Il matrimonio è da sempre un rito intenso, spettacolare, romantico che celebra l’unione di due persone attraverso gesti e simboli che variano da cultura a cultura. Ogni epoca ha avuto le sue usanze sia dal punto di vista dello stile e degli abiti sia per quel che riguarda le scenografie e le tradizioni da rispettare. Le nozze in epoca greco-romana avevano regole ben precise, non erano mai celebrate per amore, ma per convenienza, per questo combinate dai parenti.
La cerimonia era caratterizzata da un primo incontro tra lo sposo e la sposa con la pronuncia delle formule rituali matrimoniali che stabilivano un contratto tra i due. L’evento proseguiva con un sacrificio agli dei, il banchetto nuziale e terminava con l’accompagnamento della moglie dalla casa paterna a quella del marito. Tutti gli invitati alla festa, attraverso un corteo festoso illuminato da antiche fiaccole nuziali, partecipavano con canti e balli a questo passaggio degli sposi verso una nuova vita di coppia.

Il matrimonio romano: tipi e formalità
Il matrimonio romano era un'istituzione complessa, con diverse forme e implicazioni legali. Esistevano tre tipologie principali di nozze: la confarreatio, la coemptio e l'usus.
La Confarreatio
La confarreatio era la forma di matrimonio più antica e solenne, praticata soprattutto nell’ambiente aristocratico. Il termine deriva da cum farreo, ovvero “col farro”: nel momento cruciale della cerimonia, i due coniugi prendevano un boccone da una focaccina di farro, sacrificando la restante parte su un braciere, in onore a Giove. Era un rito religioso presieduto da un importante sacerdote.
La Coemptio
Come indica il nome (cum emptio, “con acquisto”), si trattava di un matrimonio per acquisto a tutti gli effetti. Durante la cerimonia, avveniva una specie di vendita simbolica della sposa, con tanto di bilancia. Davanti a cinque testimoni, lo sposo si metteva di fronte al pesatore, che reggeva la bilancia, e pronunciava la frase: “Io dico che questa mater familias è mia per diritto dei Quiriti e mi sia comprata con questo bronzo e con questa bronzea bilancia”. Dopo, percuoteva la bilancia con un pezzo di bronzo grezzo, che consegnava poi alla donna stessa. Così, aveva comprato la donna.
L'Usus
Infine l’usus, il tipo più informale di matrimonio cum manu, era il matrimonio per mutuo consenso e con prove di una convivenza estesa. La convivenza doveva durare almeno un anno tra i due coniugi sotto lo stesso tetto per poi decidere se sciogliere o continuare l’unione.
Giuridicamente, la donna era considerata inferiore al marito, allo stesso livello dei figli che lei stessa avrebbe generato o di quelli che il marito già aveva.

Matrimoni Sine Manu e Conubium
Assai più diffusi erano infatti i matrimoni sine manu, nei quali l’uomo, al contrario dei precedenti tipi - pur derivando dall’usus -, non aveva alcun vero potere sulla donna. Perché un matrimonio fosse considerato un giusto matrimonio (iustum matrimonium), ovvero corretto per l’etica e riconosciuto dalla legge romana, era necessario che i due sposi fossero in possesso del conubium: vale a dire, la compatibilità sociale dei due sposi.
Perché il matrimonio cum manu non avvenisse automaticamente, e impedendo anche l’acquisizione della manus da parte dell’uomo, esisteva una via di fuga.
I riti e i simboli del matrimonio romano
Il rito matrimoniale iniziava al mattino delle nozze con la vestizione della sposa con una tunica bianca senza orli. Il viso veniva coperto da un velo color arancione fiammeggiante, il cosiddetto flammeum, e in testa le veniva deposta una corona di maggiorana e verbena o di fiori d’arancio.
Prima del matrimonio, vi era ovviamente il fidanzamento. L’acconciatura matrimoniale consisteva in sei crines, ovvero sei trecce, simbolo di purezza e castità. I capelli erano pettinati, in questa particolare occasione, con l’hasta caelibaris, ossia con una lancia (o una punta di lancia).
Durante questo giorno, la donna doveva lasciare presso la casa paterna tutto ciò che l’aveva accompagnata nella vita infantile: la Lunula, un particolare talismano a forma di falce di Luna crescente, che riceveva nove giorni dopo la nascita; bambole (solitamente in legno, o terracotta, anche se ne esistono alcuni esemplari in avorio); palle da gioco; reticelle per i capelli; i “reggiseni” (strophia).

