Il 3 luglio è arrivato, e con lui anche il giorno che sembrava così tanto lontano. Il giorno del matrimonio.
Solo un mese fa Bianca e Claire hanno varcato la soglia di questa casa per la prima volta. Posso giurare di riuscire ancora a sentire il rumore delle valigie sul pavimento dell'ingresso. Cavolo. Un mese. Un mese che è sembrato durare anni. Sono successe talmente tante cose che faccio quasi fatica a ricordarle tutte. Tra i litigi, le discussioni, le provocazioni, le risate... momenti assurdi che non avrei mai immaginato di vivere. Potrei continuare all'infinito.
Ma se c'è una cosa, tra tutte quelle che ho vissuto in queste settimane, che non potrò mai dimenticare... quella è la prima volta che ho visto Bianca. Quel giorno di giugno io ero rintanato in camera mia. Come sempre, d'altronde. Sentivo mio padre parlare con qualcuno al di fuori della mia stanza. Avendo un ottimo udito e una gran bella dose di curiosità, avevo spento la musica per origliare meglio le conversazioni. Mi è bastato poco per capire che la mia nuova matrigna aveva appena fatto il suo ingresso in casa. Quando le loro voci si sono attenuate, segno inequivocabile che erano scesi entrambi al piano di sotto, io ho continuato comunque a sentire qualcuno muoversi nel corridoio. Così mi sono affacciato per capire di chi si trattasse. Ed è lì che l'ho vista. Non bene perché era girata di spalle. Solo una chioma bionda davanti a uno dei nostri grandi quadri appesi al muro, in corridoio. Quello, in particolare, era un dipinto che mia madre aveva fatto tanti anni prima. E quella ragazza bionda lo stava osservando con un'attenzione che, per qualche motivo, mi ha dato fastidio. Un po' geloso, forse. Era pur sempre un'opera di mamma. Così ho deciso di farla spaventare. Sono uscito piano dalla stanza, senza farmi sentire, e quando le sono arrivato alle spalle l'ho immobilizzata contro il muro. In quel momento non sapevo neanche che faccia avesse. Non avevo visto i suoi occhi, né il colore di essi. Non avevo idea delle forme del suo viso, né del tono della sua voce. Sapevo solo che era una nuova estranea in casa. E la cosa non mi entusiasmava affatto. Quando l'ho fatta girare, schiena contro il muro, finalmente davanti a me... sono rimasto completamente fregato. Un angelo caduto dal cielo era finito proprio dentro la mia casa. E da quel giorno non mi ha mai più dato pace. Ecco. Quella scena non la dimenticherò mai. Come non dimenticherò tutto il resto che è successo dopo. Questo mese vissuto insieme. Questa convivenza strana, complicata, piena di attriti... ma che alla fine si è rivelata anche piena di momenti che non cambierei con nulla al mondo. Che mi hanno insegnato tanto, aiutato, reso felice. Il bene che provo per quella ragazza supera qualsiasi limite. L'amore che provo per quella ragazza, supera ogni limite.
Questa mattina mi sono svegliato carico solo per un motivo. Sapevo che avrei trascorso una giornata intera con Bianca al mio fianco e non solo.
La mattinata trascorsa in compagnia di Ryan e Marvin mi ha fatto davvero bene. D'altronde, i migliori amici servono anche a questo, no? Non sono proprio il tipo che parla o che si apre con gli altri, almeno non veramente. Però oggi l'ho fatto. Ho detto ad alta voce cose che di solito mi tengo dentro e devo dire che non mi pento affatto di averlo fatto. Ora sto tornando a casa con la speranza di mangiare qualcosa il prima possibile. Sto morendo letteralmente di fame.
