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Detti popolari e saggezza popolare: un tesoro di tradizioni

Questa pagina riporta alcuni proverbi e detti che fino a qualche tempo fa hanno rappresentato il modo di vivere della nostra gente; hanno scandito i ritmi della quotidianità e suggellato comportamenti, usi e costumi.

Spesso li abbiamo ascoltati dai nostri genitori e da molta gente di Cariglio.

Saggezza popolare in pillole: proverbi e detti

I proverbi e i detti popolari sono un concentrato di saggezza, frutto dell'esperienza accumulata nel corso dei secoli. Essi riflettono la visione del mondo, i valori e le credenze di una comunità, offrendo spunti di riflessione e consigli pratici per affrontare le sfide della vita.

Ecco alcuni esempi di detti popolari, con la loro spiegazione:

  • "u diavulu un tena pècuri e và binnenn’a lana" - (Il diavolo non ha le pecore e vende la lana) - Le apparenze spesso ingannano.
  • "Patti chiari amicizia lunga" - Il saggio chiarisce con la controparte le regole da seguire prima di intraprendere qualsiasi azione.
  • "La nottata e la figlia femmina" - Sarcastica sottolineatura che indica l’inutilità dell’evento.
  • "Il pesce puzza dalla testa" - Il detto sottolinea il comportamento poco edificante di una persona conosciuta come leader o capo.
  • "Chi spera negli altri e non si fa da mangiare, la sera va a dormire digiuno" - Chi non si da fare e spera nell’operato degli altri per risolvere i propri problemi, finisce per non risolverne nessuno.
  • "Benedica, benediciamo, meno siamo e meglio andiamo ( o stiamo)" - Chi deve prendere importanti decisioni preferisce consultarsi con poche e fidate persone. Essere pochi ma buoni è una benedizione.
  • "fàt’ì cazzi tò ca campi cent’anni" - (Fatti i cazzi tuoi e camperai cent’anni) - Eloquente e persuasivo invito a vivere la vita badando esclusivamente alle proprie cose.
  • "Gente di mare, fotte e va via" - Il detto suona come monito a non prestare troppa fiducia ai marinai, specialmente a quelli imbarcati sulle navi. Il fascino suscitato dalla loro condizione di girovaghi, agevola la fama di conquistatori.
  • "s. Andrea porta ra nòva, quàttru Barbara e sei Nicola, gòttu Maria, tridici Lucia e ru vinticinqu lu Missìa" - (S.Andrea porta la nuova, quattro Barbara e sei Nicola, otto Maria, tredici Lucia e il venticinque il Messia) - Il detto descrive il modo con cui i nostri antenati annunciavano le feste nel periodo dell’Avvento; Il 30 Novembre, infatti, si festeggia S.
  • "u piaciri dù ciùcciu è ra gramìgna" - (Il piacere dell’asino è la gramigna) - A volte, la testardaggine come quella asinina, induce a dar troppo peso a cose o a sentimenti di poco conto.
  • "a chjàngi u mòrtu su lacrimi persi" - (A piangere il morto sono lacrime perse) - La vita va vissuta in tutti i suoi aspetti impegnandosi di sfruttare al meglio ogni opportunità che essa offre.
  • "a mègliu mòrti è chira subitanèa" - (La miglior morte è quella istantanea) - Un tempo chi moriva a causa di un infarto, veniva considerato fortunato rispetto a chi era costretto ad affrontare il duro calvario di una lunga degenza a letto.
  • "a gàtta pressarola fa ri figli cicàti" - (La gatta frettolosa fa i figli ciechi) - La fretta non è buona consigliera.
  • "chini unn’àsulia a ra mamma e a ru pàtri, trova ru diàvulu scatinòtu" - ( Chi non ubbidisce ai propri genitori, incontra il diavolo scatenato) - Non seguire i consigli dei propri genitori vuol dire proporsi con l’animo al maligno.
  • "a spica chjina si chjica, a vacanti stà tisa" - (La spiga piena si piega e la vuota sta diritta) - Chi è probo e saggio è ricco, e come la spiga piena di grano, con umiltà è pronto a piegarsi.
  • "a vòglia cà ti pèttini e t’allìsci cà pì pàri bèddra si cì nasci" - (E’ inutile che ti pettini e ti trucchi, si è belli solo se cosi si nasce) - E’ inutile cercare di cambiare il proprio aspetto con trucchi e alchimie, chi è bella è bella sin dalla nascita. Il detto va inteso anche come un invito ad una maggiore autostima. Tutto sommato la bellezza non è solo quella apparente.
