Negli ultimi anni, la comprensione e la rappresentazione delle identità di genere si sono notevolmente ampliate, andando oltre la tradizionale divisione binaria tra uomo e donna. Il termine "non binario" (o non binaria) è un termine ombrello che racchiude una vasta gamma di identità di genere, indicando quelle persone la cui percezione di sé non rientra esclusivamente nel binarismo uomo/donna.
Le identità non binarie sono ricche di sfumature: tra le tante, ci sono persone che si identificano solo parzialmente con uno dei due generi (demiboy/demigirl), ci sono persone il cui genere può variare nel tempo (genderfluid), persone che non hanno genere (agender). Non tutte le persone non binarie sono uguali, ognun* vive la propria identità in maniera personale, e possiamo saperne di più solo parlando e ascoltando le loro esperienze.
L'identità di genere si riferisce al concetto più intimo che ogni individuo ha di sé in riferimento al genere. Nello specifico, le identità di genere non binarie comprendono tutte quelle identità di genere che non ricadono nelle categorie tipicamente adottate dalla cultura occidentale, che vede il genere rigidamente diviso tra due distinte polarità: uomo o donna. Queste possono includere un'assenza di genere (agender), la presenza di più di un genere (bigender, pangender), una fluttuazione tra diversi generi (genderfluid), l'identificazione con un genere neutro all'interno dello spettro uomo/donna o al di fuori di esso, o una parziale identificazione con l'essere uomo o donna (demigender).
Contrariamente al pensiero comune, le identità non binarie non sono un fenomeno nuovo; esempi possono essere trovati nella storia e in culture differenti. A tal riguardo, in Siberia, nelle Filippine, in India e tra i nativi d'America sono tradizionalmente presenti più di due generi.

Spesso le persone non binarie vengono identificate all'interno del più ampio termine ombrello delle identità trans*, che non vivono la concordanza tra il proprio sesso biologico e le aspettative di genere che ne conseguono. In realtà, non è corretto ricondurre a priori chi si identifica come non-binary alla sfera delle identità transgender; per alcune persone il rifiuto del binarismo non riguarda solo la categorizzazione uomo/donna, ma anche quella cisgender/transgender.
Sebbene nella mentalità comune ci sia questa aspettativa, non tutte le persone non binarie desiderano transitare da un genere all'altro. Di fatto, possono riportare differenti gradi di disforia di genere e, di conseguenza, possono avere diverse aspettative circa le procedure mediche di affermazione di genere: ad esempio, possono riportare disagio nei confronti del petto, ma non nei confronti della voce o dei peli corporei. Tradizionalmente, i modelli medici vedono le procedure di transizione come un metodo per aiutare le persone a transitare da un genere a un altro, abbracciando una visione binaria del genere.
Alcune ricerche hanno evidenziato come le persone non binarie spesso vivano elevati livelli di stress e incorrano in un rischio suicidario superiore rispetto alle persone transgender binarie. Un recente studio sottolinea come le persone non-binary sperimentino maggiori livelli di ansia, depressione e disturbi alimentari in confronto alle donne trans, agli uomini trans e alle minoranze sessuali cisgender. Tali risultati potrebbero essere spiegati dal fatto che le persone non binarie riportano maggiori tassi di molestie, rifiuto, abusi sessuali e altri eventi traumatici.
Il Binarismo di Genere e la sua Critica
Per capire cosa vuol dire essere non binari, è bene partire dall'inizio. Il binarismo di genere è la classificazione di ciascun individuo in una delle due identità esistenti in natura: quella maschile o quella femminile. Ma il binarismo è un ostacolo anche per tutti coloro che, al di là della propria appartenenza biologica ad un determinato sesso, non si identificano con un genere specifico, o quantomeno non con quello che è stato assegnato loro alla nascita.
Negli ultimi anni si è sviluppata una sensibilità molto più acuta nei confronti di questa situazione, che può provocare grave disagio sociale in chi la vive. Il termine non binario risponde dunque all'esigenza di dare rappresentanza anche a tutti quegli individui che non si sentono a proprio agio nel dualismo maschio/femmina.
