In italiano è uso corretto scrivere il cognome sempre dopo il nome proprio di persona, con la sola eccezione dei casi in cui sia indispensabile o logica l'anteposizione per evidenti motivi di praticità nella ricerca, come negli elenchi alfabetici, dove tuttavia il cognome dovrebbe essere separato dal nome da una virgola (ad esempio: Rossi, Mario).
Le più antiche testimonianze sull'uso di nomi di famiglia o cognomi sarebbero rintracciabili nella Cina antica: l'uso dei cognomi cominciò all'epoca dell'imperatore Fu Hsi, intorno al 2852 a.C., consentendone la trasmissibilità in via testamentaria per parte materna. La sua amministrazione standardizzò il sistema di nomi al fine di facilitare il censimento, e l'uso delle informazioni del censimento.
In Giappone e in Tibet l'uso dei cognomi fino al XIX secolo non era frequente, tranne che tra i membri dell'aristocrazia.
Una dimostrazione, ancora più evidente, che i cognomi non sono universalmente in uso si registra (oltre che fra i più anziani tibetani) in particolare negli abitanti dell'isola di Giava: spesso non li usano. Basta ricordare personaggi politici indonesiani come i capi di governo Sukarno, Suharto, Wilopo e molti membri delle famiglie reali dei Sultanati. Tale condizione dipende dall'appartenenza ad alcune etnie indonesiane: non hanno cognome i giavanesi e i sundanesi, mentre sembra che altre etnie come quella bataknese, minangnese, manadonese, ambonese, ecc. e alcuni cinesi indonesiani pongono il cognome come firma, usando la denominazione del proprio clan.
Nell'antica Grecia, durante alcuni periodi, l'identificazione formale normalmente includeva il luogo d'origine. In altri periodi anche i nomi dei clan e i patronimici ("figlio di") erano comuni. Ad esempio, Alessandro Magno era conosciuto come Eraclide (come discendente presunto di Eracle) e dal nome dinastico Karanos/Caranus, che si riferiva al fondatore della dinastia alla quale apparteneva.
Dopo la caduta dell'Impero romano, ogni persona veniva identificata dal solo nome personale, di cui venivano usati vezzeggiativi in ambito familiare. A seguito della grande crescita demografica avvenuta in Europa tra il X secolo e l'XI secolo, divenne sempre più complicato distinguere un individuo da un altro usando il solo nome personale.
Tra le principali difficoltà nell'individuare correttamente una persona e registrarla dev'essere considerata la condizione, tipica dell'epoca medievale, di chi fuggiva dallo status di servo rurale per vivere in città: ci si registrava nelle corporazioni municipali fornendo il nome e la provenienza (Montanaro, Dal Bosco, ecc.) oppure un nomignolo originato da un pregio o difetto fisico (Gobbo, Rosso, Mancino, ecc.), oppure un mestiere (Sella, Ferraro, Marangon, ecc.) oppure l'indicazione del padre e della madre (es. Si rese così nuovamente necessario identificare tutti gli individui appartenenti alla medesima discendenza con un altro nome.
Si diffuse in tal modo in Europa, proprio verso il XII secolo, il cognome moderno, che poteva essere originato da una caratteristica delle persone, come, ad esempio, la loro occupazione, il luogo d'origine, lo stato sociale o semplicemente il nome dei genitori: "Rossi" (il cognome più diffuso in Italia) potrebbe far riferimento al colorito della carnagione o dei capelli di qualche antenato; "Fiorentini", probabilmente, la provenienza originaria di Firenze, "Di Francesco" potrebbe indicare "figlio di Francesco".
In Italia, l'uso dei cognomi è, inizialmente, una prerogativa delle famiglie feudali.
I cognomi non sono universalmente in uso. In particolare, i tibetani e gli abitanti dell'isola di Giava spesso non ne utilizzano; fra le persone note che non avevano un cognome vi furono Suharto e Sukarno. Analogamente, in parte dell'Africa (Eritrea ed Etiopia) i cognomi non esistono.
L'Islanda è l'unico paese dell'Europa occidentale dove in luogo del cognome è in uso il patronimico. In Islanda ogni persona assume come cognome il nome del padre seguito dal suffisso -son se maschio, -dottir se femmina. Quindi solo i fratelli maschi o le sorelle femmine avranno cognome uguale fra loro, mentre nella stessa linea di fratelli e sorelle ci saranno due cognomi.
Anche in Russia viene utilizzato, prima del cognome, il patronimico, una sorta di secondo nome, derivato dal nome del padre. Per fare un esempio con un nome noto, Sergej Vasil'evič Rachmaninov è composto dal nome proprio, dal patronimico (letteralmente "figlio di Vasilij") e infine dal cognome.

