Daniel Wedi Korbaria, scrittore eritreo e panafricanista, è nato ad Asmara nel 1970 e vive e lavora in Italia dal 1995. Con i suoi libri, articoli e saggi pubblicati online e tradotti in inglese, francese, tedesco e norvegese si è battuto per offrire una voce alternativa ai racconti dei media mainstream italiani ed europei sull'immigrazione e il neo colonialismo.
Si è occupato a lungo di teatro e negli ultimi anni ha collaborato con molte riviste scrivendo articoli, saggi e inchieste con focus principalmente sul tema immigrazione. Panafricanista e non allineato all’ideologia dominante, fortemente critico nei confronti delle Ong e grande amante della sua cultura, Daniel è una voce erudita e fuori dal coro, che merita di essere ascoltata attentamente per la profondità dei suoi discorsi e per la sua testimonianza di grande uomo di cultura africana.

"Mother Eritrea": Un Viaggio nella Storia e nell'Anima dell'Eritrea
Nel 2019 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Mother Eritrea", edito dalla casa editrice toscana La Vela. Un romanzo che è un viaggio nella Asmara degli anni settanta, ancora sotto l’occupazione dell’Etiopia, per rivivere la quotidianità di una famiglia poverissima, dei loro luoghi, delle loro speranze, della loro umanità, della loro fede. Un romanzo che è microstoria pura, una lettura per comprendere dinamiche che troppo spesso tendiamo ad omologare, per pigrizia o necessità, dietro la sola parola Africa.
La storia si svolge durante la trentennale guerra di liberazione, dal 1961 al 1991, con una ripresa dal 1998 al 2000, che ha visto contrapposte l’Etiopia, in veste di aggressore, e l’Eritrea, combattente per la sua liberazione, dapprima durante la monarchia di Hailé Selassié e poi nella dittatura di Menghistu Hailè Mariam, ma il racconto rivela anche ampi squarci storici del passato colonialismo italiano. In particolare c’è un richiamo alle leggi razziali, al madamato e alla riduzione di molte ragazzine allo stato di meri oggetti di piacere, un vero e proprio colonialismo sessuale.
Il romanzo si rivela molto interessante, disseminato di titoli di film e canzoni degli anni ‘70-’90 che ce lo rendono più vicino e di espressioni in tigrigna e amarigna, che via via che si legge diventano familiari. Dunque, non è solo l’argomento ma il modo di narrare che attira il lettore fino all’ultima pagina, con un andamento cinematografico serrato e incalzante.

Il libro mette in evidenza, una volta di più, come non è la ricchezza di una Nazione a determinare la felicità di un popolo, ma sono i rapporti tra le sue genti e l’alimentazione delle sue tradizioni, che si tramutano di generazione in generazione, a creare la vita e dare luce alla speranza. Un lavoro straordinario, commovente, che induce alla riflessione sul valore della vita, sul valore di ogni vita.
L'Impegno Civile e la Critica al Mainstream
Nel 2022 ha pubblicato il saggio d'inchiesta "Inferno Immigrazione". Di prossima pubblicazione (2024) il suo romanzo sul colonialismo italiano in Eritrea.
Daniel Wedi Korbaria si è battuto per offrire una voce alternativa ai racconti dei media mainstream italiani ed europei sull'immigrazione e il neo colonialismo. Critico nei confronti delle Ong, ha denunciato come le ambasciate occidentali abbiano smesso di concedere visti, rendendo difficile per le famiglie ricongiungersi. Parla per esperienza personale, avendo difficoltà a far venire in Italia sua madre.
Ha vissuto esperienze dolorose, come la censura subita dalla CGIL di Catania nel marzo 2024, dove era previsto come relatore per l'iniziativa "L'Africa e l'Occidente". Successivamente, nell'aprile 2024, è stato diffamato pubblicamente durante un convegno del Partito Democratico a Milano, intitolato "Eritrea, un popolo in prigione".