Il non binarismo trova una molteplicità di termini sotto cui viene espresso: si parla di identità di genere non binarie, ma anche di genderqueer o di nonbinary. Alcuni utilizzano anche l'abbreviazione enby, da NB (le iniziali di "non binarismo"). Questi sono tutti termini ombrello, ovvero all'interno dei quali ricadono tutti coloro che non si identificano unicamente nel genere maschile o in quello femminile.
C'è chi, ad esempio, percepisce se stesso come appartenente ad un terzo genere, che è fisso e non soggetto a variazioni nel tempo. In diversi Paesi, questa opzione è prevista anche nei documenti di identità (solitamente come genere X, in alternativa a maschile e femminile): un grande passo avanti nell'inclusività, anche se non racchiude ancora i tantissimi volti che contraddistinguono l'argomento del gender.
Alcuni si sentono bigender, identificandosi a volte come maschio e a volte come femmina. Altri invece non sentono di appartenere ad alcun genere, definendosi quindi agender. Sono davvero molti i volti del non binarismo: vi rientrano definizioni come pangender e demigender, tutte intese a dare rappresentazione ad ogni possibile sfumatura dell'appartenenza di genere. È giusto inoltre notare che questo è un mondo in continuo mutamento (e in continua crescita), con la nascita di nuovi termini che permettono ad un sempre maggior numero di persone di trovare la propria identità.
Linguaggio Inclusivo e Non Binario
L'inclusività passa (anche) attraverso il linguaggio. Ma come possiamo appellarci alle persone che si identificano non binarie? Questo può essere a volte uno scoglio che ci mette in imbarazzo, tuttavia ci sono alcune soluzioni utili. Nella lingua italiana, siamo soliti declinare nomi, aggettivi e pronomi al maschile o al femminile, a seconda dell'occorrenza.
Sono proprio i pronomi uno degli ostacoli da superare per un linguaggio inclusivo. Alcune persone esplicitano con chiarezza la loro scelta, affermando quale sia il pronome che vorrebbero veder utilizzato nei loro confronti. C'è chi preferisce comunque l'impiego di un pronome maschile o femminile, e chi invece preferisce quello neutro, che abbiamo mutuato dall'inglese (dove a "he" e "she" si aggiunge "they", che ha valenza neutrale).

A differenza di altre lingue, in italiano non esistono generi neutri che possano essere utilizzati per rivolgersi in modo adeguato a persone non-binary. Diversamente, esempi di pronomi neutri spesso utilizzati dalle persone non-binary di lingua anglofona sono they/them/theirs. Per cercare di ovviare a questa mancanza linguistica, molte persone non-binary e molti appartenenti alla comunità LGBTI+ hanno proposto di utilizzare alcuni accorgimenti più inclusivi, specialmente nel linguaggio scritto. Ad esempio, si propone l'utilizzo dell'asterisco (*), della vocale “u” o della lettera “x” nei casi in cui ci si riferisca a persone di cui non si conosce il genere o nei casi in cui ci si riferisca a più di un genere contemporaneamente.
Molte persone non binarie hanno dei pronomi specifici (lui, lei, o il they singolare), altre non fanno differenza, ma proprio perché per ogni persona è differente è bene fare attenzione e non dare per scontato il genere esclusivamente alla vista: l'espressione di genere (ovvero come scegliamo di presentarci) può essere più stereotipicamente maschile o femminile, ma questo non definisce la nostra identità di genere, che è qualcosa che viene da dentro e non si verifica per forza all'occhio esterno.
È importante infine ricordare che essere non binari non riguarda obbligatoriamente anche la sfera sessuale. Si tratta infatti di una questione di identità di genere, che può riflettersi o meno sull'orientamento sessuale di una persona. È pur vero, tuttavia, che di fronte al non binarismo spesso anche le più semplici "categorie" come eterosessualità, bisessualità e omosessualità vengono a cadere.
