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Il Nibbio Bruno: Un Rapace Opportunista e Migratore

Il nibbio bruno (Milvus migrans), noto anche come Black Kite, è un rapace diurno di medie dimensioni appartenente alla famiglia degli Accipitridi. Si pensa sia la specie di Accipitride più diffusa al mondo, sebbene alcune popolazioni abbiano subìto grossi cali e fluttuazioni drammatiche negli ultimi periodi. Le stime attuali della popolazione mondiale del Nibbio Bruno raggiungono i 6 milioni di soggetti.

Si tratta di un rapace diurno ad abitudini migratorie, caratterizzato da grande agilità e leggerezza nel volo e da notevole opportunismo alimentare. Dal piumaggio color marrone scuro e coda forcuta, si ciba di un ampio spettro di prede che va dagli insetti, ai piccoli roditori ed uccelli, ai pesci, non disdegnando carogne e rifiuti.

Nibbio bruno in volo con la sua caratteristica coda forcuta

Caratteristiche fisiche:

  • Apertura alare: 175-195 cm (alcune fonti indicano 140-150 cm per esemplari più piccoli).
  • Corpo snello, ali lunghe e moderatamente larghe.
  • Coda lunga, che ne facilita l'identificazione in volo, con una forma biforcuta meno accentuata rispetto al nibbio reale.
  • Sessi simili.
  • Testa e nuca chiare spiccano sulle parti superiori complessivamente castano-rossicce.
  • Corpo e parte anteriore dell’ala marron scuri tendenti al rossiccio; remiganti scure con una macchia pallida sulle primarie.
  • Apici alari neri.
  • Spesso è visibile una fascia chiara a livello delle copritrici alari.
  • Coda rossastra a punte scure.
  • Inferiormente la colorazione tende maggiormente al castano-rossiccio.
  • Le copritrici mediane e minori presentano ampie strie vessillari nere conferendo al petto e all’addome un aspetto caratteristico decisamente striato.
  • Quasi inesistente il contrasto tra la colorazione del corpo e delle copritrici sottoalari.
  • Appare subito evidente invece la macchia chiara a livello delle remiganti primarie in netto contrasto con gli apici neri delle stesse e con l’angolo dell’ala (zona carpale) pure scuro.
  • La colorazione della coda appare più grigiastra rispetto alla parte superiore e sono più evidenti le punte nere.
  • Becco nero con cera gialla.
  • Zampe e tarsi gialli.
  • Iride variabile dal giallo al bruno.

Il nibbio bruno è un rapace di medie dimensioni, facilmente riconoscibile in volo per la coda leggermente forcuta. Il piumaggio dell’adulto è omogeneamente bruno opaco, con capo leggermente più chiaro e striature scure diffuse. La coda è biforcuta, usata come timone, ma meno incisiva rispetto a quella del nibbio reale.

Il volo è agile e leggero, spesso volteggiante. In planata tiene le ali orizzontali. Il movimento delle ali è ampio ed elastico, mentre ad ogni battuta il corpo si alza e si abbassa, quasi come in Sterna, e il capo è tipicamente tenuto leggermente abbassato. Quando rotea, mantiene le ali praticamente a livello o leggermente arcuate e, con bordi quasi paralleli e “mano” piuttosto larga (sei “dita” di solito ben visibili), in planata, l’articolazione carpale è ancora più decisamente spinta in avanti e la mano piegata all’indietro.

Schema del volo del nibbio bruno in planata

Distribuzione e Habitat:

Predilige ambienti temperati e mediterranei, con zone collinari, vallate boscose, talvolta terreni bassi e in aperta campagna con alberi sparsi. Mostra una spiccata preferenza per la vicinanza di laghi, stagni, fiumi e zone umide in generale, mostrando una certa indifferenza al disturbo antropico presso queste aree. Si nutre spesso presso discariche dove ricerca sia ratti che, soprattutto, avanzi di cibo. Preferisce aree a quote basse e medio-basse, oltrepassando raramente i 700-1.000 m.

La specie è distribuita, con sottospecie diverse, in gran parte dell’Eurasia, ad eccezione delle latitudini più settentrionali, quindi in Australia ed anche in gran parte del continente africano, dove risulta molto diffuso. In Europa è principalmente legato ad ambienti mediterranei e temperati, mentre diviene più scarso verso nord, dove raggiunge la Scandinavia meridionale. Le popolazioni europee sono migratrici e svernano nell’Africa transahariana, tranne che per contingenti ridotti che trascorrono l’inverno in Francia, Spagna ed Italia meridionale.

In Italia il Nibbio bruno è distribuito diffusamente lungo la fascia prealpina, soprattutto nei pressi dei grandi laghi, e nella Pianura Padana occidentale, in particolare lungo il corso dei grandi fiumi. La popolazione nidificante in Italia è complessivamente stabile e stimata in 1694-2276 individui. In Lazio è presente da marzo ad agosto, con una consistenza numerica stimata in circa 150 coppie. In Sardegna compare regolarmente durante i passi primaverile (marzo-maggio) ed autunnale (agosto-settembre), ma non si hanno prove di nidificazione.

Mappa di distribuzione del nibbio bruno in Europa

Alimentazione:

Il nibbio bruno è un cacciatore opportunista. Si nutre di piccoli mammiferi, carogne, uccelli di piccole dimensioni, rane e pesci. Con il Nibbio Reale divide le abitudini spazzine e necrofaghe: è facile poterlo osservare negli immondezzai o presso animali morti. Sfruttano il fuoco per andare a caccia: piccoli uccelli, mammiferi e rettili diventano il bersaglio del “Black Kite”.