Appena apro la porta d'ingresso ed entro in casa il silenzio mi avvolge come sempre. Chiudo la serratura a chiave e faccio due passi nel corridoio, prima di vedere mio padre. Lo intravedo in salotto, seduto sul divano con ancora la camicia di lavoro addosso. La televisione è accesa ma senza volume. Lui detesta averla spenta. Ha tra le mani il cellulare e scrolla con un solo dito quello che presumo, conoscendolo, siano articoli di notizie. Faccio per riprendere a camminare lungo il corridoio, convinto che lui non mi abbia visto o sentito. «Ander.» Beh, a quanto pare mi sbagliavo. Il cecchino, ovviamente, non mi ha mancato. Ritorno indietro sui miei passi ed entro in salotto. «Sì?» «Come va?» Oh, da quando ti importa? Alzo appena le spalle. «Bene.» Lui mi osserva da capo a piedi e posa il cellulare. «Cos'hai fatto oggi?» «Sono uscito.» «Con chi?» «Ryan e Marvin.» Annuisce lentamente. «Altro?» «Niente di che.» «Non ti sei allenato?» «No.» «E come mai?» «Non mi andava.» Lui sospira appena. «Sai, potremmo anche parlare normalmente.» Sento qualcosa stringersi dentro di me. «Stiamo parlando normalmente, no?» Si sistema meglio sul divano. «Ander, sai di che parlo. Non mi piace molto questo atteggiamento.» Una risata amara mi sfugge prima che riesca a trattenerla. «Quale atteggiamento?» «Questo muro che hai alzato.» Non è stato lui a metterlo tra noi? Non è stato lui a piazzarmi davanti a un ultimatum come se fossi un dipendente e non suo figlio? «Sono solo stanco.» «Riguarda ancora tua sor-» «Non è mia sorella.» Mio padre mi fulmina con lo sguardo. «Tua sorellastra. Lasciami finire. O vuoi dirmi che non è neanche questo per te?» È molto di più, per me, papà. Se solo tu lo accettassi. «Ha un nome. Usalo quando parli di lei.» Lui non batte ciglio. «Non cambierà il fatto che quella relazione non era adatta a voi.» «Non era una "relazione".» ribatto freddo facendo pure le virgolette con le dita. Non lo guardo, ma sento il suo sguardo addosso. «È per il tuo bene. Anzi, per il vostro.» E lì qualcosa dentro di me si spezza di nuovo. «Minacciare di farla trasferire è per il mio bene?» Mio padre resta in silenzio e così sbuffo, istintivamente. Per un secondo sembra quasi infastidito dal fatto che io abbia pronunciato la cosa ad alta voce. Come se non fosse stata tutta opera sua. Assurdo. «Ho fatto quello che ritenevo necessario» dice infine. «Tu non sei ancora in grado di vedere certe conseguenze.» «No. Sei tu che non sei in grado di vedere le conseguenze.» Mio padre si passa una mano tra i capelli, visibilmente rassegnato. «Che devo fare, io, con te?»
In quel momento sentiamo dei passi discreti. «Buon pomeriggio, signori.» La voce di Robert interrompe la tensione che aleggia nella stanza. È sulla soglia del salotto, impeccabile come sempre, ma con quello sguardo che conosco da quando sono bambino. Per me Robert non è solo un maggiordomo. Non è mai stato nemmeno quello. È l'unica costante che abbia mai avuto qui in questa casa. Non ricordo un momento della mia vita in cui lui non ci fosse. C'era quando tornavo da scuola con il ginocchio sbucciato e mio padre era in riunione. C'era quando avevo gli incubi e mi raccontava delle storie per rassicurarmi e farmi addormentare tranquillamente. C'era anche quando ho imparato a farmi il nodo alla cravatta. Che fatica. Ma soprattutto c'era quando avevo bisogno di qualcuno al mio fianco. Ogni volta che mi giravo in cerca di aiuto, l'ho sempre trovato dietro di me. A volte ha fatto molto più del suo lavoro. E detesto profondamente quando qualcuno lo chiama il maggiordomo. Perché per me è sempre stato tutt'altro. Non ho bisogno di averlo ai miei ordini. Non mi serve qualcuno che mi versi da bere o mi sistemi la giacca. Mi serve solo qualcuno che mi guardi negli occhi e mi dica la verità, anche quando fa male. Lui l'ha sempre fatto. «Ciao Robert» rispondo. Lui mi studia per un istante. «Spero che la mattinata sia stata piacevole.» «Sì» dico. «Grazie.» Mio padre si alza in piedi, aggiustandosi la camicia. «Ne riparleremo, Ander. Se ne avrai voglia.» Lo guardo allontanarsi verso il suo studio.
