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Il Castello delle Cerimonie: Sfarzo, Tradizione e Realtà nel Cuore di Napoli

Il Castello delle Cerimonie, uno dei programmi più popolari e longevi di Real Time, torna con la sua settima stagione. Questo docureality racconta le iperboliche celebrazioni organizzate dalla famiglia Polese presso la loro tenuta Grand Hotel La Sonrisa a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli. Luogo ormai entrato nell’immaginario collettivo di tante famiglie partenopee che desiderano ambientare tra i lussuosi saloni di questo fiabesco e iper kitsch “Castello” contemporaneo, le loro ricorrenze più importanti.

Dai matrimoni ai compleanni, non c’è evento che passi inosservato, grazie all’organizzazione impeccabile e festosa dei gestori Donna Imma e il marito Matteo Giordano. Quest'anno, l'azienda di famiglia apre le danze con il matrimonio di Noemi e Dennis, già giovanissimi genitori, che hanno finalmente deciso di coronare il loro sogno d'amore con un matrimonio napoletano doc. Nel frattempo, a casa Polese c'è una grande novità: il primogenito di Imma e Matteo e la sua fidanzata sono in dolce attesa del primo - o della prima - erede. Per cui, oltre a seguire le tante nuove e incredibili cerimonie dei loro clienti, c'è da organizzare un sontuoso matrimonio di famiglia, il primo della nuova generazione. Spoiler: è un maschietto, nato i primi giorni d’agosto.

Interno del Castello delle Cerimonie con decorazioni sfarzose

Il Castello delle Cerimonie (15 episodi da 30’) è realizzato da B&B Film per Warner Bros. Discovery. Real Time è visibile al Canale 31 del Digitale Terrestre.

La Storia de "La Sonrisa" e il Fenomeno Televisivo

Le cerimonie si svolgono nel lussuoso Grand Hotel La Sonrisa situato a Sant'Antonio Abate. L'hotel è conosciuto con il nome "Il Castello" per via dell'imponenza della struttura in stile barocco negli arredi, nelle decorazioni, nella tappezzeria. «Dal 1979 in poi su questa vasta area, ove fino ad allora era presente solo un fabbricato rurale, è stata compiuta un’attività edilizia, in assenza di titoli abilitativi o di titoli emessi in maniera illegittima, in violazione delle più elementari norme edilizie ed urbanistiche e della normativa a tutela del paesaggio, che ha portato alla realizzazione di una imponente consistenza immobiliare con lo stravolgimento urbanistico dell’area.»

Il Grand Hotel "La Sonrisa", che Polese definisce "frutto di 200 anni di lavoro della sua famiglia", diventa famoso a livello nazionale nel 2014, con la trasmissione "Il boss delle cerimonie". Già tre anni prima, però, la Procura di Torre Annunziata aveva avuto da ridire su quel sito: secondo i magistrati, a partire dal 1979 "è stata compiuta un’attività edilizia in violazione delle più elementari norme urbanistiche".

«Quando un cliente viene da noi, non chiediamo quale estrazione sociale o fedina penale abbia.» Il programma viene trasmesso anche fuori dall'Italia. «Devo ammetterlo, per me la trasmissione è stata una grande occasione di curiosità e di divertimento. Curiosità «antropologica» per la messinscena di carrozze che trasportano gli sposi, di colombe bianche che prendono il volo, di cantanti neomelodici, di contrattazioni di menù, di cene luculliane [...] e di fuochi d'artificio. Il tutto in un tripudio di paillettes, tacchi che sembrano trampoli, scollature vertiginose e mise improbabili per signore e signori. Divertimento non nell'analizzare uno «spaccato» di vita campana, nel fare facile sociologia, nell'irridere la pacchianeria del tutto. Questa Disneyland del matrimonio, delle prime comunioni, dei compleanni sorprendeva proprio per la nozione stessa di reality. Che non è solo un'invenzione televisiva, un genere; è un'interpretazione della realtà, un modo d'intendere la vita, l'enfasi con cui si fanno le cose.»

