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L'abito da sposa etico: un trend in crescita per un matrimonio sostenibile

L'abito da sposa sostenibile? Suona quasi come un paradosso. Spesso è un vero e proprio dilemma, quello dell’abito bianco sinonimo tanto di emozione quanto di stress, in chi si approccia al matrimonio. Principesco o minimal, audace o discreto, in pizzo, tulle o seta, o tutti insieme: come mostrarsi in un giorno così fatidico? Ma soprattutto oggi, la decisione si somma alla nodosa questione se sia possibile sceglierlo anche con un occhio di riguardo alla sostenibilità, considerando il fatto che si tratta di una cerimonia con un impatto ambientale non da poco.

Al contrario di chi pensa che sia un’impresa ardua, troppo costosa e poco chic, oggi le opzioni dell’abito da sposa sostenibile (etico e ecologico) ci sono, eccome. Alcune prendono vita dall’upcycling, altre da tessuti naturali controllati, altre ancora dall’infinito know-how di artigiani locali, pensate per essere riutilizzate nelle occasioni speciali. E attenzione, non si tratta di palandrane in canapa riciclata da comune anni '70, anzi.

Organizzare un matrimonio in grande non è, al momento, possibile, a causa delle restrizioni per il Covid, e quindi molte coppie optano per cerimonie più intime. E se provare l’abito “in presenza” è quasi sempre fuori questione, sono molte le spose che riconsiderano l’idea dell’abito da sposa, facendo in molti casi scelte più low-key, e sostenibili, per il loro grande giorno.

Anche il noleggio e l’upcycling sono in crescita, e sembra che le spose siano più consapevoli dell’impatto sull’ambiente di un abito che si indossa una volta sola.

Le alternative per un matrimonio green

A onor del vero, vintage e second hand possono essere una soluzione oggi (per fortuna) molto à la mode, dall'appeal charmant e ricercato. Eppure, è sicuramente legittimo che la sposa possa desiderare un abito da inaugurare per la prima volta nel «Gran Giorno», che nessuno mai abbia indossato prima di lei, e che come si suol dire la faccia sentire unica e inimitabile.

Indossare un abito vintage il giorno della nozze non è solo un modo per prolungare la vita di un capo già esistente, ma anche per sfoggiare un abito davvero unico, ed è quindi una scelta molto speciale. “Queste clienti vogliono fare un acquisto che abbia un significato, indossare qualcosa di unico, un abito con una sua storia per un giorno speciale” , spiega Marie Blanchet, fondatrice e CEO di Mon Vintage. E visto che la scelta è vastissima, è meglio stabilire prima cosa si sta cercando esattamente. Gli abiti anni 60 sono il trend del momento secondo Blanchet, ma altre spose scelgono capi dal glamour “old Hollywood” degli anni 30 o 40. Anche la tuta bianca è molto di tendenza, grazie alla nuova moda del micro-wedding. Cercate uno specialista di abiti vintage che vi aiuti ad adattare il vestito alla vostra taglia, consiglia l’esperta, che aggiunge che è sempre meglio acquistare un abito troppo grande che uno troppo piccolo. Se state cercando invece un abito di seconda mano, cercate su siti specializzati come Still White o Brides Do Good, ma anche su The RealReal e Vestiaire Collective.

abiti da sposa vintage

Negli ultimi anni si è andata affermando la moda degli abiti a noleggio, e non sorprende quindi che sempre più spose scelgano di noleggiare il loro abito da sposa: in fondo, così rispettano la tradizione, perché è ‘qualcosa di prestato’.

Indubbiamente scegliere un abito che “si potrà indossare più e più volte” non fa altro che aumentare le sue credenziali sostenibili, aggiunge Hewitt. Ecco perché la linea Encore di Cecilie Bahnsen- realizzata con materiali di scarto - è un’altra opzione strordinaria, grazie a capi preziosi che potranno essere indossati nel giorno più bello, ma anche in molte altre occasioni (specialmente quando potremo finalmente andare di nuovo alle feste).