La maggior parte dei cognomi irlandesi si sono formati con la particella gaelica irlandese Ó, che indica la discendenza da un comune avo capo di un clan in Irlanda. L'Ó gaelico irlandese, in gran parte anglicizzato in O', è stato in seguito in una buona parte dismesso.
In generale, nel mondo è comune per le donne cambiare il proprio cognome con quello del marito dopo il matrimonio e trasmettere ai figli il cognome del padre.
In Spagna e nei paesi ispano-americani i figli assumono sia il primo cognome del padre sia il primo della madre, eccetto che in Argentina, dove i figli assumono solo il cognome paterno.
Alcune nazioni non permettono che la moglie mantenga un cognome diverso da quello del marito. Altre nazioni permettono di mantenere il cognome da nubile, ma il cambio è in qualche modo suggerito o incentivato. Altre nazioni ancora permettono l'opposto, cioè che l'uomo prenda il cognome della moglie, per esempio in Giappone e Germania, dove entrambi i coniugi possono cambiare cognome.
In Ungheria le donne sposate hanno diverse possibilità di scelta; una di queste addirittura permette di sostituire il proprio nome e cognome con il cognome e il nome del marito seguiti dal suffisso -né; ad esempio, la moglie di un uomo di nome János Szabó (o Szabó János, nell'ordine ungherese che pone prima il cognome) è chiamata Szabó Jánosné.
In genere nei paesi slavi la moglie assume il cognome del marito. Siccome i cognomi si dividono tra cognomi invariabili per genere e cognomi che sono declinati come aggettivi, segue che, sebbene la moglie assuma il cognome del marito, il cognome può essere leggermente diverso. Un esempio di questi cognomi è Kowalski (al maschile, padre e figli) che diventa Kowalska (al femminile, per moglie e figlie). In polacco è possibile assegnare diverse terminazioni per distinguere, con il solo cognome, se ci si riferisce alla moglie o alla figlia di chi porta un cognome, ma questo uso si sta perdendo. Mediante il suffisso -ówna aggiunto al cognome paterno ci si riferisce a una figlia, mentre col suffisso -owa si indica la moglie: Nowakowna (declinazione nominale) è la figlia del signor Nowak, Nowakowa (declinazione aggettivale) ne è la moglie.
Tuttavia, in Polonia è comune, ma non obbligatorio, il cambio del cognome della moglie. Anzi, al momento del matrimonio sono i coniugi a decidere tutti i cognomi: del marito, della moglie e dei futuri figli, scegliendo tra i propri cognomi, senza troppe difficoltà burocratiche. Tutti potranno avere il cognome del marito, entrambi i cognomi nell'ordine preferito o decidere in modo diverso.
In Repubblica Ceca e in Slovacchia i cognomi per le donne hanno nella maggioranza dei casi il suffisso -ová e questo suffisso viene apposto anche ai cognomi stranieri.
Prima del 2022 se il neonato era figlio di una donna sposata, prendeva il cognome del marito. Nel novembre 2016 la Corte ha tuttavia dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma laddove «prevede l'automatica attribuzione del cognome paterno al figlio, in presenza di una diversa volontà dei genitori». Con la successiva circolare del 14 giugno 2017, n. Attualmente e dal 1° giugno 2022, in Italia, è possibile attribuire ai propri figli il doppio cognome, segnando una svolta storica in tema di parità di genere.
La normativa deriva dalla nota sentenza della Corte Costituzionale n. 131 del 2022. La citata sentenza ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’attribuzione automatica del solo cognome paterno ai figli, stabilendo che, in assenza di accordo tra i genitori, il figlio debba assumere i cognomi di entrambi. Tale pronuncia ha così eliminato l’automatismo del cognome paterno, permettendo ai genitori di scegliere se dare al figlio solo uno dei due cognomi, sia esso quello materno o quello paterno, o entrambi.L’ordine dei cognomi è solitamente deciso consensualmente dai genitori. Può però succedere che sorgano contrasti tra gli stessi. In tal caso, sempre la Corte Costituzionale nella citata sentenza n. 131 del 2022, ha altresì chiarito che in caso di disaccordo sull’ordine, é necessario il ricorso al giudice per risolvere la questione.
L'attuale formulazione dell'art. 143-bis del codice civile, così come modificato dall'art. 25, legge 19 maggio 1975 n. Tutte le questioni di illegittimità sollevate alla Corte Costituzionale in merito a tale articolo, sono state sempre respinte (Corte Costituz. sentenza 6-16 febbraio 2006 n. 61 e Corte Costituz.