Wedi Korbaria critica l'approccio del Partito Democratico, che ha permesso a giornalisti di attaccarlo senza contraddittorio, semplicemente per le sue idee divergenti sull'Eritrea e sull'immigrazione. Tra i giornalisti che lo hanno criticato, cita Luca Casale, Massimo Alberizzi e Paolo Lambruschi, contestando le loro precedenti pubblicazioni e dichiarazioni, considerate diffamatorie e prive di fondamento.
In particolare, denuncia come Paolo Lambruschi, giornalista di "Avvenire", abbia confessato di aver allertato Don Mussie Zerai, figura legata al traffico di migranti, scoprendo che Wedi Korbaria lavorava come mediatore culturale presso la CIES. Questo ha portato alla perdita del suo lavoro, un fatto che lo ha scosso profondamente, definendolo un atto contrario alla carità cristiana.
Lambruschi ha inoltre affermato falsamente che la CIES avesse denunciato Wedi Korbaria per la sua professionalità, mettendo a rischio i migranti. Un controllo al Tribunale giudiziario di Piazzale Clodio ha rivelato che non esisteva alcuna denuncia a suo carico.
Wedi Korbaria ha anche raccontato di una giornalista milanese, area PD, che inizialmente si era offerta di fornire una registrazione audio del convegno, utile per procedere legalmente contro le diffamazioni, ma che in seguito si è ritirata, lasciandolo senza prove concrete.
L'IMMIGRAZIONE VISTA DALL'AFRICA: INTERVISTA A DANIEL WEDI KORBARIA
Il Colonialismo Italiano e le Sue Conseguenze
Il romanzo "Mother Eritrea" e i suoi scritti in generale offrono uno sguardo critico sul colonialismo italiano in Eritrea. Wedi Korbaria denuncia come il colonialismo italiano abbia reso l'Eritrea una prigione per migliaia di ragazze, ridotte a schiave e costrette alla prostituzione per sopravvivere. Il "madamato", una forma di concubinaggio, veniva presentato come un matrimonio, ma in realtà nascondeva la realtà di tenutarie di bordelli.
Viene citato il regio decreto-legge 880 del 1937, che perseguiva il madamato con severe sanzioni, ma che non impedì la sofferenza di molte donne, abbandonate dai loro "sposi" italiani. La nascita di quarantamila meticci in mezzo secolo di colonialismo fu un fenomeno che suscitò dibattiti accesi in Parlamento, con la tendenza a considerarli non cittadini ma sudditi, destinati alla degenerazione secondo il "Manifesto della razza".
Wedi Korbaria critica gli autori italiani che narrano la storia coloniale da un solo punto di vista, quello del colonizzatore, definendo gli italiani "brava gente". Porta l'esempio del generale Amedeo Guillet, celebrato come eroe del colonialismo italiano, dimenticando le gesta di eritrei come Zeray Deres, che protestò contro il fascismo e fu imprigionato e ucciso.
La storia si ripete con gli stranieri occidentali invitati dall'imperatore Hailé Selassié, assetato di investimenti economici. L'Eritrea si riempie ancora una volta di meticci, quasi mai riconosciuti dai padri, ragazzi che vivono con un vuoto incolmabile e un equivoco identitario.

Il romanzo "Mother Eritrea" esplora la vita miserabile delle periferie asmarine, svuotate dagli uomini impegnati nella guerriglia e piene di donne e bambini. Le donne sono costrette a prostituirsi per sopravvivere, ma i pochi soldi guadagnati non bastano a soddisfare la fame dei figli. La durezza della vita porta la madre a usare punizioni corporali per preservare i figli dal disonore e dalla tentazione di rubare.
La fame è un leitmotiv ossessivo nel romanzo, con sogni di fantasiose scorpacciate contrapposti alla realtà di scarti alimentari o cibi deteriorati. I ragazzi rubano nelle mense dei preti e dei collegiali, e fanno man bassa delle merende dei ragazzi più ricchi, sapendo che la madre non li avrebbe rimproverati.
Nonostante le difficoltà, la resilienza degli asmarini è forte. I film, fonte di sogni e speranze, sono un rifugio. I coloni italiani avevano lasciato cinema che proiettavano film western, kungfu e melodrammi indiani, mantenendo nei cittadini un embrione di giustizia, diritti e pace.
La vita complicata viene interrotta dalla convivenza della madre con un soldato etiope, che pretende di far loro da padre e di insegnare loro l'educazione a suon di busse e maltrattamenti. I ragazzi non comprendono le ragioni della madre, che cede al volere del soldato sapendo quante donne sono state uccise per essersi sottratte, e lui sembra volerle bene.
I dissidi con lo pseudo-patrigno e l'impossibilità di proseguire la scuola ad Asmara, pressata dall'avvicinarsi del fronte eritreo, li porta ad Addis Abeba. Falsificano i lasciapassare, comprando i biglietti aerei con i soldi guadagnati dal lavoro di grafico e illustratore di cartoline di Yoni, procuratogli da suor Angela, una sorta di angelo custode.
La presentazione del romanzo ha messo in luce un certo sapore dickensiano, con i due fratelli che assomigliano ai poveri trovatelli sfortunati, ma che possiedono la stessa verve e volontà caparbia di cavarsela, con uno sguardo innocente sul mondo.
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