Se è vero che normalmente un abito da sposa finisce chiuso in una scatola in fondo all’armadio, a molte spose piace immaginare come dare al loro vestito una seconda vita. La designer Alice Temperley, ad esempio, ha spiegato come usare tinte naturali per modificare completamente un abito da sposa, mentre Wed Studio e Tess van Zalinge trasformano vecchi vestiti in completi dall’appeal moderno da usare tutti i giorni.

upcycling abiti da sposa

Brand e designer all'avanguardia

Ecco una selezione di 10 abiti da sposa per un wedding look green, e immensamente chic.

Stella McCartney

Partiamo da un classicone della nostra epoca della consapevolezza: Stella McCartney è ormai nota per le sue campagne ambientaliste, tanto da erigersi a paladina del lusso eco-friendly. Per questa stagione, nella sua sezione bridal il nostro occhio è caduto su un abito da diva Hollywoodiana in candido bianco tortora, con scollo all’americana impreziosito da cristalli.

Lost in Paris

Passando alle griffe di nicchia, il brand di Sydney Lost in Paris, specializzato in abiti da sposa, è un esempio di simbiosi perfetta tra vintage e novità. Infatti, i ricercati tessuti, con cui vengono confezionati i nuovi modelli dalle sarte dell’atelier, sono recuperati tra i meandri dei mercatini dell’antiquariato di Parigi, ovvero dei cabinets des merveilles a tutto tondo. Marchio di fabbrica è il pizzo secolare, come ad esempio nel modello edoardiano ispirato alle romanticherie artigianali d’altri tempi.

WED Studio

Portavoce di una «moda lenta», WED è un marchio londinese di abbigliamento da sposa e ready-to-wear fondato nel 2019 dai designer Amy Trinh ed Evan Phillips. In primo piano c’è l’arte della sartoria, nello specifico WED ha fatto della tecnica del drappeggio il suo punto di forza, dipingendo un’estetica poeticamente sognante che sprizza chiccheria da tutti i lembi. A ciò si allaccia la maestria del taglio zero-waste, a braccetto con una selezione di tessuti deadstock e materiali riciclati.

Cecile Bahnsen

Direttamente dall'avanguardia sostenibile di Copenhagen, Cecile Bahnsen si posiziona dolcemente tra couture e prêt-à-porter con le sue romantiche silhouettes, fiocchi, volant, e maniche a sbuffo signature. Nella collezione Encore, parte della proposta bridal e realizzata interamente utilizzando il materiale d'archivio delle stagioni passate, abbiamo scovato un delizioso abito bustier a balze leggere come nuvole di panna.

Larimeloom

Nell'atelier indipendente di Larimeloom, in quel di Reggio Emilia, pizzi e chiffon sono ammessi solo se in fibre naturali, nonché tinti con altrettanta cura. Tra la sue molteplici proposte come plasmate da una cascata di miele, troviamo un abito dall'allure sacrale e mistica, quasi a ricalcare la mise di una fluttuante dea celtica.

Reformation

Persegue una politica aziendale a impatto ambientale zero dal 2015, con tanto di trasparenza sull'evoluzione dei propri obiettivi a tema sostenibilità. Il brand di Los Angeles Reformation ha reso la sua sezione wedding, realizzata con tessuti invenduti, la mecca per i gusti più ponderati e minimal, perfetta per chi ricerca una semplicità da cerimonia intima. Come nel caso del modello in seta avorio con corsetto monospalla e spacco laterale.

Leila Hafzi

Al contrario, la designer norvegese Leila Hafzi ha fatto del suo brand omonimo un tripudio di dettagli floreali, tenere balze e lunghissimi strascichi. Oltre al fascino maledettamente romantico, gli abiti si appoggiano a una produzione etica e eco-consapevole, sostenendo l'emancipazione delle artigiane del Nepal e con processi di lavorazione a mano ai minimi livelli d'inquinamento.

Nicole Milano

Anche il brand meneghino Nicole Milano ha lanciato WeDoEco, la sua prima collezione di abiti da sposa 100% sostenibili. Mantenendo il suo tipico stile super zuccherato e maestoso, con tanto di filigrane in vetro riciclato e morbidi drappeggi in taffetà ecologico. Emblema del suo DNA è l'abito a sirena con scollatura a cuore in tessuto mikado eco.