Il cambio del cognome è possibile ai sensi del D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, emanato ai sensi dell'art. 2, comma 12 della legge 15 maggio 1997, n. 127, come modificato dal DPR 24 febbraio 2012, n. 40. La procedura per il cambiamento del proprio cognome o del proprio nome è regolata dagli articoli 89 e seguenti del D.P.R. n. 396/2000. È necessaria una richiesta al prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l'ufficio dello stato civile dove si trova l'atto di nascita al quale la richiesta si riferisce. La richiesta di cambiare il nome o il cognome va rivolta al prefetto.
In tutti i casi di cambiamento di nomi e cognomi perché ridicoli o vergognosi o perché rivelanti origine naturale, le domande e i provvedimenti conseguenti, le copie relative, gli scritti e i documenti eventualmente prodotti dall'interessato sono esenti da ogni tassa. Il prefetto effettua l'istruttoria e, in presenza dei requisiti previsti, emana il decreto con il quale si autorizza l'affissione del sunto dell'istanza medesima nell'albo pretorio del comune di nascita e del comune di attuale residenza. Il decreto di autorizzazione della pubblicazione può stabilire che il richiedente notifichi a determinate persone il sunto della domanda. Chiunque ne abbia interesse può fare opposizione alla domanda entro il termine di trenta giorni dalla data dell'ultima affissione ovvero dalla data dell'ultima notificazione alle persone interessate. L'opposizione si propone con atto notificato al prefetto.
I decreti che autorizzano il cambiamento o la modificazione del nome o del cognome devono essere annotati, su richiesta degli interessati, nell'atto di nascita del richiedente, nell'atto di matrimonio del medesimo e negli atti di nascita di coloro che ne hanno derivato il cognome. L'ufficiale dello stato civile del luogo di residenza, se la nascita o il matrimonio è avvenuto in altro comune, deve dare prontamente avviso del cambiamento o della modifica all'ufficiale dello stato civile del luogo della nascita o del matrimonio, che deve provvedere ad analoga annotazione. Gli effetti dei decreti rimangono sospesi fino all'adempimento delle formalità sopra indicate. l'acquisizione delle informazioni per il tramite delle Forze di Polizia locali ed eventualmente da altre fonti ritenute utili, relative alla rispondenza al vero delle dichiarazioni del richiedente, all'eventuale esistenza di carichi pendenti o di motivi ostativi all'adozione del decreto di autorizzazione, ivi compreso il possibile nocumento che potrebbe derivare a terzi, e quant'altro ritenuto necessario (ad es.

Il doppio cognome è entrato inizialmente nell'ordinamento giuridico italiano, con sentenza della Corte Costituzionale dell'8 novembre 2016, pubblicata il 21 dicembre 2016, n. 286. Successivamente, dal 1º giugno 2022, in Italia, è possibile attribuire ai propri figli il doppio cognome in maniera libera, segnando una svolta storica in tema di parità di genere.
La normativa deriva dalla nota sentenza della Corte Costituzionale n. L’appena citata sentenza ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’attribuzione automatica del solo cognome paterno ai figli, stabilendo che, in assenza di accordo tra i genitori, il figlio debba assumere i cognomi di entrambi. Tale pronuncia ha così eliminato l’automatismo del cognome paterno, permettendo ai genitori di scegliere se dare al figlio solo uno dei due cognomi, sia esso quello materno o quello paterno, o entrambi. L’ordine dei cognomi è solitamente deciso consensualmente dai genitori. Può però succedere che sorgano contrasti tra gli stessi. In tal caso, sempre la Corte Costituzionale nella citata sentenza n. Il figlio di Mario Ferrari Rossi e Maria Garibaldi Bianchi si chiamerà Giovanni Bianchi Rossi. Giovanni Bianchi Rossi, quando si sposerà, trasmetterà a sua moglie il cognome Rossi, in quanto quest'ultimo è il cognome di suo padre.
In Brasile una volta la legge era simile a quella portoghese, ma adesso l'art. Dato che tuttavia non è possibile in Brasile avere più di due cognomi, in caso di aggiunta di un ulteriore cognome, può essere necessario rimuoverne uno precedente.
In Italia esistono 350 000 cognomi e circa 7 000 nomi propri. Il Comune di Chioggia rappresenta un caso demografico unico in Italia: l'elevatissimo tasso di omonimia tra i due cognomi principali, Boscolo e Tiozzo (più di diecimila residenti portano questi cognomi), ha indotto l'ufficializzazione nel registro dell'anagrafe dei soprannomi, tipici di tutto il Veneto e utilizzati popolarmente per distinguere i vari rami di una stessa famiglia.

La storia e l'evoluzione dei cognomi
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