Dagli studi condotti dal 2011 al 2017 da zoologi dell’Università di Penn State Altoona (Stati Uniti), è emerso che in Australia, alcune specie di falco, tra cui il nibbio bruno, appiccano incendi deliberatamente per catturare le prede spaventate dalle fiamme. Questo insolito comportamento nasce da esperienze passate e poi meccanizzate dalle generazioni future in “stimolo risposta”. È improbabile che i rapaci appicchino il fuoco, ma naturalmente sfruttano incendi già avviati, ghermiscono ramoscelli in fiamme e li lasciano cadere sulle sterpaglie e arbusti di zone da loro individuate, come potenzialmente ricche di prede. Alcuni racconti citano che questi uccelli possono sfruttare falò accesi dall’uomo inizialmente usati per cucinare, rubando materiale in fiamme e appiccando focolai in zone diverse.

Il black kite può cacciare piccoli mammiferi o nutrirsi di insetti; spesso, se la zona lo permette, si accontenta di ciò che trova nell’immondizia e nelle discariche. Dipende molto meno dalla carne di animali morti, come viceversa accade a un suo stretto “cugino”, il nibbio reale.

Riproduzione:

La deposizione delle uova avviene in aprile-maggio, in numero di 2-3 (1-4). La covata varia da 2-3 o da 1-5 uova. Il tempo di covata è da aprile a giugno, con un diametro del nido di 50 - 100 cm. Le uova vengono tenute in caldo soprattutto dalle femmine per 30 - 35 giorni (alcune fonti indicano 31-32 giorni). La femmina viene alimentata dal maschio durante l'incubazione delle uova nelle prime tre settimane successive alla schiusa. I pulli restano al nido per 42-45 giorni, e vengono accompagnati dai genitori per altri 40-45 giorni dopo l'involo.

I partner si ritrovano nel territorio anno dopo anno e le coppie si mantengono stabili. Nidifica isolato, raramente in colonie lasse. Il nido viene costruito sugli alberi, al bordo di un bosco o su un albero isolato, raramente su rocce e manufatti di vario tipo (piloni, torrette ecc.). Sia il maschio che la femmina costruiscono il nido, ad un'altezza di circa 8-15 metri da terra, a piattaforma, con rami secchi di varie dimensioni, terriccio, escrementi, carcasse di animali, cartacce, pezzi di plastica, ninnoli vari. Ogni anno viene costruito un nuovo nido.

Uova di nibbio bruno nel nido

Fattori di minaccia e stato di conservazione:

Il nibbio bruno è considerato una specie rara a livello regionale e nazionale, ma non minacciato a livello europeo e mondiale. Uno dei fattori di minaccia per la specie è dovuto alle sue abitudini alimentari necrofaghe, che lo rendono vulnerabile ai veleni e alle contaminazioni da accumulo di pesticidi. Fenomeni di mortalità ittica conseguenti a gravi casi di inquinamento delle acque possono aver favorito la specie a livello locale, ma sono ancora poco noti gli effetti negativi derivanti dall’accumulo degli agenti inquinanti.

Tra le altre cause di diminuzione vanno ricordate la persecuzione diretta come bracconaggio e la morte per impatto contro i cavi dell’alta tensione. I fattori di criticità per la specie sono costituiti dalla distruzione delle formazioni boschive, in particolare di quelle mature e dalla trasformazione dei pascoli in colture agricole intensive; dalla distribuzione di bocconi avvelenati; da uccisioni illegali; dalla contaminazione da pesticidi e metalli pesanti; dalla diminuzione di risorse trofiche; dal disturbo antropico durante la nidificazione.

Il nibbio bruno, inserito nell’allegato 1 della Direttiva "Uccelli" 79/409/CEE, è una SPEC 3 (Species of European Conservation Concern), cioè una specie le cui popolazioni non sono concentrate in Europa, ma che godono di uno sfavorevole stato di conservazione. È inoltre inserito nella Lista rossa nazionale (LIPU e WWF 1999) come specie vulnerabile. La popolazione nazionale viene stimata in 700-1200 coppie.

Recenti studi hanno evidenziato un aumento degli attacchi verso l’uomo da parte dei Black kite in zone con alta densità di popolazione e scarse condizioni igieniche, o durante il periodo di riproduzione e protezione dei giovani nidiacei. Gli attacchi avvengono quasi esclusivamente quando ci si avvicina alle zone di nidificazione, sferrando attacchi che vengono da dietro. La vicinanza degli esseri umani mentre gli animali si nutrono abbassa la loro paura nei confronti dell’uomo, per il fatto che sono già ricompensati a livello alimentare. È stato accertato che anche i nibbi bruni, come ogni genitore premuroso, diventa più aggressivo quando qualcuno si avvicina al loro nido in presenza delle uova o dei piccoli.

terlago #9 con nibbio bruno e tarabusino

Ibridi:

Recentemente sono stati segnalati ibridi in natura in Lazio con poiana (Buteo buteo), con nibbio reale (Milvus milvus) in Basilicata, oltre a coppia mista in Sicilia sempre con Nibbio Bruno.

Nibbio bruno e poiana a confronto

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