Il fenomeno dei matrimoni in età infantile e degli abusi sessuali correlati è una problematica globale che colpisce milioni di persone, soprattutto donne e bambine. Storie strazianti come quella della piccola Rawan, sposa bambina di soli otto anni nello Yemen, strappata alla vita dalle ferite della prima notte di nozze, gettano luce su una realtà sconvolgente.
Il caso di Rawan, sebbene smentito dalle autorità locali, trova riscontro nei dati allarmanti dell'Unicef: nello Yemen, il 14% delle bambine si sposa prima dei 15 anni e il 52% prima dei 18. In alcune aree rurali, bambine di soli otto anni vengono date in sposa. Nonostante una legge del 2009 mirasse a vietare i matrimoni sotto i 17 anni, l'opposizione dei settori più conservatori, che interpretano la legge islamica senza limiti d'età per le nozze, ha ostacolato la sua piena attuazione.
Le conseguenze dei matrimoni infantili sono devastanti: interruzione dell'istruzione, problemi di salute cronici dovuti a gravidanze precoci e multiple. Liesl Gerntholtz di Human Rights Watch sottolinea l'urgenza di misure concrete per proteggere le ragazze da questi abusi.

Ma il problema non si limita allo Yemen. Uno studio choc delle Nazioni Unite su 10.000 uomini in Asia (Bangladesh, Cina, Cambogia, Indonesia, Sri Lanka e Papua Nuova Guinea) ha rivelato che uno su quattro ammette di aver commesso violenza sessuale almeno una volta nella vita. Il 59% ha dichiarato di aver stuprato per divertimento, il 38% per punire la vittima. Molti hanno confessato di aver avuto la loro prima esperienza di stupro durante l'adolescenza. Questi comportamenti sono spesso radicati nella quotidianità e tollerati dal contesto sociale, o ignorati per evitare peggiori conseguenze.
Segnali di cambiamento, seppur timidi, emergono. In India, quattro uomini sono stati giudicati colpevoli per lo stupro e l'omicidio di una studentessa di 23 anni a Nuova Delhi nel dicembre 2012. La giovane, Jyoti Singh Pandey, morì a causa delle ferite riportate.
In Cina, una tradizione nota come "naouhn", che significa "disturbare un matrimonio", sta diventando una giustificazione per abusi e stupri contro le damigelle d'onore. Un video diffuso nella città di Xi'an mostra due uomini violentare una damigella in auto prima di un matrimonio. Questo rituale, nato forse con intenti scherzosi, si sta trasformando in un pretesto per aggressioni sessuali.

Il rapimento della sposa è un'altra pratica diffusa in tutto il mondo, con radici antiche e persistente in diverse culture. Dagli Hmong nel sud-est asiatico ai Romani in Europa, il rapimento della sposa è spesso considerato un crimine a causa dell'elemento di violenza sessuale implicito. In molte giurisdizioni, esistono ancora leggi che permettono a uno stupratore di evitare la pena sposando la sua vittima, le cosiddette "marry-your-rapist laws".
Le motivazioni dietro il rapimento della sposa variano: in alcune società patriarcali, è legato allo stigma sociale del sesso o della gravidanza fuori dal matrimonio. In altri casi, è una strategia per evitare il prezzo della sposa o per uomini di status sociale inferiore che temono il rifiuto. In Etiopia, ad esempio, il rapimento della sposa è ancora diffuso, con casi di ragazze undicenni rapite per matrimonio. Nonostante la legge abbia innalzato l'età minima per sposarsi a 18 anni, l'applicazione è carente.
Anche in Kenya, il matrimonio tramite rapimento è una pratica consueta per alcuni gruppi etnici, come i Kisii e i Turkana. In Ruanda, i rapimenti di spose sono comuni, spesso seguiti da violenze per assicurare la sottomissione della donna. Sebbene i rapimenti violenti siano punibili come stupro, i rapitori di spose raramente vengono perseguiti.
In Asia centrale, il rapimento della sposa, noto come "ala kachuu" in Kirghizistan, è una pratica diffusa nonostante sia illegale. La confusione tra rapimento forzato e fughe d'amore organizzate rende difficile l'applicazione della legge. In Kirghizistan, si stima che circa la metà di tutti i matrimoni includa il rapimento della sposa, e in due terzi di questi casi non c'è consenso.
In Kazakistan, il rapimento della sposa è diviso in casi consensuali e non consensuali. Nei casi non consensuali, il rapitore usa l'inganno o la forza per costringere la donna. L'offerta di un fazzoletto da parte di una parente dell'uomo simboleggia il consenso della sposa, ma nei casi di rapimento non consensuale la donna può opporsi per giorni.
Nel Karakalpakstan, una regione autonoma dell'Uzbekistan, quasi il 20% di tutti i matrimoni avviene tramite rapimento della sposa, spesso legato all'instabilità economica e alla necessità di evitare i costi del matrimonio. Alcuni studi suggeriscono che uomini meno desiderabili siano più propensi a rapire le loro spose.
La tradizione di Bali, "Ngerorod", prevede il rapimento di donne per matrimonio quando la casta dell'uomo è inferiore a quella della donna. Nella cultura Hmong, il matrimonio tramite rapimento ("zij poj niam") è uno sforzo congiunto tra lo sposo, i suoi amici e la sua famiglia. Se la famiglia della vittima non riesce a ritrovarla, è costretta a sposare il rapitore, che deve comunque pagare un prezzo della sposa maggiorato.
Negli Stati Uniti, membri della comunità Hmong sono stati coinvolti in rapimenti di spose, e in alcuni casi è stata invocata una "difesa culturale" per giustificare tali atti.
Fino agli anni '40, il matrimonio per rapimento ("qiangqin") era praticato nelle aree rurali della Cina, diventando un'istituzione locale. Oggi, i rapimenti di spose sono riemersi in alcune aree della Cina, con donne rapite e vendute a uomini in regioni più povere o all'estero.
La mia famiglia ha saltato il mio matrimonio per la festa di mia sorella.Vedendo la luna di miele...
Le conseguenze psicologiche e fisiche per le vittime di matrimoni forzati e rapimenti sono profonde, segnando le loro vite con traumi, gravidanze precoci e la fine prematura dell'educazione.

È fondamentale che la comunità internazionale e i governi nazionali intensifichino gli sforzi per combattere i matrimoni infantili, la violenza sessuale e il rapimento della sposa, promuovendo l'educazione, rafforzando le leggi e garantendo la loro applicazione per proteggere i diritti e la dignità di ogni persona.