«Va tutto bene?» Robert si avvicina di qualche passo. Mi gratto la nuca. «Oh, beh. Sì, il solito.» Lui mi sorride. «Hai fame, signorino?» «Da morire.» «Seguimi.» Robert mi fa l'occhiolino e si gira. Lo seguo in sala da pranzo, dove inizia a sistemare la tavola insieme a Marbel. Appena entrato, ovviamente, afferro anche io una pila di piatti dal mobile e inizio a distribuirli sul tavolo. «Oh no, no, no» protesta subito Marbel, togliendomene uno dalle mani. «È compito nostro.» «Smettila» ribatto, riprendendomelo. «Non mi cade un braccio se apparecchio.» «È per questo che veniamo pagati» insiste lei con tono materno e strappandomi nuovamente il piatto dalle mani. «E io odio questi ruoli» rispondo senza pensarci troppo e riappropriandomi del mio piatto. «Non siete i miei dipendenti.» Robert solleva appena un sopracciglio divertito. «Tecnicamente...» «Robert.» Lui ride piano. «Va bene, va bene. Facciamo finta che oggi lei sia in prova.» Continuo a sistemare le posate, i bicchieri, le sedie. Non perché serva davvero il mio aiuto ma perché stare fermo mi fa pensare troppo. E poi loro non sono i miei servi.
Quando finiamo in sala da pranzo, li seguo anche in cucina. Mi siedo su uno sgabello accanto all'isola centrale mentre loro iniziano a cucinare e parlottare. «È qualche giorno che ha la faccia lunga.» «Io?» «Sì.» conferma Robert senza voltarsi mentre mescola qualcosa nella pentola. Sospiro. Non ho voglia di mentire. «È la situazione con Bianca. E il matrimonio. Tutto insieme, diciamo.» Marbel e Robert si scambiano un'occhiata che non mi sfugge. «Sono tante cose per un ragazzo della sua età» dice Robert con cautela. «Già.» lo appoggia Marbel. Parlano come se io non fossi lì presente. Maledetti... «Ehi, non sono mica un bambino!» mi intrometto. «Non abbiamo detto questo.» Il suo tono resta calmo. «Certe decisioni... pesano.» Appoggio i gomiti sulle ginocchia. «Mio padre pensa di sapere cos'è meglio per me.» «E lei cosa pensa?» chiede Marbel. «Puoi darmi del tu, non fartelo ripetere, Marbel.» Lei si sistema le ciocche rosse nello chignon in testa. «D'accordo. Allora... tu che pensi?» «Io so solo che voglio stare con Bianca.» Robert sorride. «L'amore fa fare cose strane.» Alzo gli occhi verso di lui. «Parli per esperienza?» Marbel sbuffa divertita. «Oh, eccome.» Lui accenna un sorriso che raramente mostra davanti agli altri. «Io e Marbel ci siamo conosciuti durante un servizio di lavoro, più o meno avevamo la tua età. Era un ristorante in cui lavoravo da poco, ma quando è arrivata lei ho perso la testa. Questo innamoramento mi è costato il licenziamento, ma ne è valsa la pena.» «E pensa che all'inizio io neanche lo sopportavo.» aggiunge Marbel sorridendo e tagliando le verdure con decisione. Ennesimo dejavu. «Questo è falso» ribatte Robert. «Gli sono piaciuto fin da subito.» Lei alza gli occhi al cielo. «E poi?» chiedo. «Poi niente.» continua. «Abbiamo continuato a lavorare insieme, fino ad arrivare qui a casa vostra. E a volerci bene. Le due cose non si escludono.» «Anzi» aggiunge Marbel. «a volte si rafforzano.» Li fisso, cercando di capire dove vogliono arrivare. Robert si asciuga le mani con un canovaccio e finalmente mi guarda negli occhi. «Non sta a me dirti cosa fare, Ander. Non mi permetterei mai.» So che è vero. «Ma?...» lo incalzo sperando continui. «Ascoltare il proprio cuore è sempre giusto.» Fa una pausa. «Se fatto con attenzione.» Annuisco prendendo mentalmente nota. «L'amore è potente. Può costruire, ma può anche distruggere. Servono coraggio e responsabilità, ma sono sicuro che queste due cose a te non mancano.» Scuoto la testa sorridendo. Marbel mi si avvicina e mi dà una leggera pacca sulla spalla. «E qualsiasi cosa succeda, non pensare di doverla affrontare da solo.» Li guardo entrambi e sorrido ancora. «Grazie.»
