Il termine "nubile" deriva dal latino "nubĭlis", che significa "in età da marito", a sua volta derivato da "nubĕre", cioè "maritarsi". Questo aggettivo si riferisce a una donna che non si è ancora sposata, ed è il corrispettivo femminile di "celibe". Uno stato civile che, per secoli, ha portato con sé un pesante stigma sociale.
Storicamente, la società ha considerato la donna in una posizione di subalternità all'uomo, vista quasi come una proprietà. Questa visione ha portato a una classificazione delle donne in categorie: quelle "da sposare", considerate serie e affidabili, e quelle "perdute", prive di valore. Di conseguenza, l'idea aberrante che una madre nubile fosse una donna priva di ogni valore femminile si è diffusa per secoli, rendendola di fatto uno "scarto" sociale. Questa mentalità era difesa e giudicata inappellabilmente dalla società, sia maschile che femminile.
Per secoli, la donna è stata costretta a dimostrare la propria "serietà" attraverso pratiche che garantivano in modo inequivocabile la sua moralità, con la verginità femminile, l'integrità dell'imene, come prova decisiva di questa condizione.

La letteratura offre potenti esempi di questa realtà. Ne "I Promessi Sposi", Manzoni narra la storia di Gertrude, una monaca di Monza, la cui volontà di non farsi suora viene ostacolata dal padre. Un biglietto scritto a un paggio, che le viene sottratto, diventa l'arma del ricatto paterno, accusandola di aver violato ogni norma di moralità pubblica. In "I Miserabili", Victor Hugo racconta la tragica storia di Fantine, madre nubile di Cosette. Per trovare un lavoro e provvedere alla figlia, Fantine è costretta a nascondere la sua condizione e ad affidare Cosette a estranei. Una lettera che rivela la sua maternità nascosta porta al suo licenziamento immediato, dimostrando come l'essere madre nubile fosse un motivo di esclusione sociale.
Anche il teatro italiano ha affrontato questo tema. In "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo, ispirato da un fatto di cronaca, viene rappresentata la condizione di una giovane donna costretta dal bisogno a vivere in una casa di tolleranza. Filumena nasconde le sue gravidanze, affidando i figli a coppie in cambio di denaro. La figura di Filumena permette a De Filippo di esplorare il dramma di un bambino privo del cognome paterno, figlio di una sola madre.
La realtà sociale riflette queste narrazioni. Una vicenda personale, ricordata da chi scrive, narra di Concetta, una giovane bracciante in un paese dell'Irpinia, rimasta incinta del suo datore di lavoro. Per evitare lo scandalo e la certezza che la famiglia di lui non avrebbe mai acconsentito a un matrimonio, Concetta emigrò negli Stati Uniti, vivendo per dodici anni come madre nubile.
La condizione di madre al di fuori del matrimonio non ha riguardato solo donne di umili origini, ma anche figure di spicco nate in famiglie colte e benestanti. Maria Montessori, ad esempio, avrebbe potuto continuare i suoi studi e sperimentare la sua rivoluzionaria pedagogia se fosse stata condannata alla vergogna e all'esclusione sociale per essere madre nubile?

Sul piano normativo, il quadro legale ha riflettuto a lungo questa discriminazione. Fino al 1942, erano in vigore leggi che vietavano ai figli naturali qualsiasi indagine sulla paternità, salvo casi specifici come il ratto o lo stupro violento (Art. 199 Codice Civile, 1865). Ammettevano, tuttavia, le indagini sulla maternità (Art. 190 Codice Civile, 1865). Leggi successive vietavano la legittimazione dei figli naturali da parte di un genitore sposato senza il consenso dell'altro coniuge (Art. 198 Codice Civile, 1865). In caso di riconoscimento congiunto, la tutela legale era assegnata al padre (Art. 184 Codice Civile, 1865).
Altre leggi definivano il reato di concubinato e adulterio, penalizzando l'uomo solo in determinate circostanze, mentre la donna era punibile sempre. Dopo il Concilio di Trento, la dottrina cattolica sancì il matrimonio come l'unico ambito accettabile per la formazione di una famiglia e la continuazione della specie.
La conquista dei diritti femminili è stata il risultato di una lunga e continua lotta. Nel 1996, nonostante l'articolo tre della Costituzione e ventuno anni dopo il nuovo diritto di famiglia, i certificati anagrafici nei comuni italiani definivano ancora "figliastri" i figli di una madre vedova o divorziata che si era risposata, un'umiliazione che ancora opprimeva le donne.
I Diritti delle Donne: Donne, carriera o famiglia?
Le regole relative all'attribuzione del cognome dei neonati hanno subito significative evoluzioni, riflettendo i cambiamenti sociali. Se una coppia è sposata e condivide un nome coniugale, il neonato riceve automaticamente tale cognome. In caso di doppi cognomi dei genitori, il bambino può ereditare il doppio nome. Se i genitori hanno cognomi diversi, devono accordarsi sulla scelta del cognome del bambino, che può essere quello della madre, del padre, o un doppio nome combinato. È importante notare che il cognome scelto viene poi attribuito a tutti gli altri figli della coppia. I genitori possono mantenere il proprio cognome singolo anche se il bambino riceve un doppio cognome.
Nel caso di madre nubile con custodia esclusiva al momento della nascita, il bambino riceve automaticamente il cognome della madre. Se i genitori non sposati fanno una dichiarazione congiunta di affidamento prima della nascita, possono scegliere il cognome della madre o del padre, o optare per un doppio nome composto.
| Periodo | Normativa Principale | Implicazioni per i Figli Naturali |
|---|---|---|
| Fino al 1942 | Codice Civile (1865) | Vietate indagini sulla paternità; ammesse indagini sulla maternità. Divieto di legittimazione senza consenso del coniuge. Tutela legale al padre in caso di riconoscimento congiunto. |
| Post 1942 | Nuovo Diritto di Famiglia (1975) | Introduzione del principio di parità tra i genitori. Possibilità di scegliere il cognome del padre o della madre. |
| Attuale | Legislazione sui cognomi | Possibilità di attribuire il cognome della madre, del padre o un doppio cognome. Parità tra i genitori nella scelta. |
La lotta per i diritti femminili è stata e continua ad essere un processo fondamentale per l'emancipazione delle donne, che richiede un rinnovamento costante per superare le discriminazioni ancora esistenti.
tags: #cognome #madre #da #nubile #unicredit
