L'Assessorato alla Cultura della Provincia di Udine, in collaborazione con la Fondazione Crup, si impegna da anni nella riscoperta degli artisti friulani, un impegno che ha portato a un altro successo con l'omaggio a Giorgio Celiberti, scultore e pittore udinese.
La vita e l'arte si intrecciano indissolubilmente per Giorgio Celiberti, per il quale "Questo mestiere, per me, è come respirare. Non posso farne a meno". Questa dichiarazione sottolinea la centralità del suo messaggio d'amore all'umanità, un appello spirituale di cui vi è un forte bisogno nei tempi difficili che stiamo vivendo. L'arte e la cultura dovrebbero avere la massima priorità, poiché ci accompagnano nel nostro quotidiano itinerario esistenziale. Ammirando le sue opere, si coglie la ricerca di serenità e gioia che anima il pensiero e l'azione del maestro.

L'antologica dedicata a Celiberti mette in scena sculture, soprattutto di piccolo formato, accompagnate da disegni preparatori e dipinti correlati, rendendo omaggio a uno dei maestri dell'arte friulana contemporanea. Il percorso espositivo invita a immergersi nel Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo, dove antichi spazi dialogano con le opere del maestro contemporaneo.
Questo evento si inserisce in un anno ricco di mostre dedicate all'artista, con esposizioni a Tarcento (grandi sculture tra i giardini di Villa Pontoni e il parco di palazzo Frangipane) e a Treviso nella Casa dei Carraresi, oltre a una grande antologica a Villa Manin di Passariano, già ospitata nel 1977. L'attività della Provincia nella promozione delle "Belle arti friulane" si conferma come garanzia di memoria e trasmissione di un patrimonio da divulgare.
Un Percorso Artistico e Formativo
Giorgio Celiberti nasce a Udine nel 1929. Frequenta il Liceo Artistico a Venezia e lo studio di Emilio Vedova. Nel 1948 partecipa alla Biennale di Venezia, prima edizione del dopoguerra. Agli inizi degli anni Cinquanta si trasferisce a Parigi, iniziando una serie di viaggi formativi che lo portano a Bruxelles, Londra, negli Stati Uniti, Messico, Cuba e Venezuela. Al suo rientro in Italia, si stabilisce a Roma, ma negli anni Sessanta ritorna a Udine, dove conduce un lavoro artistico di riflessione su sé stesso.
La sua opera unisce espressione plastica e pittorica. La sua attività di pittore inizia giovanissimo, durante gli studi al Liceo Artistico di Venezia, ma la sua vera formazione avviene frequentando lo studio di Vedova. Negli anni '50 si trasferisce a Parigi per due anni, vincendo poi una borsa di studio a Bruxelles che gli permette di approfondire le sue ricerche sull'avanguardia. Dopo questo periodo di studio, parte per Londra per poi spostarsi in America settentrionale e centrale. Durante questo periodo di viaggi, continua incessantemente la sua attività espositiva nelle gallerie italiane.

La Rivelazione di Terezin e la Nascita di un Linguaggio Universale
Nel 1965, l'artista riceve un forte impatto emotivo dalla visita al campo di concentramento di Terezin, vicino a Praga. Qui, migliaia di bambini ebrei, prima di essere trucidati, lasciarono testimonianze toccanti della loro tragedia. "Celiberti è in realtà un figurativo dell’anima, e cioè riesce a rappresentare in modo realistico i sentimenti della sua profonda interiorità, qualcosa che quindi si segna sul suo cuore, mentre si segna sul muro; pittore di memoria e pittore di emozioni."
Ci sono momenti nella vita di un artista che cambiano per sempre il suo modo di guardare il mondo. A Terezin, Celiberti trovò una forza straordinaria nei segni lasciati dai bambini: disegni semplici ma intensi, parole che raccontavano sogni e paure. Quei frammenti di vita non erano solo testimonianze, ma veri e propri atti di resistenza contro il nulla. Per un artista come Celiberti, già sensibile alla memoria e alla materia, fu una rivelazione. Il dolore di Terezin si trasformò nella sua arte in simboli universali: incisioni, segni e texture che parlano di perdita, ma anche di speranza.
Dopo quella visita, l'arte di Celiberti si arricchì di un nuovo significato. I suoi "Muri Antropomorfi", le "Stele" e i bassorilievi sembrano contenere le voci di quei bambini, trasformando la memoria in una narrazione visiva che non ha bisogno di parole. Ogni opera diventa un ponte tra passato e presente, un invito a non dimenticare.

Come osservano molti critici, Celiberti ha saputo creare un linguaggio universale, capace di parlare a chiunque, indipendentemente dalla cultura o dal tempo. Le opere ispirate a Terezin sono state esposte in tutto il mondo, toccando i cuori di migliaia di persone. Non è solo arte: è memoria. È il ricordo di un passato che non deve essere dimenticato, e al contempo un monito per il futuro.
Opere e Riconoscimenti
Dalle steli che trasmettono sentimenti ed emozioni di alto valore umanistico ai bassorilievi e alle ‘finestre’ che l’artefice chiama ‘schegge’: tutto, in Celiberti, è intriso di una simbologia assai familiare ai friulani. Ciascuna opera dell’artista non lascia indifferenti, bensì ci permette di cogliere l’energia e l’anima dell’autore, specchio dell’anima del Friuli.
Seguono nel 1975 i "Muri antropomorfici", scaturiti dalla riflessione sui reperti della necropoli di Porto, vicino a Fiumicino, della Roma paleocristiana, di Aquileia romana e di Cividale longobarda. Molte le sue realizzazioni pubbliche, tra cui "Il mosaico dell’amicizia", nell’atrio dell’Università di Lubiana, e un affresco di 840mq di superficie sulla volta dell’hotel Kavakju di Shirahama, in Giappone.
Nel gennaio 1996 si tiene la prima grande antologica a Palazzo Sarcinelli, Conegliano (Treviso), con l'esposizione di sessanta opere dal 1946 al 1995. Nel 1997 è la volta di Villa Manin a Passariano, nel 1998 espone una personale alla Galleria Angel Orentsanz di New York, al Museo di St. Nei due anni successivi si svolgono sue mostre a Umago, Lubiana e Monaco di Baviera. Nel 2003 Celiberti vince il Premio Sulmona e nel 2004 la sua città natale, Udine, gli dedica una ricca retrospettiva ospitata al Teatro "Giovanni da Udine".
Giorgio Celiberti - Documentario SD integrale
La forza delle sue creazioni sta nella loro capacità di parlare al cuore. Giorgio Celiberti continua a vivere e lavorare a Udine, dove il suo studio è un luogo di ispirazione e confronto. Le sue opere, tra pittura e scultura, restano un punto di riferimento per chi cerca non solo arte, ma anche un messaggio potente e universale. Visitare il mondo di Celiberti significa ascoltare la voce di chi non c’è più, ma che vive attraverso l’arte.
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