Foto d'archivio di Antonio Polese,

Tradizione Familiare e "Accademia della Nzogna"

Donna Imma Polese, figlia del compianto Antonio Polese, insieme a suo marito Matteo, si sono presi cura degli sposi e dei loro invitati, accompagnandoli nella sala della cerimonia e dando il via al sontuoso banchetto nuziale. «Sono i piatti della tradizione, le ricette di zie, nonne, mamme che noi stessi rifacciamo, che nel libro abbiamo affiancato ad aneddoti che hanno segnato il nostro modo di vivere. Per esempio la tradizione dell’infornata di casatielli e pastiere il giovedì santo, che tutte le famiglie della contrada facevano insieme, nell'unico forno a legna disponibile: un tempo era così, si condivideva tutto, era una festa. Come fai a non ricordare con tenerezza certi momenti?»

Alla domanda se in casa si viva in modo "principesco" come al Castello, Imma Polese risponde: «Sì, tutto molto principesco: a me piace che tutto sia curato in ordine, che l’argenteria sia sempre pulita, il corredo pure e ovviamente la tavola. Chi non è napoletano fa fatica a capire, per noi è proprio un modo di vivere: è la tradizione, e la tradizione va mantenuta». Pur riconoscendo che i tempi sono cambiati, Imma sottolinea l'importanza di non dimenticare le origini: «I tempi sono cambiati ma queste origini non vanno mai dimenticate: vanno rispettate e ricordate, perché dobbiamo sapere da dove veniamo».

Il titolo del libro, "Favorite", è la parola chiave di quella che hanno definito l'Accademia della “Nzogna”, cioè lo strutto. Imma spiega: «"Favorite", è la cosa prima che si dice quando arriva una persona in casa e la si fa accomodare a tavola. Una parola che io ho sentito e pronunciato spesso perché casa nostra, specie quando c’era mia mamma, era un porto di mare: ogni ospite doveva sedersi con noi e “favorire”». Matteo aggiunge: «L’Accademia della “Nzogna”, invece, è un po’ una provocazione: tutti la criticano, la criminalizzano quasi, ma la verità è che se ci metti un poco di di 'nzogna tutto è più buono. Mia zia, per esempio, diceva che nel ragù la puntella di ‘nzogna si deve mettere sempre. Da qui l’idea dell’Accademia, che è un insieme di parole che fanno parte della nostra vita (che va dalla a di “addore” cioè profumo e “arricrearsi”, cioè stare bene alla z di “ziti”, la pasta del ragù della domenica)».

Il Natale, come da tradizione, è stato un momento di grande convivialità: «Molto tradizionale, abbiamo preparato le stesse cose di sempre: vigilia pesce e zeppole calde che si devono friggere e mangiare contemporaneamente. E poi scarolella di rinforzo con la giardiniera, sauté di frutti di mare, linguine all’astice, panettone, roccocò, mastaccioli, struffoli. A Natale il re della tavola è stato il piatto che per mio padre non poteva mancare: la gallina mbuttunata (cioè ripiena, ndr). La mattina del 25 dicembre alle sei si mette la pentola sul fuoco con una, due, tre galline». A tavola si riuniscono «Trenta, almeno».

Matteo Giordano, alla domanda se si potrebbe pensare di festeggiare il Natale al ristorante, risponde con fermezza: «Al ristorante? Vuole scherzare? Non esiste. Il Natale è sacro, è la famiglia, il Natale si fa casa, tutti insieme intorno alla tavola».

Immagine della ricetta della gallina ripiena

Controversie Legali e il Futuro de "La Sonrisa"

Oltre 40mila metri quadrati, 50 stanze in stile veneziano, i giardini, gli archi, anche l'eliporto: l'appellativo di "Castello delle Cerimonie", il Grand Hotel "La Sonrisa" se l'è certamente guadagnato sul campo. Tuttavia, la struttura è stata al centro di diverse controversie legali. Il sequestro del 2011 e la successiva confisca del 2016 sono stati dovuti a una lunga serie di abusi edilizi realizzati a partire dal 1979. La confisca riguarda gli immobili e i terreni su cui sorge la struttura ricettiva. In pratica l'hotel era stato edificato senza le necessarie autorizzazioni.

