La storia delle icone è intrisa di fede profonda e di un desiderio ardente di avvicinarsi al divino. A Bagolino, in particolare, si tramanda un racconto che lega l'icona della Madonna di San Luca a un lungo sogno di San Luca stesso. Si narra che San Luca desiderasse dipingere il volto della Madonna, ma poté farlo solo durante un lungo sogno. Durante questo stato onirico, San Luca portò a termine una prima e una seconda icona, ma la terza non riuscì a completarla perché si svegliò prima. Questo evento sottolinea la natura misteriosa e segreta del volto di Maria, un riflesso dell'immagine di Dio, simbolo di grandezza, misericordia, forza, dolcezza, impegno e tenerezza. L'immagine che ci viene donata è un invito a sognare un volto di Maria ancora più bello e vero, avvicinandoci al desiderio umano di "vedere o Dio, il tuo volto".
L'arte dell'iconografia, specialmente quella degli antichi pittori, richiedeva una dedizione spirituale profonda. Questi artisti, spesso monaci o persone di grande spiritualità, intraprendevano un periodo di quaresima, digiuno e penitenza prima di iniziare il loro lavoro. La preparazione del supporto ligneo per l'icona era altrettanto meticolosa: per sette giorni, il legno veniva spalmato una volta al giorno con una colla speciale, a ricordare i sette giorni della creazione.
Il colore oro domina tradizionalmente le icone orientali, simboleggiando il Paradiso e la vita beata. In questo contesto dorato viene incastonata la figura della Vergine Maria. La sua veste, di un colore scuro, qui verde, rappresenta la sua umanità, la sua appartenenza al popolo di Sion, mentre il mantello rosso che la ricopre simboleggia la divinità. Allo stesso modo, il Bambino Gesù è vestito di oro e un drappo rosso, poiché è il Figlio di Dio. Gesù tiene in mano un cartiglio con una citazione dal Vangelo di Luca: "Lo spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione". Questo dettaglio evidenzia l'identità di Gesù e la sua missione divina, il suo essere consacrato, reso Messia, Cristo.
La Vergine Maria è contemplata come la donna divinizzata, meta del nostro pellegrinaggio, poiché tutti siamo chiamati a questa realtà meravigliosa. L'inno acathistos, nato dal cuore del popolo cristiano nel VI secolo, è un esempio di questa devozione mariana, il cui nome deriva dal modo in cui viene cantato: "non stando seduti".
L'icona di Cristo e di San Giovanni Apostolo, un'opera moderna, raffigura Gesù con l'apostolo prediletto appoggiato sul suo petto. La scritta in francese "Io ti fidanzerò con me nella tenerezza" accentua l'atmosfera di intima comunione. Ogni icona dipinta deve riportare il nome di ciò che rappresenta per acquisire pienamente il suo carattere sacro e spirituale. Nell'aureola di Cristo, con la croce disegnata, si trovano tre lettere greche che indicano "Colui che è", il nome divino rivelato a Mosè.
La storia di Eduardito, il terzo dei sette figli di Edoardo e Laura Ortiz de Landázuri, offre uno spaccato toccante di dedizione e amore di fronte alla malattia. Eduardito soffrì di epilessia idiopatica con grave compromissione mentale. Nonostante le difficoltà, i suoi genitori non rinunciarono mai alla sua educazione, cercando attività sostitutive come la pittura e il cucito, e mantenendo la sua formazione religiosa. I fratelli, pur con fatica, impararono l'amore al prossimo assistendo Eduardito, che a volte manifestava scatti di rabbia e comportamenti aggressivi. La madre, in particolare, dimostrò un'immensa pazienza nel gestire queste situazioni, distraendolo con affetto e calma.
La malattia di Eduardito peggiorò con il tempo, portando a episodi sempre più difficili da gestire, come l'aver rotto tutti i piatti in cucina o aver chiuso a chiave la porta della sala da pranzo. Nonostante ciò, Edoardo e Laura non rinunciarono alla sua educazione, facendolo frequentare centri specializzati. La decisione più dolorosa fu il suo ricovero in un ospedale psichiatrico nel 1969, a causa della crescente violenza degli attacchi epilettici e della necessità di proteggere la madre, che aveva subito un infortunio da parte di Eduardito. Questa scelta, sebbene sofferta, fu considerata necessaria per il benessere di tutti. L'isolamento imposto dalle indicazioni mediche impedì inizialmente visite frequenti, ma nel tempo ci furono occasioni di incontro. L'esperienza di Eduardito, pur nella sua sofferenza, insegnò ai genitori e ai fratelli l'importanza dell'accettazione e dell'amore incondizionato, mostrando come la grazia di Dio possa trasformare le difficoltà in opportunità di crescita spirituale.

La teologia delle icone bizantine
La vita di Eduardito, con la sua malattia e le sfide che essa comportava, non fu solo una prova per la sua famiglia, ma anche una testimonianza di fede, resilienza e amore incondizionato. L'esempio dei suoi genitori, Edoardo e Laura, evidenzia come la santità non risieda in ciò che ci accade, ma in come rispondiamo, con la grazia di Dio, alle vicende della vita.
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