Quella quiete fragile viene improvvisamente spezzata dal rumore della porta d'ingresso che si apre. «Sono tornata!» La voce di Claire riempie il corridoio con leggerezza. Sembra sempre così allegra la mia matrigna. Compare sulla soglia della cucina e ci sorride. «Ciao Ander! Robert, Marbel.» «Ciao.» Il mio sguardo va subito oltre di lei. Non c'è. Il petto si tende appena. «Bianca non è con te?» Claire apre la bocca per rispondere, ma viene anticipata da mio padre. «Claire» interviene entrando nello stesso momento in cucina «pensavo di parlare con i ragazzi, a tavola, dell'organizzazione del matrimonio. Manca pochissimo e ci sono ancora piccoli dettagli da definire.» Lei annuisce. «Sì, certo. Ho pensato lo stesso!» Poi si gira di nuovo verso di me per rispondere alla mia domanda, lasciata in sospeso. «Bianca è a casa di un amico. Devo passare a riprenderla.» Un amico? «Vado io, se vuoi.» mi offro subito. Lo sguardo di mio padre si pianta su di me come una lama. «Non è necessario» Claire, fortunatamente, interviene schierandosi dalla mia parte. «In realtà mi faresti un grande favore, Ander. Così posso farmi una doccia e rinfrescarmi un po'.» La donna sorride apertamente, al contrario di mio padre che stringe la mascella, valutando la situazione. Alla fine sospira. «Va bene. Ma non metterci troppo.» «Certo.» Mi giro verso la mia matrigna. «A casa di chi è?»
La soluzione più logica sarebbe quindi prendere la moto ed arrivare a casa in cinque minuti scarsi. Invece decido di andare a piedi. I motivi di questa mia scelta sono due. Il primo è semplicissimo: così ci metterò di più. E per una volta non sarò io ad adeguarmi ai suoi tempi. Fanculo papà. Il secondo è che, in moto, non avrei occasione di parlare con Bianca. Ci sarebbero di mezzo il rumore del motore, il casco, la velocità... elementi che divorerebbero qualsiasi tentativo di conversazione. Andare a piedi potrebbe permettermi di scambiare due parole con lei. Anche solo una.
Cammino a passo svelto e più mi avvicino all'indirizzo che mi ha dato Claire, più sento crescere dentro di me un fastidio sordo. La gelosia che provo nei confronti di Logan è immensurabile. E poi che cazzo ci fa a casa sua? Dio, devo davvero darmi una calmata. Non appena arrivo davanti a quella che presumo sia la casa dello stronzo, salgo i gradini che portano all'ingresso e mi piazzo subito davanti alla porta. Mh, dovrei forse bussare? Suonare il campanello? Sfondare la porta e urlare? No, no. Che dico. È ridicolo come io sia immobile davanti a questa cazzo di porta. Il coraggio di cui parlava Robert non mi appartiene affatto. Certe volte so essere un vero idiota senza palle. Ho affrontato mio padre senza abbassare lo sguardo e adesso non riesco a premere un campanello. Patetico. Forza e coraggio.
Avvicino la mano per suonare ma... la porta si spalanca all'improvviso. Una figura minuta esce di scatto e mi viene addosso in pieno petto. Non faccio in tempo a reagire che perde l'equilibrio, finendo a terra. Abbasso subito gli occhi. È ovviamente Bianca. Istintivamente mi accovaccio davanti a lei. «Ehi» la aiuto ad alzarsi prendendole le mani per tirarla su. «Stai bene?» Lei alza lo sguardo verso di me dopo essersi abbassata la gonna. «Che ci fai qui?» Inarco un sopracciglio. «Che ci fai tu qui?» I suoi occhi si induriscono subito. «Questi non sono affari tuoi.» La risposta mi colpisce parecchio. Apro la bocca per parlare ma non mi esce niente. Anche perché non c'è proprio nulla da dire, ha ragione. Faccio un passo indietro per farla passare e andare a casa, ma lei rimane lì ferma con le braccia incrociate. «Allora? Cosa fai qua?» Oh, giusto. Le devo spiegazioni. Deglutisco. «Sono venuto a prenderti.» «A prendermi?» ripete incredula. «Guarda che posso tornare a casa da sola. Non è notte.» indica con una mano il cielo. «È giorno.» «È un favore che mi ha chiesto Claire.» Lei scuote la testa. «Non è affatto vero. Mia madre mi ha lasciata