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La Giarrettiera: Storia, Significato e Evoluzione di un Accessorio Iconico

La giarrettiera, un accessorio che evoca mistero e seduzione, vanta una storia lunga e affascinante, attraversando secoli di moda, nobiltà e persino battaglie. Nobile ed antichissima, la giarrettiera ha attraversato la storia con intelligenza e furbizia.

Origini Antiche e Uso Maschile

Contrariamente a quanto si possa pensare, la giarrettiera non nasce come indumento prettamente femminile. Inizialmente, era uno degli accessori più diffusi tra i ricchi uomini di corte già nell’800 d.C. Era infatti uno degli accessori più diffusi tra i ricchi uomini di corte già nell’800 d.C. Ad indossarla per prima, o meglio per primo, fu Carlo Magno. Negli scritti di Eginardo si descrivono le "giarrettiere" che sostengono le calze del monarca Carlo Magno. Inizialmente la giarrettiera era solamente un laccio di comodità che sosteneva le calze. Con il passare degli anni venne impreziosita da nastri, pizzi e pietre preziose. Nei secoli XI e XII la giarrettiera divenne indispensabile per fermare gli haut-de-chausses e i bas-de-chausses (v. calzoni), e fu considerata oggetto di lusso tanto per gli uomini quanto per le donne. I nobili le ponevano, a sostegno della calzamaglia, appena sotto al ginocchio. Già nel sec. XV erano di moda per le donne e per gli uomini giarrettiere con motti e cifre ricamate. Nel sec. XV erano di moda per le donne e per gli uomini giarrettiere con motti e cifre ricamati; nel '500 la giarrettiera divenne per l'uomo un nastro annodato con gran fiocchi frangiati, chiamati in Italia "poste". Nel 1630 circa, sorreggono le brache aderenti lunghe al ginocchio. Nel 1800 scompaiono completamente nell'abbigliamento maschile, in quanto le fibbie che fermano i pantaloni al ginocchio sostituirono la giarrettiera.

Nell’Italia del 1700 le giarrettiere venivano chiamate legaccioli, in Francia invece presero il nome di jarretiere. Nella moda femminile del 1700 presero anche il nome di: «legaccioli»: inizialmente semplici cordoni, in seguito composte da nastri intrecciati, ornati anche con gioielli. Il nastro o legaccio che serve a trattenere le calze, e che ora fa parte dell'abbigliamento intimo, fu un tempo un ornamento messo bene in vista.

L'Ordine della Giarrettiera: Nobiltà e Leggenda

La storia della giarrettiera è indissolubilmente legata alla nobiltà inglese, in particolare all'istituzione del "Nobilissimo Ordine della Giarrettiera". Il re Edoardo III d’Inghilterra costituì il "Nobilissimo Ordine della Giarrettiera", il più antico ordine cavalleresco del Regno Unito. Con mantello, cappello, collare d’oro e giarrettiera sul polpaccio sinistro, in seta blu scuro e decorata con gioielli, i cavalieri dell’Ordine furono i primi a portare ufficialmente in scena quest’accessorio raffinatissimo, emblema di coraggio e virtù. L'appartenenza ad una nobile casata non basta. Un onore che molti esponenti delle case reali d’Europa si sono guadagnati nel tempo e al quale, qualcuno, ha rinunciato.

