La fedeltà, nel suo significato più profondo, indica un atteggiamento di coerenza e costanza nell'adesione a valori ideali come l'amore, la bontà e la giustizia. Può anche essere intesa come un impegno che lega due persone, garantendo la stabilità e la reciprocità del loro legame. Nella modernità, tuttavia, la comprensione e la pratica di questo valore sembrano affievolirsi, nonostante il suo straordinario potere umanizzante nel realizzare la dimensione etica e spirituale dell'individuo.
Il tema della fedeltà è quasi del tutto assente nella riflessione filosofica moderna e contemporanea. Anche nel diritto di famiglia, l'obbligo della fedeltà coniugale ha subito un significativo svuotamento. In Italia, ad esempio, sebbene l'art. 143 c.c. stabilisca l'obbligo reciproco alla fedeltà tra i coniugi, la sua violazione (adulterio) non è di per sé sufficiente a giustificare l'addebito della separazione, a meno che non si dimostri l'impossibilità della convivenza.
Il cambiamento normativo in materia di divorzio ha reso l'unione coniugale ancora più fragile. Se fino agli anni Sessanta la violazione della fedeltà comportava il diritto al divorzio per colpa, oggi il concetto di divorzio senza addebito di colpa prevale, in linea con l'idea del divorzio unilaterale come diritto individuale. In questo contesto, la volontà soggettiva di chi desidera divorziare assume maggiore rilevanza rispetto alla causa oggettiva della rottura.
Il Valore Antropologico della Fedeltà
Nonostante le trasformazioni sociali e giuridiche, è fondamentale interrogarsi sul portato antropologico della fedeltà. Perché il diritto, seppur con effetti oggi indeboliti, l'ha sempre considerata un dovere essenziale? Il diritto, infatti, ha il compito di garantire la sicurezza della coesistenza e la giustizia nei rapporti umani, specialmente in quelli familiari, dai quali possono nascere nuove generazioni.
Nella teologia cristiana, la fedeltà di Dio Padre alla promessa di salvezza è l'espressione massima del Suo amore: un amore forte, saldo, definitivo, offerto come dono. Al contrario, la modernità tende a legare la fedeltà alla necessità che l'amato "meriti" questo amore. Eppure, il senso più profondo della fedeltà come valore umano si coglie considerandola una virtù morale nell'amore, in particolare nell'amore coniugale indissolubile, dove si lega intrinsecamente alla dimensione del tempo.
La letteratura romantica ci narra di come l'amore vero conduca l'amante a desiderare l'amato in modo esclusivo e definitivo. K. Wojtyla, nell'opera "La bottega dell'orefice", presenta le fedi nuziali come simbolo non solo dell'amore, ma della fedeltà, forgiate dall'Orefice (Dio). Esse rappresentano la decisione degli sposi di rimanere insieme, ma il loro amore è stabile e fedele perché sostenuto dall'amore divino.

Papa Francesco, nella Lumen Fidei, ricorda che nella Bibbia la fedeltà di Dio è indicata dalla parola ebraica 'emûnah, il cui significato primario è "sostenere". Questo concetto si lega alla progressione dell'amore, che dalle emozioni immediate della fase romantica evolve verso una conoscenza affettiva più profonda, dove la relazione si trasforma in promessa e anticipo di un amore più grande.
In questa fase, il tempo non è più un ostacolo, ma parte integrante della realtà dell'amore. L'affetto matura, si progetta un futuro di perfezionamento reciproco. Non si ama l'altro solo per ciò che è, ma per ciò che può diventare. "Fondati su questo amore, uomo e donna possono promettersi l'amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita [...]. Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l'intero futuro alla persona amata" (Francesco, Lumen Fidei, n. 101).
Questo livello relazionale, definito "con-formazione", vede la relazione d'amore trasformare l'amante e realizzarsi nell'armonia affettiva e nel compiacimento reciproco ("è bene che tu esista"). Il compiacimento è il primo momento cosciente dell'amore, da cui scaturisce la libertà come accettazione dell'amato. È qui che si configura l'importanza della fedeltà come risposta a una persona, non come un rigido volontarismo.
La fedeltà, intesa come virtù pienamente realizzata, si costruisce sull'integrazione tra amore e sessualità, non come mera adesione a un amore spirituale slegato dall'affetto carnale. La coscienza virtuosa deve insistere sull'integrazione affettiva con una "fedeltà creatrice". La dinamica affettiva porta all'apertura della ragione e all'intenzione unitiva, realizzando la perseveranza dell'amore e disponendo la comunione delle persone come realtà permanente.
La ragione gioca un ruolo decisivo nella fedeltà, aiutando a discernere la verità dell'affetto in relazione al senso dell'azione. La libertà, in questo contesto, non è ricerca del piacere senza decisione, ma capacità di scegliersi reciprocamente per un dono definitivo ed esclusivo. Il contenuto della fedeltà è la fiducia nell'avvenire e nell'altro, a cui si fa dono di sé.