qui neanche venti minuti fa e poi casa di Logan dista pochissimo dalla nostra.» Stringo la mascella. «So che può sembrare una scusa, ma ti giuro che sto dicendo la verità. I nostri genitori mi hanno chiesto di venirti a prendere. Vogliono parlarci di alcune cose per il matrimonio. Lo sai che manca poco.» La vedo esitare sul posto. Non sembra del tutto convinta. Ma nemmeno del tutto diffidente. So che, in fondo, si fida ancora di me. «Okay.» è tutto ciò che dice. Scende i gradini, scansandomi, e inizia a camminare lungo il marciapiede. La seguo subito, affiancandomi a lei e prendendo il ritmo dei suoi passi. Camminiamo, così, uno accanto all'altro a passo sostenuto. Non ci tocchiamo e non ci guardiamo nemmeno anche se, lo ammetto, con la coda dell'occhio cerco di spiare la sua figura. Il fatto che io sia molto più alto di lei mi permette di guardarla senza che lei se ne possa accorgere. «Smettila di guardarmi.» Ah, cazzo. Si nota. «Scusa.» riprendo a guardare davanti a me, massaggiandomi il collo per l'imbarazzo. Il tragitto verso casa improvvisamente sembra molto più lungo. Ed io non potrei desiderare diversamente. Se solo non esistesse questo silenzio insopportabile. Decido di provare a conversare con Bianca. «Che ci facevi da Logan?» mi giro verso di lei. Bianca non mi guarda, concentrata a fissare le sue scarpe. «Te l'ho già detto, non sono affari tuoi.» Stringo la mascella. «Sembravi... turbata.» «Turbata?» i suoi occhi trovano i miei. Balbetto appena. «S-sì, turbata. Quando sei uscita dalla porta di casa sua... andavi di fretta. È successo qualcosa?» «Non ti riguarda.» «Puoi parlare con me, siamo sempre... amici.» Si ferma un istante solo per lanciarmi uno sguardo tagliente. «Non ho niente da dirti.» Annuisco. «Messaggio ricevuto.» Riprendiamo a camminare silenziosamente. Passano due minuti, forse pochi di più. Sento solo il rumore dei nostri passi sull'asfalto e questo sole soffocante che inizio a non sopportare più. Questa volta, a mia sorpresa, è Bianca a parlare. «Posso chiederti una cosa?» Tutto quello che vuoi. «Dipende.» Lei accenna un mezzo sorriso, stanco. «Riguarda il matrimonio.» Il sorriso mi muore sulle labbra. «Cosa vuoi sapere?» «Cosa ne pensi... sinceramente. Se sei contento, se sei pronto...» fa una pausa. «Soprattutto se sei pronto. A vedere i nostri genitori sposarsi, dico.» Questa non è una domanda semplice. Non si tratta solo di due adulti che si amano e che decidono di sposarsi. Si tratta di noi che abbiamo dovuto fare un passo indietro per permettere loro di amarsi liberamente. Cosa che a noi non è stata concessa. «Contento è una parola grossa» ammetto. «È... difficile da accettare.» tengo lo sguardo fisso davanti a me. «Ma se è questa la vita... se è questa la realtà che mi è capitata... allora la accetterò. Non ho ...»
Le serie tv americane sono ormai considerate parte della nostra vita quotidiana, con le loro storie avvincenti ed emozionanti. Alcune di esse ci hanno regalato momenti indimenticabili e storie d’amore memorabili, culminate in romantici matrimoni che hanno incollato migliaia di spettatori al piccolo schermo. Abbiamo selezionato le migliori 10 scene di matrimonio delle serie tv, scegliendole tra le più iconiche, le più stravaganti, commoventi e originali. Vi invitiamo a vederle o rivedere insieme al vostro o alla vostra partner, magari troverete qualche ispirazione che renderà la vostra cerimonia indimenticabile!
- Friends: il matrimonio di Chandler e Monica. Friends è la sit com americana più amata dal pubblico di tutto il mondo ancora oggi, ben 25 anni dopo la messa in onda della sua prima puntata. Di scene di matrimoni ce ne ha regalate davvero tante, ma la più emozionante è quella delle nozze tra Monica e Chandler, una storia d’amore romantica e divertente iniziata con un’amicizia. A rendere più frizzante la scena, tra imprevisti e immancabili risate, un insolito celebrante: il divertentissimo Joey!
