai matrimoni fra stranieri (+32%).
Sebbene le disparità regionali della nuzialità tendano a livellarsi, l'indicatore di primo-nuzialità varia ancora sensibilmente: nel 2003 comprendeva tassi tra il 47% (Obvaldo) e il 66% (Neuchâtel) per gli uomini e tra il 48% (Obvaldo) e il 72% (Svitto) per le donne.

Il modello del matrimonio differito si affermò nell'Europa occidentale a partire dalla fine del XVII secolo. Il differimento del matrimonio e percentuali relativamente alte di individui ancora celibi/nubili all'età di cinquant'anni caratterizzavano anche le popolazioni europee d'oltreoceano negli Stati Uniti, in Canada, in Nuova Zelanda e in Australia.
Nell'Europa centrale e orientale, come in molti paesi dell'Asia e dell'Africa, il matrimonio è sempre stato contratto in giovane età e quasi universale: per le donne l'età media al primo matrimonio era inferiore ai 20 anni e il 98% e oltre si sposava prima dei cinquant'anni.
Le origini del cosiddetto 'modello matrimoniale dell'Europa occidentale' sono oscure. La maggior parte delle teorie proposte per spiegarne le cause riconoscono, in modo implicito o esplicito, l'importanza delle condizioni economiche e dei loro mutamenti. Secondo Malthus i matrimoni in giovane età sarebbero stati incoraggiati o frenati a seconda del livello salariale. Hajnal ha avanzato l'ipotesi secondo cui gli uomini probabilmente erano costretti "a differire il matrimonio finché non avessero acquistato un'indipendenza economica che consentisse loro di mantenere una famiglia".
Nell'Europa del XIX secolo la nuzialità variava a seconda dell'area geografica. Verso la fine del secolo le regioni ad alta nuzialità erano quelle di rapida industrializzazione, mentre bassi livelli di nuzialità si registravano nelle aree alla periferia delle grandi città. La diversificazione regionale della nuzialità sembra sia stata influenzata anche da differenze di ordine culturale: ad esempio l'esistenza di una tradizione di emigrazione maschile in grado di influire sul mercato matrimoniale, le affinità di lingua o di dialetto, l'omogeneità rispetto alla religione.
I quozienti di nuzialità nei paesi europei declinarono durante le due guerre mondiali e crebbero oltre il loro livello usuale negli anni immediatamente successivi alla fine delle ostilità.
A partire dalla fine degli anni quaranta la struttura per età degli sposi al matrimonio è cambiata in modo notevole. L'incremento della nuzialità manifestatosi in Italia si verificò in tutti i paesi dell'Europa occidentale (eccettuata l'Irlanda) e nei paesi d'oltremare di insediamento europeo. Tale incremento fu caratterizzato da un netto calo del numero di celibi/nubili al di sotto dei trent'anni, indice di una maggiore propensione al matrimonio e di un abbassamento dell'età al matrimonio.
Secondo l'ipotesi avanzata da Davis tale abbassamento dell'età al matrimonio era legato alla diffusione di metodi di contraccezione efficaci. Non è detto che l'ipotesi di Davis sia valida: il matrimonio in giovane età può essere stato favorito anche da fattori economici.
L'inversione di tendenza, ossia il differimento delle prime nozze e il declino della nuzialità, cominciò in Svizzera alla fine degli anni sessanta, e successivamente si manifestò in Svezia, Danimarca, Finlandia e Austria. Negli altri paesi europei, compresa l'Italia, e nei quattro paesi di lingua inglese d'oltremare, lo stesso fenomeno si verificò negli anni settanta; il Portogallo e la Spagna furono gli ultimi a seguire la nuova tendenza.
L'indice di nuzialità in Italia ha raggiunto il suo valore massimo nel 1965 per le donne e nel 1970 circa per gli uomini; negli anni successivi si osserva per contro un progressivo declino, tanto che nel 1990 il valore dell'indice risulta ridotto di quasi un terzo.