Indiebride London

Chi della sostenibilità ne ha fatto un vero e proprio stile di vita è il brand britannico Indiebride London. Gli abiti sono in fibre naturali come il bambù, la seta e il ramiè e altre fibre sostenibili come il lyocell, confezionati su ordinazione per evitare sprechi di materiale e realizzati a mano dal primo taglio alle finiture.

Anita Dongre

Non solo abiti lehenga e sari, la stilista indiana Anita Dongre con il suo brand omonimo ha allargato la sua proposta bridal al target occidentale, mantenendo la sua visione della sostenibilità come uno strumento di emancipazione. Infatti, sostiene diverse iniziative a beneficio delle sarte nelle zone rurali dall'India e degli artigiani locali, ma anche un programma completo di gestione dei rifiuti plastici e partnership per la tutela delle foreste. Abiti esclusivi, unici, realizzati con preziosi tessuti al telaio a mano e filati biologici: la Sposa Etica CANGIARI è pensata per chi dà valore all’eleganza esteriore e interiore. Ogni abito de La Sposa Etica è una ricerca ispirata dal fascino senza tempo della tessitura al telaio a mano, dalle sue ore di amorevole dedizione, dai ricami plurisecolari che rivivono in chiave contemporanea per impreziosire il tuo giorno più bello: su tutti, il chiacchierino, chiamato così per sottolineare il sapiente lavoro di maestria sartoriale e complicità femminile che per secoli ha accompagnato l’attesa degli eventi importanti.

marchi abiti da sposa sostenibili

Anche se non ha una linea sposa specifica, il brand eco-consapevole Maggie Marilyn dall’inizio della pandemia ha notato un maggior interesse da parte delle future spose per i suoi capi pret-à-porter. “Con tutto quello che sta succedendo nel mondo in questo momento, le spose scelgono un approccio un po’ più discreto, ed è una scelta giovane e moderna”, dice a Vogue la fondatrice del brand, Maggie Hewitt.

Per ogni abito, un albero. Per cucire gli abiti usano tessuti prodotti a Como non solo per la loro qualità, ma anche per cercare di ridurre le emissioni di Co2 normalmente generate da un lavoro analogo prodotto in luoghi dove la manodopera è a basso costo, tagliando i consumi connessi ai viaggi intercontinentali e ai processi di produzione in fabbriche extra UE spesso non regolamentati allo stesso modo. Inoltre, Euphoria ha deciso di investire - nel suo piccolo - nel verde con una curiosa iniziativa: per ogni abito, venduto pianta un albero nel Parco Naturale della Sila con codice di identificazione univoco dedicato alla sposa che lo ha acquistato.

Ricerca dell'Abito da Sposa: 5 errori da evitare - Matrimoni con l'accento - Roberta Patanè

Ma la cosa più importante, alla fine, è ridurre al massimo gli sprechi. "Quello del matrimonio è un momento importante della vita. In anni di lavoro nel settore ci siamo resi conto che in queste fasi di passaggio più che mai è fondamentale circondarsi di persone che condividano la propria gioia: Euphoria nasce con l'idea di favorire e trasmettere piccoli attimi di gioia in ogni momento della scelta, e della progettazione, del proprio abito da sposa. Da qui il nome, dal greco ?u???j?: êu (bene) e phéro (io porto)", ci dice Maria Foti, responsabile del progetto della collezione Euphoria. "Quando abbiamo intrapreso questo percorso, uno dei nostri obiettivi era quello di lavorare solo con filati pregiati, degni di un'occasione speciale. Maria è giovane, 24 anni, e si è messa al lavoro con l'idea di creare abiti per ragazze come lei: "Realizziamo abiti da sposa perché sono rimasti uno dei pochi prodotti dei nostri tempi fatti di pura meraviglia: realizzati su misura con tessuti, tecniche e tempi di produzione riservati ormai unicamente all'haute couture. E danno, almeno una volta nella vita, la possibilità di indossare un'incredibile opera d'arte e d'artigianato fatta su misura, frutto della maestria dell'alta sartoria italiana, tramandata di generazione in generazione".

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