- How I met your Mother: il matrimonio di Lily e Marshall. Lily e Marshall rappresentano la coppia storica e stabile della serie sin dalle primissime puntate e il loro matrimonio, dopo un momento di distacco, è la consacrazione del loro amore puro e profondo. Ma nel giorno delle nozze nulla va nel verso giusto: mancano i fiori, il fotografo, il musicista, l’ex fidanzato di Lily si presenta all’improvviso per rovinare tutto e Marshall si taglia da solo i capelli in modo irregolare. Insomma, sembra che i segnali per non sposarci ci siano davvero tutti e, invece, si lasciano convincere dal loro amico Ted a scambiarsi le promesse in una cerimonia intima e romantica, solo alla presenza dei loro tre amici, prima dell’evento “ufficiale”. Perché ciò che davvero conta è l’amore che gli sposi provano l’uno verso l’altro.
- Gossip Girl: il matrimonio di Blair e Chuck. I fan di questa serie ormai non ci credevano nemmeno più. E invece Chuck e Blair, dopo essersi rincorsi stagione dopo stagione, nell’ultimissimo episodio finalmente decidono di sposarsi. La scena è epica e si addice perfettamente a questa coppia insolita. Il loro è un matrimonio lampo, che avviene poco prima che lui sia arrestato e i poliziotti lo ammanettano proprio dopo il suo “I do” alla sua amata Blair. A fare da sfondo il simbolico Central Park di New York, con i loro amici di sempre.
- Beverly Hills 90210: il matrimonio di Donna e David. I nostalgici degli anni ’90 non hanno dubbi: il matrimonio più emozionante è quello tra Donna e David, una delle coppie più amate di Beverly Hills 90210. La scena delle loro nozze ha un valore simbolico perché chiude le 10 stagioni di uno dei teen drama più seguiti di sempre. Le promesse d’amore degli sposi commuovono ancora oggi chi le guarda per l’ennesima volta, probabilmente perché questi personaggi hanno stretto con gli spettatori un rapporto particolare, coinvolgendoli in ogni fase del loro percorso di crescita, dall’adolescenza all’età adulta.
- Grey’s Anatomy: il matrimonio di Izzie & Alex. Struggente, coinvolgente e intensamente romantico. Quello tra Izzie & Alex è un matrimonio improvviso e inaspettato. A incoraggiarli è Meredith, che decide di abbandonare il suo progetto di nozze per far sposare Izzie, la cui malattia potrebbe non lasciarle molto tempo da vivere. E il momento delle nozze, come previsto commovente ed emozionante è praticamente perfetto in ogni aspetto, rappresentando una delle scene più memorabili dell’intera serie.
- Gilmore Girls: il matrimonio di Luke e Lorelai. I fan di Una mamma per amica hanno aspettato stagioni intere per vedere finalmente sbocciare l’amore tra Luke e Lorelai, per poi assistere al loro matrimonio praticamente dopo dieci lunghi anni. Dopo l’episodio finale della settima stagione nel 2006, è stato infatti prodotto, nel 2016, un sequel di soli quattro episodi che si concludono proprio con le nozze di Luke e Lorelai, in un’atmosfera dolce, sognante e romantica nel simbolico gazebo di Stars Hollow, il paesino immaginario dove è ambientata la serie.
- New Girl: il matrimonio di Cece e Schmidt. Dopo Nick e Jess, Cece e Schmidt rappresentano la coppia più amata di New Girl soprattutto per le loro differenze religiose e caratteriali. Lo scambio delle loro promesse avviene nel loft dove i protagonisti vivono e dove il loro amore è iniziato, in una cerimonia molto toccante e dal sapore esotico. Si mescolano infatti due tradizioni diverse, date le origini indiane di Cece e il culto ebraico di Schmidt.
- Downtown Abbey: il matrimonio di Lady Mary e Matthew. In questa serie tv che immerge gli spettatori nel fascino dello Yorkshire di inizio Novecento, si assiste a un matrimonio reale. È quello tra Matthew Crowley e Lady Mary, figlia di lord Grantham, che dopo due stagioni di amore, litigi, sfortune e false speranze finalmente convolano a nozze. Con una particolarità: la cerimonia è semplice, romantica gioiosa, e vi partecipa anche la servitù, da sempre vicina alla futura contessa di Grantham.
- Modern Family: il matrimonio di Mitch e Cam. La relazione tra Mitch e Cam ha finalmente messo fine a molti pregiudizi, portando sul piccolo schermo i matrimoni tra persone dello stesso sesso. L’episodio sulle loro nozze è pieno di colpi di scena e di imprevisti che metteranno in tutti modi a rischio la cerimonia. La scena delle loro nozze sarà infine tenera, romantica e commovente, con i due personaggi circondati dall’affetto di amici e familiari.