Illustrazione dell'Ordine della Giarrettiera

La leggenda narra che la contessa Giovanna di Kent, durante un ballo a corte, perse maldestramente la propria giarrettiera. L’allora sovrano, contravvenendo all’etichetta, si chinò per rimettere al suo posto l’incauto indumento. Il mormorio dei presenti infastidì non poco il re, che dall’alto della sua corona intimò loro; Honi soit qui mal y pense (che venga evirato colui che pensa male….). Parole che intimorirono, a ragion veduta, i gentili ospiti. Nacque così The Most Noble Order of the Garter, ordine composto da soli 24 membri, nominati esclusivamente dal re e non su suggerimento del primo ministro, come solitamente accade. L'ordine della Giarrettiera (The Order of the Garter). In un indirizzo presentato nel 1527 a Francesco I di Francia, nella sua qualità di cavaliere della Giarrettiera, è detto che l'origine dell'ordine era collegata con la tradizione secondo cui Riccardo Cuor di Leone avrebbe incoraggiato i suoi uomini all'assedio di Acre, col legare una giarrettiera attorno alle gambe di certi cavalieri Un'altra leggenda attribuisce a Edoardo III di aver fatto della giarrettiera il distintivo dell’ordine a ricordo di una battaglia vittoriosa, nella quale la sua giarrettiera era spiegata per segnale dell’attacco. Sempre secondo Nicholas, l’origine della giarrettiera come emblema fu molto probabilmente di carattere frivolo; e ciò si riflette nella leggenda di Edoardo III che avrebbe raccolta la giarrettiera, caduta in mezzo alla corte, di una dama (la contessa Salisbury), rivolgendo le seguenti parole ai suoi cortigiani che commentavano non senza malignità: Honi soit qui mal y pense, che divenne il motto dell’ordine.

La Giarrettiera nel Matrimonio: Tradizione e Simbolismo

Le prime ad indossarlo sono state le fanciulle d’oltralpe nel XIV secolo ed i primi ad impossessarsene i loro invitati. Già, perché possedere un pezzo degli abiti nuziali, della sposa in special modo, si ritenesse portasse fortuna. Un vero e proprio furto, insomma, considerando che le vesti nuziali avevano un valore, economico oltre che sentimentale! Nel tempo e fortunatamente la tradizione si è modificata. Con buona pace degli sposi, e della loro privacy, si è giunti al taglio della giarrettiera.

Oggi la giarrettiera è diventata tradizione al matrimonio: simboleggia infatti la purezza della sposa. La giarrettiera deve essere donata alla sposa e mai comprata direttamente. Si dice che l’uomo che tra i tanti vincerà la giarrettiera si sposerà entro l’anno, anche se ovviamente c’è chi invece afferma che il lancio della giarrettiera non auspica nulla a chi la riceve. Deve essere sempre regalata, mai acquistata: questa è l’unica regola rimasta invariata nel corso dei lunghi anni di vita di un accessorio sensuale e raffinatissimo, portatore di significati simbolici e rituali immortali. Non la castità, e nemmeno la purezza: la moda ha sovvertito i gli usi e i costumi di uno degli elementi più tradizionali dell’abbigliamento nuziale, per proiettare la giarrettiera all’interno di un viaggio ricco di nuovi spunti creativi e riportarla, in un certo senso, alla sue origini. Sì, perché la giarrettiera nacque nell’Ottocento come un semplice laccio, utilizzato da Carlo Magno in persona per reggere le calze sotto ai vestiti, e rimase un capo a uso esclusivamente maschile fino a metà del 1300, quando il re Edoardo III d’Inghilterra costituì il "Nobilissimo Ordine della Giarrettiera", il più antico ordine cavalleresco del Regno Unito. Dalla nobiltà anglosassone deriva anche il famoso detto secondo il quale "la sposa deve indossare qualcosa di vecchio, qualcosa di prestato, qualcosa di nuovo e qualcosa di blu". È proprio intorno al 1300 che la giarrettiera venne introdotta nel guardaroba bridal come amuleto portafortuna e simbolo di verginità della sposa, consegnato agli sposi da famigliari e amici la prima notte di matrimonio.

Un noto costume matrimoniale delle famiglie nobili consisteva nel dividere fra gli invitati una giarrettiera in piccoli pezzi. Il cosiddetto "don de la jarretière" è conosciuto e praticato in Francia, presso le popolazioni francofone del Belgio, anche nel matrimonio fra i contadini del Palatinato superiore e dell’Alsazia. Tuttavia è tuttora in uso in particolari occasioni, nelle quali assume una funzione quasi scaramantica. Nel giorno del matrimonio la sposa dovrebbe indossarne una di merletto bianco, mentre la notte di capodanno è uso che l’indumento rosso portafortuna, d’obbligo per le donne, sempre secondo la superstizione, necessiti di essere completato dalla giarrettiera di pizzo rosso. Sciogliere il fiocco o il gancio era simbolo di entrata in una nuova vita, insieme alla persona amata, o comunque di ingresso in un nuovo anno.