Il Matrimonio Non Binario in Italia: Diritti e Normative
L'opinione pubblica sull'omosessualità in Italia è generalmente considerata sempre più aperta, più o meno in linea con la media europea. Dal 5 giugno 2016, le coppie dello stesso sesso possono accedere alle unioni civili, istituite con la Legge n. 76 del 20 maggio 2016, che garantiscono tutti i diritti del matrimonio, con l'eccezione dell'obbligo di fedeltà e delle adozioni.
L'Italia è stata uno degli ultimi Paesi dell'Europa occidentale ad approvare una legge sulle unioni civili. La legge n. 76/2016 ha introdotto anche il contratto di convivenza per le coppie eterosessuali e omosessuali non unite civilmente.

Sebbene le discriminazioni in ambito lavorativo basate sull'orientamento sessuale siano vietate sin dal 9 luglio 2003, in attuazione di una direttiva dell'Unione europea, nessun'altra legge nazionale contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere è stata al momento introdotta ampliando il divieto di discriminazione negli altri settori; peraltro, alcune regioni italiane si sono mosse in tal senso con alcune leggi a efficacia limitata sin dal 2004.
La situazione del Codice Rocco, che resta il codice penale tuttora in vigore, non è stata modificata dai decenni successivi. Nel secondo dopoguerra i legislatori hanno continuato a rifiutare l'approvazione di leggi che toccassero il tema dell'omosessualità, sia in senso protettivo sia repressivo, trattandola così come questione estranea allo Stato, e riconducibile semmai al campo della morale e della religione. Paradossalmente, questo atteggiamento ha impedito che nel dopoguerra venissero approvate in Italia leggi che criminalizzassero l'omosessualità, nonostante ci siano stati almeno tre tentativi d'introdurle durante i primi anni '60.
L'Italia ha compiuto progressi rilevanti per garantire l'uguaglianza alle persone LGBTQ+, ma ci sono ancora notevoli ostacoli da superare. Il 27 novembre 2000, il Consiglio dell'Unione europea approvò la direttiva 2000/78/CE, finalizzata a combattere le discriminazioni dirette o indirette basate su disabilità, orientamento sessuale, religione, convinzioni personali ed età all'interno del mondo del lavoro.
Il 3 luglio 2003, in seguito al parere favorevole delle Commissioni di Camera e Senato, il Consiglio dei ministri deliberò il recepimento della direttiva tramite il decreto legislativo n. 216. Il decreto presentava tuttavia una serie di differenze rispetto alla direttiva 2000/78/CE, in particolare nell'articolo 3, dove il secondo periodo del comma 3 stabiliva che non costituiva atto discriminatorio considerare l'orientamento sessuale ai fini dell'idoneità a entrare o permanere nelle forze armate, nei servizi di polizia, penitenziari o di soccorso. Il 12 dicembre 2006, queste modifiche portarono la Commissione europea ad aprire una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia (2006/2441), in cui si dichiarava che il paese aveva recepito incorrettamente la direttiva.
Nel 2008, invece, Danilo Giuffrida ottenne 100.000€ di risarcimento dopo che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti gli ordinò di svolgere nuovamente il test per ottenere la patente di guida a causa del suo orientamento sessuale. Il 15 novembre 2004, la Toscana fu la prima regione italiana a vietare le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere in materia di occupazione, istruzione, servizi pubblici e alloggi. Il governo Berlusconi contestò la nuova legge in tribunale, affermando che solo il governo centrale aveva il diritto di approvare tale legge.
Il 28 ottobre 2021, la Camera dei Deputati approvò con 271 voti favorevoli e 16 contrari il decreto-legge n. 121 del 10 settembre 2021 su infrastrutture e trasporti, a cui era stato aggiunto, tramite un emendamento, una disposizione che vietava di esporre sulle strade e sui veicoli «qualsiasi forma di pubblicità che proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell'appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all'orientamento sessuale, all'identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche».