  • "a fìmmina ch’è bèddra pì natura, chjiù scammisàta và chjiù bèddra para" - (La donna che è bella per natura, più scamiciata và più bella pare) - La bellezza innata non subisce condizionamenti alcuni.
  • "chjiù scùru da menzannòtti un po’ binì" - (Più buio della mezza notte non può venire) - Se la notte è buia, a mezza notte è buio pesto che più non si può.
  • "cèntu mùschi s’acchjiàppanu cu nà gucc’i mèli, unn’acchjiàppi nùddra cu nù quintal’i fèli" - (Cento mosche si catturano con una goccia di miele. Non nè catturi neanche una con un quintale di fiele) - La dolcezza e l’amore, pur se erogati in piccole quantità, garantiscono sempre esiti positivi.
  • "u sùli scàrfa chini vida" (Il sole riscalda chi illumina) - Chi è più dinamico e intraprendente riesce meglio a mettersi in mostra, e spesso dalla vita viene premiato.
  • "si rispetta ru cani p’amùri du patroni" - (Si rispetta il cane perché si rispetta il padrone) - Chi rispetta una persona, rispetta tutto il suo entourage e ciò che gli appartiene.
  • "sa chjiù u ciòtu a ra casa sua cù spèrtu a ra casa i l’atri" - (Sa più lo sciocco a casa sua che l’intelligente a casa d’altri) - La presunzione di sapere tanto è una brutta malattia.
  • "quànnu si ncùdine statti e quànn’u martèddru vatti" - (Quando sei incudine incassa i colpi e quando sei martello picchia forte) - Particolare condizione, spesso proposta dalla vita.
  • "l’acqua passa e chin’ù bbiva è fissa" - (L’acqua passa e chi non beve è fesso) - La vita offre opportunità in continuazione, ad ognuno il compito di valutarne la bontà e saperle sfruttare.
  • "quànn’u ciùcciu u bò acqua avoglia ca fìschj" - (Quando l’asino non vuole acqua e inutile insistere) - Con il fischio si incita l’asino a bere. A volte però, malgrado ciò, l’operazione risulta inutile e l’asino non beve.
  • "a fatiga da fèsta tràsa da porta e gghèscia da finèstra" - (Il lavoro della festa entra dalla porta ed esce dalla finestra) - La domenica e le feste comandate sono per i credenti giornate dedicate al Signore. Un tempo, il rispetto per questi giorni era particolarmente sentito.
  • "quann’arrìvi ara sissantina, lass’u cùnnu e piglia u vìnu" - (Quando arrivi a sessanta anni lascia il sesso e datti al vino) - Ogni età è caratterizzata da diverse esigenze fisiologiche.
  • "si cùmi l’urtimu buttuni da brachetta" - (Sei come l’ultimo bottone della brachetta) - Nei pantaloni, l’ultimo bottone della brachetta, quello più in basso, veniva tenuto sempre abbottonato; per questo motivo veniva considerato poco utile e poco importante.
  • "Mìsckat’i càrti e jocat’u culu" - (Mischiati le carte e giocati il culo) - Occhio a chi bara; puoi giocarti tutto (anche il culo) ma dovrai essere tu a mischiare le carte. Va inteso anche come monito a non lasciare sempre l’iniziativa agli altri, specialmente negli affari.
  • "quànnu u pòrcu e abbùttu, arròzzula ru scìfu" - (Quando il maiale è sazio, rovescia il trogolo) - una volta raggiunta la condizione di benessere desiderata, con troppa faciloneria, ci si dimentica delle cose che ci hanno permesso di conseguirla.
  • "è mègliu nu savùcu avant’a porta ca nu fògu a ra muntàgna" - (E’ meglio avere una pianta di sambuco d’avanti casa che un albero di faggio alla montagna) - Chi si contenta gode.
  • "un sì livun’i crucifissu" - (Non sei legno per fare crocifissi) - Chi non ha una buona personalità, difficilmente raggiungerà traguardi significativi, e difficilmente potrà diventare importante, come importante è il legno del crocifisso.
  • "nà mamma e nù pàtri cuvèrnanu cèntu figli, e cèntu figli u ccuvèrnanu nà mamma e nù patri" - (Una mamma e un papà danno da mangiare a cento figli, e cento figli non riescono a dar da mangiare a una mamma e a un papà) - Se l’amore umano è il sentimento più intenso, quello dei genitori verso i figli è più struggente che mai.

Questi detti, oltre a tramandare insegnamenti preziosi, ci ricordano l'importanza delle nostre radici culturali e la ricchezza del linguaggio popolare.

Illustrazione di un libro antico con proverbi

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