Coppia di sposi che eseguono il lancio della giarrettiera

Secondo la narrazione più diffusa, l’usanza del lancio della giarrettiera risalirebbe all’Europa medievale, quando parenti e amici della coppia assistevano (letteralmente) alla consumazione del matrimonio come prova della sua validità. In alcune versioni, la giarrettiera sarebbe stata il sostituto dei pezzi d’abito che la folla cercava di strappare alla sposa per buona fortuna, una sorta di offerta lanciata per placare l’entusiasmo dei partecipanti - una storia tanto pittoresca quanto difficile da verificare. Secondo la storica della moda Kimberly Chrisman-Campbell, non esistono prove che il lancio della giarrettiera, così come lo conosciamo oggi, esistesse prima della metà degli anni ’50. Anche la scrittrice Rachael Lennon, autrice di Wedded Wife: A Feminist History of Marriage, sottolinea l’incongruenza: “L’idea che una donna medievale indossasse una sola giarrettiera decorativa e non funzionale è poco plausibile”. Se davvero si voleva lanciare un indumento, la pratica più simile pare essere un gioco britannico chiamato flinging the stocking, una sorta di tiro al bersaglio (neo-sposi) con le calze. A portare la giarrettiera sotto i riflettori e a trasformarla in gesto codificato sarebbe stata piuttosto la cultura pop americana del secondo dopoguerra. Durante gli spettacoli USO (United Service Organizations) della Seconda guerra mondiale, dive come Marlene Dietrich e Martha Tilton erano solite lanciare le giarrettiere a folle adoranti di soldati. Quel gesto, a metà tra seduzione e spettacolo, chiaramente rubato dal mondo del burlesque, era diventato mainstream all’istante. Poi, nel giro di un decennio, è stato codificato come “tradizione” sulle riviste per le spose e nelle boutique nuziali, dove la giarrettiera veniva inclusa nel pacchetto per le sposine. La giarrettiera aveva già perso la sua funzione pratica con l’arrivo dei collant, trasformandosi in vezzo, quella piccola striscia di pizzo, satin, seta o tulle che ora rappresenta verginità, fertilità, fortuna e una certa idea di desiderabilità femminile.

Oggi il lancio della giarrettiera sopravvive soprattutto negli Stati Uniti in forma spettacolarizzata, spesso ridotta a sketch tra un brindisi e una torta a più piani. Secondo il report Knot Real Weddings, il suo status di “tradizione” iniziava già a vacillare nel 2018, con solo il 33% delle coppie intenzionate a includerlo nel ricevimento, contro il 41% del 2016. Un declino significativo, che riflette anche un cambiamento più profondo, ovvero la disaffezione crescente verso rituali eteronormativi, a tratti imbarazzanti, dove la sposa viene ancora una volta messa in scena come corpo da esibire e oggetto da conquistare. In effetti, è difficile immaginare due spose contendersi chi debba alzare la gonna all’altra di fronte ai parenti, o due sposi lanciare un oggetto che simboleggia la deflorazione della “sposa”.