In Inghilterra e nel Galles il quoziente di nuzialità (calcolato su 1.000 individui celibi/nubili al di sopra dei quindici anni) è diminuito gradualmente per gli uomini passando dall'82‰ del 1971 al 52‰ nel 1981, e ha continuato a decrescere arrivando al 37‰ nel 1991. Il quoziente di nuzialità per le donne è sceso da una punta massima del 97‰ registrata nel 1971 al 56‰ del 1986, ed è calato ulteriormente arrivando al 47‰ nel 1991.
A partire dagli anni settanta la tendenza a differire il matrimonio si è manifestata anche nei paesi in via di sviluppo dell'America Latina e dell'Asia e, seppure in misura assai inferiore, anche in Africa. Tra i fattori che hanno contribuito a determinare questo fenomeno si possono menzionare la scarsità di terra coltivabile, il sottosviluppo delle aree rurali, il sovraffollamento e la disoccupazione nelle città. In molti paesi è stato innalzato il limite minimo dell'età matrimoniale con l'intento di ridurre la fecondità e quindi la crescita demografica. Ciononostante nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo il matrimonio avviene in età assai giovane, soprattutto per le donne.
La frequenza dei matrimoni in una popolazione è influenzata tra le altre cose dalla frequenza degli scioglimenti delle unioni matrimoniali per divorzio o vedovanza e dalle probabilità di contrarre nuove nozze per chi resta vedovo o divorzia.
Con il declino della mortalità la vedovanza è diventata una causa meno frequente di scioglimento del matrimonio. La frequenza del divorzio per contro è aumentata in modo considerevole in molti paesi europei. In Italia, dopo la legge del 1° dicembre 1970, n. 898, che consente il divorzio e il passaggio a nuove nozze, il numero annuo di divorziati/e risposati è salito da 259 nel 1970 a 3.900 nel 1971, raggiungendo un massimo di oltre 16.700 nel 1972 e nel 1973, per poi scendere, negli anni successivi, a circa 10.000.
Nella maggior parte dei paesi europei l'incremento dei quozienti di divorzialità ha avuto inizio negli anni sessanta. Alcuni paesi al principio degli anni settanta hanno modificato la precedente legislazione in materia di divorzio, ammettendo lo scioglimento del matrimonio per mutuo consenso anziché per colpa del coniuge.
Il passaggio a nuove nozze dopo il divorzio è frequente: in Inghilterra e nel Galles alla fine degli anni settanta circa il 60% dei divorziati di entrambi i sessi al di sotto dei 30 anni si risposava entro 4,5 anni dallo scioglimento del precedente matrimonio; tale percentuale restava pressoché invariata per gli uomini di età compresa tra i 40 e i 49 anni, ma scendeva al 50% per le donne della stessa età.
Legge Cartabia: divorzi e separazioni
In alcune società tuttavia la differenza d'età tra i coniugi può essere molto maggiore. Nel Bangladesh, ad esempio, la differenza media d'età tra marito e moglie è di 8-9 anni se l'uomo è al primo matrimonio, di circa 13 anni se è vedovo o divorziato e di circa 17 se si tratta del secondo matrimonio (poligamo) dell'uomo.
Data la differenza di età tra i coniugi e poiché in quasi tutte le società le donne hanno una mortalità inferiore e una durata media della vita più lunga, le donne hanno maggiori probabilità di restare vedove di quante non ne abbiano gli uomini di restare vedovi. Tuttavia nella maggior parte delle società i vedovi hanno maggiori probabilità di risposarsi di quante non ne abbiano le vedove.
Quasi tutti i vedovi contraggono seconde nozze, spesso con donne nubili.
| Periodo | Uomini | Donne |
|---|---|---|
| 1931-1940 | 7,6 | - |
| 1946-1950 | 8,4 | - |
| 1960 | 7,6 | - |
| 1970 | - | ~30 (età < 25) |
| 1990 | 6,7 | - |
| 2000 | 5,4 | - |
| 2003 | - | 17 (età < 25) |
| 2007 | >30 | 29 |
tags: #nuzialita #significato #italiano