Il 16 maggio 2013, una proposta di legge che avrebbe proibito le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e l'identità di genere venne presentata durante una conferenza stampa da quattro deputati di quattro differenti partiti politici. Tale proposta era cofirmata da 221 parlamentari della Camera dei deputati, ma nessuno di essi era dei partiti di centro-destra. Il 7 luglio, la commissione giustizia approvò un disegno di legge risultante dall'unione di tali proposte. La proposta di legge venne emendata al fine di accogliere le richieste di alcuni membri del parlamento più conservatori timorosi di un'eventuale multa o condanna per aver sostenuto la loro opposizione alle unioni omosessuali. Il 5 agosto la Camera dei deputati iniziò la discussione. Il 19 settembre 2013, la Camera approvò la proposta di legge con 228 voti a favore, 57 contrari e 108 astenuti. Il 24 ottobre 2019, la Commissione Giustizia della Camera dei deputati iniziò ad esaminare una serie di proposte di legge volte a combattere le discriminazioni e i crimini d'odio basati su orientamento sessuale e identità di genere.
Dal 5 giugno 2016, le coppie dello stesso sesso residenti in Italia possono accedere alle unioni civili, un istituto giuridico di diritto pubblico introdotto dalla Legge n. 76/2016. Nel 2014, la Commissione Giustizia del Senato iniziò ad esaminare in modo congiunto una serie di disegni di legge sulle unioni civili proposti a partire dal 2013.
L'adozione coparentale è regolata dalla legge n. 184/1983. La Cassazione ha applicato la legge sulle adozioni n. 184/1983. Il 31 marzo 2021, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9006 delle Sezioni Unite civili, ha stabilito che il riconoscimento in Italia di un’adozione piena pronunciata all’estero da una coppia omosessuale non è contrario all’ordine pubblico, a condizione che non vi sia stato ricorso alla maternità surrogata. La decisione, fondata sul principio del superiore interesse del minore e sul divieto di discriminazione basata sull’orientamento sessuale, ha riconosciuto la legittimità della trascrizione nei registri italiani di un provvedimento di adozione emesso negli Stati Uniti a favore di una coppia di uomini, uno dei quali cittadino italiano.
A partire dal 21 marzo 2025, con la Sentenza n. 33 della Corte Costituzionale, è stato dichiarato incostituzionale l'articolo 29-bis, comma 1, della Legge 184/1983, che escludeva le persone singole, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, dalla possibilità di adottare minori stranieri residenti all'estero. Questa decisione ha aperto la strada all'adozione internazionale da parte di persone single, comprese quelle LGBT, anche in Italia. Pertanto, le persone non coniugate possono ora presentare la dichiarazione di disponibilità all'adozione internazionale e, se dichiarate idonee, avviare la procedura per adottare un minore straniero.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9216 del 2025, ha stabilito che sulle carte d'identità elettroniche dei minori deve comparire la dicitura "genitore" anziché "padre" e "madre". Questa decisione risponde alla necessità di rappresentare in modo equo e non discriminatorio tutte le configurazioni familiari, comprese quelle con genitori dello stesso sesso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Viminale, confermando la decisione del Tribunale e della Corte d'Appello di Roma. Secondo i giudici della Suprema Corte, il ritorno alle etichette tradizionali imposte dal decreto ministeriale del 2019 è da considerarsi discriminatorio, poiché non rappresenta le coppie dello stesso sesso che hanno fatto ricorso all'adozione in casi particolari.
La Sentenza n. 68 del 22 maggio 2025 della Corte Costituzionale italiana ha rappresentato una svolta significativa nel riconoscimento legale delle coppie lesbiche in Italia. La Corte ha stabilito che entrambe le donne in una coppia omosessuale devono essere automaticamente riconosciute come madri di un bambino nato all'estero tramite fecondazione in vitro (IVF), senza la necessità di ricorrere all'adozione del figliastro o intraprendere procedimenti legali complessi. Questa decisione ha annullato la prassi precedente, che riconosceva come madre legale solo la donna che aveva partorito, lasciando l'altra partner priva di diritti legali sul bambino.