Con la sentenza emessa nel 2016 dal Tribunale di Torre Annunziata vennero condannati a un anno di reclusione (pena sospesa) i coniugi Rita Greco, morta nell'Augusto 2020 a 80 anni, e Antonio Polese deceduto all'età di 80 anni, il primo dicembre 2016, e Agostino Polese, fratello di Antonio, che rivestiva la carica di amministratore della società. La sentenza di primo grado venne però riformata in parte, dalla Corte d'appello di Napoli e da ieri è passata in giudicato, con il pronunciamento della Cassazione che ha anche sancito la prescrizione dei reati contestati agli indagati.

Ora due sono le opzioni a disposizione dell'amministrazione comunale: demolire La Sonrisa o utilizzarla, ma solo a scopi di pubblica utilità. Tra le ipotesi, tenere aperta la struttura ricettiva affidandone la gestione a privati, mediante un bando pubblico che escluda gli attuali proprietari. Il Comune potrebbe ricavarne un fitto da destinare a scopi di pubblica utilità. “La Sonrisa”, resa celebre da un reality che mostrava le sfarzose cerimonie ospitate, dà lavoro a circa 200 famiglie- stagionali, fissi, indotto, oggi con un futuro incerto davanti.

Una GRANDE novità per la famiglia Polese, la cicogna sta arrivando! | Il Castello Delle Cerimonie

La gestione della struttura è passata in capo alla figlia, Imma Polese, "donna Imma", e al marito, Matteo Giordano, e il format ha cambiato nome, diventando "Il Castello delle Cerimonie". Nonostante le vicende giudiziarie, la location continua ad attrarre clienti da tutta Italia, pronti a spendere cifre importanti per eventi sfarzosi. Tra questi, non sono mancati volti noti alle forze dell'ordine, come documentato da diverse inchieste giornalistiche e puntate del programma stesso.

Il matrimonio tra i figli dei boss Mazzarella e Giuliano nel 1996, gli eventi legati a Diego Armando Maradona, e il controverso matrimonio di Tony Colombo e Tina Rispoli nel 2019 sono solo alcuni degli episodi che hanno visto "La Sonrisa" come palcoscenico, spesso finendo sotto la lente d'ingrandimento dell'Antimafia e della cronaca giudiziaria.

La ricetta che ha reso possibile questo exploit, come spiega un commentatore, è semplice ed eterna: «attiene a questo desiderio trasversale di trasformare i momenti significativi della propria vita in narrazione, quella delle favole, non delle fiabe, che quel Castello, fuori contesto, incarna e che da Walt Disney in poi è diventato un modo di incasellare la realtà, realtà in cui la favola diventa il mito americano del self made man, e che se dura anche solo per un giorno trova conferma anche nel detto: “Meglio un giorno da leone che uno da pecora”».

Imma Polese e suo marito Matteo Giordano sono stati degli abilissimi traghettatori del loro castello nella realtà, tanto abili da approdare su “Real Time”, con le loro storie di matrimoni, battesimi, comunioni, compleanni e anniversari perché hanno narrato il lato ludico di chiunque, senza distinzioni di censo e di nazione, e ci hanno fatto vedere il nostro mondo senza filtri, anzi accrescendolo, attraverso la loro visione a beneficio delle telecamere.

Diventa evidente come questa fama alla Andy Warhol abbia incrementato il bisogno di chiunque di essere lì, con il proprio corredo di conoscenza, che talvolta racchiude al massimo un mondo neomelodico, quello che ancora pensa possibile che una grande abbuffata, alla Marco Ferreri, e una canzonetta servano a riscattare per un giorno, una vita non proprio smagliante e nemmeno da vetrina. L'ambientazione barocca, lo spazio esagerato, in cui tutto questo mondo vive e prospera, ne hanno fatto una fortezza inespugnabile, dove anche un procedimento giudiziario, prescritto ma esecutivo, assume una rilevanza enorme perché in quello spazio non ci sono solo i Polese con le loro Jaguar, le vacanze a Capri, gli abiti su misura, i gioielli, le polpette e il ragù della domenica, le linguine all’astice e il quartetto d’archi per festeggiare i loro giorni più belli, i pony, le caprette, gli animali, da allevare e poi da macellare per loro e per i loro ospiti di riguardo, le marmellate e le conserve, ma c’è tutto il mondo popolare che fa da cornice, testo e sottotesto alle nostre vite, vite forse più smaglianti, raziocinanti e meno marginali delle loro.

Vista esterna del Grand Hotel La Sonrisa

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