Evoluzione Moderna e Tendenze Contemporanee

Con il passare degli anni, la giarrettiera ha subito una notevole trasformazione, adattandosi ai cambiamenti della moda e della società. Dagli anni Ottanta in poi, la giarrettiera è stata incorporata nelle più efficaci calze auto-reggenti, che combinano dei gambali in nylon, lunghi fino alla coscia, ad una balza elasticizzata che richiama la silhouette - e la funzione - dell’antico indumento nuziale. Sulle passerelle del secolo attuale, la giarrettiera perde tutta la sua funzione sacrale per arricchirsi di codici creativi che sfociano nel panorama punk e BDSM, con chiari richiami al feticcio e alla moda goth d’ispirazione vittoriana. Ma soprattutto, l’indumento di castità della sposa torna ad essere, come d’origine, un accessorio genderless. Sulla passerella della Primavera Estate 2023 di Gucci alcuni gemelli la indossano sui polpacci, proprio come i cavalieri di Edoardo III, in pelle nera tempestata di borchie. Ma le giarrettiere sembrano essere nel mirino di Alessandro Michele ormai da anni: per la Primavera Estate 2018 Gucci ha proposto l’accessorio in una versione elastica, arricchita dal logo dorato stampato su un lembo di pelle di vitello. La collezione finale di Riccardo Tisci per Burberry, invece, ha ricreato l’effetto giarrettiera direttamente sulla pelle, giocando con il tipico motivo tartan che interrompe la trama di collant e tute intere aderenti. L’Autunno 2009 di Hussein Chalayan è noto per aver introdotto la giarrettiera incorporata agli stivali in pelle cuissardes, creando una calzatura sexy ed esplorando una sfaccettatura di femminilità più audace e misteriosa. Simile ma diversa la sua declinazione ibrida nella Primavera Estate 2023 di Del Core, che vede la giarrettiera diventare l’appendice finale di una Mary Jane con plateau, cinturini, ed una lunga ghetta in pelle nera. Tra guêpière, corsetti, babydoll e bralette, la giarrettiera - nella sua declinazione odierna, sotto forma di auto-reggente - ha avuto il suo momento di spicco anche nelle ultime sfilate femminili di Versace e Dolce & Gabbana, per la Primavera Estate 2023, dipingendo una donna determinata, sensuale e fortemente contemporanea.

A riscrivere i canoni della giarrettiera ci pensa anche un’icona italiana, che con il suo look androgino ha lasciato a bocca aperta tutto l’Ariston, durante l’ultima edizione di Sanremo: Mahmood, durante la terza delle serate del festival, ha indossato un tailleur Fendi con bermuda color prugna, scarpa Mary Jane decorata ed un paio di gambaletti velati con la classica stampa chai, retti da due giarrettiere nere sottilissime ed elasticizzate.

Mahmood con giarrettiere durante Sanremo

La giarrettiera è uno degli accessori più sexy per eccellenza, ma sapete che nasce come indumento maschile? Giarrettiere accompagnate da scritte, fiocchi e pizzi sono tra i tatuaggi più in voga degli ultimi anni. Una delle versioni più diffuse è il tatuaggio della giarrettiera con pistola, sicuramente la versione più aggressiva. Possono essere realizzate anche versioni con motivi tribali o affiancate ad acchiappasogni o piume. Qualunque siano lo stile o il disegno, il risultato sarà comunque molto raffinato ed elegante.

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La giarrettiera è un indumento di biancheria intima formato da un laccio o una striscia di stoffa e utilizzato per sostenere le calze. Alte in genere pochi centimetri, le giarrettiere possono essere di cuoio o di tessuto, e decorate con fiocchi o pizzi. L'avvento dell'elastico ne ha reso obsoleto l'uso, se non come accessorio di abbigliamento, al di là della sua funzionalità. Tuttavia è tuttora in uso in particolari occasioni, nelle quali assume una funzione quasi scaramantica. Nel giorno del matrimonio la sposa dovrebbe indossarne una di merletto bianco, mentre la notte di capodanno è uso che l'indumento rosso portafortuna, d'obbligo per le donne, sempre secondo la superstizione, necessiti di essere completato dalla giarrettiera di pizzo rosso. In entrambi i casi la superstizione nasce dalla forma che avevano prima dell'avvento degli elastici, ovvero nastri e merletti chiusi con un fiocco.

In ogni forma e declinazione, la giarrettiera rimane un indumento avvolto da un’alta tensione erotica ed una carica sensuale che caratterizza tutta la sua storia, ma col passare degli anni riscopre in sé delle potenzialità inaspettate attraverso abbinamenti camaleontici.

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