- The Big Bang Theory: il matrimonio di Howard e Bernadette. Il matrimonio tra Howard Wolowitz e Bernadette Rostenkowski è stravagante e divertente, perfettamente in linea con l’eccentricità di questa serie tv. L’evento viene organizzato in pochissimi giorni perché Howard, ingegnere richiesto sulla Stazione Spaziale Internazionale, deve partire il prima possibile e Bernadette vuole sposarlo prima della partenza.
Osservo la macchina della mia matrigna scomparire in fondo alla strada. Portando via Bianca. Prima mi innervosisco. Successivamente mi decido a scendere anche io dal muretto. Infilo le chiavi in tasca e inizio a camminare verso casa di Ryan. Oggi non prendo la moto. Ho voglia di camminare. Sento proprio il bisogno di muovermi, di sciogliere tutta questa tensione che ho addosso ma soprattutto di provare a schiarirmi un po' le idee. Che sono davvero tanto confuse al momento. Così inizio a camminare. Cammino. Mi mordicchio il labbro. Cammino. Infilo le mani in tasca. Cammino. Guardo a terra. Cammino. Cammino. Cammino ancora. Fin quando ad un certo punto scoppio. Sì. Scoppio a piangere. I singhiozzi mi salgono in gola all'improvviso e mi piego un po' in avanti mentre mi strofino gli occhi con le nocche delle mani, proprio come farebbe un bambino. Inizio a piangere forte e non riesco più a fermarmi. Cerco disperatamente di non fare rumore e di fermare queste maledette lacrime, ma non c'è alcun verso. L'idea di Bianca mi rende così vulnerabile che quasi non mi riconosco. Basta una conversazione con lei per farmi sentire fragile e senza alcuna difesa. Non sono proprio niente senza di lei. Zero. Mi sento proprio pesante senza lei al mio fianco. Costantemente solo. Ed è una cosa assurda. Perché io ho sempre amato la solitudine. La sua mancanza invece mi indebolisce in un modo che mi spaventa da morire. Mi spaventa perché non ricordo l'ultima volta in cui mi sono sentito così. Anzi. Non esiste proprio. Non sono mai stato così per nessuno. Io amo davvero tanto questa ragazza. La amo così tanto che mi viene da piangere solo a pensarla. E il pensiero di non poterla amare liberamente mi ferisce dentro, da morire. E la cosa mi fa arrabbiare. Cazzo se mi fa arrabbiare. Perché sembra che la mia vita debba sempre complicarsi proprio quando qualcosa di bello arriva. Perché per una volta che trovo una persona che mi fa stare bene il destino decide di metterci in mezzo tutto quello che può. Non merito di stare bene? Davvero? Alzo la testa verso il cielo e spalanco le braccia. «Davvero, universo? Non lo merito?» Mi asciugo il viso con la maglietta, tirando su col naso e cercando di riprendere fiato. Non posso presentarmi davanti ai miei amici in questo stato. Farmi vedere così non serve a niente.
L'unica cosa che Bach vuole, è finire l'ultimo anno di liceo, senza finire nei guai, e sfondare nel mondo della musica. Da New Orleans, allo sfavillante mondo dell'alta società. Mentre lui sembra non riuscire ad adattarsi ai canoni richiesti dal nuovo stile di vita, sua sorella Violetta cerca di integrarsi, e a differenza sua, vuole ottenere il massimo dei voti per accedere al miglior college del paese. Ma adattarsi a uno stile di vita elitario non è semplice, e durante una delle sue bravate, Bach conosce Alex, un ragazzo un pò eccentrico ma alla mano, e tra i due si sviluppa un attrazione immediata, che non sembra però mai concretizzarsi, nonostante Bach sia apertamente bisessuale e incurante del giudizio altrui. Alex sembra nascondere qualcosa, e questo non fa che suscitare l'interesse di Bach, e quando vi è un avvicinamento tra loro, a complicare le cose arriva Harry, uno dei ragazzi più in dell'istituto, narcisista e poco incline al rispetto delle regole. Tre personalità diverse, di cui due si troveranno ad avere un interesse comune: l'attrazione verso Bach. Nulla è come appare, e per Bach inizia quello che sarà un turbinio di eccessi, prime esperienze e soprattutto la possibilità di innamorarsi per la prima volta nella sua vita.

La dichiarazione STRAPPALACRIME di RE GIORGIO a CARLOTTA | Netflix Italia
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