Nel luglio 2025, la Corte costituzionale italiana ha stabilito che una madre non biologica in un’unione omosessuale ha diritto agli stessi benefici del congedo di paternità riconosciuti a un padre biologico, equiparando formalmente il suo ruolo a quello paterno e garantendole tempo per creare un legame con il neonato. La Corte ha ritenuto incostituzionale un decreto del 2001 sul congedo parentale, in quanto non riconosceva alla madre non biologica in un’unione civile tra donne il diritto ai 10 giorni obbligatori di congedo di paternità previsti dalla legge italiana.
Secondo la sentenza n.138 del 2010 della Corte costituzionale, la Costituzione della Repubblica Italiana non limita il matrimonio alle persone dello stesso sesso. «La coppia omosessuale è “titolare del diritto alla vita familiare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie [...]. La Legge n. 76 del 2016 ha equiparato le unioni civili al matrimonio.
Il 30 settembre 2020, sulla Gazzetta Ufficiale viene riportato che l'AIFA ha stabilito che tutti i farmaci ormonali usati per il processo di femminilizzazione delle donne transgender e per il processo di mascolinizzazione degli uomini transgender saranno gratuiti in tutta Italia a partire dal 1º ottobre 2020. Tale diritto spetterà a tutti coloro che saranno in processo di transizione e che avranno ricevuto una diagnosi di disforia di genere o di incongruenza di genere da «una équipe multidisciplinare e specialistica dedicata».
Il 23 luglio 2024, la Corte Costituzionale italiana ha dichiarato incostituzionale la parte in cui prevede l’obbligo di autorizzazione giudiziaria preventiva per gli interventi chirurgici di adeguamento dei caratteri sessuali, quando la persona ha già completato un percorso di transizione sufficiente per ottenere la rettificazione anagrafica. Pertanto, la Corte ha eliminato l’obbligo di un’ulteriore autorizzazione giudiziaria per gli interventi chirurgici di adeguamento dei caratteri sessuali, ma solo dopo che il percorso di transizione è stato considerato “sufficientemente avanzato” e/o è stata ottenuta la rettificazione.
L'attivismo trans e non binario italiano ha nel 2020 reso pubblicamente manifesta la richiesta di una completa riforma del diritto in materia di identità di genere, che passi per la piena e completa depatologizzazione dei generi non conformi. The depathologization of gender non-conforming identities is a shared common ground for many Italian trans and non-binary collectives, associations, political bodies.
Con una importante sentenza dello scorso luglio, la Corte costituzionale ha confermato l’esistenza delle persone non binarie; il giudice delle leggi ha infatti riconosciuto espressamente che un individuo, percependo di non appartenere né al sesso femminile, né a quello maschile, può ben avvertire l’esigenza di essere riconosciuto in un’identità “altra” (sent. n. 106/2024). Ad avere sollecitato l’intervento della Corte è stato il Tribunale di Bolzano, che si è trovato a dovere decidere di un caso di “rettificazione” anagrafica di sesso (in Italia, le persone trans che vogliano ottenere dei documenti in linea con il proprio effettivo genere di appartenenza devono infatti per legge rivolgersi a un Tribunale).
La Corte ha rilevato che la regola può in realtà ritenersi irragionevole (solo) nei casi in cui il giudice abbia già disposto la “rettificazione anagrafica” del sesso e abbia quindi già accertato che alla persona trans possa essere accordato il diritto a riconoscersi anagraficamente nel genere di appartenenza. Si potrà certamente meditare su quanto siffatta prescrizione normativa, non priva di caratteri paternalistici, sia - nelle eventualità diverse da quelle indicate dalla Corte - davvero ancora opportuna; e si dovrà a questo punto anche riflettere su cosa potrà cambiare, nella pratica, alla luce di questa sentenza.
