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Omicidio di Mariella Rota: il movente, le indagini e la condanna di Billi Jay Sicat

La tragica storia di Mariella Rota, la tabaccaia di 66 anni uccisa nel luglio 2019 a Reggio Calabria, è un crudo racconto di violenza, ludopatia e premeditazione. La Corte d'Assise di Reggio Calabria ha condannato a 30 anni di carcere Billi Jay Sicat, 45 anni, di nazionalità filippina, per l'omicidio della donna, titolare della tabaccheria di via Melacrino.

L'omicidio è avvenuto nel luglio 2019. Sicat si è introdotto nell'esercizio commerciale al momento della chiusura, intorno alle 13, mettendo in atto il folle gesto. Fondamentali alle indagini e alla risoluzione del caso si sono rivelate le immagini della sorveglianza del negozio e della zona, acquisite subito dopo il delitto efferato dagli uomini del capo della Mobile, Francesco Rattà. I frame hanno permesso di individuarlo in pochissimo tempo, grazie anche a un tatuaggio impresso sull'avambraccio sinistro.

Immagine di una tabaccheria

Per il procuratore capo, Giovanni Bombardieri, intervenuto in conferenza stampa, questo è: "Un omicidio che sicuramente non poteva nè essere evitato, nè previsto. L'uomo che si munisce di mannaia non era prevedibile. La scena che si presenta agli uomini della scientifica è raccapricciante - prosegue Bombarideri - tanto che ci sono volute ore prima che la scena fosse accessibile per i dovuti rilievi."

Secondo la ricostruzione della squadra mobile, che ha condotto le indagini, Sicat era un ludopatico, un cliente abituale della tabaccheria della vittima. Secondo gli investigatori, avrebbe ucciso Mariella Rota per giustificare con se stesso le continue perdite di denaro, frutto del lavoro della moglie. "È un ludopatico che voleva vendicarsi delle perdite subite al gioco l'uomo fermato per l’omicidio di Mariella Rota, la tabaccaia di sessantasei anni trovata morta ieri nell’androne della casa in cui viveva nel centro di Reggio Calabria."

La polizia di stato ha spiegato che si tratta di un 43enne di nazionalità filippina. L'uomo, secondo una prima ricostruzione, sarebbe un cliente abituale della rivendita di proprietà della vittima in cui andava a giocare al Lotto. Per questo riteneva la vittima responsabile delle sue perdite economiche. Secondo gli inquirenti quindi non si è trattato di rapina ma di un omicidio premeditato.

"L'omicidio è da ritenere premeditato, atteso che aveva portato al seguito l’arma e dei vestiti di ricambio" spiegano gli investigatori, aggiungendo che "dai primi accertamenti, il movente sembra essere riconducibile a sentimenti di vendetta: il soggetto, ludopatico, riteneva la vittima responsabile delle sue perdite economiche".

La vittima, Mariella Rota, 66 anni, era conosciuta come la tabaccaia simbolo di via Melacrino, una zona centrale di Reggio Calabria. Viveva da sola ed era molto benvoluta. La sua attività era "la sua vita", nonostante in passato avesse subito minacce e tentativi di rapina. Era sospettosa e prudente, e chi la conosceva affermava che difficilmente avrebbe aperto la porta a uno sconosciuto.

Mappa di Reggio Calabria con evidenziata via Melacrino

I vicini avevano sentito le urla di Mariella Rota, poi il silenzio. Sul posto era intervenuta la polizia. Secondo quanto riferito da un investigatore, l'omicida avrebbe accoltellato la sessantaseienne con "particolare violenza". La donna sarebbe stata ripetutamente colpita con un'arma da taglio di grosse dimensioni in più parti del corpo. Non è ancora chiaro se l'autore del delitto fosse solo o se vi fosse qualcuno con lui.

L'uomo- secondo la ricostruzione degli inquirenti che non escludono la possibilità di complici - sarebbe entrato dal retro della casa, passando da un cortiletto. Una volta dentro, sarebbe stato facile arrivare all’abitazione della donna. I rumori strani e la paura dei furti hanno messo in allarme Mariella Rota, che ha deciso di accertarsi da dove provenissero quei rumori. Ha aperto l'uscio di casa per dirigersi nei locali della tabaccheria ma, una volta sul piccolo corridoio, si è trovata davanti il ladro. La tabaccaia ha iniziato ad urlare, ma poi nulla. Chi l'ha uccisa probabilmente non si aspettava di trovarsi di fronte la donna ed è possibile che abbia perso la testa.

All'interno della tabaccheria non è stato rubato nulla, e questo spiegherebbe la fretta di allontanarsi. L'omicidio potrebbe essere avvenuto dopo la chiusura della tabaccheria, intorno alle 13, anche se il cadavere della tabaccaia è stato scoperto alle 16. La zona è piena di negozi e di esercizi commerciali muniti di videosorveglianza, il che ha aiutato gli investigatori.

"Sono andato in tabaccheria per spaventarla - aveva detto Sicat agli investigatori della mobile che lo avevano rintracciato nel giro di una manciata d’ore - perché continuava a non pagarmi le schedine che vincevo." All'appuntamento con la vittima però, il cittadino filippino era arrivato armato di un machete e con nascosti in uno zaino alcuni abiti pronti ad essere indossati subito dopo l'assalto, per confondere e sfuggire agli eventuali inseguitori. Erano state le stesse telecamere interne della ricevitoria a raccontare per immagini l'aggressione: Sicat che entra nel negozio con il volto travisato, la mano che corre a impugnare quel coltellaccio prelevato da casa, i colpi che cadono con sempre maggiore violenza.

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Billy Jay Sicat, il quarantacinquenne filippino da anni trapiantato a Reggio, reo confesso dell'omicidio di Mariella Rota, è stato condannato a 30 anni di reclusione. Un omicidio tremendo per le modalità e per l'efferatezza con cui è stato messo in opera. Una storia di violenza cieca, che inizia nei giorni precedenti all'omicidio, alimentata dalla ludopatia e dalla convinzione errata di poter incolpare la vittima delle proprie perdite economiche.

Grafico che illustra l'aumento della ludopatia e i suoi effetti

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