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La Marcia Nuziale: Pirro e Andromaca nel Dramma

La scena si apre su un'ambientazione che evoca la tragica fine di Troia, con la pianura dominata dalle cime del monte Ida. Il proscenio è allestito con un alto trono accanto all'altare, preludio a eventi carichi di tensione.

Inizialmente, la scena è animata da fanciulli intenti in danze e giochi vari, un'apparente spensieratezza che presto lascerà il posto all'angoscia. La folla si muove in gruppi, percorrendo agitata la pianura, mentre cresce il timore. Corebo è invocato con un grido di spavento: "raddoppia il mio spavento! Corebo!". L'idea della partenza è espressa con angoscia: "Moi, partir! Io, partire!". L'eco della guerra risuona nel desiderio di impugnare le armi dei Greci: "le fer d'un Grec!... la lancia d'un greco!..."

Cassandra, figura profetica e tormentata, appare in scena. Ebbene! Resta! Vieni! Invoca la protezione divina: "Dieu de l'Olympe! Dio dell'Olimpo!". Andromaca, con passo lento, tiene per mano il piccolo Astianatte. Depone un canestro di fiori ai piedi dell'altare, offrendo un gesto di devozione. Il fanciullo viene presentato al re e alla regina, che si alzano per benedirlo. Anche Ecuba benedice il fanciullo, mentre la regina e il re riprendono posto sul loro trono. Astianatte cerca rifugio vicino a sua madre, presagendo l'imminente tragedia.

La folla si ritira, mentre emergono voci di tradimento: "Un traditore!". Il dubbio e l'incredulità si manifestano: "Car... Perché... Quoi! Che! Il ment! Mente!". Il presagio di una battaglia imminente è palpabile: "Quelle bataille! Che battaglia!". Si sente l'urgenza di agire: "Allez! Andate! À l'oeuvre! All'opera!". L'invocazione agli dei è disperata: "Dieux éternels! Par ta fille... par toi... Révoque l'ordre! Eterni dei! Per tua figlia... per te...". La follia di Cassandra è evidente: "Elle est folle! È pazza!".

Rappresentazione di Cassandra che predice la caduta di Troia

La figura di Laocoonte emerge, associata a un "Castigo tremendo!". Cassandra rimane sola sul proscenio, la sua solitudine amplificata dal sentimento di impotenza: "que rien, hélas!". L'invocazione a Corebo si trasforma in un lamento: "O Chorèbe! Oh Corebo!". L'apparizione di Pallade segna un punto di svolta, portando a un'interruzione improvvisa dei canti. L'invocazione a Giove è accompagnata da un senso di arresto: "On s'arrête... Si fermano...". Un "Felice presagio!" viene accolto con scetticismo, mentre si riaffaccia l'ombra dei Greci: "Arrêtez! Laocoon!... les Grecs!... Laocoonte!... I greci!..."

La scena si sposta nel palazzo di Enea, illuminato fiocamente da una lampada. Enea dorme, seminudo, sul suo letto. Un passo lento e solenne annuncia l'arrivo di un'altra figura, che sospira profondamente e ridesta Enea di soprassalto. L'interrogativo sul luogo del combattimento risuona: "Dove combattere?". Vengono invocate figure belliche: "Mars! Érinnys! Marte! Erinni!".

All'interno del palazzo di Priamo, con un parapetto che si affaccia su una piazza profonda e il monte Ida in lontananza, si percepisce un profondo senso di disperazione: "O désespoir! O disperazione!". La speranza sembra assente: "L'espoir! La speranza? Jamais! Mai!". Le donne si scambiano parole angosciate: "Ah! Ah! Eh quoi! Eh che! Ahimè!...". L'esortazione a vivere è accompagnata da un rimprovero: "Allez vivre! Honte sur vous! Andate a vivere! Vergogna su voi!".

Corebo, Ettore, figure regali e fraterne, sono richiamati nel momento del caos. La menzione di Cassandra e del tesoro suggerisce la disperata difesa di ciò che resta. Il gesto di colpirsi a vicenda sottolinea la disperazione e la lotta contro "Dei nemici!". L'invocazione all'"Italia!" risuona come un richiamo al destino.

Mappa dell'antica Troia e dei suoi dintorni

La scena si apre su uno spazio verdeggiante nel palazzo di Didone a Cartagine. Costruttori e marinai avanzano in corteo verso il trono, simboleggiando la prosperità della città. L'invocazione a Sicéo, marito defunto di Didone, introduce un elemento di malinconia. L'appello per le armi ("Des armes! Armi!") segna un cambiamento di tono, preludendo a un imminente conflitto.

Enea, liberatosi del suo travestimento da marinaio, riceve le armi che lo ricoprono interamente. Il popolo di Cartagine accorre, chiedendo armi, mentre si menzionano frombole e il rientro di Panteo. L'invocazione alle armi che guidano alla battaglia ("Des armes! qui vous/nous guide aux combats!") sottolinea l'urgenza della difesa.

La scena si sposta in una foresta africana al mattino, dove si svolge una caccia reale. L'apparizione di ninfe e il tumulto degli elementi, con grandine, lampi e tuoni, creano un'atmosfera drammatica. La folgore che colpisce un albero spezzandolo e incendiandolo accentua la potenza distruttiva della natura.

TEMPESTA dall'Eneide di Virgilio

Didone, sulla riva del mare, invoca Giove, mentre il futuro di Cartagine appare incerto nonostante il suo trionfo. La presenza di Iopa e Ascanio introduce un legame tra le due figure principali. L'invocazione "Hélas! Ahimè!" e l'apparizione di spettri, tra cui Ettore, suggeriscono presagi funesti e la presenza di anime tormentate.

I preparativi per la partenza sono in corso. Il dialogo sulla partenza è carico di tensione e di rimproveri: "Tu pars? Sans remords! Tu parti? Senza rimorsi!". L'invocazione agli dei immortali e la richiesta di aiuto ("Dei immortali! Che dico?... Ah! Aiutatemi!") evidenziano la gravità della situazione.

La scena si svolge nei giardini di Didone, sulla riva del mare. Il busto di Enea e il fogliame creano un'atmosfera solenne. La presenza di Plutone e Narbal, e il compimento del giro del rogo, preludono a un sacrificio. Didone, abbracciando il letto con singhiozzi convulsi, invoca Annibale, mentre le grida di orrore e le parole "È vero? jour d'horreur!" annunciano la tragedia imminente.

La morte di Didone, che ricade e muore, segna il culmine del dramma. Anna cade svenuta accanto a lei, mentre si fa riferimento agli aventi diritto, concludendo questa tragica sequenza.

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