In quest’ottica, sarà importante verificare se le strutture sanitarie daranno facilmente seguito alle richieste di intervento chirurgico avanzate da persone trans che, avendo ottenuto la “rettificazione anagrafica”, non abbiano modo di esibire una sentenza in cui compaia un’autorizzazione espressa a effettuare i richiesti interventi.
Riconoscimento Internazionale del Genere Non Binario
Molti Paesi nel mondo riconoscono il genere non binario o terzo genere. Queste classificazioni si basano spesso sull'identità di genere di una persona. Agli inizi del XXI secolo, alcune società hanno iniziato a riconoscere legalmente le identità non binarie, genderqueer o di terzo genere.
Alcune società non occidentali riconoscono da tempo le persone transgender come terzo genere, sebbene ciò non preveda (o lo faccia solo di recente) i “diritti legali” riconosciuti a livello internazionale per tali persone. Tra le nazioni occidentali, l'Australia potrebbe essere stata la prima a riconoscere una terza classificazione, con Alex MacFarlane, intersessuale, che ha ricevuto un passaporto con il sesso contrassegnato come indeterminato nel 2003.

«Da una prospettiva basata sui diritti, le opzioni di terzo sesso/genere dovrebbero essere volontarie, offrendo alle persone trans una terza scelta su come definire la propria identità di genere. Le persone tendono a identificare un terzo sesso con la libertà dal binarismo di genere, ma non è necessariamente così.»
Nel marzo 2017, una dichiarazione della comunità australiana e neozelandese chiedeva la fine della classificazione legale del sesso, affermando che le classificazioni legali ternarie, come quelle binarie, erano basate sulla violenza strutturale e non rispettavano la diversità e il «diritto all'autodeterminazione».
Nel novembre 2018, due persone non binarie della provincia di Mendoza sono diventate le prime a ottenere un documento d'identità e un certificato di nascita senza indicazione del sesso. All'inizio del 2019, l'attivista trans Lara María Bertolini ha ottenuto il permesso di cambiare il suo sesso ufficiale con l'etichetta transfemminile non binaria "femminilità travesti" (in spagnolo: femeninidad travesti) attraverso una sentenza considerata una pietra miliare per il movimento travesti.
Il 20 luglio 2021, il Presidente Alberto Fernández ha firmato un decreto (Decreto 476/2021) che impone al Registro Nazionale delle Persone (RENAPER) di consentire l'inserimento di un terzo genere su tutte le carte d'identità e i passaporti nazionali, contrassegnato da una "X".
Come segnalato per la prima volta nel gennaio 2003, gli australiani possono scegliere "X" come genere o sesso. Si ritiene che Alex MacFarlane sia stato il primo australiano a ottenere un certificato di nascita con sesso indeterminato e il primo passaporto australiano con un indicatore di sesso "X" nel 2003. La politica governativa tra il 2003 e il 2011 è stata quella di rilasciare passaporti con una "X" alle persone che potevano «presentare un certificato di nascita che indicasse il loro sesso come indeterminato». Nel 2011, l'Ufficio Passaporti Australiano ha introdotto nuove linee guida per il rilascio di passaporti con un nuovo genere e ha ampliato la disponibilità di un descrittore X a tutti gli individui con sesso "indeterminato" documentato. La nuova policy afferma che «l'intervento di riassegnazione del sesso non è un prerequisito per il rilascio di un passaporto per il nuovo genere.» Le linee guida del Commonwealth australiano sul riconoscimento del sesso e del genere, pubblicate nel giugno 2013, hanno esteso l'uso del marcatore di genere "X" a qualsiasi adulto che scelga tale opzione, in tutti i rapporti con il governo del Commonwealth e le sue agenzie. Le linee guida chiariscono inoltre che il governo federale raccoglie dati sul genere, e non sul sesso.
