Il celibato sacerdotale, lungi dall'essere una rinuncia, si configura come un percorso vocazionale che mira alla pienezza dell'essere attraverso il dono di sé. Questa scelta, profondamente radicata nella spiritualità cristiana, invita a "uscire da sé, spezzando ogni egoismo" per abbracciare una dimensione più ampia dell'esistenza.
L'esperienza dell'amore, centrale in questa prospettiva, non si esaurisce nella relazione duale, ma si espande verso l'altro in un dinamismo di reciprocità. "l'altro, semplicemente diversi. appunto l'amore. nell'altro: però quest'altro [ .. propria identità." L'incontro con l'alterità diviene così un varco verso la scoperta di sé e la trascendenza.
L'amore si manifesta come "pienezza ricevuta", un'esperienza che "sfiora l'infinito" e che si esprime "nell'esprimibile e di ciò che è distintamente identificabile". È un amore che "sfiora l'uomo attraverso il dono di un altro essere umano", un dono consapevole e reciproco. L'altro, infatti, non viene "catturato" e usato, ma riconosciuto nella sua misteriosa presenza.
Il corpo, nella sua dimensione relazionale, assume un ruolo significativo. L'unione dei corpi, l'esperienza dell'orgasmo, può essere vista come un momento di "piccola morte" che apre a una nuova vita, a uno "spazio aperto". Questo spazio, "aperto e situato mediante il corpo", è "lo spazio che egli apre all'infinito".
Il celibato sacerdotale è un "sì al mondo", un'apertura che permette di accogliere la pienezza dell'amore divino e umano. È un amore che, come afferma il Cantico dei Cantici, si esprime in un dialogo intimo: "io sono del mio diletto e il mio diletto è per me»(Cn 6,3)".
La teologia del piacere sessuale, esplorata da Maria Caterina Jacobelli nel suo lavoro "Il Risus paschalis e il fondamento teologico del piacere sessuale", offre spunti di riflessione sulla sacralità dell'unione e sulla pienezza che essa può rappresentare, anche all'interno del cammino celibatario.

La scelta del celibato non è una negazione, ma una trasformazione dell'amore. È un amore che si fa "creata del sì di Cristo al Padre", un amore che dona libertà e apertura. La pienezza di sé non si acquista isolandosi, ma donandosi all'altro e, attraverso l'altro, a Dio.
Il fondamento e l'importanza imprescindibile del celibato sacerdotale nelle parole di Benedetto XVI
In questo percorso, l'esperienza dell'altro è fondamentale. L'altro non è un ostacolo, ma una via per giungere alla propria trascendenza. La pienezza si manifesta nella capacità di "uscire da sé" e di abbracciare la gratuità del dono.
Il celibato è dunque un invito a vivere un amore che "sfiora l'uomo attraverso il dono di un altro essere umano", un amore che si radica nella capacità di dire "sì" alla vita e alla vocazione ricevuta. È un amore che, pur nella sua specificità, partecipa della "Sekhinah", la presenza divina che permea ogni aspetto dell'esistenza.

La pienezza dell'amore non è un possesso, ma un costante divenire, una creatività che scaturisce dall'incontro con l'altro. È un amore che "apre e ci slega", permettendo di sperimentare una gioia che va al di là del piacere fugace.

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