Il caso di Barbara Balanzoni, tenente medico della riserva selezionata, ha suscitato un ampio dibattito, mettendo in luce questioni di etica, coraggio e le complesse dinamiche all'interno delle istituzioni militari e professionali.
La vicenda che ha portato la dottoressa Balanzoni sotto processo per "disobbedienza aggravata e continuata" ha avuto origine in Kosovo, il 10 maggio 2012, presso la base italiana di Pec. Durante una missione, una gatta di nome Agata si trovava in gravi condizioni a causa di un parto difficile. Di fronte all'assenza del veterinario responsabile, i soldati si sono rivolti alla tenente Balanzoni, anestesista rianimatrice. Con una manovra manuale, simile a quella utilizzata per i neonati umani, la dottoressa è riuscita a salvare la vita della gatta e dei due gattini appena nati, anche se un feto era già deceduto nell'utero.
Questo atto di soccorso, pur nobile, è stato interpretato dai superiori militari come un atto di disobbedienza, basato su una prescrizione generale che vietava di avvicinarsi agli animali randagi. La vicenda ha portato a cinque giorni di consegna e, quasi due anni dopo, a un processo.

La narrazione di questo evento ha facilmente evocato l'immagine di una novella Antigone: un'eroina che disobbedisce a ordini ritenuti ingiusti, scegliendo la legge del cuore anziché quella del potere, salvando vite e affrontando severe conseguenze. L'immagine di una soldata, apparentemente dura, che compie un gesto di profonda compassione, amore e coraggio, si contrappone alla rigidità della legge militare, spesso percepita come maschile. Tuttavia, la difesa ha sostenuto che la dottoressa non ha disatteso un ordine diretto, ma una prescrizione generale, sottolineando la distinzione.
Nonostante la sentenza favorevole riguardo all'accusa di disobbedienza, Barbara Balanzoni ha dovuto affrontare ulteriori udienze per rispondere di due imputazioni rimanenti: diffamazione e ingiurie a inferiore, accuse che lei ha sempre negato con fermezza.
Tornando all'episodio del salvataggio di Agata, Barbara Balanzoni ha dichiarato di non sentirsi un'eroina, ma di aver agito con buon senso e professionalità, facendo semplicemente il suo dovere. Ha espresso sorpresa per il clamore suscitato dal suo caso e per la vasta solidarietà ricevuta, inclusa una petizione con oltre 178.000 firme a suo favore. Ha inoltre chiarito di non essere un'animalista convinta, pur avendo sempre vissuto con animali domestici.
La sua esperienza ha anche contribuito a sfatare alcuni pregiudizi sui rapporti tra militari e animali. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non esiste un contrasto intrinseco tra la vita militare e l'amore per gli animali. In molte basi militari nel mondo, cani e gatti sono presenti, amati e rispettati, tanto da essere definiti "la componente pelosa dell'esercito". Un esempio significativo è quello dei cani Bruno e Chiara, soldati a Bala Murghab in Afghanistan, che dopo lo smantellamento della base italiana, sono stati riaccolti in Italia con tutti gli onori.

La figura di Barbara Balanzoni, come donna, medico e ufficiale, ha quindi contribuito a smontare stereotipi, sebbene la sua vicenda abbia anche evidenziato la scarsa presenza femminile in alcune aree dell'esercito. A Pec, su 600 presenti, solo una decina erano donne, di cui solo due ufficiali, una presenza che alcuni ancora ritengono insolita, nonostante le rassicurazioni di Barbara sull'apertura del vertice militare.
Parallelamente alla vicenda militare, è emerso un altro filone giudiziario riguardante Barbara Balanzoni, questa volta legato alle sue posizioni espresse durante il periodo del Covid-19. Nel 2022, è stata radiata dall'Ordine dei Medici di Venezia per i toni utilizzati sui social media per esprimere le sue opinioni sulla gestione della pandemia. Successivamente, è finita a processo a Bologna per diffamazione e minacce, reati contestati in seguito a una querela sporta da Filippo Anelli, presidente dell'Ordine dei Medici di Bari e della Fnomceo. Al centro della denuncia vi erano due video pubblicati su YouTube nel gennaio e febbraio 2022, in cui Balanzoni utilizzava espressioni ingiuriose nei confronti di Anelli e della Federazione, criticando l'obbligo vaccinale per i medici e la sospensione dei dottori non vaccinati.

Durante un'udienza, è stato ascoltato come parte civile Giovanni Leoni, vicepresidente FnomCeo e presidente dell'Ordine dei Medici di Venezia, il quale ha testimoniato il disagio provato e la necessità di richiedere protezione a causa del clima di odio generato contro gli Ordini medici. La difesa di Balanzoni, rappresentata da Mauro Sandri, ha sostenuto che la Fnomceo avrebbe violato la legge e che la sua assistita avrebbe semplicemente esercitato il suo diritto di critica, definendo il processo come una contestazione all'illegittimità della vaccinazione imposta dagli Ordini contro la legge.
La stessa Barbara Balanzoni ha dichiarato di aver dovuto affrontare gravi conseguenze personali, tra cui la perdita del lavoro, la sospensione e la radiazione dall'Ordine, la perdita della copertura assicurativa e il cambio di città e regione, a causa di questa vicenda.
L'udienza in cui sarebbe dovuta essere sentita l'imputata è stata rinviata, evidenziando la complessità e la delicatezza delle questioni legali e professionali in gioco.
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