La cerimonia e i presagi
Questi riti cominciavano all’alba. Consistevano principalmente nell’accurata osservazione del volo degli uccelli e l’ascolto del loro canto, per assicurarsi che gli Dei fossero favorevoli all’unione. Potevano anche manifestarsi dei cattivi presagi. In tal caso, la cerimonia veniva interrotta. Si trattava però di presagi rarissimi, come un uragano o un terremoto.
Una donna anziana, sposatasi solo una volta, conduceva gli sposi di fronte a un altare, decorato di ghirlande di fiori, e presso questo accendeva un fuoco. La donna quindi prendeva le mani destre dei due sposi e le poneva una sull’altra. Con l’altra mano le offriva un tizzone ardente.
I due sposi si univano in matrimonio davanti ai testimoni e ai partecipanti e si scambiavano promesse e insieme offrivano un sacrificio agli dei per ottenere protezione per la loro unione.

Il corteo nuziale e le fiaccole
Al termine della celebrazione si festeggiava l’evento con un sontuoso banchetto al termine del quale partiva il corteo nuziale. La sposa veniva presa per il polso e trascinata, come se fosse stata rapita, su un carro guidato da cavalli o da muli o da buoi a seconda delle possibilità economiche della famiglia. A guidare gli invitati verso la casa dello sposo erano amici e parenti che cantavano, ballavano e suonavano per le strade della città per rendere partecipe tutta la comunità a tale avvenimento.
La sera, dopo le nozze, la sposa salutava la sua famiglia. Questa cerimonia prende il nome di deductio uxoris. La sposa doveva ungere gli stipiti delle porte per allontanare gli spiriti maligni.
Il rito comunitario, che prevedeva il trasferimento della sposa verso la casa del marito, coinvolgeva tutto il paese. Durante il tragitto c’era chi portava dei doni, chi il corredo, tutti partecipano alla festa uscendo fuori dalle loro case. Le vie della città si illuminano e l’intera comunità diventava testimone dell’unione tra l’uomo e la donna.
La teda: l’albero delle antiche torce
Le antiche fiaccole nuziali erano un elemento fondamentale durante i riti sacri e quelli del matrimonio perché servivano a illuminare gli eventi che si concludevano o si svolgevano di notte, quando ormai la giornata era giunta al termine. Venivano portate a mano dai partecipanti alla cerimonia per far luce sulla strada che dalla casa della sposa conduceva fino a quella dello sposo, dove i due prendevano dimora come marito e moglie.
Per realizzarle si utilizzavano i rami della teda, un pino selvatico molto resinoso che era considerato il più adatto per creare una fiamma splendente capace di durare a lungo, fino alla conclusone del rituale. Il termine con cui si indica quest’albero è utilizzato spesso, ancora oggi, proprio come sinonimo per definire un esemplare arcaico di torcia.
Un corteo danzante invitava a unirsi all’allegria contagiosa e le antiche fiaccole nuziali avevano un’importanza fondamentale non solo perché servivano a far luce durante il cammino, ma anche perché simboleggiano l’importanza del matrimonio. La quantità di torce accese indicava quanto erano sfarzose le nozze, definendo il valore, lo status sociale degli sposi e l’importanza che avrebbero avuto all’interno della società.