Nell'aprile 2019, la Tasmania è diventato il primo stato o territorio in Australia a rendere facoltativi gli identificatori di sesso o genere nei certificati di nascita e a fornire definizioni ufficiali per "sesso" e "genere". La riforma è stata varata da una coalizione non governativa di parlamentari e ha adottato un modello di consenso per l'identificazione del sesso sui certificati di nascita. Tuttavia, per scopi medici viene ancora raccolta una classificazione binaria del sesso (maschio o femmina, senza l'opzione intersessuale/non specificato). Ai bambini nati con genitali ambigui vengono concessi altri 60 giorni per scegliere il sesso da registrare. Il sesso del bambino viene indicato sul certificato di nascita solo se i genitori scelgono di acconsentire.
Il 15 giugno 2018, la Corte costituzionale austriaca ha preso una decisione, pubblicata in un comunicato stampa il 29 giugno, secondo cui l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo garantisce il riconoscimento dell'identità di genere al di là del binarismo maschile o femminile e che alle persone con una variazione nello sviluppo di genere diversa da maschile o femminile deve essere consentito di lasciare vuota una voce di genere e deve essere consentito loro di avere implementata una voce affermativa di altro tipo. La Corte ha stabilito che gli interessi nazionali elencati nell'articolo 8.1 della CEDU non prevalgono sull'interesse, molto sensibile, di un individuo al riconoscimento della propria vita personale, inclusa l'identità di genere, e che altre leggi possono essere adattate, se necessario.
Nel giugno 2019, la Corte Costituzionale del Belgio ha annullato alcune parti della legge transgender del 2017. La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso proposto contro la legge e ha ritenuto le disposizioni contestate discriminatorie e pertanto incostituzionali. Il governo De Croo, il governo federale belga insediatosi nell'ottobre 2020, ha annunciato l'intenzione di introdurre la possibilità di registrarsi con il codice di genere "X", al fine di rispondere alla sentenza della Corte Costituzionale.
Dall'11 gennaio 2024, gli enti emittenti negli Stati Uniti e nel Distretto Federale sono tenuti ad adottare gli standard per le Carte d'Identità stabiliti dal Governo Federale. Le informazioni nel campo relativo al genere possono essere autodeterminate e autodichiarate dalla persona in fase di compilazione dei dati presso gli Istituti di Identificazione.
Durante la richiesta di un nuovo passaporto, i brasiliani possono selezionare un sesso non specificato. Seguendo lo standard internazionale, l'opzione "non specificata" è rappresentata sul passaporto con la lettera X, anziché con le lettere M o F, rispettivamente per maschio o femmina. L'opzione relativa al sesso indicata sul passaporto deve riflettere le informazioni espresse nel certificato di nascita o in altro documento di identità ufficiale. L'uso dell'opzione X, ovvero "non specificato", deriva dallo standard internazionale ICAO (Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile).
Il 6 maggio 2025, la Corte Superiore di Giustizia ha stabilito che è possibile rettificare l'anagrafe per includere il genere neutro. Nell'aprile 2017, una bambina nata nella Columbia Britannica, Searyl Atli Doty, è diventata la prima al mondo a ricevere una tessera sanitaria con l'indicazione di genere neutro "U". Una sentenza del Terzo Tribunale della Famiglia di Santiago, emessa il 25 aprile 2022, ha ordinato al Servizio di Stato Civile e Identificazione di registrare un adolescente di 17 anni di genere non binario sul certificato di nascita, essendo la prima risoluzione giudiziaria del suo genere nel paese.
Nel febbraio 2022, la Corte Costituzionale della Colombia ha stabilito che una persona non binaria aveva diritto a un certificato di nascita rilasciato dal Nono Notaio di Medellín e a una carta d'identità di cittadino rilasciata dal Registro Civile Nazionale, con la dicitura "no binario" o "NB" nel campo relativo al sesso su entrambi i documenti.