La Fedeltà nel Movimento dei Focolari
Nonostante l'indifferenza crescente verso il valore della fedeltà nel diritto e nella morale comune, essa rimane un'autentica espressione della forza, coerenza e speranza umana. La scelta di una persona, nella fedeltà, è obbedienza libera e consapevole all'ideale scelto e alla promessa fatta.
La spiritualità del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich, pone una forte enfasi sulla castità e sulla fedeltà, interpretate in una prospettiva radicale. Chiara Lubich stessa, che prese i voti di castità prima della nascita ufficiale del movimento (7 dicembre 1943), considerava impensabile e repellente qualsiasi scelta di vita diversa. Questa dottrina è un amalgama di cattolicesimo ultratradizionalista e di idee proprie.
La struttura del movimento riflette il concetto di verginità, con una netta segregazione dei sessi ad ogni livello. Gli incontri pubblici sono misti, ma le comunità e le "scuole" maschili e femminili sono fisicamente separate, a sottolineare la distinzione tra i sessi. L'atteggiamento verso il sesso nel movimento riflette la visione di Chiara Lubich, che tendeva a evitare o a trattare l'argomento con estrema cautela e con eufemismi, senza proporre un'educazione sessuale equilibrata.

La negligenza nell'affrontare le spinose questioni della sessualità ha portato a una pericolosa ignoranza e ingenuità tra i membri, specialmente i giovani. L'enfasi sulla castità come "castrazione spirituale" e l'insegnamento a ignorare le emozioni, inclusi i desideri sessuali, hanno creato un clima di repressione e alienazione per molti.
Il movimento incoraggia un comportamento infantile, interpretando fondamentalmente l'esortazione evangelica a farsi bambini. La complessità e la forza delle emozioni adulte vengono temute e rifiutate, portando a un'ingenuità che può rendere i membri vulnerabili a manipolazioni o a esperienze negative, come dimostrano alcuni episodi narrati.
Nonostante le difficoltà e le critiche, il Movimento dei Focolari ha sviluppato la sua spiritualità, incentrata sull'unità e sull'amore reciproco, ispirata da Chiara Lubich e dal Vangelo vissuto radicalmente. L'incontro con Igino Giordani, scrittore, giornalista e politico, fu decisivo per la maturazione del movimento, contribuendo a definire la vocazione dei laici sposati all'interno dell'Opera.
La "quarta strada" aperta negli anni '50 con l'arrivo di Foco (Igino Giordani) configura il focolare come una convivenza dove vergini e sposati, secondo il loro stato, seguono i consigli evangelici e si impegnano a mantenere viva la presenza di Gesù tra loro.
LA RIVOLUZIONARIA GENTILE | L'esigente eredità di Chiara Lubich | STORIA | ATTUALITA' | IMPEGNO
Cause e Conseguenze della Fedeltà e della sua Assenza
La fedeltà, come valore fondamentale, porta con sé profonde conseguenze positive per l'individuo e la società. La sua assenza, invece, genera fragilità nelle relazioni, incertezza e un indebolimento del tessuto sociale.
Nel contesto del matrimonio, la fedeltà è la base per la costruzione di un legame solido e duraturo. Essa implica non solo l'esclusività affettiva e sessuale, ma anche un impegno costante nel sostenersi reciprocamente, nel perdonare e nel crescere insieme. L'assenza di fedeltà può portare a conflitti, sofferenze profonde e, nei casi più estremi, alla disgregazione della famiglia.
La storia personale di una sorella, raccontata nel testo, illustra le conseguenze di un matrimonio segnato da attriti e diverse idee, dove la fedeltà è venuta meno e la sofferenza ha generato un disturbo psicologico. Solo dopo anni e con la presa di coscienza della necessità di separazione, si è potuto intravedere un percorso di guarigione e di nuova vita, seppur segnato dalle ferite del passato.
Il Corso di preparazione al matrimonio "E' uno solo l'amore", nato da un'idea di Chiara Lubich, mira a rafforzare le coppie attraverso la proposta di innestare l'amore umano in quello divino. Questo percorso stimola valori come la gratuità, l'iniziativa e la capacità di perdonare, offrendo un "tesoro" per la vita insieme.
Tuttavia, la precarietà del lavoro, l'incertezza abitativa e la difficoltà a mettere su casa rendono la scelta di un amore per sempre sempre più impegnativa. È necessario essere pronti a mettere in discussione gli equilibri raggiunti e a imparare a fare scelte comuni davanti ai bivi della vita. Le diversità, se accolte reciprocamente, possono rivelarsi una ricchezza, ma è fondamentale riflettere sulla capacità di accogliere l'altro per una vita in comune.
La fedeltà, pertanto, non è solo un dovere morale, ma una scelta consapevole e un atto d'amore che nutre e sostiene la relazione nel tempo, creando un legame profondo e resiliente di fronte alle sfide della vita.
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