La prima notte di nozze e i suoi significati
Nel frattempo, veniva preparato il talamo (lectus genialis, nome derivato dal genius personale dell’uomo). A dispetto di quello che si può pensare, per le coppie romane era normale dormire assieme nello stesso letto. Tuttavia, in epoca imperiale, tra le famiglie più abbienti, si era diffusa l’abitudine di dormire in stanze separate.
L’indomani mattina, la sposa doveva offrire il primo sacrificio alle divinità domestiche della sua nuova dimora (lari e penati). Alla sera, si teneva un nuovo banchetto (repotia).
La Prima Notte di Nozze nell’Antica Roma Non Era Amore — Ecco Perché
La prima notte di nozze, anche in epoche più recenti, è stata un momento carico di aspettative, ansie e significati sociali. Sebbene il contesto romano differisse notevolmente da quello moderno e ottocentesco, l'idea di un passaggio cruciale nella vita della coppia era presente.
In Francia, tra il XIX e l'inizio del XX secolo, la prima notte di nozze era spesso un incubo per le giovani spose, segnata da aspettative familiari, religiose e sociali. Era una prova durante la quale le donne dovevano dimostrare la loro verginità e gli uomini la loro virilità, a volte sfociando in una violenza perpetrata ai danni di spose ignare in nome del dovere coniugale imposto dalla morale cattolica e da una società patriarcale. Il trauma era aggravato dall'ignoranza delle giovani spose, chiamate in modo dispregiativo "oche bianche".
A partire dalla seconda metà dell'Ottocento, tuttavia, alcuni autori, come Guy de Maupassant in Une Vie, finalmente demistificano l'idillio, descrivendo l'ansia e il disagio della giovane sposa. Bisogna tenere a mente che nella Francia del XIX e dell'inizio del XX secolo gli sposi dovevano aspettare la cerimonia per consumare la loro unione, ma in pratica la regola vigeva solo per le donne. La morale imponeva loro di arrivare vergini al matrimonio, mentre gli uomini di solito avevano già avuto rapporti con prostitute o amanti. Rimane però ancora a lungo l'ossessione per la verginità femminile, che rivela il desiderio del marito di controllare il corpo della moglie.
Le giovani ragazze si ritrovavano in un matrimonio, spesso combinato, con un estraneo che veniva presentato loro come l'iniziatore di un rito di cui non sapevano nulla. Un "educatore" che alcuni medici invitavano, a volte invano, a essere paziente e premuroso. Non tutte le notti di nozze però erano uguali. Nelle campagne, era un rito di passaggio collettivo. Parenti, amici e vicini accompagnavano gli sposi in camera da letto, cantando, scherzando e portando loro una zuppa durante la notte per aiutarli a recuperare le forze. I borghesi, invece, preferivano isolarsi. A ogni modo le spose erano vittime di uno "stupro legale".
"Dal punto di vista giuridico e religioso niente obbligava gli sposi ai rapporti sessuali," ricorda Limbada. Ma "il marito deve protezione alla moglie, la moglie obbedienza al marito, precisa l'articolo 213 del codice civile francese, abrogato solo nel 1938. Inoltre, la Chiesa può sciogliere l'unione se non è consumata. Di conseguenza, le donne non avevano scelta se non assecondare le richieste dei mariti". Spesso inconsapevolmente. Il consenso della donna non era certamente preoccupazione dell'uomo di quei tempi.

Imeneo, il dio greco protettore dei matrimoni
Nella mitologia greca è presente la figura del protettore dei matrimoni che viene spesso rappresentato come un bellissimo adolescente che tiene in mano una delle antiche fiaccole nuziali, il suo nome è Imeneo. Secondo la leggenda il figlio di Apollo si innamorò di una fanciulla di Atene, la quale fu rapita insieme ad altre ragazze e allo stesso dio, scambiato per una donna, da un gruppo di pirati. Durante la notte il ragazzo uccise i rapitori e riconsegnò le donne alle loro famiglie e in cambio chiese di poter sposare la giovane di cui era innamorato. Il loro fu un matrimonio felice per questo veniva sempre simboleggiato all’inizio del corteo nuziale, come un buono auspicio. In un poema, il poeta Catullo lo invoca in un canto per le nozze: “o Imeneo Imen, o Imen Imeneo… qui vieni col tuo piede bianco fasciato d’oro: eccitato dall’allegria del giorno, con voce squillante canta gli inni nuziali, batti coi piedi la terra e impugna la fiaccola di pino“.
Tedofori: portatori della teda
La teda, l’antica fiaccola nuziale, è ancora oggi utilizzata quando si fa riferimento ai tedofori, coloro che portano la teda, ovvero la torcia olimpica. Si tratta di personaggi dello sport, atleti che hanno lasciato il segno e che conducono il fuoco sacro da Olimpia, dove i giochi sono nati fino a destinazione, attraversando, in diverse tappe, il pianeta. Tra i più famosi tedofori si ricorda il pugile Muhammad Alì. L’utilizzo delle fiaccole caratterizza ancora i matrimoni, anche nell’epoca attuale. Sono l’ideale per creare un’atmosfera romantica e intima.
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