Si ritiene che la Germania sia il primo Paese europeo a riconoscere il sesso "indeterminato" sui certificati di nascita, il che si concretizza nell'assenza di qualsiasi indicatore di genere, a partire dal novembre 2013. L'8 novembre 2017, la Corte costituzionale federale ha rilasciato un comunicato stampa sulla sua sentenza del 10 ottobre 2017, che si è espressa a favore di un'opzione positiva del terzo genere invece del divieto di ingresso. Il 15 agosto 2018, il governo tedesco ha approvato un progetto di legge che consente una terza opzione di genere sui certificati di nascita per i bambini che non sono distintamente maschi o femmine. Il 22 dicembre 2018 è entrata in vigore la terza legge sul genere, che consente alle persone intersessuali (sia alla nascita che in età adulta) di scegliere tra "femminile", "maschile", "diverso" e nessun indicatore di genere.
Il 12 aprile 2024, il Bundestag ha approvato la legge sull'autodeterminazione (Tedesco: Gesetz über die Selbstbestimmung in Bezug auf den Geschlechtseintrag (SBGG)). La legge consente a tutti i cittadini tedeschi di modificare sia il record/indicatore di genere che il nome tramite una dichiarazione all'anagrafe.
Abiti Nuziali Gender Fluid e Autenticità
Quanti quotidianamente scelgono di indossare capi non propriamente femminili né maschili, non trovando atelier adeguati al proprio sentire, decidono di creare da sé i propri outfit nuziali, magari combinando capi prêt-à-porter firmati e pezzi vintage: è importante, nel giorno delle proprie nozze (come in ogni giorno della propria vita), essere il più autentici possibile, e ‘non vestire i panni’ di altri.
Dunque nulla di strano se uno sposo decide di indossare un elegantissimo smoking per la cerimonia simbolica ed un abito lungo per il ricevimento ed il party danzante. Negli ultimi anni, vari brand del mercato di massa hanno incrementato la proposta creativa di abiti nuziali gender fluid: diversi stilisti ‘queer’ hanno dedicato parte delle proprie linee ai membri della propria comunità. Le collezioni bridal gender fluid sono linee dotate di contenuto, sostanza e coerenza tanto nel design quanto nella visione estetica: abiti, gonne e corsetti sono pensati e realizzati tanto per i corpi maschili quanto per quelli femminili.

Alla Bridal Fashion Week di New York, il marchio ucraino Milla Nova ha stupito tutti con la sua collezione couture 2024: moltissimi i modelli unisex, gender fluid, con mantelli ornati di perle, corsetteria di ispirazione barocca, pantaloni aderenti e giacche di organza floreale.
MIGUEL VEIRA Moda 2021 Gender fluid
Quando in famiglia arriva un matrimonio, non è raro che si creino attriti, incomprensioni e discussioni di vario genere. Una donna, che si è sfogata tramite un post su Reddit, ha chiesto al fratello non binario di scegliere se, per il matrimonio, avrebbe indossato un vestito femminile o un abito maschile. Una richiesta che non è andata giù al parente, il quale si è arrabbiato molto, arrivando a insultare la sorella, che glielo aveva chiesto soltanto perché avrebbe voluto che facesse da damigella d'onore. Vista la sua reazione, la donna ha pensato di raccontare quanto accaduto pubblicamente, chiedendo anche il parere degli utenti web. "A volte si veste in modo femminile, a volte in modo maschile, altre volte una via di mezzo" ha raccontato la futura sposa nel suo post su Reddit. "Mi hanno risposto che non sapevano cosa avrebbero indossato fino al giorno del matrimonio" ha scritto la futura sposa riferendosi al parente non binario. "Se acquisto entrambi i vestiti, poi non potrò restituirli al negozio" ha detto ancora "e mi ha fatto sentire in colpa perché ha cominciato a chiamarmi bridezilla, quando ha capito che non comprerò entrambi gli abiti". Il racconto della donna, come accade in casi simili, ha sollevato un ampio dibattito, dividendo le opinioni degli utenti che hanno risposto. "Tuo fratello si sta comportando in modo irragionevole" hanno scritto in molti, ma c'è stato anche chi ha preso le difese del parente della sposa. "Non li biasimo per essersi sentiti insicuri. Se hanno fatto coming-out solo di recente, potrebbero ancora sentirsi insicuri e non capire come si sentono veramente a loro agio".
